Ricordi di un viaggio a Yangon, in Myanmar: cosa fare in Birmania?

Ricordi di un viaggio a Yangon, in Myanmar: cosa fare in Birmania?

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon
I mille colori del mercato di Yangon.

Se penso al nostro viaggio a Yangon, mi ricordo quella sensazione di essere una delle pochissime occidentali e probabilmente l’unica con i capelli rosa. Questo ha voluto dire essere facilmente riconoscibile come turista dai tassisti, che hanno suonato continuamente il clacson per farci salire ma anche essere seguita in bagno da una locale per un selfie.

Selfie che esiste da qualche parte nell’internet e vede me pallida come non mai, con il mal di pancia per un possibile colera che ha segnato i nostri primi sette giorni in Asia.

Pochi turisti occidentali, pensiamo di aver contato solo 10 bianchi durante questo viaggio ma purtroppo due di questi rientravano nella categoria della peggiore specie, quella di chi si sposta con il denaro in mano per comprare le ragazze del posto.

Malgrado questo, i locali ci sono sembrati fiduciosi e gentili verso i turisti che ancora non hanno massacrato questo paese, cambiandolo per farne un parco giochi a misura dei vacanzieri, come è invece accaduto in altre parti viste del mondo. I mercati sono autentici, non si vendono calamite o stupidate tutte uguali di plastica, ed in generale respiri un’aria schietta e vera che raramente troverai nel mondo.

Durante il tuo viaggio a Yangon lo shock culturale sarà forte, è la città dove ho visto gli scarafaggi più grandi e anche i topi più grossi e li ho visti ai mercati, accanto al cibo venduto. Ho visto pesce tagliato in ceste e venduto sotto il sole, senza ghiaccio né frigorifero e nello stesso modo ho visto vendere la carne, con le mosche che ronzavano attorno, impazzite da tutto quel ben di Dio.

Pesce sotto al sole fino a chiusura del mercato, Yangon

A Yangon l’odore delle fogne sale forte e quando cammini devi stare attento perché il marciapiede si interrompe passo dopo passo e puoi cadere giù, le lastre sono tutte sbeccate e alcune vengono proprio rimosse, lasciando il pedone a fare i conti con qualche preoccupazione in più.

viaggio a yangon, cosa fare a yangon, mercati di yangon, marciapiedi myanmar, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, marciapiedi yangon
Occhi a terra mentre cammini a Yangon, mi raccomando!

Non è stato solo questo il Myanmar, però, è stato il paese dove abbiamo visto una generosità che non ci aspettavamo. Monaci sfamare decine di cani randagi e abbiamo visto fare lo stesso ai locali, che condividevano il riso con gli animali magri e perennemente affamati.

Durante il nostro viaggio a Yangon abbiamo visto dare, più che prendere.

Ci è stata offerta acqua da bere che non avevamo neanche chiesto, dolcetti da una signora che non aveva il resto e preferiva regalarci un bene da 7 centesimi che accettare la nostra banconota da 3 euro. Si sono fermati quando parlavano inglese, raccontandoci la bellezza delle pagode e senza volere nulla in cambio.

Ci sono state anche contrattazioni a perdere e qualche fregatura rifilata perché turisti ma se penso a quei giorni mi tornano in mente sempre e solo loro, i locali fasciati nelle lunghe gonne strette, tutti a lavorare, camminando veloci per le strade o muovendosi dentro i piccoli locali polverosi che si affacciano sulla strada.

Abbiamo potuto osservare alcuni usi locali, dal masticare continuamente e sputare a terra le foglie delle noci di betel, spezie e calce (causa, purtroppo, di cancro) al dipingersi il viso con la thanaka, una pasta gialla che proteggerebbe la pelle da sole e invecchiamento.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon, masticare in myanmar, cosa masticano in myanmar, cosa masticano a yangon, masticare a yangon, masticare betel, noci di betel, betel cancro
La preparazione delle foglie con le noci di betel, da masticare e sputare in terra.

La nostra esperienza a Yangon è iniziata prendendo una SIM locale per collegarci ad internet e l’operatrice ha impostato per noi il cellulare, rendendoci di nuovo connessi al mondo esterno, questo già in aeroporto. La nostra stanza alla Myat Guest House era gestita da ragazzi splendidi che parlavano inglese, al costo di 7 euro a persona a notte e con colazione inclusa. Abbiamo trovato piccoli gechi arrampicati alla terrazza e mangiato noodles con lo zucchero al mattino, godendo di una vista sulla città che ci pareva bellissima. Il whisky a Yangon costa meno di un euro (la bottiglia!), l’acqua meno di 20 centesimi ed i 7/11 assomigliano molto ai konbini giapponesi che tanto ho amato.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon , yangon
Tra le strade di Yangon

Prima di entrare nei templi è necessario togliere le scarpe e coprirsi, quando sei donna (e quindi chiaramente peccaminosa). Ne vale la pena perché vedrete luoghi di preghiera che mozzano il fiato e qualche volta anche delle statue kitsch che farete fatica a comprendere. La colpa potrebbe essere del Jetlag, personalmente il più forte mai avuto prima che ho trascinato per più di una settimana.

Nel nostro viaggio a Yangon non abbiamo avuto paura né avvertito pericoli. Il Myanmar è tra i paesi più poveri del mondo ma fortemente in crescita e le zone battute dai turisti sono più tranquille di altre dove raramente puoi mettere piede. Ma sto parlando di rischi per la popolazione più che dei turisti, essere nati in Birmania vuol dire infatti avere a che fare con corruzione, regime repressivo e uccisioni (non ultimo un genocidio a danno dei musulmani).

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon, acqua in myamar, acqua da bere a yangon, bere acqua in asia
Bere acqua in Myanmar? Preferite le bottiglie per evitare problemi.

Come turista penso di aver amato tutto di Yangon e penso che dobbiate avere la pazienza di girarvela a piedi sotto al sole o con la pioggia dei monsoni per capirla bene, non abbiate paura di sporcarvi le mani, di entrare in contatto e di provare a capire.

Avrete molto di bello, indietro, dal vostro viaggio a Yangon.

Consigli pratici per un viaggio a Yangon:

Se avete già letto il mio articolo su come organizzare un viaggio nel sud est asiatico, saprete anche che in Myanmar avrete bisogno di un visto e che questo sarà acquistabile online al costo di 50 dollari americani. Saprete anche quale adattatore per la corrente portare con voi e diversi altri suggerimenti utili, come il fatto di lavarsi i denti con l’acqua delle bottiglie, per precauzione.

In linea generale, il dollaro americano è largamente accettato e la moneta locale prelevabile al bancomat di qualsiasi 7/11. Tra le pagode, la Shwedagon Paya è senza dubbio una meta da raggiungere, non ve ne pentirete ed in tutto quell’oro non potrete che riflettere un poco sulle contraddizioni del Myanmar. Per vedere un Buddha gigantesco in una delle sue posizioni più classiche (sdraiato), non perdetevi invece la Chaukhtatgyi Pagoda.

Sulle guide vi consiglieranno un giro sulla Yangon Circle Line, un treno circolare che corre lungo il perimetro della città, con venditori che cercheranno di vendervi cibo e oggetti. Abbiamo letto recensioni contrastanti al riguardo e purtroppo non siamo nella condizione di poter confermare se ne valga la pena o meno: era in manutenzione quando ad Agosto siamo stati in Birmania.

Abbiamo personalmente trovato non troppo affascinante il lago artificiale Kandawgyi che troverete sulle guide, raggiungetelo ma se non dovesse piacervi, fatevi rapire dalla bellezza di uno dei mercatini locali e prestate attenzione agli abitanti del Myanmar. Con i loro vestiti stretti e le gonne fascianti, vi mostreranno una realtà molto diversa da quella alla quale siete abituati.

Una volta a Yangon capirete però che nei piccoli templi ci si inciampa letteralmente, così come nelle pagode minori.

Lasciatevi incantare da questa insolita meta.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon. uomini con la gonna in myanmar, gonna a yangon, uomini con la gonna, coppie in myanmar
Due locali.

