VIAGGIO A STOCCOLMA E QUEI PICCOLI SHOCK CULTURALI

VIAGGIO A STOCCOLMA E QUEI PICCOLI SHOCK CULTURALI

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Devo dire la verità.
Io Stoccolma non l’ho capita!

Mi è piaciuta e l’ho trovata vivibile e bella ma non penso di averne catturato l’essenza durante la mia visita di qualche settimana fa, sento anzi che sarei dovuta stare di più e questo malgrado la città si possa visitare – saltando questo e quello – anche con un WE lungo.

Quello che ho capito del mio viaggio a Stoccolma è che la città è bellissima, con la sua costa frastagliata ed i suoi quartieri piena di acqua e barchette. È uno di quei luoghi che siamo fortunati ad avere ad un tiro di schioppo, qui in Europa, per un viaggio romantico o con lo zainetto in spalla.

Ma poiché non sono stata in grado di capirla pienamente posso solo scrivere delle cose che mi hanno stupito di questa Stoccolma e dei suoi abitanti. Leggete tutto e ditemi: Vi riconoscete in quello che ho scritto? È stato così anche per voi?

– Il silenzio degli Svedesi

Appena scesi dall’aereo sembrava di essere in certi angoli del Giappone, dove tutti camminavano piano ed in silenzio.

La situazione è migliorata una volta in strada ma così come realizzai a Copenaghen, il tono di voce dei locali è molto più basso del nostro e ancor di più di quello scozzese.

Nel centro di Stoccolma.

– Il verde che circonda Stoccolma

Sul bus che dall’aeroporto di Arlanda porta alla città (il mezzo piu’ economico costa 40 euro a persona a/r e lo potete prenotare sul sito della flygbussarna), abbiamo avuto modo di osservare la natura che abbraccia il perimetro della città.

Mai visto tanto verde (parlo di boschi, non di giardini!) nelle vicinanze di una capitale.

Meraviglioso!

– I colori dei palazzi del centro di Stoccolma

Come sapete nel centro di Aberdeen è il grigio granito a farla da padrona e per regolamento comunale si è impossibilitati a costruire con una pietra/materiale dal colore più vivace.
Nelle numerose giornate uggiose potrete capire perché mi verrebbe voglia di buttarmi dalla prima scogliera.

A Stoccolma invece, i palazzi erano un tripudio di colori pastello: dal rosa al giallino.

Sembrava di stare a Roma, per certi versi e per questo mi sono sentita veramente accolta e ben disposta malgrado fossimo appena scampati ad un mega acquazzone.

Delizia colorata.

– I pagamenti senza la corona svedese

A Stoccolma accettava il bancomat anche il fruttivendolo con il banchetto in strada. Si può pagare con la carta ovunque e mi è quasi venuto da pensare che le banconote le reputino volgari e degne di esser maneggiate solo dai giocatori di Monopoli!

La cosa mi ha intrigata ma a fine viaggio mi son resa conto di non aver MAI avuto in mano la moneta locale e mi è sembrata una piccola perdita.

Sono chiaramente un’anziana inadatta a questo mondo futuristico.

– I bagni pubblici misti

In fila per la toilette ho trovato anche un uomo e dentro al bagno ne ho trovati altri tre.
Smarrita, pensavo di aver sbagliato entrata e invece eccoci nel futuro dove i bagni non sono divisi per maschi o femmine ma sono bensì misti.

L’ho adorato, anche basta con queste divisioni inutili! Un muro in meno tra i sessi, da questa parte di mondo.

– Lo shopping sfrenato

Nella zona dei centri commerciali, me possino se mi ricordo quel nome pieno di consonanti, ho avuto modo di osservare i locali fare acquisti. Non vedevo niente del genere dai tempi dei saldi a Roma, quando ancora c’erano i soldi.

Non so se fosse o meno un giorno speciale, se ci fossero degli sconti o altro ma ho provato del disagio di fronte a tutti quegli acquisti, mi sembrava poco sano.

Sono un popolo di shopaholic?
Difficile sbilanciarsi in pochi giorni di visita, eppure lo farò nel prossimo paragrafo. 😀

Vista dall’alto.

– Gli svedesi

Non so voi ma io sono cresciuta con questa cosa che gli svedesi son tutti boni e invece mi son trovata di fronte persone normali che però erano alte sei metri più di me, erano magri e se uomini, anche dotati di un torace piuttosto ampio.

Se donne, invece, ad un certo punto si creava una magia e sotto la maglietta compariva un grazioso cocomero.

Mai visto tante donne incinte nè tante donne così in forma durante la gravidanza.

Ma non avevano problemi di natalità??

