Perché visitare la Cambogia?

Perché visitare la Cambogia?

Perché visitare la Cambogia, benedizione monaco cambogia, monaci cambogia, bracciale cambogia, preghiere cambogia, buddismo cambogia, buddismo
Durante una benedizione a base di acqua, preghiere e fiori

Quando il nostro viaggio nel sud est asiatico era ancora solo un sogno, abbiamo iniziato a sentire i pareri di chi già aveva affrontato quelle tappe e tutti erano concordi nel dire che la Cambogia fosse una meta particolare. A digiuno di storia e senza una particolare conoscenza dei fatti accaduti in quella terra così lontana, i motivi li avrei capiti solo lì e forse così sarà anche per voi.

Siamo arrivati in Cambogia (visto necessario, acquistabile anche questo online al prezzo di 36 dollari americani) dalla Thailandia con un volo Asia Airline e subito questo paese ci è entrato nel cuore, come una freccia ma senza fare male, ci ha infilzati nel petto per rimanerci dentro e cambiarci un poco. In un modo bello. La storia recente della Cambogia è stata invece una coltellata di puro dolore.

Perché visitare la Cambogia, Angkor Wat il tempio, tempio indiana jones, Angkor Thom vedere, Angkor Thom, Angkor Thom elefanti, angkor wat indiana jones, angkor wat
Angkor Wat Temple e tutte quelle scale salite

Cosa vedere a Siem Reap, Cambogia? I templi più famosi.

Il primo impatto con Siem Reap è stato umanamente meraviglioso ma arrivando dall’aeroporto, la città ci è sembrata un enorme parco gioco per i turisti, con hotel mega galattici alla Sharm el-Sheikh. La mattina dopo ci saremmo ricreduti perché la prima visita è stata quella all’Angkor Wat Temple, il tempio famoso per essere stato rappresentato nel film di Indiana Jones ed esempio di una bellezza che toglie il fiato. Il nostro driver (consigliatissimo e anche se non potevamo saperlo, dai prezzi assolutamente concorrenziali) era un uomo meraviglioso, gentile e con gli occhi buoni che avevamo incontrato la prima notte, dormendo da V&A Villa dove per 26 euro in due per tre notti avremmo avuto colazione e pick-up dall’aeroporto compresi. Una struttura gestita da una famiglia gentile e attenta, prendetela in considerazione per alloggiare a Siem Reap (recensione onesta qui).

Per visitare il complesso archeologico di Angkor (la capitale dell’impero Khmer), bisogna mettere in conto il costo del biglietto per almeno un giorno (37 dollari americani) ma vi assicuro che la spesa merita ogni centesimo. Il pass consente di visitare diversi siti archeologici e di interesse e parte di questo denaro viene investito per il benessere dei locali. Senza non potrete entrare nel tempio principale né visitare quelli minori ma soprattutto renderete l’esperienza monca, priva di qualcosa di unico. Lungo la strada preparatevi a fotografare le scimmie, che troverete un po’ ovunque a Siem Reap e se il caldo dovesse sorprendervi, e lo farà, avrete l’imbarazzo della scelta per un drink proprio attorno al tempio e avrete anche l’occasione di vedere da vicino i cambogiani lavorare nei vari stand con accanto i bambini che giocano. Per una vista pazzesca, fate tutte le scale e salite tutte le cime di Angkor Wat.

Sia che siate con il driver, sia che stiate guidando voi, con il biglietto giornaliero vi consiglio di approfittarne per vedere tutti i templi e le zone archeologiche che sono comprese nel prezzo. A me è piaciuto molto Angkor Thom, che abbiamo visitato quasi da soli grazie alla carenza di turisti dovuta alla stagione monsonica. Neanche a dirlo, preparatevi per le scale. Menzione merita anche il più grande puzzle al mondo, Baphuon Temple, ed una volta lì scoprirete il motivo di questa particolare nomea. Larghi mattoni numerati sono disposti nel mezzo della jungla, con la speranza di ricreare un giorno, pezzo per pezzo, parte delle facciate crollate. Ogni mattone un dettaglio, il racconto di ciò che fu e parte di quello che andò distrutto per mano dei Khmer Rossi.

Siate pronti a lasciarvi andare agli incontri inaspettati, potrebbero essere animali selvatici, monaci pronti a benedirvi in cambio di una offerta (una esperienza bagnata!) o gruppi che sensibilizzano sul tema delle mine antiuomo. Chiedetevi anche, chi le avrà messe qui? In un paese neutrale?

Cosa vedere a Siem Reap, Cambogia? I night market ed i mercati all’aperto

Il mercato Siem Reap night Market merita una menzione positiva perche’ pur essendo turistico è anche pieno di cose interessanti ed è anche il luogo perfetto per farvi un massaggioo cambogiano che vi assicuro essere meno violento di quello thailandese spezza ossa. Che in Cambogia hanno cuore, appunto. Finche’ non vi fanno la ceretta.

Per mangiare, se siete vegetariani o vegani, a Siem Reap vi consiglierei Madame Butterfly, un ottimo ristorante con specialità Khmer. Prezzi superiori alla media ma piatti eccezionali, 18.50 dollari americani a persona per due pasti vegetariani che ricorderete.

Cosa vedere a Siem Reap, Cambogia? I musei

Un grande rimorso di questa meta? Non aver avuto il tempo di poter andare al Museo delle Mine Anti-Uomo. Un luogo che serve perché in pochi sanno cosa è stato fatto a questa terra ed io per prima l’ho ignorato per troppo tempo. Altro rimpianto non aver visitato l’Angkor Butterfly Centre, dove le farfalle la fanno da padrona. In compenso siamo sopravvissuti ai tuk-tuk locali che sono forse i più instabili incontrati durante il viaggio nel sud est asiatico.

scimmie in cambogia, scimmie asia, scimmie asiatiche, scimmie siem reap, scimmie angkor wat, scimmia cambogia, scimmia asia
Scimmie golose ad Angkor Wat. Nella foto con un bel mango!

Phnom Penh, la capitale della Cambogia

Phnom Penh è stato amore ed è forse il luogo che più mi ha consentito di riflettere su come l’occidente sia all’oscuro – quando non ne è parte attiva – di troppe mattanze ed ingiustizie che accadono nel mondo. Per noi è stata l’occasione per capire meglio una storia che ignoravamo, quella del genocidio cambogiano avvenuto per mano di Pol Pot (vero nome Saloth Sar), il dittatore fanatico comunista che non fu mai punito. Per mano sua persero la vita, in modi orribili, 1.500.000 milioni di cambogiani ma i numeri potrebbero raggiungere tranquillamente i 3 milioni di morti. Pol Pot annientò la cultura del suo popolo: spaventato dall’intelligenza dei suoi cittadini mandò a morte tutti coloro con una laurea, i dottori, gli uomini di scienza, i bilingue e persino chi aveva le mani troppo curate o gli occhiali. Le generazioni successive dovettero ricominciare da capo, incapaci a quel punto di – per esempio – parlare inglese o francese come facevano invece prima della dittatura.

In generale, di Phnom Penh ho amato tutto e per dormire consiglierei The Artist Residence per la posizione perfettamente strategica, penso che non ve ne pentirete.  

Cosa vedere a Phnom Penh? S21 il museo del genocidio cambogiano ed i Killing Fields

Di cuore, di pancia e di testa non posso che dirvi che dovrete – dovete! – visitare S21, il museo dedicato al genocidio cambogiano. L’edificio era nato come scuola ma ha visto passare e torturare 20.000 persone. Si salvarono solo quattro bambini e la storia di uno di questi, Norng Chan Phal, la raccontai su Facebook, dopo aver letto il suo libro, prelevandolo proprio dalle sue mani gentili. S21 è un incubo che scende sulla terra, mura e pavimenti che ancora trattengono le grida e mostrano il sangue dei condannati a morte. Innocenti che abbiamo lasciato trucidare senza neanche il bisogno di una giustificazione, nel disinteresse di tutto il mondo. Sul posto noi abbiamo avuto la fortuna (o sfortuna) di avere come guida una persona che sopravvisse a quel genocidio perdendo tutto, ad iniziare da sua sorella e da suo padre. E se ci pensate così è stato per qualsiasi cambogiano con più di 40 anni che incontrerete durante il vostro soggiorno perché il genocidio infatti ebbe luogo tra il 1975 e il 1979. Praticamente ieri. Il genocidio dei cambogiani fu supportato da Cina e America ma l’Europa non fece meglio.

Un altro terribile ma necessario pezzo di Cambogia sono i Killing fields, lì vi mostreranno dove i prigionieri venivano portati ed uccisi. Vi racconteranno della metodologia riservata a bambini e neonati e di come le guardie godessero nel far soffrire le madri, strappandone i figli dalle braccia per finirli di fronte a loro. Il terreno sputa ancora oggi denti, ossa e vestiti lacerati e nella parte finale del museo vedrete una piccola parte dei teschi ritrovati e vi sentirete sommergere dal dolore. Servirà ad evitare che succeda di nuovo? Purtroppo no perché cose simili continuano ad accadere, ancora oggi nel disinteresse dell’occidente. Nel prezzo del biglietto per i Killing Fields abbiamo avuto compresa l’audio guida ma vi consiglierei di averne una umana, farà la differenza se riuscirete a trovare la forza di ascoltare.