Una menzione speciale la devo al volo. Ho personalmente trovato un incubo la tratta fatta con Emirates da Dubai a Yangon, con l’aereo che non ha smesso un secondo di ballare da destra a sinistra. Non scrivo questo per allarmare eventuali viaggiatori ma per dirvi che ho parlato con diverse persone che sono esperte di quella tratta ed è normale, nulla di pericoloso.

viaggio a yangon, cosa fare in birmania, cosa fare a yangon, mercati di yangon, pagoda di yangon, cosa fare in myanmar, myanmar pericoloso, pagoda myanmar, pagoda yangon , dubai yangon, volare con emirates, aereo emirates, volo turbolento
Volare a Yangon con Emirates

Vedrete anzi, che bello, essere da soli in aeroporto in caso di voli interni o verso la Thailandia. Un aeroporto tutto per noi non lo avevamo davvero mai visto!

Si conclude qui questa piccola guida, vi lascio alle mie storie su Instagram, girate mentre ero a Yangon. Date un’occhiata per sapere cosa vi aspetta dall’altra parte del mondo.

Annunci
Come organizzare un viaggio nel sud est asiatico: itinerario, dritte e info utili

Come organizzare un viaggio nel sud est asiatico: itinerario, dritte e info utili

viaggio nel sud est asiatico, sud est asia, sud est asiatico, viaggiare in myanmar, viaggiare in thailandia, andare in cambogia, viaggio ad hong kong, viaggiare in vietnam

32 giorni, 580.000 passi, 390 kilometri a piedi, 9 città, 12 aerei ed una manciata di pullman. Questo è stato il nostro viaggio nel Sud Est Asiatico quando, freschi di laurea e con il lavoro ad aspettarci a Edimburgo, questa estate abbiamo potuto realizzare un sogno e passare un intero mese tra Myanmar (Yangon), Thailandia (Chiang Mai e Bangkok), Cambogia (Angkor Wat, Phomn Penh), Vietnam (Ho Chi Minh, Hoi An e Hanoi) e Hong Kong.

L’Asia ha da sempre un fascino incredibile su di noi ma più il viaggio si avvicinava e più ci rendevamo conto di avere anche tante paure e altrettanti pregiudizi.

In un viaggio nel Sud Est Asiatico devi mettere in conto diverse cose, dalle intossicazioni alimentari alla dengue, da qualche fregatura a qualche truffa e poi i pericoli seri e quelli atmosferici, monsoni compresi. Se poi deciderai di chiedere all’internet: apriti cielo, leggerai ogni tipo di avventura andata storta e ti chiederai se sarai in grado di farcela.

Non per nulla, durante il viaggio diverse persone mi hanno scritto per dire che avevo coraggio. Coraggio per gli scarafaggi giganti, per i topi, per la mancanza di igiene, per l’odore sempre così forte e via dicendo.

È successo però che a quel punto lì le mie paure erano a zero, ero in viaggio e stavo vivendo il mio percorso. Una volta che sei lì la percezione cambia e, a meno di imprevisti, ti accorgi che erano solo paure e che l’intera esperienza valeva le preoccupazioni del pre-partenza, quelle di chi ignora e non conosce.

Un viaggio così te lo devi godere. In silenzio, a volte in punta di piedi come quando entri nel privato di qualcuno e senza mai scordarti del tuo privilegio e delle tue possibilità.

Nel Sud Est Asiatico ho lasciato un pezzo di cuore, un pezzo grosso che non sapevo neanche di poter sentir battere così forte. Ho pianto, come una bambina, in Cambogia, sono stata smentita dai miei pregiudizi in Thailandia e sussultato in Vietnam, ho aperto gli occhi in Myanmar e compreso fino all’ultima delle mie fortune che ormai ero ad Hong Kong, nel pieno del periodo delle manifestazioni contro la polizia. 

Non c’è nulla che non rifarei ed ora vi racconto come si organizza un viaggio nel sud est asiatico senza l’aiuto di nessun tour operator e di nessuna agenzia ma limitandomi a ciò che ho vissuto in prima persona: non parlerò di paesi che non ho visitato questa volta se non per un piccolo accenno a Bali, meta di passate vacanze.

Per ogni altra informazione, scrivete una mail o ci vediamo su Instagram o Facebook.

Quanti soldi servono per un viaggio nel sud est asiatico?

Direi che questa domanda sia molta personale ma su Instagram ho cercato di dire ogni volta il costo di quello che compravo o facevo. Puoi vedere negli archivi le mie storie su Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietnam ed Hong Kong, per farti una idea.

In linea generale, e tolto il volo, un viaggio così può costare veramente poco ma è anche possibile viaggiare comodamente con un piccolo prezzo o esagerare, in base alle tue tasche e quanto vuoi e puoi permetterti. Per i pernottamenti potreste pagare anche solo un dollaro al giorno (già, davvero) e per mangiare tra i 5 ed i 10. Ma dipende da te, da quello che vuoi fare.

Molte attività hanno prezzi per turisti e quindi, in quel caso, meno di 50 euro difficilmente li spenderai e per visitare determinate attrazioni verrai anche tassato. Ti chiederanno qualche moneta per entrare nei templi, se sei straniero e per visitare mete turistiche come Angkor Wat (Siem Rep, Cambogia) ti chiederanno 37 dollari per un giorno e 62 per 3. Parte di quelle cifre finiscono in beneficienza (2 dollari per il biglietto giornaliero).  In Thailandia invece verrai tassato, indipendentemente dall’ammontare richiesto, 200 bath (circa 6 euro o 7 dollari) ogni volta che prelevi i soldi, per volere di una legge del Re che la sa lunga su come trattare i turisti.

Per il volo di 16 ore, noi abbiamo viaggiato con Emirates ed il costo è stato di 1400 sterline per due persone e con scalo a Dubai. Ma come sapete, con i voli dipende dal periodo e da quanto prima puoi prenotarli, fatti un giro su SkyScanner.

Quanti giorni dedicare ad un viaggio in questa parte dell’Asia?

Online leggi storie di persone che questo viaggio lo percorrono in mesi ma devo ammettere che a noi trentadue giorni sono bastati per non avere rimpianti. Ci sarebbe stata la possibilità di passare per la Malesia, per Laos o di scendere fino a Singapore ma sinceramente abbiamo apprezzato ogni scelta fatta ed ogni città attraversata.

Il solo volo prende un giorno pieno di viaggio e questo va considerato quando si organizza un viaggio simile, pertanto consiglio almeno 2 settimane per avere abbastanza il tempo per riprendersi dal jetlag e girare le città che avete selezionato senza correre.

Un possibile Itinerario nel Sud Est Asiatico: Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietnam e Hong Kong

Nella mappa potete vedere il nostro itinerario e farvi una idea ma la decisione non è stata affatto facile o scontata, abbiamo dovuto informarci molto per capire cosa ci piacesse e cosa ci convenisse, anche.  Quello che vi suggerirei è di chiedere: chiedere a chi c’è stato e studiare prima della partenza, guardando video e documentari per capire cosa vi interessa davvero e cosa siete disposti a fare per arrivare fin lì (non solo treni scomodi e assenza di bagni come li intendete voi ma anche zone malariche o a rischio di encefalite giapponese e via dicendo).

viaggio nel sud est asiatico, sud est asia, sud est asiatico, viaggiare in myanmar, viaggiare in thailandia, andare in cambogia, viaggio ad hong kong, viaggiare in vietnam
Il nostro itinerario di 32 giorni nel sud est asiatico: Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietname e Hong Kong.

Serve il visto per Birmania, Thailandia, Vietnam, Cambogia e Hong Kong?

Prima della partenza è sempre bene verificare la situazione su Viaggiare Sicuri che è un servizio della Farnesina ma prima di entrare nel vivo del discorso voglio dirvi di non pagare agenzie per svolgere per voi queste pratiche. Se mettete da parte il visto per la Cina (lungo e complesso), gli altri sono facilissimi da ottenere. Vediamo come:

Il visto per il Myanmar potete acquistarlo online al costo di 50 dollari e viene rilasciato solitamente entro 3 giorni. Facile e veloce.

Appena meno costoso è il visto per la Cambogia, acquistabile anche questo online al prezzo di 36 dollari.

Per visitare la Thailandia non è necessario nessun visto per i cittadini Italiani: vi applicheranno solo un timbro all’aeroporto o al confine. A partire dall’entrata avrete 30 giorni da spendere all’interno del paese, se vorrete restare di più dovrete parlarne prima con l’Ambasciata e attenti: rischiate la prigione se senza autorizzazione.

