Working Holiday Visa: come girare il mondo lavorando fino a 35 anni.

Working Holiday Visa: come un italiano ha lasciato il posto fisso per viaggiare e lavorare nel mondo

Lasciare un lavoro a tempo indeterminato per partire con uno zaino in spalla sembra un salto nel vuoto. Eppure, per molti giovani, rappresenta l’occasione per vivere esperienze che sarebbero impossibili restando in Italia.

È quello che ha fatto Alberto, che dopo sei anni nel settore editoriale ha deciso di sfruttare il Working Holiday Visa (WHV) per trasferirsi in Australia, lavorare, viaggiare e scoprire il mondo finché l’età glielo permette.

Nell’intervista racconta senza filtri i momenti difficili, le soddisfazioni, la vita da backpacker e perché, secondo lui, chi può dovrebbe approfittare di questi visti prima dei 35 anni.

Dal posto fisso in Italia alla scelta di partire

Dopo la laurea in Comunicazione e Marketing, Alberto trova rapidamente lavoro in una delle principali case editrici di Milano.

Per sei anni si occupa di social media, newsletter, customer service e digital marketing. Un lavoro stabile, con ottime prospettive, ma qualcosa non lo convince.

Il problema non è lo stipendio, bensì la qualità della vita.

Guardando i colleghi, vede persone che da vent’anni svolgono lo stesso lavoro con poche possibilità di crescita e, soprattutto, pochissimo tempo libero.

Le due settimane di ferie annuali non bastano per realizzare i suoi sogni: percorrere il Cammino di Santiago, visitare il Giappone, esplorare l’Australia e conoscere nuove culture.

Così prende una decisione che molti considererebbero rischiosa: lascia il posto fisso.

Perché ha scelto l’Australia

L’Australia rappresentava la destinazione ideale per iniziare.

Grazie al Working Holiday Visa Australia, Alberto può lavorare legalmente, finanziare i propri viaggi e costruire un’esperienza internazionale.

Secondo lui, la differenza principale rispetto all’Italia riguarda il rapporto con il lavoro.

In Australia ha trovato:

  • maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata;
  • stipendi più alti;
  • rispetto degli orari;
  • straordinari pagati;
  • diritto alla disconnessione;
  • possibilità di cambiare lavoro con facilità.

Non significa che sia tutto perfetto, ma per chi arriva con un Working Holiday Visa le opportunità sono numerose.

Working Holiday Visa: un’opportunità da sfruttare prima dei 35 anni

Uno dei consigli più importanti che Alberto dà durante l’intervista riguarda proprio il limite di età.

Chi ha meno di 35 anni può approfittare di diversi Working Holiday Visa, tra cui:

  • Australia;
  • Nuova Zelanda;
  • Canada;
  • Giappone (per gli italiani è stato recentemente introdotto).

Secondo lui, vale la pena sfruttare tutte queste opportunità finché è possibile.

L’obiettivo non è necessariamente trasferirsi per sempre, ma conoscere diversi Paesi, lavorare, migliorare l’inglese e capire quale stile di vita si adatta meglio alle proprie esigenze.

Viaggiare lavorando: come finanziare i propri viaggi

Una delle domande che riceve più spesso riguarda il denaro.

Molti pensano che per viaggiare servano grandi patrimoni o famiglie benestanti.

Alberto racconta invece un percorso molto diverso.

Prima di partire ha lavorato diversi anni, ha risparmiato una parte dello stipendio e ha utilizzato anche la liquidazione accumulata.

Una volta arrivato in Australia ha iniziato subito a lavorare, riuscendo così a finanziare i viaggi successivi nel Sud-est asiatico.

In pratica il meccanismo è semplice:

  • si lavora per alcuni mesi;
  • si mettono da parte dei risparmi;
  • si viaggia;
  • poi si torna a lavorare.

Questo gli ha permesso di visitare numerosi Paesi senza interrompere il proprio progetto di vita.

Dal Giappone al Sud-est asiatico con uno zaino in spalla

Prima ancora dell’Australia realizza due sogni che coltivava da tempo:

  • visitare il Giappone;
  • esplorare la Nuova Zelanda.