Come detto, gli uomini non erano come avevo sempre sognato, ovvero assurdamente belli-biondi-e-con-gli-occhi-azzurro-cielo, in molti anzi sono stempiati e con un viso un po’ da ingegnere informatico. Non offendetevi, ne ho sposato uno che ha entrambe le qualità e son felice dell’acquisto fatto! 😀

Mi aspettavo una bellezza esplosiva mentre ho trovato degli esseri umani e va benissimo così, faceva parte del pregiudizio (in questo caso positivo) che vuoi o non vuoi hai verso le cose che non conosci.

Comunque, in tutto questo vedermi attorno stangoni e stangone, mi son chiesta quale sarebbe stata la mia vita sentimentale in quel di Svezia, dal momento che sono alta 1.65 e pure cicciottella ai lati.

Ma sia io che mio marito abbiamo ricevuto una mezza offerta per una cosa a 3 (quattro veramente), quindi mi sono messa in pace con il mondo. Magari in Svezia le traccagnotte come me son viste come primizie?

Non esageriamo ora, Serena, vola basso.

In ogni caso un’altra cosa che ho adorato della Svezia è l’apertura mentale degli abitanti che sono abituati ad avere una sessualità vivace, a mostrarsi nudi (vedi: le saune) e a vivere in un ambiente che mi è sembrato assolutamente gay friendly. Con addirittura un opuscolo pieno di consigli sulla comunità LGBT ad aspettarci appena atterrati in aeroporto.

Non li ho trovati particolarmente accoglienti o simpatici (vedi gli Scozzesi che son tutti moine o gli Americani) ma hanno di meglio: credono nella parità dei sessi e questo non per dire, ne parlerò tra un paio di paragrafi. Stay Tuned!

– Il movimento green a Stoccolma

Non mangiando carne nè pesce, ho sempre un po’ di paura quando viaggio perchè in alcuni posti ti ficcano pezzi di animale dove meno te lo aspetteresti.
Non è il caso di Stoccolma dove i locali vegan & vegetarian friendly sono ovunque e nell’aria si respira una corrente “healthy” che qui in Scozia ancora fatica a partire.

Forse per questo il sushi è ovunque tanto da sembrarmi essere il cibo Nazionale alla faccia delle polpettine svedesi? 😀

In Svezia tengono moltissimo all’ecologia (sono passati dal reciclare il 38% dei rifiuti casalinghi al… 99! Di questo numero il 50% diviene energia, bruciando.) e l’aria ha una qualità migliore di quella alla quale siamo abituati.

Mercatino dell’Usato in una giornata di Sole bello

– I papà Svedesi

La Svezia deve andare fiera delle sue leggi che consentono ai neo genitori di approfittare di 480 giorni per godersi il figlio naturale o adottato. Per 3/4 di questo periodo i due saranno pagati all’80% del loro stipendio, non bruscolini.

In più, e questo è meraviglioso, i padri svedesi sono presenti nella vita del bambino da subito – potendo prendere permessi su permessi o stare a casa al posto della madre – ed è frequentissimo vederli da soli al parco con i bambini o a fare la spesa con i neonati.

Conosco la resistenza di molte donne e ancora meglio conosco quella delle Italiane, ma in Svezia i papa’ allattano, biberon alla mano. Questo vuol dire che creano un rapporto con il bambino da subito, non aspettano che possa mangiare per potersi dedicare a lui. Tutto questo non credo che lo abbiano ottenuto in un giorno ma ce l’hanno fatta e possiamo solo che imparare.

La Svezia è un paese dove far figli, questo credo di averlo proprio interiorizzato sentendo parlare la mia amica che vive lì.

Dati alla mano, penso abbia proprio ragione lei.

– Gli alcolici in Svezia

Anche gli svedesi, come i britannici e gli australiani, hanno avuto dei bei problemi per colpa dell’alcool e qui il governo vieta di vendere alcolici sopra il 3.5%.
Questo vuol dire che nei supermercati troverete solo birre prodotte appositamente per il mercato svedese.

Questo “ostacolo” è facilmente raggirabile recandosi negli unici centri autorizzati ed a gestione statale chiamati Systembolaget.

– Pescare i salmoni svedesi

Mi sono sorpresa nel vedere alcuni personaggi pescare nel centro di Stoccolma ma leggendo i cartelli ho scoperto che qui è gratuito farlo. Non servono autorizzazioni (come in Scozia) ed anzi il governo invita chi lo desidera a tirar fuori dall’acqua salmoni e trote.

Pazzesco per una che non poteva farsi neanche il bagno al Tevere, figurarsi mangiarne un pesce che aveva nuotato in quell’acqua!

– Lo smarrimento della lingua: io non parlo lo svedese!

Mettiamola così.
A Stoccolma TUTTI parlano inglese o almeno così mi è sembrato ma c’è naturalmente dello smarrimento nel sentire volare nell’aria parole che non riesci proprio ad identificare.

In più cartelli stradali e la maggior parte dei cartelloni pubblicitari sono scritti solo in Svedese, il che rende un pelo difficile raccapezzarsi.