Sono esentati dal richiedere il visto anche coloro che visitano per meno di 15 giorni il Vietnam mentre rimane obbligatorio per durate superiori.

Contrariamente alla Cina, Hong Kong non richiede alcun visto agli Italiani che intendono visitare la regione speciale fino ad un massimo di 90 giorni. Anche qui, in aeroporto metteranno un timbro sul passaporto e vi daranno una scheda identificativa da corservare. A noi, personalmente, non l’hanno chiesta indietro.

Questo post non parla dell’Indonesia ma essendoci stata, posso dirvi che anche lì non vi chiederanno alcun visto e potrete stare a Bali, per esempio, fino a 30 giorni dal vostro arrivo.

In linea di massima, non scordate di avere sempre una validità di almeno 6 mesi sul vostro passaporto o le cose potranno complicarsi e l’entrata esservi negata.

Dove dormire in Birmania, Thailandia, Vietnam, Cambogia e Hong Kong?

La scelta più veloce di solito è Booking ma se vorrete provare Agoda, il corrispettivo asiatico, non sarete davvero delusi. Le accommodations sono le stesse (e molte di più) ed i prezzi solitamente un pelo più bassi. In molti casi non dovrete neanche lasciare un deposito e di conseguenza non vi servirà la carta di credito.

Figo, no?

Come viaggiare tra un paese e l’altro nel sud est asiatico? Aereo, treni o bus?

La nostra idea iniziale sarebbe stata di muoverci solo con bus e treni locali ma avendo solo un mese e volendo ottimizzare i tempi, abbiamo scelto di utilizzare massivamente gli spostamenti aerei. Alla fine del nostro viaggio ne avevamo presi 12. Se sceglierete questo mezzo, tenete conto che spesso la durata indicata non è quella reale, in molti casi il nostro volo è durato meno della metà di quanto dichiarato.

Inoltre, i voli interni e tra i vari paesi cambiano spessissimo orario. Anche 2 o 3 volte, controllate quindi le vostre emails prima della partenza.

Per passare il confine tra la Cambogia ed il Vietnam abbiamo utilizzato un bus che si è rivelato una buona scelta ma ci sono da considerare diverse cose oltre al tempo impiegato ed una di queste è che una volta sul mezzo c’è il rischio che nessuno parli inglese. Inoltre, al confine perderete il Wi-Fi (sì, avete prenotato un bus con il WI-FI ma questo, scoprirete, non conta) e quindi anche tutti i vostri riferimenti. Il passaggio alla dogana è un esercizio di fiducia perché i vostri passaporti saranno ritirati dal driver o da una terza persona che non saprà dirvi una parola di inglese ma una volta al confine e dopo un salire e scendere dal bus (due volte) per essere accolti da militari e – se siete fortunati – scarafaggi giganti, dovrebbe essere filato tutto liscio: avrete il vostro visto.

Esiste Uber in Vietnam, Myanmar, Thailandia e Cambogia?

Uber, o meglio il suo corrispettivo Grab, esiste e va alla grande. Non sempre è legale, per esempio all’aereoporto di Bangkok era vietato con tanto di cartelli ma non per strada. O almeno, era pieno di drivers.

L’applicazione di Grab funziona benissimo ed esattamente come Uber, ti consente di sapere in anticipo il costo – davvero piccolo – del viaggio. Malgrado l’aiuto della tecnologia, qualche volta il tuo driver non saprà leggere la mappa e ci vorrà un poco di pazienza.

In realtà questa App è davvero molto bella perché permette di lavorare con i turisti anche coloro che non parlano una parola di inglese e sono tanti.

Diversi tassisti ci hanno, a malincuore, mandati via perché non sapevano leggere il nostro alfabeto e non riconoscevano quindi l’indirizzo dell’hotel. Con Grab questi problemi non ci sono.

A seconda del paese nel quale sei, potrai prenotare una macchina ma anche una moto dopo puoi salire anche in 3 (compreso il guidatore) o un delizioso tuk tuk. Su quest’ultimo ci sono salita in qualche occasione ma sempre pensando di morire mentre sfrecciavano nel traffico senza nulla a dividere tra me e l’asfalto ma… son cose da provare!

Come sono i bagni in Thailandia, Myanmar, Vietnam e Cambogia?

Vi farà sorridere ma questa è una delle domande più ricorrenti nei vari forum ed è anche comprensibile. Io posso dire che ne vedrete delle belle ma che questo mio consiglio vi salverà: portatevi sempre dietro un rotolo di carta igienica.

Nella maggioranza dei casi, troverete infatti il doccino, strumento intelligente molto amato dai locals che sicuramente potrà fare anche al caso dei turisti. Solo che schizza ovunque e non per niente calpesterete molti bagni con i pavimenti belli bagnati e… in quelli dei templi mi è capitato di doverci entrare scalza.

Nelle zone turistiche qualche volta troverete della carta igienica a disposizione o acquistabile ma sarà abbastanza raro. Portate un rotolo con voi e non ve ne pentirete.

A quel punto però seguite bene le istruzioni che trovatesulle porte dei bagni: in diversi casi le tubature non reggerebbero la carta, che andrà quindi gettata nei secchi. Paese che vai, regole che trovi.

In quasi tutti i paesi che ho citato, l’odore delle fognature era una costante per strada ma nulla batterà il Myanmar. Eppure, davvero, ci si abitua a tutto ed il gioco vale la candela.

I bagni del sud est asiatico, bagni in asia
Ualla, che bel bagno in Myanmar!
a piedi scalzi nei templi, scalzi in asia, scalzi nel sud est asiatico
Scalza nei templi. Scalza nei bagni dei templi. #sopravvissuta

Cosa evitare assolutamente nel sud est asiatico? Truffe, turismo sessuale e sfruttamento animale

Dal ragazzo che ha dato il suo cellulare ad un autista Grab per controllare un indirizzo e si è visto portar via lo stesso, incredulo, a quello che è stato aiutato da un locale con un perfetto inglese che lo ha accompagnato a fare un giro dei suoi amici venditori anziché al Palazzo Reale, le truffe sono all’ordine del giorno ed in diversi casi vi capiteranno situazioni un po’ al limite. Ci sarà la persona dalla quale vorrai comprare un dolcetto ma che continuerà a riempire la busta fingendo di non parlare più inglese o quello che applicherà una maxi tassa sul tuo acquisto. Sta a te decidere come prendere questi episodi, io ho deciso che non valeva la pena di prendermela ed in molti casi ho riflettuto sulla mia fortuna di turista occidentale. Vuol dire che i turisti vadano spennati? No, però io non me la sono presa.

Se siete su questa pagina mi auguro non siate tra i rappresentanti di quella atroce fetta di persone che ci rende il primo paese a fare turismo sessuale, perché chiaramente sareste tra i peggiori esempi della nostra Italia.

Evitate anche di aumentare il business legato alle donne giraffa, non vi è nulla di meraviglioso, solo essere umani che condannate a modificare il proprio corpo per le vostre foto.

Un altro aspetto assolutamente evitabile è lo sfruttamento animale: dite NO alle tigri sedate e picchiate per la vostra foto ricordo e NO allo sfruttamento di scimmie ed elefanti. Questo articolo non parla di Bali né dell’Indonesia ma nel dubbio, dite NO anche al caffè dei Luwak.

Dicendo sì, alimenterete sfruttamento e sofferenza.

tusismo sessuale in asia, turismo sessuale nel sud est asiatico, turismo sessuale in thailandia, turismo sessuale
Spettacoli per il turismo sessuale con esemplari maggiorenni (nel poster).

Malaria, Encefalite Giapponese, Colera e altre malattie che troverete tra Thailandia, Myanmar, Vietnam e Cambogia. E sì, anche ad Hong Kong!

Tra le numerose preoccupazioni che avevamo c’era il discorso delle malattie che potresti prenderti una volta nel sud est asiatico. Dopo diversi viaggi dal nostro GP (il centro medico: viviamo in Scozia e non in Italia), le nostre paure sono scese di parecchio ma abbiamo preso comunque delle precauzioni che troverai nel capitolo successivo e deciso, in alcuni casi, di vaccinarci.

Quali malattie ci preoccupavano all’idea di camminare tra Myanmar, Thailandia, Vietnam, Cambogia e ad Hong Kong?