Cosa vedere a Phnom Penh, capitale della Cambogia? Templi e Mercati

Phnom Penh Night Market, il mercato notturno, è da visitare e certamente a terra, tra i banchetti di cibo buono, vedrete i soliti topi e scarafaggi ma secondo me a questo punto del viaggio non ci farete neanche più caso. Per noi uno dei ristoranti raccomandati è David’s noodles and dumplings. Pulito e genuino, come il nome suggerisce vedrete fare i noodles da zero e potrete acquistare una birra fresca per 50 centesimi di dollaro americano. Sempre con la possibilità di avere il wi-fi e godervi i ventilatori del soffitto!

Il mercato centrale diurno di Phom Phen è splendido ma, come in diverse parti dell’Asia, vedrete tanti animali venduti vivi e dovrete farci i conti. Da lì potrete raggiungere svariati templi che saranno tutti segnalati in abbondanza sulle vostre guide e per questo non mi dilungherò. All’interno dei templi noterete l’onestà cambogiana, con le offerte lasciate sui piattini senza che nessuno le tocchi.

Come tempio vi consiglierei il Golden Temple, il tempio dorato. Un pochino fuori mano ma assolutamente bellissimo e con all’interno statue dagli effetti psichedelici, con aureole scintillanti e roteanti.

Cosa vedere a Phnom Penh, capitale della Cambogia? Il fiume Mekong, il casinò Nagaworld e l’escursione all’Isola della Seta

Il fiume Mekong è splendido al tramonto e pieno di localini e baracchini con il cibo locale, in più potrete rilassarvi anche solo sedendovi sulle numerose panchine (la sera arriveranno anche gli scarafaggi, che romantici!). A Phnom Penh, se avete piacere di vivere una esperienza diversa potete fare un salto al casinò Nagaworld per una cena a buffet (molto buona). Noi abbiamo deciso di andarci in memoria dei tempi passati a Las Vegas e Melbourne, quando mangiare a buffet nei casinò voleva dire essere gggiovani!

L’isola della seta è una escursione consigliata ed è anche l’occasione perfetta per fare due passi sulla riva del fiume Mekong. Prendendo il largo con la barca vi imbatterete nel villaggio dei pescatori che vivono su imbarcazioni dipinte di blu che vi ricorderanno quelle di Malta. Il villaggio è formato perlopiù da cambogiani di fede musulmana e solitamente ogni barchetta ha l’elettricità grazie ai pannelli solari.

Sull’isola della seta scoprirete che le pagode vengono usate dai senzatetto come riparo e che qui verranno accolti. Pochi passi e vi imbatterete nella Scuola Internazionale che è stata costruita con le donazioni dei turisti internazionali. Non hanno purtroppo una High School sull’isola, non ancora.

Le case sull’isola della seta sono spesso a palafitta per proteggersi dagli animali selvatici e come in tutta la Cambogia vedrete galli da combattimento tenuti dentro a delle ceste, mucche magrissime, bufali d’acqua (water buffalo), cani scodinzolosi e gechi enormi. Come mostly vegan per me l’Asia è stata una esperienza complicata ma credo che ognuno debba poter ragionare con quello che ha e persino gli allevamenti di bachi da seta mi sono sembrati necessari per il mantenimento delle famiglie del luogo. La base del loro sostentamento.

La gita all’isola della seta ci è costata 30 dollari a testa ed ha coinvolto 2 drivers, il capitano della barchetta con due mozzi e la nostra guida dall’inglese perfetto. Io straconsiglio il tour Memorable Cambodia Cruise organizzato da studenti cambogiani che cercano di mantenersi agli studi. Come ci ha detto la nostra guida, altrimenti solo i ricchi avranno quella possibilità e per i poveri non ci sarà scampo. Con l’escursione avrete anche birre, frutta e soft drink illimitati.

Cose da evitare in Cambogia?

Bottiglie con serpenti e altri animali sotto alcol, coccodrilli impagliati e come sempre, il turismo sessuale. Neanche a dirlo, anche quello con i minori. Ma soprattutto aprite bene le orecchie ed evitate di giudicare con i vostri occhi occidentali, vittime dell’etnocentrismo piu’ inutile.

Perché visitare la Cambogia, Angkor Wat il tempio, tempio indiana jones, Angkor Thom vedere, Angkor Thom, Angkor Thom elefanti, angkor wat indiana jones, angkor wat
Primo giorno in Cambogia

Consigli, pareri e curiosità sulla Cambogia

Ragionate in base al vostro budget, io non ho fatto mistero di quanto speso (non molto) perché era giusto così e non ci è mancato nulla ma davvero questo viaggio potrebbe andare bene per tutte le tasche. Mettete in borsa una buona guida, la presa universale e leggete tutti i consigli del post sull’organizzare un viaggio nel sud est asiatico.

Godetevi il cibo, assaggiate il curry ed i piatti tipici e siate grati, grati di tutto quello che avete in mano e delle possibilità che vi sono state concesse.

Se avete i dollari americani portateli, sono largamente accettati e spesso preferiti al riel cambogiano, la moneta locale. Attenzione a non distrarvi troppo con il cellulare in mano, più di un locale ci ha detto che è prassi rubarli e dentro ai tuk tuk ci hanno chiuso la tenda ogni volta che qualcuno si stata avvicinando troppo. Secondo me è una regola che vale ovunque e non ho percepito particolari pericoli ma ho vissuto la Cambogia solo da turista e lascio la parola ai locali.

L’abbonamento ad internet potrete farlo appena atterrati in Cambogia. Noi per 33giga e 7 giorni di connessione abbiamo pagato 3 dollari americani con Metfone (il loro negozio rimane aperto in aeroporto dalle 8am alle 10:30 pm). La SIM ha avuto ricezione ovunque tranne che da qualche parte nella jungla di Siem Reap.

A livello di curiosità sulla Cambogia vi segnalo che:

– i gatti hanno la coda mozza e non perché siano vittime di una qualche violenza: nascono proprio con la coda mozzata.
– forse come noi avrete bisogno dell’Imodium ed una volta in farmacia scoprirete che vendono Cialis e Viagra come fossero mentine.
– grazie ad un tizio americano che si fa chiamare Dr Oz, la Garcinia cambogiana (una sorta di droga) è diventata famosa come cura dimagrante.
– nelle piazze e con il bel tempo troverete i cambogiani a ballare, soprattutto nel centro di Phnom Penh. Non siate timidi e unitevi a loro!
– durante determinati periodi li vedrete bruciare delle banconote di fronte a negozi e case. E anche cellulari e altri oggetti (macchine, rossetti, vasche da bagno… la qualsiasi!) che, avvicinandovi, scoprirete essere repliche in carta degli stessi. Un modo per offrire onore e rispetto ai morti dei cambogiani.

Gatti, gatti cambogiani, gatti cambogia, coda mozza gatto, gatto coda mozzata, gatti cambogia coda, coda mozza cambogia, coda mozzata cambogia
Codine mozze per i gatti nati in quel di Cambogia

Perché visitare la Cambogia?

Dalla Cambogia tornerete diversi e forse, odioso e banale da scrivere ma vero, anche migliori. È un paese buono che ti cambia, vi piaceranno le persone, il cibo e rimarrete a bocca aperta in più di una occasione. Il vostro turismo aiuterà una popolazione valorosa che ha subito ogni tipo di ingiustizia e ancora è pronta ad accogliere l’altro.

Se vuoi saperne di più sul mio viaggio in Cambogia puoi seguire le storie in evidenza su Instagram, dal nostro nostro arrivo a Siem Reap alle avventure vissute a Phnom Penh.

Se stai organizzando un viaggio nel sud est asiatico ricordati del post generale dove ho parlato dei vaccini necessari, degli abbonamenti telefonici per internet a basso prezzo, degli Uber locali (Grab) e delle malattie. Fino ad ora ho già raccontato l’Asia tramite i miei post su Giappone, Myanar e Thailandia ma per informazioni e consigli sai dove trovarmi!

Buon viaggio e salutami la Cambogia!

Viaggio in Thailandia, tra coccodrilli, svenimenti e pregiudizi

Viaggio in Thailandia, tra coccodrilli, svenimenti e pregiudizi

Bevendo acqua verde sul fiume Chao Phraya

L’arrivo in Thailandia – nome antico Siam – è stato agrodolce, sono atterrata reggendomi la pancia dopo la maledizione del viaggiatore conquistata in Myanmar ma anche con una deliziosa canzoncina che faceva “I can fly”, partita a tutto volume non appena l’aereo ad elica della Bangkok Airways ha toccato terra. Mi sono goduta l’insolita musichetta ma ancora di più l’imodium trovato al primo 7/11.