La Svezia è un paese che sarebbe perfetto per noi che lavoriamo nell’IT: potremmo esser presi per un buon lavoro e vivere utilizzando solo l’inglese, così come fanno in tanti (vi assicuro).

La cosa mi da molto da pensare ma se state valutando la Svezia come possibile meta per un espatrio io vi consiglierei di informarvi bene ma darei anche il mio modesto benestare. È un paese accogliente (non per nulla aprono le loro porte a 110,000 rifugiati ogni anno), la sanità è gratuita (sono richiesti piccoli contributi per le prime visite dal medico di base) e non c’è ostacolo (leggi: la lingua) che non si possa superare.

Solo tutelatevi, che la vita costa cara e un passo falso potrebbe crearvi dei problemi.

-“Il mio nome fa un po’ ridere ma voi riderete per quello che farò”

Forse non tutti sanno che l’eroina nazionale è PIPPI CALZELUNGHE, quella bambina che incantava mia madre quando era piccola ma che non ha avuto presa su di me. Se siete degli appassionati come lei, qui avrete pane per i vostri denti grazie a tutto il merchandising disponibile! L’unico problema sarà trovare i soldi che tutto costa carissimo quando sei un poraccio come noi. 😀

 


Con la cannella o il cardamomo. Buoni!

In Svezia dovete poi farmi la cortesia di farvi una sauna in mio onore, che non sono riuscita per mancanza di tempo. E di assaggiare il Kardemummabullar, il loro dolcetto al cardamomo, ma anche di fare una fotografia ad ogni cartello che vi augura un “HAPPY FIKA” come ogni Italiano che si rispetti e di provare il pane, che è buonissimo.
Vabbè che voi mi leggete dall’Italia e siete trattati anche meglio, ma insomma… per me è stata una sorpresa piacevole ed ho mangiato solo benissimo durante questa piccola avventura, il che non guasta mai.

E poi, come fanno loro le patate direi nessuno mai e ve lo dico da patatara d.o.c.

In ogni caso, alla fine del mio viaggio a Stoccolma, ho trovato anche un arcobaleno ad attendermi: la perfetta conclusione per una esperienza così bella nell’Europa del Nord.

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Chi vivrà, vedrà. 🙂
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10 COSE DA FARE IN GIAPPONE (che non troverete sulle guide)

10 COSE DA FARE IN GIAPPONE (che non troverete sulle guide)

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Vuoi scoprire 10 insolite cose da fare in Giappone?

Ma come la scrivi una guida sulle cose da fare in Giappone se non sei riuscita ad imparare che un terzo dei nomi delle cose che hai visto? E se, in più, sei una di quelle che le guide le prende per avere un’infarinata generale ma poi preferisce perdersi per le stradine?

Il mio mese in Giappone è stato tutto una avventura fatta di camminate lunghissime, cibo sublime, risate e persone buone. In Giappone ho visto delle meraviglie che difficilmente dimenticherò ma una guida seria non sarei in grado di farla, non avrebbe avuto senso stare qui a scrivervi tutto quello che altri hanno scritto nei vari manuali di viaggio. Non sono la persona più adatta per dirvi quale sia il tempio più carino o il posto dove assolutamente fermarsi a mangiare, non ho preso appunti – mi stavo godendo il viaggio – non ho quel tipo di interesse né di memoria.

Quello che oggi invece voglio raccontarvi sono le 10 cose da fare, ma da fare assolutamente in Giappone, senza tirarsi indietro!

SPOILER ALERT: Il vostro viaggio sarà bellissimo!

Iniziamo!

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Godersi un bagno negli Onsen (le vasche pubbliche)

Di questo argomento ho già parlato (Leggi: IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI) ma voglio ripetermi.

In Giappone, i bagni pubblici sono DA PROVARE, una esperienza unica ed un momento di pace, godimento e riflessione.

Superate la vergogna, un culetto lo abbiamo tutti!

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Imparare il Japanenglish

Se non fossi stata in Giappone non ci avere creduto ma i Giapponesi NON parlano inglese sul serio, neanche le quattro parole con le quali noi Italiani spesso ci arrangiamo.

Sono in compenso estremamente cortesi e desiderosi di aiutare:

  • Portandoti FISICAMENTE nel posto che cercavi (esempio: quando ci perdemmo per piu’ di un’ora! nella metro di Osaka).
  • Usando un device elettronico per tradurre in tempo reale
  • Con il linguaggio del corpo

Ho avuto la fortuna di rompere non uno ma DUE cellulari in Giappone e alla fine ero sicura di aver imparato la loro lingua e di capire tutto quello che mi dicevano.

Non so se sia vero ma ad oggi ho ancora un Sony Zen acquistato da qualche parte in quel di Kyoto.

Ordinare da mangiare senza il menu’ inglese

Come detto sopra, in Giappone non tutti parlano l’inglese, anzi pochissimi lo fanno e cosa ancora più bizzarra: diversi locali decidono di NON tradurre il proprio menù.

