Bastava Chiedere! di Emma

Bastava Chiedere! di Emma

Bastava chiedere! di Emma, prefazione di Michela Murgia

Quando si poteva ancora viaggiare, ho chiesto a mia madre di portarmi Bastava Chiedere! (Disponibile in Italiano su Amazon e come The Mental Load: A Feminist Comic, in Inglese) che ha una bellissima prefazione di Michela Murgia e dei disegni che diventarono virali e forse conoscerete.

Se la donna si ferma non funziona più niente. La vera padrona è lei. Per molto tempo questa narrazione dei rapporti di potere mi è bastata perché aveva una sua autoevidenza, sebbene sentissi che conteneva anche qualcosa di radicalmente falsato.

Se infatti era vero che mia nonna aveva le chiavi di casa, era altrettanto vero che non ne usciva mai.

Michela murgia


Bastava Chiedere! è scritto ed illustrato da Emma, una informatica e fumettista francese e di questo libro oggi vorrei parlarvi. Mentre mi leggerete, vi prego di abbassare le difese, essere onesti e di pensare non a voi e al vostro caso specifico ma alla big picture. A quello che le statistiche ci dicono quando si parla di realtà e non di percezione di essa.

Non dico che sia così per tutti e neanche che sia solo qualcosa del passato ma molti di noi sono stati cresciuti in famiglie dove i ruoli erano divisi in modo abbastanza netto.

Il padre al lavoro, la madre con i figli, se andava bene con un lavoretto. Mondi che si scontravano sotto il peso delle rispettive frustrazioni, ognuno convinto di avere in mano il bastoncino più corto, lui che doveva lavorare, lei che doveva stare in casa.

Ancora oggi ci sono una miriade di coppie che per motivi diversi hanno deciso di proseguire in quella direzione e per diverse di queste, il gioco funziona.

Non può chiaramente funzionare per tutti e quando ti specializzi, in qualsiasi ambito, ci sono cose che perdi, se i compartimenti sono compartimenti stagno.

Nel libro di Emma la riflessione parte dal “bastava chiedere“, quella frase che viene pronunciata quando la donna inizia a girare per casa ed esausta chiede supporto, magari comunicandolo senza aggiungere fiocchi. Di fronte ad una donna che si attiva anche in casa, dopo averlo fatto magari anche sul lavoro, e si dichiara stanca, un’altra frase tipica può essere il “nessuno te lo ha chiesto“.

In effetti è così e ricerche francesi ci raccontano un uomo che da single bada ad ogni aspetto della sua vita ma che quando si sposa cede il passo alla donna, che nel matrimonio guadagna un’ora extra di pulizie e riordino. Solo lei. La donna cresce imparando a prendersi cura, anticipando i desideri dell’altro e viene considerata malevolmente per qualsiasi cosa che non vada dentro casa sua: dal bicchiere non lavato, alla camicia non stirata di lui.

C’è una scena in quel filmaccio che è “Storia di un matrimonio” dove viene detto quanto segue:

Bastava Chiedere! E simili nel film “Storia di un matrimonio” con Laura Dern, premio oscar

E dopotutto ancora oggi sento dire, con orgoglio, cose come “mio marito mi aiuta in casa“, come se la casa fosse cosa sola nostra. Di contro non vedo atroci sensi di colpa in chi ha deciso che in casa farà poco perché non gli spetta, ha già il suo lavoro e vuole rilassarsi (la sua partner potrebbe dire lo stesso?).

A ciascuno il suo, mi direte, ma il primo lavoro – quello dell’uomo – genera stipendio, pensione e diritti, il secondo – l’occuparsi della casa – sparisce e non viene considerato. È gratuito. In tutto questo l’amore può non essere eterno o cambiare e senza le stesse possibilità economiche si può finire con il rimanere in una relazione per mero bisogno. Per non versare gli alimenti, per non far male ai figli, per sopravvivere…

In tutto questo l’asilo non è mai gratuito, vi siete mai chiesti perché’? Perché c’è la donna e ci sta che questa rinunci al suo lavoro, che dopotutto, che madre sarebbe altrimenti? Quando la donna lavora le sentiremo dire “lavoro part-time per pagare l’asilo” e non “io e mio marito lavoriamo ma guadagnamo meno per pagare l’asilo del figlio che abbiamo avuto assieme“, quei soldi che escono sono colpa sua, di lei. E chi rimane tardi al lavoro quando ci sono i figli a casa? Chi dei due può far carriera veramente quando arrivano i figli?

E poi mettici la depressione post-partum, raccontato benissimo dal film Tully. Charlize Theron è donna esausta che ha messo al mondo un terzo figlio, che ha un marito che lavora ed il congedo parentale spetta solo per lei. Che vuole far tutto, far tutto bene e fondamentalmente non fare schifo. Questa donna ha il post-partum o è stata abbandonata a se stessa?