Le buone notizie non erano finite, infatti il marito aveva un imperdibile coso da catturare a Pokémon Go ed io ho approfittato del suo giretto per fare il mio primo massaggio. Ora, io sapevo che le cose le devi provare sul posto per capirne l’essenza ma non avevo ben capito che mi avrebbero fraccagnata di botte pudenda e tutto l’ambaradan durante tale pratica. Così ho capito, ma non imparato perché altrimenti non ci sarei ricascata più e più volte, che i massaggi nel sud est asiatico sono rilassanti solo quando finiscono e ti ritrovi, sorpresa e grata, ad essere ancora intera. Ciliegina sulla torta, la stessa sera del pestaggio stavamo tornando in hotel ed ho perso i sensi convinta che mi avessero messo qualcosa nel drink. Ho visto tutto nero, cieca e incapace di parlare. Una sensazione orribile ma come vedete l’erba cattiva non muore mai o non ci sarei più io ma manco i massaggiatori che riempiono di botte i turisti inconsapevoli.

In pieno Jet Lag troverò anche mio marito preso da brividi e febbre alta. L’Asia ti fa bene e cambia, evidentemente, ma solo se sopravvivi. Dopo diventa una gran figata, quindi arriviamo al sodo. Per informazioni sulle SIM per navigare su internet, sul visto, sulle prese elettriche e su tutte le altre notizie generali sulla Thailandia, vi rimando al post scritto per farvi organizzare, senza stress, un viaggio nel sud est asiatico.

Oggi si parlerà solo di lei, di come organizzare un viaggio in Thailandia!

Ho foto piu’ belle ma voi immaginavate che avessero la street art in Thailandia?

Cosa fare in Thailandia? Ma soprattutto cosa evitare in Thailandia?

Io ho deciso di non fare attrazioni al limite dello sfruttamento, no donne giraffa, no cavalcata sugli elefanti, no scimmie ammaestrate ne’ tigri sedate. Se capiti qui vorrei augurarmi che tu non sarai da meno ma purtroppo tutto questo te lo proporranno già in aeroporto, spacciandotelo per imperdibile. Per gli elefanti, esistono dei santuari dove gli animali vengono recuperati e puoi fare loro il bagno o dargli uno snack. Personalmente non sentivo l’esigenza di provare ma diverse persone hanno adorato questa esperienza e sono certa che tutti loro vi consiglierebbero di portarvi un cambio, che l’operazione non si può concludere senza un omaggio di fango. Popò, se sarete fortunati.

Poi certo, dipende da che ci vuoi fare in Thailandia, che ogni tanto vedi i cartelli di chirurgia estetica a 200 euro per il naso, 150 per il botox e allora forse il discorso si ampia un poco.

Malgrado quanto detto prima, io consiglierei a tutti anche di fare i fantomatici massaggi, valgono davvero la pena di essere provati e raccontati. Se sopravvivi, chiaro.

I templi a Bangkok, quali visitare? E a Chiang Mai?

In generale, noi abbiamo deciso di girare i templi più importanti sia a Bangkok che a Chiang Mai e anche se dopo un po’ potrebbero sembrarvi tutti simili – soprattutto se non è la vostra prima meta nel sud est asiatico – devo dire che ogni visita è valsa la pena perché all’interno di un tempio c’è un microcosmo di umanità, storie e tradizioni.

Come detto, anche i templi minori vi strapperanno una emozione ma reputo imperdibile la visita a Wat Pho dove ad aspettarvi troverete un gigantesco Buddha sdraiato, alto 15 metri e lungo quasi 50. L’intero complesso è molto grande ed è pieno di cortili e mini pagodine. Il costo, per gli stranieri, è di 6 euro. Wat Arun è invece un insieme di templi dorati e merita anche questo la visita. Noi lo abbiamo particolarmente apprezzato al tramonto e poi di notte. Meritevole anche il Buddha d’oro di Wat Traimit malgrado il mio tempio preferito penso sia Wat Ratchapradit, che è molto grande e abbiamo visitato praticamente da soli.

A Chiang Mai sono rimasta incantata dal tempio Wat Phra Singh con il suo colore oro ma personalmente la mia preferenza va a Wat Bupparam, con i Naga bianchi dagli occhi neri o colorati in oro e rosso. Conoscete Nāga? Secondo un locale incontrato non è che un serpente che voleva diventare un monaco ma Wikipedia non racconta la stessa storia quindi vai a sapere.

Come vi ho già ricordato nel post sul sud est asiatico, nei templi dovrete togliere le scarpe e coprire le vostre vergogne con i teli che troverete all’entrata. Se siete donne ovviamente che i maschi fanno quasi sempre eccezione. Molto bene!

Parchi, giardini e luoghi che vi faranno amare il vostro viaggio in Thailandia

Personalmente, abbiamo amato la Chinatown di Bangkok ma in quella città potrete letteralmente inciampare in angoli meravigliosi. Il consiglio è come sempre di guardare le guide (la Lonely Planet merita) ma anche di lasciarvi trasportare.

Saranrom Park è un parco che non vorrete perdere, è verde, ha il laghetto ed una serie di cartelli con simboli che vi faranno molto sorridere. Vi sfido a capirli tutti! In uno vedrete che è vietato rilasciare i pesci nell’acqua, cosa che sembrerebbe portare fortuna ed essere una tradizione thai. Lo stesso fanno con gli uccellini e ve ne accorgerete osservando i venditori con le gabbie in mano.

Malgrado queste tradizioni un po’ poco animaliste, in Thailandia ho percepito un grande amore per gli animali domestici. Diversi negozi hanno dei gatti all’interno e ogni baracchino un randagio accanto, che viene sfamato tra un avventore e l’altro. I monaci buddisti inoltre si prendono cura di branchi di cani, dividendo con loro il riso. Vale il buonsenso di non cercare di accarezzare gli animali randagi (rabbia, tigna, rogna…) ma nel mio piccolo ho sentito l’esigenza di girare con un po’ di croccantini e sono stati molto apprezzati.

Un pochino fuori mano troverete la statua di Re Chulalongkorn, Rama V. La visita ha coinciso con il nostro primo giro sul tuk-tuk e pensavamo che fosse anche l’ultimo visto che nulla ti separa dall’asfalto ma anche in quell’occasione siamo stati benedetti con la sopravvivenza. La statua è carina ma più che altro è tornando verso il centro che vi imbatterete in un parco che nel pieno della fioritura ci ha rubato il cuore. Nei giardini Thailandesi vi capiterà inoltre di vedere centinaia di persone fare sport assieme, chi con un istruttore a capitanare, chi in gruppo, chi da solo. I thailandesi corrono e lo fanno insieme, sapevatelo.

Non è possibile poi non segnalare il vero fiore all’occhiello quando si parla di parchi di Bangkok: il Parco Lumphini. Se vi steste chiedendo se esistano i coccodrilli in Thailandia, beh, se li mangiano e ne vendono le pelli ma in questo parco troverete una specie di rettile che i locali vi spacceranno, non so se con dolo, proprio per coccodrilli. All’entrata potrete infatti acquistare non solo la pappa per i pesci del lago ma anche quella per i varani acquatici asiatici. Con meno di due euro potrete affittare una barchetta per vederli più da vicino e l’esperienza di vederli nuotare merita tanto. In più ci saranno aironi, scoiattoli ed altri uccelli a farvi compagnia. Indimenticabile. 

Visitare i migliori mercati thailandesi

In generale, io credo che i mercati vadano visitati sempre, in qualsiasi città voi stiate poggiando i vostri piedi, perché niente ti racconta un popolo come il luogo dove gli abitanti si radunano per scegliere cosa portare in tavola.

A differenza del Myanmar, la carne non era lasciata alla merce’ delle mosche e questo grazie a semplici meccanismi roteanti che fanno svolazzare un cencio, continuamente. Vedrete, certo, topi sgattaiolare tra verdure e banchi ma anche tanti gatti ronfare, che dopotutto i topi sono grandi quasi quanto loro. E chiaramente ci sarà quello shock culturale di vedere gli animali, specie i pesci, presi dall’acquario e cucinati sul momento. Anzi, uno shock e basta. Sopratutto se avete un cuore veg.

Malgrado questo, i mercati valgono assolutamente la pena di essere visitati e dopo meno di una settimana dall’inizio del nostro viaggio, ci siamo piano piano sentiti anche pronti a mangiare come i locals e non siamo stati male, affatto.

Chatuchak è il mercato più grande ma è anche molto turistico (però ha un gelato al cocco che è la fine del mondo ed il parco vicino omonimo – Chatuchak Park – rimane molto bello) mentre se volete visitare un mercato galleggiante vi consiglierei Taling Chan Floating Market che è piccolo e secondo noi più autentico. Una volta lì non potrà mancare un giro in barca. Preparatevi a farvi una bella bevuta di acqua verdosa del fiume Chao Phraya e rischiare il colera.

Il mercato che proprio non consiglierei è il Patpong Nightmaket, che va bene per persone che amano comprare marchi contraffatti ed esseri umani. Avremmo preferito non passarci neanche eppure è su tutte le guide. Una volta lì dei buttadentro vi metteranno in mano le tariffe delle ragazze, che non chiameranno neanche come tali ma ridurranno a pussy. Pussy elettrica, pussy che fuma e così via. Deprimente, soprattutto quando vedi che tali menu sono disponibili in Italiano.