Come fare ordunque ad ordinare?

Se vi dicessi che esistono delle App per fotografare i kanji ed ottenerne la traduzione non vi racconterei certo nulla di nuovo! Vi inviterei invece, qualora non abbiate allergie e non seguiate diete particolari, ad ordinare alla cieca.

Non sarete delusi, ne sono sicura!

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Conbini a tarda sera (quando le cose vanno in sconto)

Il mio primo pasto in Giappone è stato un onigiri del 7-Eleven, in uno dei conbini (convenient stores) di Osaka: per meno di un euro mi sono portata nello stomaco del riso delizioso e perfettamente condito.

Avrei dovuto riempirci la valigia prima di tornare in Scozia, maledetta me!

Se penso al cibo giapponese inizio a salivare e non posso farci niente, sono come Homer con le ciambelle o il povero cane di Pablov con i campanelli. Vorrei infatti potervi consigliarvi alcuni posti dove ho mangiato in modo incredibile ed altri, veramente pochi, che invece vorrei farvi evitare.

Ma come detto non sono in grado di star qui a fare una guida seria!

Quindi il mio consiglio può solo essere di lasciarvi un posticino nello stomaco, dopo cena, per fare una capatina ai vari conbini e scegliere uno dei prodotti che vanno in sconto perché in scadenza: Proverete cibi nuovi a prezzi imbattibili e tanto glorioso sushi di pesce del giorno.

Karaoke

Il karaoke in Giappone non ha niente a che vedere con il canta tu di Fiorello.
E’ pura, pura follia.
Chiusa la porta, i Giapponesi prendono a ballare come nei video pop di MTV, vanno a ritmo, muovono le mani, danzano come delle star e cantano, deliziosamente.
Una delle sere piu pazze della mia vita.

Sará che non mi drogo?

Purtroppo senza un amico giapponese non sará la stessa cosa quindi cosa state aspettando? Trovatene uno, presto!

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Mangiare un MOCHI per ogni città visitata

In comune con gli Italiani, i Giapponesi hanno qualcosa: l’ossessione per il cibo! In ogni cittá troverete una specialitá diversa e più di tutto vi consiglierei di provare i mochi tipici. Il più buono? Quello di Osaka, ripieno di panna e frutta gelata.

Nelle fermate del treno e della metro troverete tanti negozi pieni di golositá e di scatole di cibo tipiche da portare con voi. PRENDETELE! Non le ritroverete nella città successiva.

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Timbrini

All’inizio del vostro viaggio ricordatevi di portare con voi non solo passaporto e il Japan Rail pass – l’abbonamento che da a noi stranieri il diritto di viaggiare sui treni veloci pagando molto ma molto meno – ma anche un piccolo quadernino bianco!
Vi sarà utile per collezionare i vari timbrini che le varie location mettono a disposizione per i turisti.

Neanche a dirlo: sono uno più bello dell’altro!

A fine viaggio avrete dei ricordi bellissimi e quella piccola prova: siete davvero stati in tutti dei castelli, templi e città! Non era un sogno!

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Comprare un vestito

Un freddo porco dopo giorni da sciogliersi mi beccano ad Agosto nel Nord del Giapponese, in quel di Morioka. Io sono quella con un vestitino senza maniche e la pelle d’oca dal collo in giù.

Non avevo messo in conto di comprarmi un vestito in Giappone dove le ragazze sono tutte super minute ma il Dio dei viaggiatori infreddoliti mi ha presa con sé per mostrarmi la verità: le giapponesi hanno una moda LARGA e comoda, con maglioni, pantaloni e gonne extra large, salopette con zampone d’elefante e così via.

Provo una M pregando gli Dei di cui sopra e infatti va.

Ne esco con uno spolverino peloso color carta da zucchero.
Già immaginavo la gente fermarmi e chiedermi “ma dove hai preso questo capino?” ed io chiosare “ma in Giappone, al nord” (*).

Mio marito invece dice che sembro questo pupazzo dei Muppets.
Onesto.

(*) Cosa effettivamente successa, alla faccia del marito poco fashion!

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Montare un Gundam

Io e mio marito siamo stati due otaku da ragazzi e per questo il Giappone ci è parso subito familiare. Chi ricorda con affetto un cartone animato o un manga qui avrà pane per i suoi denti e scoprirà che Doraemon è come Totò per i napoletani o Verdone per i romani: amatissimo malgrado sia una invenzione degli anni del boh (GLI ANNI SETTANTA!).

In Italia la serie animata Gundam ha fatto solo una capatina ma è considerata la serie con i robottoni per eccellenza per quel che riguarda i modellini da costruire, almeno a giudicare dal numero impressionante di scatole a disposizione nei negozi! Questo vuol dire che invece dei Lego qui troverete centinaia di modellini di robottoni da portare a casa. Il tutto per una decina di euro!