In Svezia, padri e madri possono dividersi il congedo parentale di 480 giorni pagati all’80%. Non solo, gli svedesi hanno 90 giorni riservati alla madre e 90 giorni riservati al padre. Che vuole dire? Che il padre ha diritto e dovere di stare con il bambino in via esclusiva per tre mesi.

In Italia il congedo parentale obbligatorio per i padri è salito da 5 a 7 giorni solo qualche mese fa, nel 2020. In cosa sette giorni possono fare la differenza e togliere il carico? E quanto questo penalizza anche il rapporto padre-figlio?

Nel frattempo la società a noi donne chiede di far figli o saremo egoiste, senza mai dirci che esistono mostri che sono diventati genitori e che questa decisione andrebbe valutata e sentita, non dovrebbe essere un dovere morale e neanche l’unica opzione per realizzarsi. Alle donne, di contro, la società chiede di investire tutto ciò che hanno, tempo e denaro, nel prendersi cura e non nel realizzarsi – una donna non realizzata non importa – ma nell’essere gnocche, sorridenti, tranquillizzanti e calde. Finche’ non invecchieremo abbastanza da essere nonne o essere niente.

Nel libro di Emma troverete anche un capitolo dedicato alla parola delle donne, che vale meno. Di fronte ad uno stupro – e raramente ci sono delle prove schiaccianti – troviamo più facile dire “lei è una pazza che vuole rovinarlo” che mettere in dubbio la parola di lui. Perché?

Le statistiche non dicono questo, le statistiche dicono che le donne muoiono per mano degli uomini. Cosa c’è di incredibile nel dire che alcuni di queste le violentino anche?

Uno studio americano ha dato la possibilità a 200 studenti di analizzare un ipotetico caso. Due utenti, Jason nel primo test e Alicia nel secondo, si esponevano con rabbia per portare avanti le proprie convinzioni. A causa di quella rabbia, ammessa nell’uomo e non tollerabile nella donna perché presa per isteria, il 18% degli studenti ha deciso di cambiare la propria idea di fronte alla sicurezza di Jason. Nessuno per quelle stesse parole scritte nel video da Alicia. Eppure la rabbia è un sentimento come gli altri e non è un brutto sentimento, nulla che si debba nascondere. Ma nella donna non è accettabile.

La violenza sessuale fa parte di una cultura dello stupro nella quale siamo immersi e comprende tutte quelle situazioni dove la donna è a disagio e l’uomo si impone, con frasi, mani o peggio. Di fronte a queste violenze che tutte – tutte – abbiamo provato sulla nostra pelle, la reazione più banale è quella di dire “ma allora non potremo, noi maschi, più fare nulla” e sgomitare per aggiungere “altrimenti quelle ci denunciano“. Nel mezzo di queste ulteriori accuse, che davvero non ci sta mai bene niente (neanche di essere violentate o molestate, pensa!), rimaniamo vittime e rimaniamo sole.

Per tutti questi motivi vi consiglio il libro di Emma, bastava chiedere! (Disponibile in Italiano su Amazon e come The Mental Load: A Feminist Comic, in Inglese), un fumetto femminista che ogni donna (e ogni uomo) dovrebbe leggere.

Questo articolo non è una battaglia tra i sessi ma una chiamata alle armi, possiamo fare meglio di così e ce lo dobbiamo.

Bastava Chiedere?

Annunci

26 pensieri su “Bastava Chiedere! di Emma

  1. Non vivo una situazione di coppia, così commento sulla base di quanto indicato da amiche/conoscenti/gruppi Facebook. Una cosa che non ho mai capito è davvero la frase: no, ma lui mi aiuta in casa, è tanto bravo. In un mondo ideale forse l’accetterei in un b&b dove non è dovuto che l’ospite rifaccia il letto o varie. Non sicuramente in un matrimonio ed in una casa che è nostra non mia. Il resto beh, se alzi troppo la voce, il primo pensiero è: hai le tue cose? Mio, tuo, suo. Nostro mai?

  2. Adoro Michela murgia, quindi presumo che questo fumetto sia nelle mie corde. La vita di coppia è complicata e credo che certe dinamiche siano radicate in noi in base a come siamo cresciuti, sia maschi che femmine, ma il più dipende dai nostri caratteri che possono adagiarsi o meno in certe dinamiche imparate. La maggior parte degli italiani sono maschilisti, posso dirlo?