Ci sarebbe poi un mercato dove abbiamo trovato in vendita le pistole (vere, yes e no, non mi sono sentita sicura con tutti che le toccavano) che sta vicino a Chinatown ma non ricordo il nome ed ho gettato la spugna. La zona ricorda un pochino, vagamente, Akihabara e come nel quartiere giapponese troverete molte cose legate al mondo dei manga e anime. Come detto non ricordo il nome ma nelle storie instagram (ve le linko alla fine del post) potrete approfondire.

I mercati thailandesi: tra verdure colorate e animali venduti vivi.

Mangiare scorpioni, bachi da seta, vermi e scarafaggi durante un viaggio inThailandia

Devo ammettere di aver visto un baracchino che vendeva scorpioni e altri insetti solo in una zona estremamente “bianca” ed estremamente turistica. Tanto che mi sono chiesta se non lo facessero per noi più che per loro ma leggendo in giro sembra che questi snack siano effettivamente popolari e apprezzati dai locali. Personalmente, ai mercati ho visto giusto qualche bustina di bachi da seta croccanti.

Vi consiglierei, in ogni caso, di allontanarvi dalle strade troppo turistiche per arrivare nei mercatini frequentati dai locali, lì magari non troverete lo scorpione fritto ma qualcosa di molto più autentico. Come per esempio il cocco cotto alla brace e venduto da bere freddo, un sapore che ancora oggi mi manca. O un bel banana sticky rice venduto nella foglia di banano! Aprite lo stomaco, ce ne sarà per ogni gusto.

Corso di cucina a Chiang Mai, perché fare un corso di cucina durante un viaggio in Thailandia?

Abbiamo iniziato questa tradizione in Giappone, quando decidemmo di imparare a cucinare noodles e okonomiyaki e così abbiamo continuato a fare. Quando andiamo in Asia vogliamo approfittarne per imparare a cucinare i nostri amatissimi piatti tipici. Tra i corsi provati in Thailandia, non possiamo che consigliare “We love green, vegan and vegetarian market” perché avrete a che fare con una maestra dal cuore d’oro. L’insegnante vi porterà al mercato per farvi provare la frutta, spiegandovi verdure e  ingredienti e con lei mangerete quello che ricordo come il miglior red curry mai mangiato. Chilli Paste, Green Curry, Tom Yum, Pad Thai, salsa di arachidi, Yellow Curry, spring rolls, papaya salad e per finire un mango sticky rice. Queste ricette, che trovate trascritte per voi sul mio sito, una volta tornati ve le rivenderete a caro prezzo se sarete infami ma sul momento avrete una scelta più nobile: donare il cibo avanzato ai senzatetto che la maestra visita ogni sera. Inoltre, a questi corsi avrete anche l’occasione di conoscere altri viaggiatori, provenienti da tutto il mondo.

Mangiare in Thailandia. È sicuro lo street food thailandese?

A Chiang Mai i baracchini erano ovunque e lo street food la faceva da padrone, così come un contorno di immancabili scarafaggi e topi che di notte uscivano fuori per correre vicino ai piedi degli avventori. Sì, non è super piacevole quando hai le scarpe aperte ma vi giuro che vi pentirete di tutti i “no” pronunciati mentre ancora vi acclimatavate alla cultura ospitante. Allo stesso modo, come in Myanmar e nella maggior parte dei paesi del sud est asiatico, vi farà un po’ impressione vedere come lavano le ciotole. Non avendo acqua corrente in strada, solitamente insaponano e risciacquano i piatti in enormi pentoloni ma con una cura che vi scalderà il cuore, sembrano quasi coccolare ogni pezzo di posateria.

A Bangkok la situazione era meno problematica in termini di insetti ma erano comunque presenti così come i topi. Sul discorso della sicurezza di mangiare dai baracchini (e non solo) vi rimando al post principale sull’Asia ma ci tengo a dire che la voglia di provare – quasi sempre – vi verrà. Evitate passi falsi clamorosi ma non lesinate sulle esperienze che saranno spesso migliori delle aspettative.

E ricordatevi di Raan Jay Fai che a Bangkok ha vinto una stella Michelin con il suo eccezionale street food. Sembra che servano ore di fila per essere serviti e vorrà dire qualcosa, o no?

Thailandia e street food: Piatti pronti per essere puliti nella vasca di destra

Vegani e vegetariani cosa mangiare in Thailandia?

In generale, in Thailandia mangerete benissimo se siete onnivori perché i sapori sono decisamente buoni e la presentazione è spesso invitante. Malgrado il buddismo, non sempre è stato facile portare a casa un piatto senza brodo di pesce e qualche sorpresa non è mancata. Per questo se siete vegani o vegetariani e non di quelli che sgarrano, vi consiglierei la classica HappyCow App. Altrimenti, provate comunque a perdervi per le stradine della Thailandia e magari la scelta sarà ridotta ma qualcosa sono certa che troverete.

Dove alloggiare a Chiang Mai e Bangkok?

Non vi consiglio il luogo dove abbiamo pernottato a Bangkok ma era una catena, nulla di che. Grazie a booking e ad Agoda non avrete problemi a trovare un posto per dormire che vada bene per le vostre tasche. Noi con 7 euro a testa a persona siamo stati davvero bene ma probabilmente avremmo potuto star bene anche con meno e – chiaramente – anche con molto di più.

L’hotel di Chiang Mai era un pochino fuori dal centro ma questo non è necessariamente un male. Pulito, ha una lavanderia a due passi (essenziale se fai viaggi lunghi) e noi ci siamo trovati bene e lo trovate qui. Segnalo che il personale presente allora non parlava inglese, non una parola.

È sporca la Thailandia? Ci sono insetti in casa? La situazione degli scarafaggi? Malaria e Dengue sono frequenti?

Ci sono paesi, compresa la mia amata Australia, dove non potete pretendere di avere una situazione bugs free. Come sempre il mio consiglio è quello di girare con due prodotti chiave: il bio kill per evitare sorprese ed una DEET jungle formula spray che scongiuri la puntura degli insetti che potrebbero contagiarvi con malaria e dengue. Le casistiche esistono ed ho già affrontato la situazione nel post generico sul sud est asiatico, prima di partire informatevi bene.

Malgrado questo, scarafaggi in hotel non ne abbiamo mai avuti ma potremmo essere stati fortunati. Di certo, in giro per le strade c’era di tutto e questo – lo ripeto – è normale da quelle parti.

La cosa peggiore successa è stato trovarne uno dentro la barchetta / pedalò che avevamo noleggiato. Mi sarei volentieri buttata in acqua ma era verde colera e allora niente, siamo tornati per restituirla con 10 minuti di anticipo.

Poteva andare peggio, come quando mio marito è inciampato in un topo che correva per raggiungere gli amici!

Nomadi digitali in Thailandia

Abbiamo visto moltissimi nomadi digitali viaggiando tra Chiang Mai e Bangkok e sinceramente, in altri momenti della vita, avremmo vissuto in entrambe le città ma per un anno o due. Come sempre questi luoghi sono l’ideale perché il cibo costa molto poco e così il dormire. Considerate però tutti i lati negativi del vivere in un paese come la Thailandia, dove al suono delle campane ci si deve fermare per portare omaggio al Re. Questo senza neanche toccare tutto il discorso relativo alla sanità o il fatto che gli stranieri sono visti con un occhio un pochino interessato (vi ricordate la tassa sul prelievo messa dal Re? Se non ve la ricordate, ne ho parlato qui).

Personalmente io penso di aver accantonato l’idea del nomadismo digitale, il divario sociale mi arriva piuttosto intollerabile dopo un po’. Vicino alla statua equestre di Rama V non potrete che vedere il bello, un bello che urla perfezione all’occidentale (a me sembra Melbourne!) ma basterà prendere una stradina meno principale per trovare bambini scalzi e case di legno che cadono a pezzi.

Ci vivreste? Sta a voi.

Quel giorno, a Wat Ratchapradit – Chiang Mai, c’eravamo solo noi ed una manciata di galline!

Pregiudizi sulla Thailandia ne abbiamo?

Qui inizierei parlando di un pregiudizio che ad oggi forse avrete in tanti, poiche’ il settore turistico sta effettivamente crollando in termini di vendite. Sto parlando del coronavirus in Thailandia e di chi sta cancellando voli e soggiorni per paura del contagio. Per informazioni ufficiali non posso che rimandarvi sul sito di Viaggiare Sicuri ma ad oggi, Febbraio 2020, il coronavirus ha colpito solo 25 persone in Thailandia, di queste 6 sono guarite.

Parliamo ora dei miei, di pregiudizi. Non era una meta per la quale il mio cuore palpitava particolarmente e invece la Thailandia mi ha rapita, aiutandomi a superare tantissimi pregiudizi. Sì, ho visto il turismo sessuali con bianchi sessantenni con al braccio delle ragazze giovanissime, ho visto donne in reggiseno con lo sguardo più annoiato di sempre e sulle guide ho avuto modo di leggere di come gli occidentali non siano proprio ben visti grazie a personaggi simili.

