VISITARE O VIVERE A MALTA?

VISITARE O VIVERE A MALTA?

San Giuliano

Di Malta ricorderò le costruzioni tutte gialle, le distanze piccole per andare da una parte all’altra dell’isola. Qualsiasi meta a venti minuti di macchina, quaranta quando vuoi esagerare.

Ricorderò la sensazione di essere in un mondo già visto, a metà tra la calda Tunisia ed una giornata spesa a piedi vicino Messina.

Malta è un luogo nel mezzo, un ventre caldo, un purgatorio.

Ricorderò i drivers all’aeroporto che aspettano i clienti con il cartello in mano.
Mai visti cosi tanti neanche in paesi molto poveri, sembrava la notte degli Oscar con tutti che ti guardano quando esci dalle porte degli arrivi.

Ricorderò i fichi d’india, non voluttuosi come quelli siciliani ma presenti a macchie, come i gatti che apparivano a decine e che non si fanno accarezzare. Ricorderò il cibo veramente buono e la sensazione di avere nostalgia di qualcosa di nostro: la Sicilia, appunto, che dopo Malta vorrei visitare ora, adesso.

Malta puoi visitarla in molti modi, io ti consiglierei di affittare una macchina.
In un solo giorno puoi visitare San Giuliano, la silenziona Mdina, la baia di Marsaxlokk e salire su una barchetta in direzione delle Blue Grotto.

Un altro potresti dedicarlo all’isola di Gozo.

Il terzo a Vittoriosa e Valletta ma in quest’ultimo caso la macchina la dovrai lasciare fuori dal centro.

Ryanair a questo itinerario di tre giorni pieni non aveva pensato e ci ha concesso il volo di ritorno dopo appena trenta ore e Gozo non è potuta essere. Ma voglio fidarmi dello slogan che dice “Gozo, the most rewarding extra mile“.
Io credo.

A Malta per un paio di euro forse vorrai prendere le imbarcazioni tipiche, i luzzi, io da mi sarei volentieri tuffata che mai nella mia vita l’acqua mi ha chiamata a se così. Ho messo una mano dentro al mare blu, ho chiuso gli occhi sognando che fosse Maggio e non più Aprile, per potermi immergere per davvero, con il costume ed un asciugamano ad aspettarmi a riva.

Malta è la vita di paese che non vorresti per te ma ti perdi ad annusare, è il vecchietto che sale una stradina gialla per tornare a casa, le mani dietro la schiena, la lentezza.
È la matrona che sbatte i tappeti al mattino e lascia fuori le lenzuola per cambiarne l’odore.

Malta è anche gli spazi aperti ma limitati, la sporcizia nel mare, il porto. I personaggi che ti chiedono i soldi per il parcheggio o per entrare nei bagni pubblici, una mancia, quello che vuoi signora, dicono fingendo che quella non sia una pretesa.

Ho depennato Malta dai posti nei quali vorrei vivere, troppo piccola, troppo vuota, tutto chiuso dopo una certa ora (a Calcara).
Due birre dopo però, ero all’aeroporto ed ho incontrato un ragazzo, lavorava al bar degli arancini e delle focacce tipiche.
Da Londra è scappato, mi dice e nel bene o nel male sta a Malta da cinque anni.

Deve lavorare tanto, fare due lavori come successe a noi altrove, che gli affitti per una casa decente sono arrivati a 750 euro.
“E la sera non ti annoi?”, gli chiedo, perché tornando a casa ho sempre trovato tutto spento, tutto chiuso, tutto silente.

“No, ogni sera c’è una festa o qualcosa da fare, da casa mia arrivo a piedi alla spiaggia e si può star svegli fino alle 4”.

Con due birre immagino di essere quel tipo di persona, quella da festa, mi iscrivo al gruppo “Italiani a Malta” e digito frenetica alla ricerca di informazioni per vivere qui.

Hanno i voli diretti con Roma, dice mio marito. Uno sta partendo proprio ora, alle ore 14. Due ore e queste persone scenderanno a Fiumicino, noi no, noi arriveremo tra quattro ore in Scozia e ci attenderà solo un taxi ed un tempo da lupi.

Vuoi vivere a Malta?
Ci sono delle cose che dovresti sapere e puoi scovarle qui o qui.

Io di mio posso dirti che Malta colora le guance, che le persone salutano in tre lingue diverse ed una di queste è una specie di Italiano ma che io ho parlato inglese tutto il tempo e questo spiega dove sono e come sono ora. La mia lingua quale è.

E le tasse?

Qualcuno dice che Malta sia la Silicon Valley d’Europa per noi informatici. La tassazione è a scaglioni, come in UK, con tasse dallo 0% al 35%. l’IVA è al 18% ma non ci sono tasse patrimoniali o di proprietà.
Varrebbe la pena di pensarci, giusto?