Che siate fan o meno (noi non lo siamo!) è decisamente un regalo diverso da riportare in Italia e montare il robottone è semplicemente una figata!

Se poi siete appassionati di Gundam dovete fare un salto a Odaiba, dove vi aspetterà un robottone alto come una casa!

Barca tipica

Ad Hozugawa abbiamo potuto provare una delle imbarcazioni tradizionali, pagando un prezzo decisamente NON ragionevole.

Ma lo rifarei.

I paesaggi sono mozzafiato e la natura, lì dove l’uomo non può arrivare con facilità, la fa da padrona. Tra pesci, tartarughe, aironi, uccelli colorati e gru.

In mezzo al fiume potreste essere affiancati da barche di mercanti che lanceranno corde verso la vostra imbarcazione e cercheranno di tentarvi proponendovi spuntini deliziosi e bibite freschissime.

Noi abbiamo provato il percorso in barca di Hozugawa ma avrei voluto avere il tempo di provare anche le navi antiche di Sado.

Una scusa per tornare, presto!

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Fotografare i tombini

Sì in Giappone sono belli anche i tombini per le strade. E le varie città fanno a gara per avere il design più bello. Nella foto il prode Momotaro, nella città di Okayama.

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Hiroshima

Si, lo so. Avevo detto che non avrei parlato di cose troppo conosciute ma devo fare una eccezione per il signor Mito Kosei, che era nel grembo di sua madre il 6 Agosto del 1945 e che ha deciso di dedicare la sua vita per combattere questo tipo di armi.

Lo trovate sotto la Genbaku Dome, la cupola rimasta in parte intatta malgrado l’impatto della bomba atomica.

Preparate stomaco e cuore prima di leggere i documenti che ha preparato per voi.

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Hotel a ore

Leggenda vuole che in Giappone esistano non solo i love hotels, quegli hotel nati per darsi alla pazza gioia, ma anche gli hotel a ore tematici. Cioè con un tema!

Ecco, sembra effettivamente che sia ormai solo una leggenda, perché a quanto pare non sono rimaste che le camere da letto normali, senza l’ambientazione pazza dei decenni passati. Ad Osaka potrete invece ancora trovare un love hotel dal tema “Hello Kitty” ma temo che la cosa da sexy possa trasformarsi presto in un incubo tutto rosa, gattini e cuori!

Per accedere al love hotel avrete a che fare solo con uno schermo, cliccando sul monitor potrete scegliere la stanza che vi piace di più e pagare. Il personale dell’albergo c’è ma vi parleranno solo attraverso una feritoia per far passare la voce e non potranno vedervi.

Quanto ci tengono alla privacy!

Pachinko

Il pachinko è una macchina infernale, e se avrete modo di entrare in una delle centinaia di sale gioco capirete di cosa parlo: DEL RUMORE ATROCE!, un gioco succhia soldi molto amato dai Giapponesi.

Noi abbiamo provato e perso immediatamente circa 10 euro ma attorno a noi qualcuno, e parlo di 2 -3 persone al massimo, aveva cestini pieni e pieni di palline d’argento.

A cosa servono le palline?
Ufficialmente possono essere scambiate con dei premi ma questo genere di business è in mano alla yakuza, la mafia giapponese, e non c’è dubbio che si vincano anche dei soldi.

E che se ne perdano tantissimi altri!

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Ridere come pazzi in un negozio assurdo

Eravamo entrati per comprare un maglietta. Si, lo so, dicono tutti così!
Arrivati al secondo piano ci siamo ritrovati di fronte ogni tipo di sex toy possibile ed immaginabile. Anzi, inimmaginabile che mai avrei pensato di vedere bambole a forma di donna pelouche (di pelo!) con un buco per… ehm. AIUTO!

Da fotografare, dai!

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Aprire un mutuo per mangiarvi un pezzo di frutta

In Giappone la frutta può arrivare a costare decine di euro. No, non la cassa di frutta ma il singolare pezzo.

Noi abbiamo deciso di prendere una pesca da 5 euro ed il sapore era particolarissimo: sapeva di tea!

Che dire. Se siete ricchi provate anche l’uva da 15 euro e fatemi sapere!

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Potrei stare qui a parlarvi di molto altro, dai Ryukan ai bastoncini della fortuna che vi consiglio di acquistare nei templi, dai massaggi giapponesi alla possibilità di indossare lo yukata per un giorno. Oppure dirvi di visitare Nara (per farvi mordere il sedere dai suoi splendidi e viziatissimi cervi) o di vedere il Godzilla di Shinjuku. Potrei consigliarvi il corso di cucina che ho fatto ad Osaka ma per tutte queste cose avete le guide!

Lo so, avevo detto solo 10 cose da fare in Giappone ed invece sono tante di più.

Ma andateci voi nel paese del sol levante a cercar di fare i precisi: non si può! Le cose belle sono ovunque e le vorrete avere e provare tutte.

Quindi?
Vi ho incuriosito un pochino?