Ma la Thailandia non è solo turismo sessuale, affatto. La prima sorpresa la ho avuta nel meraviglioso aeroporto di Bangkok, organizzato e pulito, dove fare una SIM per collegarsi ad internet prende un secondo e poi per la strada ho visto grattacieli enormi in costruzione, proprio dove nella mia mente immaginava solo tradizione. Vicino alla stazione di Bangkok mi sentivo a Tokyo e non è stata la sola volta che l’ho pensato. La Thailandia è in trasformazione ma non rinnega le sue tradizioni e radici.

Sebbene le moto di Bangkok siano pura follia (ma non ai livelli di Bali, dopotutto), a Chiang Mai un altro pregiudizio è stato cancellato quando ho visto con quanta calma guidassero i drivers del consigliatissimo Uber locale: Grab.

Sul fronte comunicativo, solo alla fine del viaggio ho capito che “a little bit” come risposta a “do you speak english?” voleva in realta’ dire “no”. Ma dopotutto in questo modo abbiamo vissuto avventure pazzesche, come quella volta che cercavo un bagno e la polizia mi ha risposto “sure” e messo in mano l’incenso da bruciare di fronte alla statua di Rama V. Fa ridere dai, ma non troppo che ho la vescica debole e l’ho potuta svuotare, pensa un po’, proprio in una stazione di polizia dove sono entrata tipo una disperata.

Anche in quella occasione ho potuto innamorarmi dei locali, che a volte ripagheranno forse noi occidentali con la stessa moneta con la quale noi continuiamo a depredargli dove fa più male (impossibile) ma sono anche gentili e luminosi in un modo che non avrei creduto.

Me li voglio ricordare così, mentre lavorano lunghe ore e per questo schiacciano un pisolino tra una pausa e l’altra nelle botteghe o quando mangiano il loro pasto mentre i clienti gironzolano, curiosi. I thailandesi con la loro naturalezza condividono, senza saperlo, una quotidianità che non avresti conosciuto se non avessi messo piede su quell’aereo per la Thailandia.

Questa era la mia Thailandia e come sempre vi aspetto qui, su Facebook e Instagram per i commenti. Ma soprattutto sappiate che su Instagram potrete trovare le storie in evidenza (ce ne sono tre, scorrete!) di questo bellissimo viaggio che mi ha preso il cuore.

Ricordi di un viaggio a Yangon, in Myanmar: cosa fare in Birmania?

Ricordi di un viaggio a Yangon, in Myanmar: cosa fare in Birmania?

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon
I mille colori del mercato di Yangon.

Se penso al nostro viaggio a Yangon, mi ricordo quella sensazione di essere una delle pochissime occidentali e probabilmente l’unica con i capelli rosa. Questo ha voluto dire essere facilmente riconoscibile come turista dai tassisti, che hanno suonato continuamente il clacson per farci salire ma anche essere seguita in bagno da una locale per un selfie.

Selfie che esiste da qualche parte nell’internet e vede me pallida come non mai, con il mal di pancia per un possibile colera che ha segnato i nostri primi sette giorni in Asia.

Pochi turisti occidentali, pensiamo di aver contato solo 10 bianchi durante questo viaggio ma purtroppo due di questi rientravano nella categoria della peggiore specie, quella di chi si sposta con il denaro in mano per comprare le ragazze del posto.

Malgrado questo, i locali ci sono sembrati fiduciosi e gentili verso i turisti che ancora non hanno massacrato questo paese, cambiandolo per farne un parco giochi a misura dei vacanzieri, come è invece accaduto in altre parti viste del mondo. I mercati sono autentici, non si vendono calamite o stupidate tutte uguali di plastica, ed in generale respiri un’aria schietta e vera che raramente troverai nel mondo.

Durante il tuo viaggio a Yangon lo shock culturale sarà forte, è la città dove ho visto gli scarafaggi più grandi e anche i topi più grossi e li ho visti ai mercati, accanto al cibo venduto. Ho visto pesce tagliato in ceste e venduto sotto il sole, senza ghiaccio né frigorifero e nello stesso modo ho visto vendere la carne, con le mosche che ronzavano attorno, impazzite da tutto quel ben di Dio.

Pesce sotto al sole fino a chiusura del mercato, Yangon

A Yangon l’odore delle fogne sale forte e quando cammini devi stare attento perché il marciapiede si interrompe passo dopo passo e puoi cadere giù, le lastre sono tutte sbeccate e alcune vengono proprio rimosse, lasciando il pedone a fare i conti con qualche preoccupazione in più.

viaggio a yangon, cosa fare a yangon, mercati di yangon, marciapiedi myanmar, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, marciapiedi yangon
Occhi a terra mentre cammini a Yangon, mi raccomando!

Non è stato solo questo il Myanmar, però, è stato il paese dove abbiamo visto una generosità che non ci aspettavamo. Monaci sfamare decine di cani randagi e abbiamo visto fare lo stesso ai locali, che condividevano il riso con gli animali magri e perennemente affamati.

Durante il nostro viaggio a Yangon abbiamo visto dare, più che prendere.

Ci è stata offerta acqua da bere che non avevamo neanche chiesto, dolcetti da una signora che non aveva il resto e preferiva regalarci un bene da 7 centesimi che accettare la nostra banconota da 3 euro. Si sono fermati quando parlavano inglese, raccontandoci la bellezza delle pagode e senza volere nulla in cambio.

Ci sono state anche contrattazioni a perdere e qualche fregatura rifilata perché turisti ma se penso a quei giorni mi tornano in mente sempre e solo loro, i locali fasciati nelle lunghe gonne strette, tutti a lavorare, camminando veloci per le strade o muovendosi dentro i piccoli locali polverosi che si affacciano sulla strada.

Abbiamo potuto osservare alcuni usi locali, dal masticare continuamente e sputare a terra le foglie delle noci di betel, spezie e calce (causa, purtroppo, di cancro) al dipingersi il viso con la thanaka, una pasta gialla che proteggerebbe la pelle da sole e invecchiamento.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon, masticare in myanmar, cosa masticano in myanmar, cosa masticano a yangon, masticare a yangon, masticare betel, noci di betel, betel cancro
La preparazione delle foglie con le noci di betel, da masticare e sputare in terra.

La nostra esperienza a Yangon è iniziata prendendo una SIM locale per collegarci ad internet e l’operatrice ha impostato per noi il cellulare, rendendoci di nuovo connessi al mondo esterno, questo già in aeroporto. La nostra stanza alla Myat Guest House era gestita da ragazzi splendidi che parlavano inglese, al costo di 7 euro a persona a notte e con colazione inclusa. Abbiamo trovato piccoli gechi arrampicati alla terrazza e mangiato noodles con lo zucchero al mattino, godendo di una vista sulla città che ci pareva bellissima. Il whisky a Yangon costa meno di un euro (la bottiglia!), l’acqua meno di 20 centesimi ed i 7/11 assomigliano molto ai konbini giapponesi che tanto ho amato.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon , yangon
Tra le strade di Yangon

Prima di entrare nei templi è necessario togliere le scarpe e coprirsi, quando sei donna (e quindi chiaramente peccaminosa). Ne vale la pena perché vedrete luoghi di preghiera che mozzano il fiato e qualche volta anche delle statue kitsch che farete fatica a comprendere. La colpa potrebbe essere del Jetlag, personalmente il più forte mai avuto prima che ho trascinato per più di una settimana.

Nel nostro viaggio a Yangon non abbiamo avuto paura né avvertito pericoli. Il Myanmar è tra i paesi più poveri del mondo ma fortemente in crescita e le zone battute dai turisti sono più tranquille di altre dove raramente puoi mettere piede. Ma sto parlando di rischi per la popolazione più che dei turisti, essere nati in Birmania vuol dire infatti avere a che fare con corruzione, regime repressivo e uccisioni (non ultimo un genocidio a danno dei musulmani).

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon, acqua in myamar, acqua da bere a yangon, bere acqua in asia
Bere acqua in Myanmar? Preferite le bottiglie per evitare problemi.

Come turista penso di aver amato tutto di Yangon e penso che dobbiate avere la pazienza di girarvela a piedi sotto al sole o con la pioggia dei monsoni per capirla bene, non abbiate paura di sporcarvi le mani, di entrare in contatto e di provare a capire.

Avrete molto di bello, indietro, dal vostro viaggio a Yangon.

Consigli pratici per un viaggio a Yangon:

Se avete già letto il mio articolo su come organizzare un viaggio nel sud est asiatico, saprete anche che in Myanmar avrete bisogno di un visto e che questo sarà acquistabile online al costo di 50 dollari americani. Saprete anche quale adattatore per la corrente portare con voi e diversi altri suggerimenti utili, come il fatto di lavarsi i denti con l’acqua delle bottiglie, per precauzione.