La prima era la malaria, una malattia che uccide 435mila persone ogni anno, soprattutto negli angoli più remoti del mondo. Per ammalarsi di malaria basta una puntura lasciata sulla nostra pelle dalla zanzara sbagliata, quella vettore. Per questo è importante controllare le zone malariche prima della partenza. Nelle grandi città turistiche solitamente il livello sarà Low to no risk o Low risk. Che vuol dire? Che le statistiche di incidenza sono basse e che la decisione è vostra: io vi consiglierei di vaccinarvi se il vostro viaggio include mete più insolite e remote. Fatelo.

A questo proposito vi consiglio due siti quando si parla di malaria: Fit for Travel, dove vedrete la mappa con le varie zone colpite ed il nostro Viaggiare Sicuri. Nei due link che ho messo come esempio, trovate la mappa delle zone malariche in Myanmar e la scheda sulla Thailandia e la sua situazione sanitaria.

Un’altra brutta bestia è l’encefalite giapponese che uccide nel 30% dei casi e lascia conseguenze neurologiche in un altro 30%. Tra tutte, questa malattia ci faceva più paura. Persino nella bella Hong Kong poster governativi consigliavano la prevenzione e la vaccinazione sebbene abbiano solo tre brutti casi ogni anno.  Anche in questo caso, le statistiche erano dalla nostra parte e abbiamo deciso di non vaccinarci ma è stato un pensiero durante tutto il viaggio.

La dengue credo che sia la maledizione principale quando ci si reca nel sud est asiatico perché tanti viaggiatori se la prendono e ci sono 390 milioni di nuovi casi ogni anno, secondo la World Health Organisation. Insomma, della dengue avevamo paura ma di come prevenirla ne parleremo nel capitolo successivo.

Il colera, tra tutte le possibili sfighe, era la malattia che ci preoccupava meno. Nel 75% dei casi neanche ti accorgi di averla o hai solamente una leggera diarrea ed il vaccino comunque non previene al 100% questa tossinfezione.

Abbiamo avuto una leggera diarrea durante questo viaggio? Ma chiamiamola con il suo vero nome: abbiamo avuto una diarrea epocale che ci ha benedetti da Yangon (Myanmar) a metà soggiorno in Thailandia (con il suo apice a Chiang Mai). Cosa fare in questi casi e se l’enterogermina del pre-partenza ha fallito? Entrare nel primo 7/11 e chiedere l’imodium (immodium in inglese). E’ universale e… funziona! Inoltre, sarà argomento di conversazione una volta rientrati in Italia, che le pillole non le vendono in scatola e se chiedi due cartine ti guardano come tu fossi una pussy.   

Come difendersi da dengue, malaria ed encefalite giapponese e perché assicurarsi prima di un viaggio nel Sud Est Asiatico? E per il colera quali sono le precauzioni?

Con per la testa tutte queste orrende malattie, il nostro pensiero è stato subito: come possiamo prevenire tutto questo? La risposta sono dei repellenti da spruzzarsi addosso ma non un semplice anti-zanzara.

Una volta in Asia, troverete degli ottimi prodotti ma già prima della partenza vi consiglierei di acquistare uno spray o uno stick con un alto contenuto di DEET (+ contenuto uguale maggiore durata), il principio attivo che terrà lontane le zanzare da voi. Noi ci siamo trovati bene con questo al 50% di DEET ma tenete a mente che dovrete avere la pazienza di spruzzarlo più volte al giorno e specialmente di sera. Di nuovo, fatelo!

Con questo tipo di prodotti puzzerete di chimico per un po’ ma direi che ne vale proprio la pena. Un consiglio? Non spruzzatevelo addosso mentre siete in una stanza piccola o senza finestre come un bagno o vi verrà da tossire, soffocati, e di brutto. Leggete bene le etichette, non credo siano prodotti consigliati per le donne incinte.

Un altro prodotto che vi consiglierei è il Bio Kill, un insetticida ecologico che potete spruzzare sulla valigia e in camera, vicino a finestre e porte. Non macchia e tiene lontane le varie striscianti e volanti schifezze esotiche.  

Per proteggersi dal colera è invece importante pulirsi i denti con l’acqua in bottiglia E bere dall’acqua della bottiglia, specialmente in Birmania. In uno dei paesi visitati l’acqua veniva presentata come la più sicura di tutta l’Asia ma non vi scrivo qui il nome del posto perché non ho trovato evidenza online: preferite l’acqua in bottiglia a quella del rubinetto perché potrebbe essere non potabile o dannosa per il vostro stomaco.

Per prevenire il colera è bene evitare cibo riscaldato o prodotto in assenza di acqua pulita, frutti di mare e verdure che non sai bene dove siano state sciacquate o come.

Tutto molto giusto ma personalmente dopo una settimana non ne potevo più di tutte quelle accortezze e non ho detto no a niente, senza alcuna ripercussione. La maledizione del viaggiatore me l’ero già presa al primo giorno, dopotutto e malgrado le mille precauzioni.

Non mi dilungherò sull’assicurazione. Serve e va messa in contro prima di un viaggio così, come avere la lungimiranza di farsi portare in un ospedale anziché un altro se vi trovate al confine, come dicono le guide più importanti. Se ne avrete la possibilità, chiedete di raggiungere un ospedale internazionale e la vostra assicurazione salderà il conto. Senza di questa, potreste avere fatture da decine di migliaia di dollari, senza esagerare.

Come si mangia nel sud est asiatico?

La risposta potrebbe essere: come non si mangia! Nel senso che la cucina laggiù è certamente speziata ma anche certamente deliziosa.

Provare per credere!

Lasciatevi tentare dalla frutta del mercato (specie se non sbucciata e quindi senza rischi per il vostro pancino), ordinate dai banchetti e godetevi tutto: Siete in Asia e ci siete arrivati dopo averla tanto sognata!

Se avete nostalgia del red o del green curry, potete leggere le ricetta che ha condiviso con me una donna Thai.

frutta in asia, e' sicura la frutta in asia, frutta nel sud est asiatico, mercati nel sud est asiatico
I meravigliosi frutti che troverete nei mercati.
mercati di yangon
E quei mercati dove imparerete molto.

Come collegarsi ad internet nel sud est asiatico? Come funziona con il cellulare?

Se atterrerete con l’aereo, sarà proprio in aeroporto che avrete la risposta che state cercando: nei banchetti troverete del personale che vi proporrà abbonamenti convenienti per farvi navigare su internet e setterà per voi il telefono. Lasciateli fare, sanno quello che sanno e normalmente, parlano anche inglese.

Se avete un telefono dual-sim avrete fatto bingo, potrete tenere la vostra e aggiungere quella locale, senza aver bisogno di stare troppo attenti a ricordare dove avete messo la schedina Italiana.

In alcune zone, però, sarete senza internet come lo siamo stati noi tra le rovine dei templi di Siem Reap, per esempio: in quel caso è sempre bene scaricarsi prima le mappe di Google Maps, per non essere mai presi alla sprovvista laddove non avete punti di riferimento.

Come cambiare i soldi nel sud est asiatico? Quali valute sono accettate in Birmania, Vietnam, Cambogia, Thailandia e a Hong Kong?

Cambiare i soldi è molto semplice, vi direi di diffidare dai vari negozietti che potreste trovare in giro (la scrivente fu truffata a Bali, proprio al cambio) e di affidarvi agli ATM, i bancomat che troverete un po’ ovunque e quasi certamente accanto ai negozi 7/11.

A livello di convenienza, pensate bene a quanto prelevare perché le commissioni potrebbero essere altine, soprattutto in Thailandia dove ogni transazione di prelievo verrà tassata, come detto, di 6 euro per ordine del Re.

In linea di massima, noi abbiamo prelevato la valuta locale in ogni paese ma il dollaro americano è stato richiesto ed accettato sia in Birmania che Vietnam e Cambogia. Molto ma molto meno accettato in Thailandia. 

Come ripasso generale, in Myanmar la valuta è il Kyat birmano, in Thailandia il Baht thailandese, in Cambogia il Riel cambogiano, in Vietnam il Đồng e ad Hong Kong il Dollaro di Hong Kong.

Che prese portarsi tra Myanmar, Vietnam, Cambogia, Thailandia e Hong Kong?

In molti hotel è stato possibile utilizzare le nostre prese italiane sui plug del posto ed in un caso anche quella britannica ma ogni paese ha le sue regole.