  3. Amo Emma. Non ho il libro, ma ho letto parecchie sue vignette da quando uscì in Francia, per me è top. Pensa, io sono uno di quei pochi casi femminili che invece può davvero dire che il marito è bravo: non perché fa la sua metà, ma perché fa quasi tutto. Io con il mio stato che sai trovo difficile occuparmi di cucina, pulizie ecc, mentre a lui invece non pesa, lo trova un modo per staccare visto che per lavoro usa solo la mente. Quando si dice la fortuna 😅 Ma a parte ciò, il problema è enorme e se ne deve parlare ancora tanto, tanto, finché tutte le donne (e anche gli uomini) non ne prenderanno coscienza.

  4. Il libro é molto interessante. E ho trovato ancora più interessati le tue riflessioni, io non sono sposata ma ho una relazione da 7 quasi 8 anni e posso dirti però che i commenti più fastidiosi tipo: <> mi sono sempre arrivati da altre donne, come se avessi sulla fronte una data di scadenza come il latte o se non fai così come tutti che campi a fare.

  5. Purtroppo l’Italia su certi argomenti è ancora ad anni luce di distanza rispetto ad altri paesi, come appunto la Svezia… speriamo che contributi anche piccoli come quello di questo libro possano pian piano colmare il distacco…

  6. Non conosco il libro ma mi hai incuriosito quindi credo che me lo prenderò. Detto questo penso che un rapporto di coppia sia fatto al 90% di compromessi che nascono dalla capacità di entrambi di venirsi incontro in base all’educazione ed ai valori singoli che ognuno dei due ha ricevuto alle spalle e poi, solo poi, da come la società ci ha inculcato che debba essere o funzionare. Per me dipende dalla singola persona fare la differenza ma purtroppo mi rendo anche conto che l’intelligenza di pensarla e comportarsi in modo diverso dalla massa non è poi dote di molti. ;P
    Buona serata
    Luna

  7. spesso parlando con altre coppie con o senza figli mi sento assolutamente una provilegiata (e non dovrebbe essere così): mio marito in casa fa come se non più di me, è lui che cucina e sistema e pensa alla spesa. Spesso è stato a casa lui con le bimbe mentre io ero a lavoro. O viceversa. Per noi la divisione alla apri dei compiti era la norma prima delle bimbe ed è rimasta tale dopo. La casa si vive in 2 e idem le bambine si fanno in due. I nostri compagni non sono aiuti ma responsabili come noi nel gestire casa e famiglia. Ma ripeto, mi rendo conto di quanto questa situazione sia ancora considerata una fortuna e non la normalità, come invece dovrebbe essere

  8. Il tuo articolo ha catturato la mia attenzione come pochi, hai approfondito le dinamiche sociali che si instaurano fra l’uomo e la donna, parlando di un libro che merita di essere letto. Trovo che nelle tue parole ci sia l’essenza delle pari opportunità, un tema delicato che non è mai stato risolto nel reale rispetto di entrambi i generi. Un richiamo al buon senso e allo spirito critico di ogni lettore, uno spunto di riflessione che non può che renderci più maturi.

  9. Sono stata sposata per vari anni e separata ormai da parecchio. Diciamo che nella vita di coppia da questo punto di vista sono stata abbastanza fortunata. C’era abbastanza equilibrio nel nostro rapporto e nella gestione della casa e delle due figlie (poi le cose non sempre funzionano, a prescindere). Provengo da una famiglia in cui entrambi i miei genitori lavoravano e ho ricevuto un’educazione che mi ha insegnato la parità e gli stessi diritti di tutti gli essere umani, a prescindere dal genere e dalla razza. Dove ho vissuto di più la discriminazione per il mio essere donna è stato senza dubbio sul lavoro. Cosa che mi ha fatto soffrire molto. Ma a prescindere dalla mia esperienza personale, ho apprezzato molto il tuo post e condivido il tuo pensiero. Grazie

  10. Ciao una lettura interessante ma si sa comunque qual’è la triste verità: siamo anni luce ancora dalla parità dei diritti siamo ben lungi dal rispetto… e dalle pari opportunità

    1. Io sono contenta di aver preso la versione Italiana invece di quella inglese, amo la Murgia 🙂

  11. Non conoscevo questo libro, ne la sua autrice, ma lo reputo molto interessante e quindi lo leggerò

  12. Non sono solita leggere fumetti
    Ammetto che questo mi ha davvero incuriosito anche per il profilo della sua autrice

  13. Ciao non conoscevo Michele Murgia ma le sue parole dicono esattamente la verità sul mondo della donna. Penso che ancora adesso ci sia differenze sostanziali nei comportamenti tra uomini e donne, chissà se avremo mai la parità..

  14. Un libro che mi piacerebbe assolutamente leggete. Io sono sposata da 14 anni e io e mio marito siamo una cosa unica..,.sono stata proprio fortunata

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.