Malta, è una isola piccola che attraversi in meno di due ore.

Te la consiglierei per viverci?

Devo ancora capirlo per me.

Verso Blue Grotto
To Valletta
Upper Barrakka Gardens, Valletta

 

Se Malta ti interessa, due siti posso consigliarti, Malta Way ed il loro blog che fa venire voglia di trasferirsi.

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IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

Ho un rapporto di amore e odio con i socials, in un certo senso sono il mio pane quotidiano ma di contro é qui che vedo brutture che mai avrei immaginato possibili, dal sessismo al bullismo, dall’omofobia alla mera stupidità, quella dichiarata con tanto di nome e cognome.

E’ a causa di internet che di recente ho realizzato che non sono state solo le riviste a dirci come essere o apparire, sorridere, bere, mangiare o mettere gambe e braccia per apparire più magre, spingendoci, in qualche caso, ad ammalarci.
Non sono state sole riviste, quelle che per anni abbiamo tacciato di volerci rendere insicure, a proporci modelli inarrivabili ed irreali perché poi, quando ne abbiamo avuta la possibilità, siamo state anche noi, tra di noi e con noi stesse, a contribuire allo stesso gioco.

Dai commenti sciocchi e velenosi che, purtroppo, sembrano non mancare mai, anche passati i sedici anni di età a quel primo filtro che riduceva nasi e rughe sparando sul viso una luce candida. Dalla prima App che ingrandiva gli occhi e definiva lo sguardo fino all’uso di Photoshop per ridurre l’umano fianchetto.

Possibilità dopo possibilità, le foto da copertina, quelle irrealistiche, siamo diventate noi, forse genuinamente alla ricerca di una foto bella, forse, e questo mi preoccupa, incapaci ed impossibilitate ad accettarci pienamente per quelle che siamo.

Sono per la libertà più pura, se le foto ritoccate ti rendono felice: falle! Mi terrorizza invece l’idea che in molti casi i filtri siano aggiunti come necessaria difesa contro un mondo che ci reputa sempre sbagliate e non ci sono scuse per far sentire inadeguata un’altra persona, per annientare un sorriso. Per spiegarvi meglio voglio raccontarvi delle mie paure, per cominciare, così che il dito io possa puntarmelo contro.

Ho realizzato e scritto altrove che già da qualche anno io non cresco più, invecchio piuttosto. Tre anni fa e’ arrivata una ruga in mezzo agli occhi e prima dell’estate ho visto delle piccole linee sotto gli occhi e le ho trovate odiose. Le macchie sulla pelle sono aumentate, sono ingrassata e dimagrita tante volte, lasciando qui e lì piccoli segni che rimarranno, inutile fingere che non sia così.

Pensavo che per me sarebbe stato diverso – crescere fino ad invecchiare, intendo – non avevo realizzato che anche il mio corpo sarebbe cambiato tanto in fretta, che la palpebra dell’occhio avrebbe avuto una consistenza così diversa ed in così poco tempo.
Avevo un’amica che mi diceva “goditi i 20, che a trenta sarà tutto diverso“, io non le credevo. Erano solo 10 anni, dopotutto, quelli che ci dividevano. Ora invece so che aveva ragione, i venti spariscono in un attimo, portando via molto e aggiungendo tanto altro.

Io non uso filtri ne’ ritocchi, e’ vero, ma della società sono comunque spesso vittima quando metto in pratica certi meccanismi per realizzare uno scatto che mi piaccia e lo faccio senza neanche pensarci. Sposto il braccio per non far vedere la rotondità del fianco, piego le gambe per farle più snelle, ed ecco che le mie foto sono tutte uguali, cambiano solo i vestiti.

Queste cose non le cerco consapevolmente, sono dentro di me, da qualche parte le ho viste e qualcuno ce le ha messe. Io ce le ho fatte rimanere.

Pur con dei difetti, ci tengo ad essere me, ho iniziato a pubblicare anche le foto nelle quali oggi non mi piaccio perché domani mi piaceranno eccome e persino quando mi sono sposata e sapevo che avrei avuto gli occhi di tutti addosso (orrore), provai fastidio nel farmi fare la tinta per coprire qualche capello bianco, io non volevo proprio. Avrei preferito sposarmi con il mio colore di capelli naturali, non con quello proposto dalla modella sulla scatola. Non fui abbastanza ferma da impormi per quella sciocchezza e ancora mi dispiace, se ci penso, anche se la differenza di colore era davvero minima.

Di questa società continuo ad esser vittima perché se mi guardo con gli occhi di chi non mi ama, ecco che prenderei in mano l’elenco telefonico alla ricerca di un chirurgo che possa fermare il tempo. Altro che modificare il colore dei capelli!