Nelle foto vi metto cosa dovrete aspettarvi in Cambogia, Myanmar e Thailandia ma ricordatevi in linea di massima che in Myanmar troverete le prese D (ma anche C, F e G), in Cambogia, Vientam e Thailandia le prese A (ma anche B e C) e ad Hong Kong le G (ma anche D e M).

Confusi? Prendetevi un adattatore universale.

C’ho messo di piu’ a fare questo viaggio o a scriverne? La seconda ma se siete arrivati fin qui probabilmente avrò risposto a molti dei vostri dubbi e questo mi fa piacere.

Per ogni altra informazione, scrivete una mail o ci vediamo su Instagram e Facebook.

VIAGGIO A STOCCOLMA E QUEI PICCOLI SHOCK CULTURALI

VIAGGIO A STOCCOLMA E QUEI PICCOLI SHOCK CULTURALI

viaggio a stoccolma, stoccolma, cosa fare a stoccolma, blog stoccolma, blog svezia, andare in svezia, lingua in svezia, imparare la lingua in svezia.

Devo dire la verità.
Io Stoccolma non l’ho capita!

Mi è piaciuta e l’ho trovata vivibile e bella ma non penso di averne catturato l’essenza durante la mia visita di qualche settimana fa, sento anzi che sarei dovuta stare di più e questo malgrado la città si possa visitare – saltando questo e quello – anche con un WE lungo.

Quello che ho capito del mio viaggio a Stoccolma è che la città è bellissima, con la sua costa frastagliata ed i suoi quartieri piena di acqua e barchette. È uno di quei luoghi che siamo fortunati ad avere ad un tiro di schioppo, qui in Europa, per un viaggio romantico o con lo zainetto in spalla.

Ma poiché non sono stata in grado di capirla pienamente posso solo scrivere delle cose che mi hanno stupito di questa Stoccolma e dei suoi abitanti. Leggete tutto e ditemi: Vi riconoscete in quello che ho scritto? È stato così anche per voi?

– Il silenzio degli Svedesi

Appena scesi dall’aereo sembrava di essere in certi angoli del Giappone, dove tutti camminavano piano ed in silenzio.

La situazione è migliorata una volta in strada ma così come realizzai a Copenaghen, il tono di voce dei locali è molto più basso del nostro e ancor di più di quello scozzese.

Nel centro di Stoccolma.

– Il verde che circonda Stoccolma

Sul bus che dall’aeroporto di Arlanda porta alla città (il mezzo piu’ economico costa 40 euro a persona a/r e lo potete prenotare sul sito della flygbussarna), abbiamo avuto modo di osservare la natura che abbraccia il perimetro della città.

Mai visto tanto verde (parlo di boschi, non di giardini!) nelle vicinanze di una capitale.

Meraviglioso!

– I colori dei palazzi del centro di Stoccolma

Come sapete nel centro di Aberdeen è il grigio granito a farla da padrona e per regolamento comunale si è impossibilitati a costruire con una pietra/materiale dal colore più vivace.
Nelle numerose giornate uggiose potrete capire perché mi verrebbe voglia di buttarmi dalla prima scogliera.

A Stoccolma invece, i palazzi erano un tripudio di colori pastello: dal rosa al giallino.

Sembrava di stare a Roma, per certi versi e per questo mi sono sentita veramente accolta e ben disposta malgrado fossimo appena scampati ad un mega acquazzone.

Delizia colorata.

– I pagamenti senza la corona svedese

A Stoccolma accettava il bancomat anche il fruttivendolo con il banchetto in strada. Si può pagare con la carta ovunque e mi è quasi venuto da pensare che le banconote le reputino volgari e degne di esser maneggiate solo dai giocatori di Monopoli!

La cosa mi ha intrigata ma a fine viaggio mi son resa conto di non aver MAI avuto in mano la moneta locale e mi è sembrata una piccola perdita.

Sono chiaramente un’anziana inadatta a questo mondo futuristico.

– I bagni pubblici misti

In fila per la toilette ho trovato anche un uomo e dentro al bagno ne ho trovati altri tre.
Smarrita, pensavo di aver sbagliato entrata e invece eccoci nel futuro dove i bagni non sono divisi per maschi o femmine ma sono bensì misti.

L’ho adorato, anche basta con queste divisioni inutili! Un muro in meno tra i sessi, da questa parte di mondo.

– Lo shopping sfrenato

Nella zona dei centri commerciali, me possino se mi ricordo quel nome pieno di consonanti, ho avuto modo di osservare i locali fare acquisti. Non vedevo niente del genere dai tempi dei saldi a Roma, quando ancora c’erano i soldi.

Non so se fosse o meno un giorno speciale, se ci fossero degli sconti o altro ma ho provato del disagio di fronte a tutti quegli acquisti, mi sembrava poco sano.

Sono un popolo di shopaholic?
Difficile sbilanciarsi in pochi giorni di visita, eppure lo farò nel prossimo paragrafo. 😀

Vista dall’alto.

– Gli svedesi

Non so voi ma io sono cresciuta con questa cosa che gli svedesi son tutti boni e invece mi son trovata di fronte persone normali che però erano alte sei metri più di me, erano magri e se uomini, anche dotati di un torace piuttosto ampio.

Se donne, invece, ad un certo punto si creava una magia e sotto la maglietta compariva un grazioso cocomero.

Mai visto tante donne incinte nè tante donne così in forma durante la gravidanza.

Ma non avevano problemi di natalità??

Come detto, gli uomini non erano come avevo sempre sognato, ovvero assurdamente belli-biondi-e-con-gli-occhi-azzurro-cielo, in molti anzi sono stempiati e con un viso un po’ da ingegnere informatico. Non offendetevi, ne ho sposato uno che ha entrambe le qualità e son felice dell’acquisto fatto! 😀

Mi aspettavo una bellezza esplosiva mentre ho trovato degli esseri umani e va benissimo così, faceva parte del pregiudizio (in questo caso positivo) che vuoi o non vuoi hai verso le cose che non conosci.

Comunque, in tutto questo vedermi attorno stangoni e stangone, mi son chiesta quale sarebbe stata la mia vita sentimentale in quel di Svezia, dal momento che sono alta 1.65 e pure cicciottella ai lati.

Ma sia io che mio marito abbiamo ricevuto una mezza offerta per una cosa a 3 (quattro veramente), quindi mi sono messa in pace con il mondo. Magari in Svezia le traccagnotte come me son viste come primizie?

Non esageriamo ora, Serena, vola basso.

In ogni caso un’altra cosa che ho adorato della Svezia è l’apertura mentale degli abitanti che sono abituati ad avere una sessualità vivace, a mostrarsi nudi (vedi: le saune) e a vivere in un ambiente che mi è sembrato assolutamente gay friendly. Con addirittura un opuscolo pieno di consigli sulla comunità LGBT ad aspettarci appena atterrati in aeroporto.

Non li ho trovati particolarmente accoglienti o simpatici (vedi gli Scozzesi che son tutti moine o gli Americani) ma hanno di meglio: credono nella parità dei sessi e questo non per dire, ne parlerò tra un paio di paragrafi. Stay Tuned!

– Il movimento green a Stoccolma

Non mangiando carne nè pesce, ho sempre un po’ di paura quando viaggio perchè in alcuni posti ti ficcano pezzi di animale dove meno te lo aspetteresti.
Non è il caso di Stoccolma dove i locali vegan & vegetarian friendly sono ovunque e nell’aria si respira una corrente “healthy” che qui in Scozia ancora fatica a partire.

Forse per questo il sushi è ovunque tanto da sembrarmi essere il cibo Nazionale alla faccia delle polpettine svedesi? 😀

In Svezia tengono moltissimo all’ecologia (sono passati dal reciclare il 38% dei rifiuti casalinghi al… 99! Di questo numero il 50% diviene energia, bruciando.) e l’aria ha una qualità migliore di quella alla quale siamo abituati.

Mercatino dell’Usato in una giornata di Sole bello

– I papà Svedesi

La Svezia deve andare fiera delle sue leggi che consentono ai neo genitori di approfittare di 480 giorni per godersi il figlio naturale o adottato. Per 3/4 di questo periodo i due saranno pagati all’80% del loro stipendio, non bruscolini.