Qualsiasi sia il vostro stile di viaggio vi consiglierei di leggere le guide, segnarvi le mete predilette, iniziare a sognarle e finalmente godervi il Giappone. Senza lesinare su nulla, cercando di vivere una esperienza serena ed autentica.

E’ un paese che vi rimarrà tra i ricordi più belli.

Ve lo prometto!

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VISITARE O VIVERE A MALTA?

VISITARE O VIVERE A MALTA?

San Giuliano

Di Malta ricorderò le costruzioni tutte gialle, le distanze piccole per andare da una parte all’altra dell’isola. Qualsiasi meta a venti minuti di macchina, quaranta quando vuoi esagerare.

Ricorderò la sensazione di essere in un mondo già visto, a metà tra la calda Tunisia ed una giornata spesa a piedi vicino Messina.

Malta è un luogo nel mezzo, un ventre caldo, un purgatorio.

Ricorderò i drivers all’aeroporto che aspettano i clienti con il cartello in mano.
Mai visti cosi tanti neanche in paesi molto poveri, sembrava la notte degli Oscar con tutti che ti guardano quando esci dalle porte degli arrivi.

Ricorderò i fichi d’india, non voluttuosi come quelli siciliani ma presenti a macchie, come i gatti che apparivano a decine e che non si fanno accarezzare. Ricorderò il cibo veramente buono e la sensazione di avere nostalgia di qualcosa di nostro: la Sicilia, appunto, che dopo Malta vorrei visitare ora, adesso.

Malta puoi visitarla in molti modi, io ti consiglierei di affittare una macchina.
In un solo giorno puoi visitare San Giuliano, la silenziona Mdina, la baia di Marsaxlokk e salire su una barchetta in direzione delle Blue Grotto.

Un altro potresti dedicarlo all’isola di Gozo.

Il terzo a Vittoriosa e Valletta ma in quest’ultimo caso la macchina la dovrai lasciare fuori dal centro.

Ryanair a questo itinerario di tre giorni pieni non aveva pensato e ci ha concesso il volo di ritorno dopo appena trenta ore e Gozo non è potuta essere. Ma voglio fidarmi dello slogan che dice “Gozo, the most rewarding extra mile“.
Io credo.

A Malta per un paio di euro forse vorrai prendere le imbarcazioni tipiche, i luzzi, io da mi sarei volentieri tuffata che mai nella mia vita l’acqua mi ha chiamata a se così. Ho messo una mano dentro al mare blu, ho chiuso gli occhi sognando che fosse Maggio e non più Aprile, per potermi immergere per davvero, con il costume ed un asciugamano ad aspettarmi a riva.

Malta è la vita di paese che non vorresti per te ma ti perdi ad annusare, è il vecchietto che sale una stradina gialla per tornare a casa, le mani dietro la schiena, la lentezza.
È la matrona che sbatte i tappeti al mattino e lascia fuori le lenzuola per cambiarne l’odore.

Malta è anche gli spazi aperti ma limitati, la sporcizia nel mare, il porto. I personaggi che ti chiedono i soldi per il parcheggio o per entrare nei bagni pubblici, una mancia, quello che vuoi signora, dicono fingendo che quella non sia una pretesa.

Ho depennato Malta dai posti nei quali vorrei vivere, troppo piccola, troppo vuota, tutto chiuso dopo una certa ora (a Calcara).
Due birre dopo però, ero all’aeroporto ed ho incontrato un ragazzo, lavorava al bar degli arancini e delle focacce tipiche.
Da Londra è scappato, mi dice e nel bene o nel male sta a Malta da cinque anni.

Deve lavorare tanto, fare due lavori come successe a noi altrove, che gli affitti per una casa decente sono arrivati a 750 euro.
“E la sera non ti annoi?”, gli chiedo, perché tornando a casa ho sempre trovato tutto spento, tutto chiuso, tutto silente.

“No, ogni sera c’è una festa o qualcosa da fare, da casa mia arrivo a piedi alla spiaggia e si può star svegli fino alle 4”.

Con due birre immagino di essere quel tipo di persona, quella da festa, mi iscrivo al gruppo “Italiani a Malta” e digito frenetica alla ricerca di informazioni per vivere qui.

Hanno i voli diretti con Roma, dice mio marito. Uno sta partendo proprio ora, alle ore 14. Due ore e queste persone scenderanno a Fiumicino, noi no, noi arriveremo tra quattro ore in Scozia e ci attenderà solo un taxi ed un tempo da lupi.

Vuoi vivere a Malta?
Ci sono delle cose che dovresti sapere e puoi scovarle qui o qui.

Io di mio posso dirti che Malta colora le guance, che le persone salutano in tre lingue diverse ed una di queste è una specie di Italiano ma che io ho parlato inglese tutto il tempo e questo spiega dove sono e come sono ora. La mia lingua quale è.

E le tasse?