In linea generale, il dollaro americano è largamente accettato e la moneta locale prelevabile al bancomat di qualsiasi 7/11. Tra le pagode, la Shwedagon Paya è senza dubbio una meta da raggiungere, non ve ne pentirete ed in tutto quell’oro non potrete che riflettere un poco sulle contraddizioni del Myanmar. Per vedere un Buddha gigantesco in una delle sue posizioni più classiche (sdraiato), non perdetevi invece la Chaukhtatgyi Pagoda.

Sulle guide vi consiglieranno un giro sulla Yangon Circle Line, un treno circolare che corre lungo il perimetro della città, con venditori che cercheranno di vendervi cibo e oggetti. Abbiamo letto recensioni contrastanti al riguardo e purtroppo non siamo nella condizione di poter confermare se ne valga la pena o meno: era in manutenzione quando ad Agosto siamo stati in Birmania.

Abbiamo personalmente trovato non troppo affascinante il lago artificiale Kandawgyi che troverete sulle guide, raggiungetelo ma se non dovesse piacervi, fatevi rapire dalla bellezza di uno dei mercatini locali e prestate attenzione agli abitanti del Myanmar. Con i loro vestiti stretti e le gonne fascianti, vi mostreranno una realtà molto diversa da quella alla quale siete abituati.

Una volta a Yangon capirete però che nei piccoli templi ci si inciampa letteralmente, così come nelle pagode minori.

Lasciatevi incantare da questa insolita meta.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon. uomini con la gonna in myanmar, gonna a yangon, uomini con la gonna, coppie in myanmar
Due locali.

Una menzione speciale la devo al volo. Ho personalmente trovato un incubo la tratta fatta con Emirates da Dubai a Yangon, con l’aereo che non ha smesso un secondo di ballare da destra a sinistra. Non scrivo questo per allarmare eventuali viaggiatori ma per dirvi che ho parlato con diverse persone che sono esperte di quella tratta ed è normale, nulla di pericoloso.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon , dubai yangon, volare con emirates, aereo emirates, volo turbolento
Volare a Yangon con Emirates

Vedrete anzi, che bello, essere da soli in aeroporto in caso di voli interni o verso la Thailandia. Un aeroporto tutto per noi non lo avevamo davvero mai visto!

E nemmeno degli esseri umani che aiutino a parcheggiare l’aereo, sostituendosi ai semafori.

Paura. Ma per loro!

Si conclude qui questa piccola guida, vi lascio alle mie storie su Instagram, girate mentre ero a Yangon. Date un’occhiata per sapere cosa vi aspetta dall’altra parte del mondo.

Come organizzare un viaggio nel sud est asiatico: itinerario, dritte e info utili

Come organizzare un viaggio nel sud est asiatico: itinerario, dritte e info utili

viaggio nel sud est asiatico, sud est asia, sud est asiatico, viaggiare in myanmar, viaggiare in thailandia, andare in cambogia, viaggio ad hong kong, viaggiare in vietnam

32 giorni, 580.000 passi, 390 kilometri a piedi, 9 città, 12 aerei ed una manciata di pullman. Questo è stato il nostro viaggio nel Sud Est Asiatico quando, freschi di laurea e con il lavoro ad aspettarci a Edimburgo, questa estate abbiamo potuto realizzare un sogno e passare un intero mese tra Myanmar (Yangon), Thailandia (Chiang Mai e Bangkok), Cambogia (Angkor Wat, Phomn Penh), Vietnam (Ho Chi Minh, Hoi An e Hanoi) e Hong Kong.

L’Asia ha da sempre un fascino incredibile su di noi ma più il viaggio si avvicinava e più ci rendevamo conto di avere anche tante paure e altrettanti pregiudizi.

In un viaggio nel Sud Est Asiatico devi mettere in conto diverse cose, dalle intossicazioni alimentari alla dengue, da qualche fregatura a qualche truffa e poi i pericoli seri e quelli atmosferici, monsoni compresi. Se poi deciderai di chiedere all’internet: apriti cielo, leggerai ogni tipo di avventura andata storta e ti chiederai se sarai in grado di farcela.

Non per nulla, durante il viaggio diverse persone mi hanno scritto per dire che avevo coraggio. Coraggio per gli scarafaggi giganti, per i topi, per la mancanza di igiene, per l’odore sempre così forte e via dicendo.

È successo però che a quel punto lì le mie paure erano a zero, ero in viaggio e stavo vivendo il mio percorso. Una volta che sei lì la percezione cambia e, a meno di imprevisti, ti accorgi che erano solo paure e che l’intera esperienza valeva le preoccupazioni del pre-partenza, quelle di chi ignora e non conosce.

Un viaggio così te lo devi godere. In silenzio, a volte in punta di piedi come quando entri nel privato di qualcuno e senza mai scordarti del tuo privilegio e delle tue possibilità.

Nel Sud Est Asiatico ho lasciato un pezzo di cuore, un pezzo grosso che non sapevo neanche di poter sentir battere così forte. Ho pianto, come una bambina, in Cambogia, sono stata smentita dai miei pregiudizi in Thailandia e sussultato in Vietnam, ho aperto gli occhi in Myanmar e compreso fino all’ultima delle mie fortune che ormai ero ad Hong Kong, nel pieno del periodo delle manifestazioni contro la polizia. 

Non c’è nulla che non rifarei ed ora vi racconto come si organizza un viaggio nel sud est asiatico senza l’aiuto di nessun tour operator e di nessuna agenzia ma limitandomi a ciò che ho vissuto in prima persona: non parlerò di paesi che non ho visitato questa volta se non per un piccolo accenno a Bali, meta di passate vacanze.

Per ogni altra informazione, scrivete una mail o ci vediamo su Instagram o Facebook.

Quanti soldi servono per un viaggio nel sud est asiatico?

Direi che questa domanda sia molta personale ma su Instagram ho cercato di dire ogni volta il costo di quello che compravo o facevo. Puoi vedere negli archivi le mie storie su Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietnam ed Hong Kong, per farti una idea.

In linea generale, e tolto il volo, un viaggio così può costare veramente poco ma è anche possibile viaggiare comodamente con un piccolo prezzo o esagerare, in base alle tue tasche e quanto vuoi e puoi permetterti. Per i pernottamenti potreste pagare anche solo un dollaro al giorno (già, davvero) e per mangiare tra i 5 ed i 10. Ma dipende da te, da quello che vuoi fare.

Molte attività hanno prezzi per turisti e quindi, in quel caso, meno di 50 euro difficilmente li spenderai e per visitare determinate attrazioni verrai anche tassato. Ti chiederanno qualche moneta per entrare nei templi, se sei straniero e per visitare mete turistiche come Angkor Wat (Siem Rep, Cambogia) ti chiederanno 37 dollari per un giorno e 62 per 3. Parte di quelle cifre finiscono in beneficienza (2 dollari per il biglietto giornaliero).  In Thailandia invece verrai tassato, indipendentemente dall’ammontare richiesto, 200 bath (circa 6 euro o 7 dollari) ogni volta che prelevi i soldi, per volere di una legge del Re che la sa lunga su come trattare i turisti.

Per il volo di 16 ore, noi abbiamo viaggiato con Emirates ed il costo è stato di 1400 sterline per due persone e con scalo a Dubai. Ma come sapete, con i voli dipende dal periodo e da quanto prima puoi prenotarli, fatti un giro su SkyScanner.

Quanti giorni dedicare ad un viaggio in questa parte dell’Asia?

Online leggi storie di persone che questo viaggio lo percorrono in mesi ma devo ammettere che a noi trentadue giorni sono bastati per non avere rimpianti. Ci sarebbe stata la possibilità di passare per la Malesia, per Laos o di scendere fino a Singapore ma sinceramente abbiamo apprezzato ogni scelta fatta ed ogni città attraversata.

Il solo volo prende un giorno pieno di viaggio e questo va considerato quando si organizza un viaggio simile, pertanto consiglio almeno 2 settimane per avere abbastanza il tempo per riprendersi dal jetlag e girare le città che avete selezionato senza correre.

Un possibile Itinerario nel Sud Est Asiatico: Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietnam e Hong Kong

Nella mappa potete vedere il nostro itinerario e farvi una idea ma la decisione non è stata affatto facile o scontata, abbiamo dovuto informarci molto per capire cosa ci piacesse e cosa ci convenisse, anche.  Quello che vi suggerirei è di chiedere: chiedere a chi c’è stato e studiare prima della partenza, guardando video e documentari per capire cosa vi interessa davvero e cosa siete disposti a fare per arrivare fin lì (non solo treni scomodi e assenza di bagni come li intendete voi ma anche zone malariche o a rischio di encefalite giapponese e via dicendo).

viaggio nel sud est asiatico, sud est asia, sud est asiatico, viaggiare in myanmar, viaggiare in thailandia, andare in cambogia, viaggio ad hong kong, viaggiare in vietnam
Il nostro itinerario di 32 giorni nel sud est asiatico: Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietname e Hong Kong.

Serve il visto per Birmania, Thailandia, Vietnam, Cambogia e Hong Kong?