In più, e questo è meraviglioso, i padri svedesi sono presenti nella vita del bambino da subito – potendo prendere permessi su permessi o stare a casa al posto della madre – ed è frequentissimo vederli da soli al parco con i bambini o a fare la spesa con i neonati.

Conosco la resistenza di molte donne e ancora meglio conosco quella delle Italiane, ma in Svezia i papa’ allattano, biberon alla mano. Questo vuol dire che creano un rapporto con il bambino da subito, non aspettano che possa mangiare per potersi dedicare a lui. Tutto questo non credo che lo abbiano ottenuto in un giorno ma ce l’hanno fatta e possiamo solo che imparare.

La Svezia è un paese dove far figli, questo credo di averlo proprio interiorizzato sentendo parlare la mia amica che vive lì.

Dati alla mano, penso abbia proprio ragione lei.

– Gli alcolici in Svezia

Anche gli svedesi, come i britannici e gli australiani, hanno avuto dei bei problemi per colpa dell’alcool e qui il governo vieta di vendere alcolici sopra il 3.5%.
Questo vuol dire che nei supermercati troverete solo birre prodotte appositamente per il mercato svedese.

Questo “ostacolo” è facilmente raggirabile recandosi negli unici centri autorizzati ed a gestione statale chiamati Systembolaget.

– Pescare i salmoni svedesi

Mi sono sorpresa nel vedere alcuni personaggi pescare nel centro di Stoccolma ma leggendo i cartelli ho scoperto che qui è gratuito farlo. Non servono autorizzazioni (come in Scozia) ed anzi il governo invita chi lo desidera a tirar fuori dall’acqua salmoni e trote.

Pazzesco per una che non poteva farsi neanche il bagno al Tevere, figurarsi mangiarne un pesce che aveva nuotato in quell’acqua!

– Lo smarrimento della lingua: io non parlo lo svedese!

Mettiamola così.
A Stoccolma TUTTI parlano inglese o almeno così mi è sembrato ma c’è naturalmente dello smarrimento nel sentire volare nell’aria parole che non riesci proprio ad identificare.

In più cartelli stradali e la maggior parte dei cartelloni pubblicitari sono scritti solo in Svedese, il che rende un pelo difficile raccapezzarsi.

La Svezia è un paese che sarebbe perfetto per noi che lavoriamo nell’IT: potremmo esser presi per un buon lavoro e vivere utilizzando solo l’inglese, così come fanno in tanti (vi assicuro).

La cosa mi da molto da pensare ma se state valutando la Svezia come possibile meta per un espatrio io vi consiglierei di informarvi bene ma darei anche il mio modesto benestare. È un paese accogliente (non per nulla aprono le loro porte a 110,000 rifugiati ogni anno), la sanità è gratuita (sono richiesti piccoli contributi per le prime visite dal medico di base) e non c’è ostacolo (leggi: la lingua) che non si possa superare.

Solo tutelatevi, che la vita costa cara e un passo falso potrebbe crearvi dei problemi.

-“Il mio nome fa un po’ ridere ma voi riderete per quello che farò”

Forse non tutti sanno che l’eroina nazionale è PIPPI CALZELUNGHE, quella bambina che incantava mia madre quando era piccola ma che non ha avuto presa su di me. Se siete degli appassionati come lei, qui avrete pane per i vostri denti grazie a tutto il merchandising disponibile! L’unico problema sarà trovare i soldi che tutto costa carissimo quando sei un poraccio come noi. 😀

 


Con la cannella o il cardamomo. Buoni!

In Svezia dovete poi farmi la cortesia di farvi una sauna in mio onore, che non sono riuscita per mancanza di tempo. E di assaggiare il Kardemummabullar, il loro dolcetto al cardamomo, ma anche di fare una fotografia ad ogni cartello che vi augura un “HAPPY FIKA” come ogni Italiano che si rispetti e di provare il pane, che è buonissimo.
Vabbè che voi mi leggete dall’Italia e siete trattati anche meglio, ma insomma… per me è stata una sorpresa piacevole ed ho mangiato solo benissimo durante questa piccola avventura, il che non guasta mai.

E poi, come fanno loro le patate direi nessuno mai e ve lo dico da patatara d.o.c.

In ogni caso, alla fine del mio viaggio a Stoccolma, ho trovato anche un arcobaleno ad attendermi: la perfetta conclusione per una esperienza così bella nell’Europa del Nord.

viaggio a stoccolma, stoccolma, cosa fare a stoccolma, blog stoccolma, blog svezia, andare in svezia, lingua in svezia, imparare la lingua in svezia. (4)
Chi vivrà, vedrà. 🙂

10 COSE DA FARE IN GIAPPONE (che non troverete sulle guide)

10 COSE DA FARE IN GIAPPONE (che non troverete sulle guide)

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, foresta di bamboo,

Vuoi scoprire 10 insolite cose da fare in Giappone?

Ma come la scrivi una guida sulle cose da fare in Giappone se non sei riuscita ad imparare che un terzo dei nomi delle cose che hai visto? E se, in più, sei una di quelle che le guide le prende per avere un’infarinata generale ma poi preferisce perdersi per le stradine?

Il mio mese in Giappone è stato tutto una avventura fatta di camminate lunghissime, cibo sublime, risate e persone buone. In Giappone ho visto delle meraviglie che difficilmente dimenticherò ma una guida seria non sarei in grado di farla, non avrebbe avuto senso stare qui a scrivervi tutto quello che altri hanno scritto nei vari manuali di viaggio. Non sono la persona più adatta per dirvi quale sia il tempio più carino o il posto dove assolutamente fermarsi a mangiare, non ho preso appunti – mi stavo godendo il viaggio – non ho quel tipo di interesse né di memoria.

Quello che oggi invece voglio raccontarvi sono le 10 cose da fare, ma da fare assolutamente in Giappone, senza tirarsi indietro!

SPOILER ALERT: Il vostro viaggio sarà bellissimo!

Iniziamo!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, dove andare in giappone

Godersi un bagno negli Onsen (le vasche pubbliche)

Di questo argomento ho già parlato (Leggi: IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI) ma voglio ripetermi.

In Giappone, i bagni pubblici sono DA PROVARE, una esperienza unica ed un momento di pace, godimento e riflessione.

Superate la vergogna, un culetto lo abbiamo tutti!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog,onsens giapponesi, tatuaggi onsen, tatuaggi bagni giapponesi, bagni pubblici giapponesi

Imparare il Japanenglish

Se non fossi stata in Giappone non ci avere creduto ma i Giapponesi NON parlano inglese sul serio, neanche le quattro parole con le quali noi Italiani spesso ci arrangiamo.

Sono in compenso estremamente cortesi e desiderosi di aiutare:

  • Portandoti FISICAMENTE nel posto che cercavi (esempio: quando ci perdemmo per piu’ di un’ora! nella metro di Osaka).
  • Usando un device elettronico per tradurre in tempo reale
  • Con il linguaggio del corpo

Ho avuto la fortuna di rompere non uno ma DUE cellulari in Giappone e alla fine ero sicura di aver imparato la loro lingua e di capire tutto quello che mi dicevano.

Non so se sia vero ma ad oggi ho ancora un Sony Zen acquistato da qualche parte in quel di Kyoto.

Ordinare da mangiare senza il menu’ inglese

Come detto sopra, in Giappone non tutti parlano l’inglese, anzi pochissimi lo fanno e cosa ancora più bizzarra: diversi locali decidono di NON tradurre il proprio menù.

Come fare ordunque ad ordinare?

Se vi dicessi che esistono delle App per fotografare i kanji ed ottenerne la traduzione non vi racconterei certo nulla di nuovo! Vi inviterei invece, qualora non abbiate allergie e non seguiate diete particolari, ad ordinare alla cieca.

Non sarete delusi, ne sono sicura!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, inglese in giappone, parlano inglese in giappone

Conbini a tarda sera (quando le cose vanno in sconto)

Il mio primo pasto in Giappone è stato un onigiri del 7-Eleven, in uno dei conbini (convenient stores) di Osaka: per meno di un euro mi sono portata nello stomaco del riso delizioso e perfettamente condito.

Avrei dovuto riempirci la valigia prima di tornare in Scozia, maledetta me!

Se penso al cibo giapponese inizio a salivare e non posso farci niente, sono come Homer con le ciambelle o il povero cane di Pablov con i campanelli. Vorrei infatti potervi consigliarvi alcuni posti dove ho mangiato in modo incredibile ed altri, veramente pochi, che invece vorrei farvi evitare.