Successivamente dedica diversi mesi al Sud-est asiatico.

Tra le destinazioni visitate ci sono:

  • Thailandia;
  • Malesia;
  • Singapore;
  • Indonesia;
  • Vietnam;
  • Laos;
  • Cambogia.

Tra tutte, racconta di essersi innamorato soprattutto del Vietnam e del Laos, dove ha trovato un contatto più autentico con la popolazione locale.

Viaggiare con lo zaino in spalla significa anche imparare ad adattarsi continuamente: cambiare itinerario, affrontare imprevisti e organizzare ogni giornata in autonomia.

Viaggiare da soli è davvero così difficile?

Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista riguarda il viaggio in solitaria.

Secondo Alberto, partire da soli non significa necessariamente sentirsi soli.

Negli ostelli, durante i trasferimenti e grazie alle numerose attività organizzate, è facile conoscere persone provenienti da tutto il mondo.

Naturalmente esistono anche delle difficoltà.

Viaggiare da soli costa spesso di più rispetto a una coppia, perché non si dividono le spese di alloggio.

Inoltre ci sono momenti di nostalgia, soprattutto durante le festività o quando si è lontani dalla famiglia per molto tempo.

Ma proprio queste difficoltà contribuiscono alla crescita personale.

I momenti più difficili in Australia

Non tutto è stato semplice.

I primi mesi in Australia sono stati i più complicati.

Alberto racconta di aver vissuto il primo Natale lontano da casa senza lavoro e senza una sistemazione stabile.

Per qualche giorno ha pensato di aver commesso un errore.

Poi, nel giro di una settimana, tutto cambia.

Trova casa, nuovi amici, partecipa ai festeggiamenti di Capodanno a Melbourne e ottiene finalmente il primo impiego.

Quell’esperienza gli insegna che, quando si vive all’estero, le situazioni possono cambiare molto rapidamente.

Le app che possono aiutare chi vuole partire

Durante l’intervista Alberto cita diversi strumenti che gli hanno permesso di trovare opportunità e ridurre le spese.

Tra questi:

  • Workaway, per fare volontariato in cambio di vitto e alloggio;
  • Worldpackers, molto utilizzato dai backpacker;
  • Couchsurfing, per conoscere persone del posto;
  • i gruppi Facebook, ancora oggi molto efficaci per trovare lavoro e alloggio in Australia.

Secondo lui, molti sottovalutano proprio Facebook, che continua a essere uno degli strumenti più utili per chi vive nel Paese.

L’Australia è davvero il paradiso?

Alberto invita anche a mantenere aspettative realistiche.

Sui social spesso si vedono solo stipendi elevati e spiagge da sogno.

La realtà è più complessa.

Ci sono sacrifici, lavori impegnativi, nostalgia e momenti di sconforto.

Non tutti riescono ad adattarsi e alcune persone scelgono di rientrare in Italia dopo pochi mesi.

Per questo consiglia di partire con entusiasmo ma anche con consapevolezza, senza aspettarsi che tutto sia facile.

Il consiglio per chi sogna di partire

Se c’è un messaggio che Alberto vuole trasmettere è questo: se hai l’età giusta e il desiderio di metterti in gioco, prova.

Non tutti ameranno questo stile di vita, ma chi non ci prova rischia di chiedersi per anni come sarebbe andata.

Il Working Holiday Visa offre la possibilità di lavorare, viaggiare e conoscere persone provenienti da tutto il mondo.

Per Alberto è stata una delle esperienze più importanti della sua vita e gli ha permesso non solo di visitare decine di Paesi, ma anche di crescere come persona.

Guarda l’intervista completa

Nel video Alberto racconta molti altri dettagli sulla vita in Australia, sul Cammino di Santiago, sui suoi viaggi in Asia e sui progetti futuri, tra cui il Canada e il Giappone. Se stai pensando di partire con un Working Holiday Visa o sogni semplicemente di vivere un periodo all’estero, la sua esperienza offre consigli pratici e uno sguardo realistico su cosa significhi davvero lasciare tutto e ricominciare.

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