Prima della partenza è sempre bene verificare la situazione su Viaggiare Sicuri che è un servizio della Farnesina ma prima di entrare nel vivo del discorso voglio dirvi di non pagare agenzie per svolgere per voi queste pratiche. Se mettete da parte il visto per la Cina (lungo e complesso), gli altri sono facilissimi da ottenere. Vediamo come:

Il visto per il Myanmar potete acquistarlo online al costo di 50 dollari e viene rilasciato solitamente entro 3 giorni. Facile e veloce.

Appena meno costoso è il visto per la Cambogia, acquistabile anche questo online al prezzo di 36 dollari.

Per visitare la Thailandia non è necessario nessun visto per i cittadini Italiani: vi applicheranno solo un timbro all’aeroporto o al confine. A partire dall’entrata avrete 30 giorni da spendere all’interno del paese, se vorrete restare di più dovrete parlarne prima con l’Ambasciata e attenti: rischiate la prigione se senza autorizzazione.

Sono esentati dal richiedere il visto anche coloro che visitano per meno di 15 giorni il Vietnam mentre rimane obbligatorio per durate superiori.

Contrariamente alla Cina, Hong Kong non richiede alcun visto agli Italiani che intendono visitare la regione speciale fino ad un massimo di 90 giorni. Anche qui, in aeroporto metteranno un timbro sul passaporto e vi daranno una scheda identificativa da corservare. A noi, personalmente, non l’hanno chiesta indietro.

Questo post non parla dell’Indonesia ma essendoci stata, posso dirvi che anche lì non vi chiederanno alcun visto e potrete stare a Bali, per esempio, fino a 30 giorni dal vostro arrivo.

In linea di massima, non scordate di avere sempre una validità di almeno 6 mesi sul vostro passaporto o le cose potranno complicarsi e l’entrata esservi negata.

Dove dormire in Birmania, Thailandia, Vietnam, Cambogia e Hong Kong?

La scelta più veloce di solito è Booking ma se vorrete provare Agoda, il corrispettivo asiatico, non sarete davvero delusi. Le accommodations sono le stesse (e molte di più) ed i prezzi solitamente un pelo più bassi. In molti casi non dovrete neanche lasciare un deposito e di conseguenza non vi servirà la carta di credito.

Figo, no?

Come viaggiare tra un paese e l’altro nel sud est asiatico? Aereo, treni o bus?

La nostra idea iniziale sarebbe stata di muoverci solo con bus e treni locali ma avendo solo un mese e volendo ottimizzare i tempi, abbiamo scelto di utilizzare massivamente gli spostamenti aerei. Alla fine del nostro viaggio ne avevamo presi 12. Se sceglierete questo mezzo, tenete conto che spesso la durata indicata non è quella reale, in molti casi il nostro volo è durato meno della metà di quanto dichiarato.

Inoltre, i voli interni e tra i vari paesi cambiano spessissimo orario. Anche 2 o 3 volte, controllate quindi le vostre emails prima della partenza.

Per passare il confine tra la Cambogia ed il Vietnam abbiamo utilizzato un bus che si è rivelato una buona scelta ma ci sono da considerare diverse cose oltre al tempo impiegato ed una di queste è che una volta sul mezzo c’è il rischio che nessuno parli inglese. Inoltre, al confine perderete il Wi-Fi (sì, avete prenotato un bus con il WI-FI ma questo, scoprirete, non conta) e quindi anche tutti i vostri riferimenti. Il passaggio alla dogana è un esercizio di fiducia perché i vostri passaporti saranno ritirati dal driver o da una terza persona che non saprà dirvi una parola di inglese ma una volta al confine e dopo un salire e scendere dal bus (due volte) per essere accolti da militari e – se siete fortunati – scarafaggi giganti, dovrebbe essere filato tutto liscio: avrete il vostro visto.

Esiste Uber in Vietnam, Myanmar, Thailandia e Cambogia?

Uber, o meglio il suo corrispettivo Grab, esiste e va alla grande. Non sempre è legale, per esempio all’aereoporto di Bangkok era vietato con tanto di cartelli ma non per strada. O almeno, era pieno di drivers.

L’applicazione di Grab funziona benissimo ed esattamente come Uber, ti consente di sapere in anticipo il costo – davvero piccolo – del viaggio. Malgrado l’aiuto della tecnologia, qualche volta il tuo driver non saprà leggere la mappa e ci vorrà un poco di pazienza.

In realtà questa App è davvero molto bella perché permette di lavorare con i turisti anche coloro che non parlano una parola di inglese e sono tanti.

Diversi tassisti ci hanno, a malincuore, mandati via perché non sapevano leggere il nostro alfabeto e non riconoscevano quindi l’indirizzo dell’hotel. Con Grab questi problemi non ci sono.

A seconda del paese nel quale sei, potrai prenotare una macchina ma anche una moto dopo puoi salire anche in 3 (compreso il guidatore) o un delizioso tuk tuk. Su quest’ultimo ci sono salita in qualche occasione ma sempre pensando di morire mentre sfrecciavano nel traffico senza nulla a dividere tra me e l’asfalto ma… son cose da provare!

Come sono i bagni in Thailandia, Myanmar, Vietnam e Cambogia?

Vi farà sorridere ma questa è una delle domande più ricorrenti nei vari forum ed è anche comprensibile. Io posso dire che ne vedrete delle belle ma che questo mio consiglio vi salverà: portatevi sempre dietro un rotolo di carta igienica.

Nella maggioranza dei casi, troverete infatti il doccino, strumento intelligente molto amato dai locals che sicuramente potrà fare anche al caso dei turisti. Solo che schizza ovunque e non per niente calpesterete molti bagni con i pavimenti belli bagnati e… in quelli dei templi mi è capitato di doverci entrare scalza.

Nelle zone turistiche qualche volta troverete della carta igienica a disposizione o acquistabile ma sarà abbastanza raro. Portate un rotolo con voi e non ve ne pentirete.

A quel punto però seguite bene le istruzioni che trovatesulle porte dei bagni: in diversi casi le tubature non reggerebbero la carta, che andrà quindi gettata nei secchi. Paese che vai, regole che trovi.

In quasi tutti i paesi che ho citato, l’odore delle fognature era una costante per strada ma nulla batterà il Myanmar. Eppure, davvero, ci si abitua a tutto ed il gioco vale la candela.

I bagni del sud est asiatico, bagni in asia
Ualla, che bel bagno in Myanmar!
a piedi scalzi nei templi, scalzi in asia, scalzi nel sud est asiatico
Scalza nei templi. Scalza nei bagni dei templi. #sopravvissuta

Cosa evitare assolutamente nel sud est asiatico? Truffe, turismo sessuale e sfruttamento animale

Dal ragazzo che ha dato il suo cellulare ad un autista Grab per controllare un indirizzo e si è visto portar via lo stesso, incredulo, a quello che è stato aiutato da un locale con un perfetto inglese che lo ha accompagnato a fare un giro dei suoi amici venditori anziché al Palazzo Reale, le truffe sono all’ordine del giorno ed in diversi casi vi capiteranno situazioni un po’ al limite. Ci sarà la persona dalla quale vorrai comprare un dolcetto ma che continuerà a riempire la busta fingendo di non parlare più inglese o quello che applicherà una maxi tassa sul tuo acquisto. Sta a te decidere come prendere questi episodi, io ho deciso che non valeva la pena di prendermela ed in molti casi ho riflettuto sulla mia fortuna di turista occidentale. Vuol dire che i turisti vadano spennati? No, però io non me la sono presa.

Se siete su questa pagina mi auguro non siate tra i rappresentanti di quella atroce fetta di persone che ci rende il primo paese a fare turismo sessuale, perché chiaramente sareste tra i peggiori esempi della nostra Italia.

Evitate anche di aumentare il business legato alle donne giraffa, non vi è nulla di meraviglioso, solo essere umani che condannate a modificare il proprio corpo per le vostre foto.

Un altro aspetto assolutamente evitabile è lo sfruttamento animale: dite NO alle tigri sedate e picchiate per la vostra foto ricordo e NO allo sfruttamento di scimmie ed elefanti. Questo articolo non parla di Bali né dell’Indonesia ma nel dubbio, dite NO anche al caffè dei Luwak.

Dicendo sì, alimenterete sfruttamento e sofferenza.

tusismo sessuale in asia, turismo sessuale nel sud est asiatico, turismo sessuale in thailandia, turismo sessuale
Spettacoli per il turismo sessuale con esemplari maggiorenni (nel poster).

Malaria, Encefalite Giapponese, Colera e altre malattie che troverete tra Thailandia, Myanmar, Vietnam e Cambogia. E sì, anche ad Hong Kong!

Tra le numerose preoccupazioni che avevamo c’era il discorso delle malattie che potresti prenderti una volta nel sud est asiatico. Dopo diversi viaggi dal nostro GP (il centro medico: viviamo in Scozia e non in Italia), le nostre paure sono scese di parecchio ma abbiamo preso comunque delle precauzioni che troverai nel capitolo successivo e deciso, in alcuni casi, di vaccinarci.

Quali malattie ci preoccupavano all’idea di camminare tra Myanmar, Thailandia, Vietnam, Cambogia e ad Hong Kong?