Ma come detto non sono in grado di star qui a fare una guida seria!

Quindi il mio consiglio può solo essere di lasciarvi un posticino nello stomaco, dopo cena, per fare una capatina ai vari conbini e scegliere uno dei prodotti che vanno in sconto perché in scadenza: Proverete cibi nuovi a prezzi imbattibili e tanto glorioso sushi di pesce del giorno.

Karaoke

Il karaoke in Giappone non ha niente a che vedere con il canta tu di Fiorello.
E’ pura, pura follia.
Chiusa la porta, i Giapponesi prendono a ballare come nei video pop di MTV, vanno a ritmo, muovono le mani, danzano come delle star e cantano, deliziosamente.
Una delle sere piu pazze della mia vita.

Sará che non mi drogo?

Purtroppo senza un amico giapponese non sará la stessa cosa quindi cosa state aspettando? Trovatene uno, presto!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, dove andare in giappone

Mangiare un MOCHI per ogni città visitata

In comune con gli Italiani, i Giapponesi hanno qualcosa: l’ossessione per il cibo! In ogni cittá troverete una specialitá diversa e più di tutto vi consiglierei di provare i mochi tipici. Il più buono? Quello di Osaka, ripieno di panna e frutta gelata.

Nelle fermate del treno e della metro troverete tanti negozi pieni di golositá e di scatole di cibo tipiche da portare con voi. PRENDETELE! Non le ritroverete nella città successiva.

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, mangiare in giappone, dove mangiare in giappone, mochi giapponesi, japan rail pass

Timbrini

All’inizio del vostro viaggio ricordatevi di portare con voi non solo passaporto e il Japan Rail pass – l’abbonamento che da a noi stranieri il diritto di viaggiare sui treni veloci pagando molto ma molto meno – ma anche un piccolo quadernino bianco!
Vi sarà utile per collezionare i vari timbrini che le varie location mettono a disposizione per i turisti.

Neanche a dirlo: sono uno più bello dell’altro!

A fine viaggio avrete dei ricordi bellissimi e quella piccola prova: siete davvero stati in tutti dei castelli, templi e città! Non era un sogno!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, stampini

Comprare un vestito

Un freddo porco dopo giorni da sciogliersi mi beccano ad Agosto nel Nord del Giapponese, in quel di Morioka. Io sono quella con un vestitino senza maniche e la pelle d’oca dal collo in giù.

Non avevo messo in conto di comprarmi un vestito in Giappone dove le ragazze sono tutte super minute ma il Dio dei viaggiatori infreddoliti mi ha presa con sé per mostrarmi la verità: le giapponesi hanno una moda LARGA e comoda, con maglioni, pantaloni e gonne extra large, salopette con zampone d’elefante e così via.

Provo una M pregando gli Dei di cui sopra e infatti va.

Ne esco con uno spolverino peloso color carta da zucchero.
Già immaginavo la gente fermarmi e chiedermi “ma dove hai preso questo capino?” ed io chiosare “ma in Giappone, al nord” (*).

Mio marito invece dice che sembro questo pupazzo dei Muppets.
Onesto.

(*) Cosa effettivamente successa, alla faccia del marito poco fashion!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, fare acquisti in giappone

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, fare acquisti in giappone

Montare un Gundam

Io e mio marito siamo stati due otaku da ragazzi e per questo il Giappone ci è parso subito familiare. Chi ricorda con affetto un cartone animato o un manga qui avrà pane per i suoi denti e scoprirà che Doraemon è come Totò per i napoletani o Verdone per i romani: amatissimo malgrado sia una invenzione degli anni del boh (GLI ANNI SETTANTA!).

In Italia la serie animata Gundam ha fatto solo una capatina ma è considerata la serie con i robottoni per eccellenza per quel che riguarda i modellini da costruire, almeno a giudicare dal numero impressionante di scatole a disposizione nei negozi! Questo vuol dire che invece dei Lego qui troverete centinaia di modellini di robottoni da portare a casa. Il tutto per una decina di euro!

Che siate fan o meno (noi non lo siamo!) è decisamente un regalo diverso da riportare in Italia e montare il robottone è semplicemente una figata!

Se poi siete appassionati di Gundam dovete fare un salto a Odaiba, dove vi aspetterà un robottone alto come una casa!

Barca tipica

Ad Hozugawa abbiamo potuto provare una delle imbarcazioni tradizionali, pagando un prezzo decisamente NON ragionevole.

Ma lo rifarei.

I paesaggi sono mozzafiato e la natura, lì dove l’uomo non può arrivare con facilità, la fa da padrona. Tra pesci, tartarughe, aironi, uccelli colorati e gru.

In mezzo al fiume potreste essere affiancati da barche di mercanti che lanceranno corde verso la vostra imbarcazione e cercheranno di tentarvi proponendovi spuntini deliziosi e bibite freschissime.

Noi abbiamo provato il percorso in barca di Hozugawa ma avrei voluto avere il tempo di provare anche le navi antiche di Sado.

Una scusa per tornare, presto!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, Hozugawa, barca ad hozugawa, sagano romantic train

Fotografare i tombini

Sì in Giappone sono belli anche i tombini per le strade. E le varie città fanno a gara per avere il design più bello. Nella foto il prode Momotaro, nella città di Okayama.

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, tombini giapponesi, disegni tombini giapponesi

Hiroshima

Si, lo so. Avevo detto che non avrei parlato di cose troppo conosciute ma devo fare una eccezione per il signor Mito Kosei, che era nel grembo di sua madre il 6 Agosto del 1945 e che ha deciso di dedicare la sua vita per combattere questo tipo di armi.

Lo trovate sotto la Genbaku Dome, la cupola rimasta in parte intatta malgrado l’impatto della bomba atomica.

Preparate stomaco e cuore prima di leggere i documenti che ha preparato per voi.

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, hiroshima, visitare hiroshima, sopravvissuti di hiroshima mito kosei

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, hiroshima, visitare hiroshima, sopravvissuti di hiroshima mito kosei

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, hiroshima, visitare hiroshima, sopravvissuti di hiroshima mito kosei

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, hiroshima, visitare hiroshima, sopravvissuti di hiroshima mito kosei

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, hiroshima, visitare hiroshima, sopravvissuti di hiroshima mito kosei

Hotel a ore

Leggenda vuole che in Giappone esistano non solo i love hotels, quegli hotel nati per darsi alla pazza gioia, ma anche gli hotel a ore tematici. Cioè con un tema!

Ecco, sembra effettivamente che sia ormai solo una leggenda, perché a quanto pare non sono rimaste che le camere da letto normali, senza l’ambientazione pazza dei decenni passati. Ad Osaka potrete invece ancora trovare un love hotel dal tema “Hello Kitty” ma temo che la cosa da sexy possa trasformarsi presto in un incubo tutto rosa, gattini e cuori!

Per accedere al love hotel avrete a che fare solo con uno schermo, cliccando sul monitor potrete scegliere la stanza che vi piace di più e pagare. Il personale dell’albergo c’è ma vi parleranno solo attraverso una feritoia per far passare la voce e non potranno vedervi.

Quanto ci tengono alla privacy!

Pachinko

Il pachinko è una macchina infernale, e se avrete modo di entrare in una delle centinaia di sale gioco capirete di cosa parlo: DEL RUMORE ATROCE!, un gioco succhia soldi molto amato dai Giapponesi.

Noi abbiamo provato e perso immediatamente circa 10 euro ma attorno a noi qualcuno, e parlo di 2 -3 persone al massimo, aveva cestini pieni e pieni di palline d’argento.

A cosa servono le palline?
Ufficialmente possono essere scambiate con dei premi ma questo genere di business è in mano alla yakuza, la mafia giapponese, e non c’è dubbio che si vincano anche dei soldi.

E che se ne perdano tantissimi altri!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, dove andare in giappone

Ridere come pazzi in un negozio assurdo

Eravamo entrati per comprare un maglietta. Si, lo so, dicono tutti così!
Arrivati al secondo piano ci siamo ritrovati di fronte ogni tipo di sex toy possibile ed immaginabile. Anzi, inimmaginabile che mai avrei pensato di vedere bambole a forma di donna pelouche (di pelo!) con un buco per… ehm. AIUTO!