Sono immersa nella nostra cultura dai piedi fino alla punta della testa e avevo tutte queste cose per la testa quando ho pensato che non era certo la prima volta che altre donne mi vedevano nuda.

In palestra capita, per esempio ed io malgrado i discorsi di cui sopra sono una donna confidente e non ho mai avuto problemi a mostrarmi nuda di fronte a nessuno.

Ma in Giappone, dentro a quell’onsen la situazione era un pelino diversa.

Sarebbe stata la mia prima volta da occidentale in mezzo ad un mucchio di giapponesi che, nella mia mente, erano minuscole e perfette, magre e aggraziate, proprio come nelle riviste. Sarei stata quella da sbirciare, la diversa, quella grossa ed in più con capelli rosso fuoco ed un tatuaggio abbastanza grande sulla spalla, tutte cose che i Giapponesi notano, notano eccome.

Malgrado i miei timori i bagni pubblici giapponesi, gli onsen, sono stati una esperienza quasi mistica, di piena sorellanza.

Quando entri nella sala termale non hai con te che un pezzo di sapone e altri piccoli prodotti da bagno, nessuna barriera dietro la quale poterti difendere, nascondere o schermarti.
Dovrai sedere su uno sgabello che, nel mio caso, mi é stato lanciato da una enorme matrona giapponese mezza claudicante che, notato il mio smarrimento e seppur senza una parola, é stata una grande alleata. L’ho trovata bellissima, con la pelle cadente, le mosse pratiche, gli occhi tranquilli.

Una volta seduta ho visto il mio corpo piegato di fronte ad uno specchio enorme. Con cura estrema ne ho pulito centimetro dopo centimetro, passando la saponetta alla maniera giapponese, che prevede lunghe sedute da 30 minuti necessarie a strofinare via anche l’ultima cellula di pelle vecchia.

Passati i primi attimi mi sono abituata a quell’aria umida e bianca e sebbene non volessi passare per irrispettosa o indiscreta, ho alzato gli occhi e sono stata accecata non dal vapore ma dal colore candido, unico, emanato dai corpi delle donne giapponesi.
Che ho amato, come sorelle.
Ed invidiato nella loro spontaneità quando, in gruppi di amiche e parenti, si raccontavano, ridendo, dentro le grandi vasche calde, i sederi uno accanto all’altro. Completamente a loro agio, malgrado la nudità, malgrado quel contatto fisico!

Avrei voluto essere una di loro ma non potrei immaginarmi a far lo stesso con le mie amiche, mi sentirei in imbarazzo, mentre per loro sembrava così facile e naturale.

Ho sorriso alle mamme che portavano con sé i bambini, maschi o femmine, introducendoli in quella cultura così bella, quella che ci mette nudi, tutti uguali, tutti veri, uno accanto all’altro, a rilassarci senza paura né pensieri, spiaggiati su un grosso masso o sulle sedute naturali delle vasche.
Godendo semplicemente del tempo che scorre e dei corpi che ci sono in qualche modo stati dati per provare piacere e benessere.

Una donna allattava di fronte a tutte, completamente beata e nuda come poteva essere Eva, attorno a noi camminavano donne bellissime di tutte le età. C’erano quelle alte e slanciate con un poco di pancetta – di quella che non va via neanche con la palestra, quelle con il seno svuotato da un bimbo o due. C’erano le grandi obese, c’erano le basse e le minuscole, le muscolose, quelle con il fisico a pera, quelle con i seni enormi e quelle con l’ombelico in fuori. C’erano seni e pubi di ogni tipo, sembianza e forma e andava bene così. Alcune anziane avevano una pelle grinzosa che precipitava sotto le braccia e urlava “nonna”, la nonna che ami e che vuole che mangi, che vuole che tu stia bene.

E’ stata una scorpacciata di vita, vera e autentica, senza filtri né schermi mentali, senza risatine né occhiatacce ed io potendo le avrei abbracciate tutte, dalla prima all’ultima.

E’ stata una esperienza che non so descrivere a parole ma stare vicina a tutti quei corpi femminili, semplicemente bellissimi ma imperfetti, a volte vecchi, decrepiti, cadenti, magri, secchi, slanciati, tonici, diversi, semplicemente diversi… mi ha fatto bene, mi ha ricordato la bellezza intrinseca dell’essere umano.

Ho amato ogni versione possibile della donna e sono uscita di lì con rinnovato amore per tutte noi, con amore per il mio corpo, del quale mi ero presa tanta cura e che, malgrado i suoi difetti, risultava veramente splendido, arrossato dal vapore e rilassato come era, dal calore dalle acque calde termali.

Rivestendomi, mi sono sorpresa a sorridere al mio riflesso allo specchio, pensando.

Ma che bello é, essere donna?