La prima era la malaria, una malattia che uccide 435mila persone ogni anno, soprattutto negli angoli più remoti del mondo. Per ammalarsi di malaria basta una puntura lasciata sulla nostra pelle dalla zanzara sbagliata, quella vettore. Per questo è importante controllare le zone malariche prima della partenza. Nelle grandi città turistiche solitamente il livello sarà Low to no risk o Low risk. Che vuol dire? Che le statistiche di incidenza sono basse e che la decisione è vostra: io vi consiglierei di vaccinarvi se il vostro viaggio include mete più insolite e remote. Fatelo.

A questo proposito vi consiglio due siti quando si parla di malaria: Fit for Travel, dove vedrete la mappa con le varie zone colpite ed il nostro Viaggiare Sicuri. Nei due link che ho messo come esempio, trovate la mappa delle zone malariche in Myanmar e la scheda sulla Thailandia e la sua situazione sanitaria.

Un’altra brutta bestia è l’encefalite giapponese che uccide nel 30% dei casi e lascia conseguenze neurologiche in un altro 30%. Tra tutte, questa malattia ci faceva più paura. Persino nella bella Hong Kong poster governativi consigliavano la prevenzione e la vaccinazione sebbene abbiano solo tre brutti casi ogni anno.  Anche in questo caso, le statistiche erano dalla nostra parte e abbiamo deciso di non vaccinarci ma è stato un pensiero durante tutto il viaggio.

La dengue credo che sia la maledizione principale quando ci si reca nel sud est asiatico perché tanti viaggiatori se la prendono e ci sono 390 milioni di nuovi casi ogni anno, secondo la World Health Organisation. Insomma, della dengue avevamo paura ma di come prevenirla ne parleremo nel capitolo successivo.

Il colera, tra tutte le possibili sfighe, era la malattia che ci preoccupava meno. Nel 75% dei casi neanche ti accorgi di averla o hai solamente una leggera diarrea ed il vaccino comunque non previene al 100% questa tossinfezione.

Abbiamo avuto una leggera diarrea durante questo viaggio? Ma chiamiamola con il suo vero nome: abbiamo avuto una diarrea epocale che ci ha benedetti da Yangon (Myanmar) a metà soggiorno in Thailandia (con il suo apice a Chiang Mai). Cosa fare in questi casi e se l’enterogermina del pre-partenza ha fallito? Entrare nel primo 7/11 e chiedere l’imodium (immodium in inglese). E’ universale e… funziona! Inoltre, sarà argomento di conversazione una volta rientrati in Italia, che le pillole non le vendono in scatola e se chiedi due cartine ti guardano come tu fossi una pussy.   

Come difendersi da dengue, malaria ed encefalite giapponese e perché assicurarsi prima di un viaggio nel Sud Est Asiatico? E per il colera quali sono le precauzioni?

Con per la testa tutte queste orrende malattie, il nostro pensiero è stato subito: come possiamo prevenire tutto questo? La risposta sono dei repellenti da spruzzarsi addosso ma non un semplice anti-zanzara.

Una volta in Asia, troverete degli ottimi prodotti ma già prima della partenza vi consiglierei di acquistare uno spray o uno stick con un alto contenuto di DEET (+ contenuto uguale maggiore durata), il principio attivo che terrà lontane le zanzare da voi. Noi ci siamo trovati bene con questo al 50% di DEET ma tenete a mente che dovrete avere la pazienza di spruzzarlo più volte al giorno e specialmente di sera. Di nuovo, fatelo!

Con questo tipo di prodotti puzzerete di chimico per un po’ ma direi che ne vale proprio la pena. Un consiglio? Non spruzzatevelo addosso mentre siete in una stanza piccola o senza finestre come un bagno o vi verrà da tossire, soffocati, e di brutto. Leggete bene le etichette, non credo siano prodotti consigliati per le donne incinte.

Un altro prodotto che vi consiglierei è il Bio Kill, un insetticida ecologico che potete spruzzare sulla valigia e in camera, vicino a finestre e porte. Non macchia e tiene lontane le varie striscianti e volanti schifezze esotiche.  

Per proteggersi dal colera è invece importante pulirsi i denti con l’acqua in bottiglia E bere dall’acqua della bottiglia, specialmente in Birmania. In uno dei paesi visitati l’acqua veniva presentata come la più sicura di tutta l’Asia ma non vi scrivo qui il nome del posto perché non ho trovato evidenza online: preferite l’acqua in bottiglia a quella del rubinetto perché potrebbe essere non potabile o dannosa per il vostro stomaco.

Per prevenire il colera è bene evitare cibo riscaldato o prodotto in assenza di acqua pulita, frutti di mare e verdure che non sai bene dove siano state sciacquate o come.

Tutto molto giusto ma personalmente dopo una settimana non ne potevo più di tutte quelle accortezze e non ho detto no a niente, senza alcuna ripercussione. La maledizione del viaggiatore me l’ero già presa al primo giorno, dopotutto e malgrado le mille precauzioni.

Non mi dilungherò sull’assicurazione. Serve e va messa in contro prima di un viaggio così, come avere la lungimiranza di farsi portare in un ospedale anziché un altro se vi trovate al confine, come dicono le guide più importanti. Se ne avrete la possibilità, chiedete di raggiungere un ospedale internazionale e la vostra assicurazione salderà il conto. Senza di questa, potreste avere fatture da decine di migliaia di dollari, senza esagerare.

Come si mangia nel sud est asiatico?

La risposta potrebbe essere: come non si mangia! Nel senso che la cucina laggiù è certamente speziata ma anche certamente deliziosa.

Provare per credere!

Lasciatevi tentare dalla frutta del mercato (specie se non sbucciata e quindi senza rischi per il vostro pancino), ordinate dai banchetti e godetevi tutto: Siete in Asia e ci siete arrivati dopo averla tanto sognata!

Se avete nostalgia del red o del green curry, potete leggere le ricetta che ha condiviso con me una donna Thai.

frutta in asia, e' sicura la frutta in asia, frutta nel sud est asiatico, mercati nel sud est asiatico
I meravigliosi frutti che troverete nei mercati.
mercati di yangon
E quei mercati dove imparerete molto.

Come collegarsi ad internet nel sud est asiatico? Come funziona con il cellulare?

Se atterrerete con l’aereo, sarà proprio in aeroporto che avrete la risposta che state cercando: nei banchetti troverete del personale che vi proporrà abbonamenti convenienti per farvi navigare su internet e setterà per voi il telefono. Lasciateli fare, sanno quello che sanno e normalmente, parlano anche inglese.

Se avete un telefono dual-sim avrete fatto bingo, potrete tenere la vostra e aggiungere quella locale, senza aver bisogno di stare troppo attenti a ricordare dove avete messo la schedina Italiana.

In alcune zone, però, sarete senza internet come lo siamo stati noi tra le rovine dei templi di Siem Reap, per esempio: in quel caso è sempre bene scaricarsi prima le mappe di Google Maps, per non essere mai presi alla sprovvista laddove non avete punti di riferimento.

Come cambiare i soldi nel sud est asiatico? Quali valute sono accettate in Birmania, Vietnam, Cambogia, Thailandia e a Hong Kong?

Cambiare i soldi è molto semplice, vi direi di diffidare dai vari negozietti che potreste trovare in giro (la scrivente fu truffata a Bali, proprio al cambio) e di affidarvi agli ATM, i bancomat che troverete un po’ ovunque e quasi certamente accanto ai negozi 7/11.

A livello di convenienza, pensate bene a quanto prelevare perché le commissioni potrebbero essere altine, soprattutto in Thailandia dove ogni transazione di prelievo verrà tassata, come detto, di 6 euro per ordine del Re.

In linea di massima, noi abbiamo prelevato la valuta locale in ogni paese ma il dollaro americano è stato richiesto ed accettato sia in Birmania che Vietnam e Cambogia. Molto ma molto meno accettato in Thailandia. 

Come ripasso generale, in Myanmar la valuta è il Kyat birmano, in Thailandia il Baht thailandese, in Cambogia il Riel cambogiano, in Vietnam il Đồng e ad Hong Kong il Dollaro di Hong Kong.

Che prese portarsi tra Myanmar, Vietnam, Cambogia, Thailandia e Hong Kong?

In molti hotel è stato possibile utilizzare le nostre prese italiane sui plug del posto ed in un caso anche quella britannica ma ogni paese ha le sue regole.

Nelle foto vi metto cosa dovrete aspettarvi in Cambogia, Myanmar e Thailandia ma ricordatevi in linea di massima che in Myanmar troverete le prese D (ma anche C, F e G), in Cambogia, Vietnam e Thailandia le prese A (ma anche B e C) e ad Hong Kong le G (ma anche D e M).

Confusi? Prendetevi un adattatore universale.

C’ho messo di piu’ a fare questo viaggio o a scriverne? La seconda ma se siete arrivati fin qui probabilmente avrò risposto a molti dei vostri dubbi e questo mi fa piacere.

Per ogni altra informazione, scrivete una mail o ci vediamo su Instagram e Facebook.