Qualcuno dice che Malta sia la Silicon Valley d’Europa per noi informatici. La tassazione è a scaglioni, come in UK, con tasse dallo 0% al 35%. l’IVA è al 18% ma non ci sono tasse patrimoniali o di proprietà.
Varrebbe la pena di pensarci, giusto?

Malta, è una isola piccola che attraversi in meno di due ore.

Te la consiglierei per viverci?

Devo ancora capirlo per me.

Verso Blue Grotto
To Valletta
Upper Barrakka Gardens, Valletta

 

Se Malta ti interessa, due siti posso consigliarti, Malta Way ed il loro blog che fa venire voglia di trasferirsi.

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

Negli onsen con le donne Giapponesi

Negli onsen con le donne Giapponesi.

Ho un rapporto di amore e odio con i socials, in un certo senso sono il mio pane quotidiano ma di contro é qui che vedo brutture che mai avrei immaginato possibili, dal sessismo al bullismo, dall’omofobia alla mera stupidità, quella dichiarata con tanto di nome e cognome.

E’ a causa di internet che di recente ho realizzato che non sono state solo le riviste a dirci come essere o apparire, sorridere, bere, mangiare o mettere gambe e braccia per apparire più magre, spingendoci, in qualche caso, ad ammalarci.
Non sono state sole riviste, quelle che per anni abbiamo tacciato di volerci rendere insicure, a proporci modelli inarrivabili ed irreali perché poi, quando ne abbiamo avuta la possibilità, siamo state anche noi, tra di noi e con noi stesse, a contribuire allo stesso gioco.

Dai commenti sciocchi e velenosi che, purtroppo, sembrano non mancare mai, anche passati i sedici anni di età a quel primo filtro che riduceva nasi e rughe sparando sul viso una luce candida. Dalla prima App che ingrandiva gli occhi e definiva lo sguardo fino all’uso di Photoshop per ridurre l’umano fianchetto.

Possibilità dopo possibilità, le foto da copertina, quelle irrealistiche, siamo diventate noi, forse genuinamente alla ricerca di una foto bella, forse, e questo mi preoccupa, incapaci ed impossibilitate ad accettarci pienamente per quelle che siamo.

Sono per la libertà più pura, se le foto ritoccate ti rendono felice: falle! Mi terrorizza invece l’idea che in molti casi i filtri siano aggiunti come necessaria difesa contro un mondo che ci reputa sempre sbagliate e non ci sono scuse per far sentire inadeguata un’altra persona, per annientare un sorriso.

Per spiegarvi meglio voglio raccontarvi delle mie paure, per cominciare, così che il dito io possa puntarmelo contro.

Ho realizzato e scritto altrove che già da qualche anno io non cresco più, invecchio piuttosto. Tre anni fa e’ arrivata una ruga in mezzo agli occhi e prima dell’estate ho visto delle piccole linee sotto gli occhi e le ho trovate odiose. Le macchie sulla pelle sono aumentate, sono ingrassata e dimagrita tante volte, lasciando qui e lì piccoli segni che rimarranno, inutile fingere che non sia così.

Pensavo che per me sarebbe stato diverso – crescere fino ad invecchiare, intendo – non avevo realizzato che anche il mio corpo sarebbe cambiato tanto in fretta, che la palpebra dell’occhio avrebbe avuto una consistenza così diversa ed in così poco tempo.
Avevo un’amica che mi diceva “goditi i 20, che a trenta sarà tutto diverso“, io non le credevo. Erano solo 10 anni, dopotutto, quelli che ci dividevano. Ora invece so che aveva ragione, i venti spariscono in un attimo, portando via molto e aggiungendo tanto altro.

Io non uso filtri ne’ ritocchi, e’ vero, ma della società sono comunque spesso vittima quando metto in pratica certi meccanismi per realizzare uno scatto che mi piaccia e lo faccio senza neanche pensarci. Sposto il braccio per non far vedere la rotondità del fianco, piego le gambe per farle più snelle, ed ecco che le mie foto sono tutte uguali, cambiano solo i vestiti.

Queste cose non le cerco consapevolmente, sono dentro di me, da qualche parte le ho viste e qualcuno ce le ha messe. Io ce le ho fatte rimanere.

Pur con dei difetti, ci tengo ad essere me, ho iniziato a pubblicare anche le foto nelle quali oggi non mi piaccio perché domani mi piaceranno eccome e persino quando mi sono sposata e sapevo che avrei avuto gli occhi di tutti addosso (orrore), provai fastidio nel farmi fare la tinta per coprire qualche capello bianco, io non volevo proprio. Avrei preferito sposarmi con il mio colore di capelli naturali, non con quello proposto dalla modella sulla scatola. Non fui abbastanza ferma da impormi per quella sciocchezza e ancora mi dispiace, se ci penso, anche se la differenza di colore era davvero minima.

Di questa società continuo ad esser vittima perché se mi guardo con gli occhi di chi non mi ama, ecco che prenderei in mano l’elenco telefonico alla ricerca di un chirurgo che possa fermare il tempo. Altro che modificare il colore dei capelli!

Sono immersa nella nostra cultura dai piedi fino alla punta della testa e avevo tutte queste cose per la testa quando ho pensato che non era certo la prima volta che altre donne mi vedevano nuda.

In palestra capita, per esempio ed io malgrado i discorsi di cui sopra sono una donna confidente e non ho mai avuto problemi a mostrarmi nuda di fronte a nessuno.

Ma in Giappone, dentro a quell’onsen la situazione era un pelino diversa.

Sarebbe stata la mia prima volta da occidentale in mezzo ad un mucchio di giapponesi che, nella mia mente, erano minuscole e perfette, magre e aggraziate, proprio come nelle riviste. Sarei stata quella da sbirciare, la diversa, quella grossa ed in più con capelli rosso fuoco ed un tatuaggio abbastanza grande sulla spalla, tutte cose che i Giapponesi notano, notano eccome.

Malgrado i miei timori i bagni pubblici giapponesi, gli onsen, sono stati una esperienza quasi mistica, di piena sorellanza.

Quando entri nella sala termale non hai con te che un pezzo di sapone e altri piccoli prodotti da bagno, nessuna barriera dietro la quale poterti difendere, nascondere o schermarti.
Dovrai sedere su uno sgabello che, nel mio caso, mi é stato lanciato da una enorme matrona giapponese mezza claudicante che, notato il mio smarrimento e seppur senza una parola, é stata una grande alleata. L’ho trovata bellissima, con la pelle cadente, le mosse pratiche, gli occhi tranquilli.

Una volta seduta ho visto il mio corpo piegato di fronte ad uno specchio enorme. Con cura estrema ne ho pulito centimetro dopo centimetro, passando la saponetta alla maniera giapponese, che prevede lunghe sedute da 30 minuti necessarie a strofinare via anche l’ultima cellula di pelle vecchia.

Passati i primi attimi mi sono abituata a quell’aria umida e bianca e sebbene non volessi passare per irrispettosa o indiscreta, ho alzato gli occhi e sono stata accecata non dal vapore ma dal colore candido, unico, emanato dai corpi delle donne giapponesi.
Che ho amato, come sorelle.
Ed invidiato nella loro spontaneità quando, in gruppi di amiche e parenti, si raccontavano, ridendo, dentro le grandi vasche calde, i sederi uno accanto all’altro. Completamente a loro agio, malgrado la nudità, malgrado quel contatto fisico!

Avrei voluto essere una di loro ma non potrei immaginarmi a far lo stesso con le mie amiche, mi sentirei in imbarazzo, mentre per loro sembrava così facile e naturale.

Ho sorriso alle mamme che portavano con sé i bambini, maschi o femmine, introducendoli in quella cultura così bella, quella che ci mette nudi, tutti uguali, tutti veri, uno accanto all’altro, a rilassarci senza paura né pensieri, spiaggiati su un grosso masso o sulle sedute naturali delle vasche.
Godendo semplicemente del tempo che scorre e dei corpi che ci sono in qualche modo stati dati per provare piacere e benessere.

Una donna allattava di fronte a tutte, completamente beata e nuda come poteva essere Eva, attorno a noi camminavano donne bellissime di tutte le età. C’erano quelle alte e slanciate con un poco di pancetta – di quella che non va via neanche con la palestra, quelle con il seno svuotato da un bimbo o due. C’erano le grandi obese, c’erano le basse e le minuscole, le muscolose, quelle con il fisico a pera, quelle con i seni enormi e quelle con l’ombelico in fuori. C’erano seni e pubi di ogni tipo, sembianza e forma e andava bene così. Alcune anziane avevano una pelle grinzosa che precipitava sotto le braccia e urlava “nonna”, la nonna che ami e che vuole che mangi, che vuole che tu stia bene.

E’ stata una scorpacciata di vita, vera e autentica, senza filtri né schermi mentali, senza risatine né occhiatacce ed io potendo le avrei abbracciate tutte, dalla prima all’ultima.

E’ stata una esperienza che non so descrivere a parole ma stare vicina a tutti quei corpi femminili, semplicemente bellissimi ma imperfetti, a volte vecchi, decrepiti, cadenti, magri, secchi, slanciati, tonici, diversi, semplicemente diversi… mi ha fatto bene, mi ha ricordato la bellezza intrinseca dell’essere umano.

Ho amato ogni versione possibile della donna e sono uscita di lì con rinnovato amore per tutte noi, con amore per il mio corpo, del quale mi ero presa tanta cura e che, malgrado i suoi difetti, risultava veramente splendido, arrossato dal vapore e rilassato come era, dal calore dalle acque calde termali.

Rivestendomi, mi sono sorpresa a sorridere al mio riflesso allo specchio, pensando.

Ma che bello é, essere donna?