Da fotografare, dai!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, sexy shop in giappone, sexy toys giapponesi

Aprire un mutuo per mangiarvi un pezzo di frutta

In Giappone la frutta può arrivare a costare decine di euro. No, non la cassa di frutta ma il singolare pezzo.

Noi abbiamo deciso di prendere una pesca da 5 euro ed il sapore era particolarissimo: sapeva di tea!

Che dire. Se siete ricchi provate anche l’uva da 15 euro e fatemi sapere!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, costo frutta in giappone, frutta in giappone, frutta giapponese

Potrei stare qui a parlarvi di molto altro, dai Ryukan ai bastoncini della fortuna che vi consiglio di acquistare nei templi, dai massaggi giapponesi alla possibilità di indossare lo yukata per un giorno. Oppure dirvi di visitare Nara (per farvi mordere il sedere dai suoi splendidi e viziatissimi cervi) o di vedere il Godzilla di Shinjuku. Potrei consigliarvi il corso di cucina che ho fatto ad Osaka ma per tutte queste cose avete le guide!

Lo so, avevo detto solo 10 cose da fare in Giappone ed invece sono tante di più.

Ma andateci voi nel paese del sol levante a cercar di fare i precisi: non si può! Le cose belle sono ovunque e le vorrete avere e provare tutte.

Quindi?
Vi ho incuriosito un pochino?

Qualsiasi sia il vostro stile di viaggio vi consiglierei di leggere le guide, segnarvi le mete predilette, iniziare a sognarle e finalmente godervi il Giappone. Senza lesinare su nulla, cercando di vivere una esperienza serena ed autentica.

E’ un paese che vi rimarrà tra i ricordi più belli.

Ve lo prometto!

10 cose da fare in giappone, faccio come mi pare, viaggio in giappone, expat blog, blog viaggi, giappone, templi in giappone, tempi in giappone, japan rail pass, viaggio in giappone, dove andare in giappone

VISITARE O VIVERE A MALTA?

VISITARE O VIVERE A MALTA?

San Giuliano

Di Malta ricorderò le costruzioni tutte gialle, le distanze piccole per andare da una parte all’altra dell’isola. Qualsiasi meta a venti minuti di macchina, quaranta quando vuoi esagerare.

Ricorderò la sensazione di essere in un mondo già visto, a metà tra la calda Tunisia ed una giornata spesa a piedi vicino Messina.

Malta è un luogo nel mezzo, un ventre caldo, un purgatorio.

Ricorderò i drivers all’aeroporto che aspettano i clienti con il cartello in mano.
Mai visti cosi tanti neanche in paesi molto poveri, sembrava la notte degli Oscar con tutti che ti guardano quando esci dalle porte degli arrivi.

Ricorderò i fichi d’india, non voluttuosi come quelli siciliani ma presenti a macchie, come i gatti che apparivano a decine e che non si fanno accarezzare. Ricorderò il cibo veramente buono e la sensazione di avere nostalgia di qualcosa di nostro: la Sicilia, appunto, che dopo Malta vorrei visitare ora, adesso.

Malta puoi visitarla in molti modi, io ti consiglierei di affittare una macchina.
In un solo giorno puoi visitare San Giuliano, la silenziona Mdina, la baia di Marsaxlokk e salire su una barchetta in direzione delle Blue Grotto.

Un altro potresti dedicarlo all’isola di Gozo.

Il terzo a Vittoriosa e Valletta ma in quest’ultimo caso la macchina la dovrai lasciare fuori dal centro.

Ryanair a questo itinerario di tre giorni pieni non aveva pensato e ci ha concesso il volo di ritorno dopo appena trenta ore e Gozo non è potuta essere. Ma voglio fidarmi dello slogan che dice “Gozo, the most rewarding extra mile“.
Io credo.

A Malta per un paio di euro forse vorrai prendere le imbarcazioni tipiche, i luzzi, io da mi sarei volentieri tuffata che mai nella mia vita l’acqua mi ha chiamata a se così. Ho messo una mano dentro al mare blu, ho chiuso gli occhi sognando che fosse Maggio e non più Aprile, per potermi immergere per davvero, con il costume ed un asciugamano ad aspettarmi a riva.

Malta è la vita di paese che non vorresti per te ma ti perdi ad annusare, è il vecchietto che sale una stradina gialla per tornare a casa, le mani dietro la schiena, la lentezza.
È la matrona che sbatte i tappeti al mattino e lascia fuori le lenzuola per cambiarne l’odore.

Malta è anche gli spazi aperti ma limitati, la sporcizia nel mare, il porto. I personaggi che ti chiedono i soldi per il parcheggio o per entrare nei bagni pubblici, una mancia, quello che vuoi signora, dicono fingendo che quella non sia una pretesa.

Ho depennato Malta dai posti nei quali vorrei vivere, troppo piccola, troppo vuota, tutto chiuso dopo una certa ora (a Calcara).
Due birre dopo però, ero all’aeroporto ed ho incontrato un ragazzo, lavorava al bar degli arancini e delle focacce tipiche.
Da Londra è scappato, mi dice e nel bene o nel male sta a Malta da cinque anni.

Deve lavorare tanto, fare due lavori come successe a noi altrove, che gli affitti per una casa decente sono arrivati a 750 euro.
“E la sera non ti annoi?”, gli chiedo, perché tornando a casa ho sempre trovato tutto spento, tutto chiuso, tutto silente.

“No, ogni sera c’è una festa o qualcosa da fare, da casa mia arrivo a piedi alla spiaggia e si può star svegli fino alle 4”.

Con due birre immagino di essere quel tipo di persona, quella da festa, mi iscrivo al gruppo “Italiani a Malta” e digito frenetica alla ricerca di informazioni per vivere qui.

Hanno i voli diretti con Roma, dice mio marito. Uno sta partendo proprio ora, alle ore 14. Due ore e queste persone scenderanno a Fiumicino, noi no, noi arriveremo tra quattro ore in Scozia e ci attenderà solo un taxi ed un tempo da lupi.

Vuoi vivere a Malta?
Ci sono delle cose che dovresti sapere e puoi scovarle qui o qui.

Io di mio posso dirti che Malta colora le guance, che le persone salutano in tre lingue diverse ed una di queste è una specie di Italiano ma che io ho parlato inglese tutto il tempo e questo spiega dove sono e come sono ora. La mia lingua quale è.

E le tasse?

Qualcuno dice che Malta sia la Silicon Valley d’Europa per noi informatici. La tassazione è a scaglioni, come in UK, con tasse dallo 0% al 35%. l’IVA è al 18% ma non ci sono tasse patrimoniali o di proprietà.
Varrebbe la pena di pensarci, giusto?

Malta, è una isola piccola che attraversi in meno di due ore.

Te la consiglierei per viverci?

Devo ancora capirlo per me.

Verso Blue Grotto

To Valletta

Upper Barrakka Gardens, Valletta

 

Se Malta ti interessa, due siti posso consigliarti, Malta Way ed il loro blog che fa venire voglia di trasferirsi.

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

Negli onsen con le donne Giapponesi

Negli onsen con le donne Giapponesi.

Ho un rapporto di amore e odio con i socials, in un certo senso sono il mio pane quotidiano ma di contro é qui che vedo brutture che mai avrei immaginato possibili, dal sessismo al bullismo, dall’omofobia alla mera stupidità, quella dichiarata con tanto di nome e cognome.

E’ a causa di internet che di recente ho realizzato che non sono state solo le riviste a dirci come essere o apparire, sorridere, bere, mangiare o mettere gambe e braccia per apparire più magre, spingendoci, in qualche caso, ad ammalarci.
Non sono state sole riviste, quelle che per anni abbiamo tacciato di volerci rendere insicure, a proporci modelli inarrivabili ed irreali perché poi, quando ne abbiamo avuta la possibilità, siamo state anche noi, tra di noi e con noi stesse, a contribuire allo stesso gioco.

Dai commenti sciocchi e velenosi che, purtroppo, sembrano non mancare mai, anche passati i sedici anni di età a quel primo filtro che riduceva nasi e rughe sparando sul viso una luce candida. Dalla prima App che ingrandiva gli occhi e definiva lo sguardo fino all’uso di Photoshop per ridurre l’umano fianchetto.

Possibilità dopo possibilità, le foto da copertina, quelle irrealistiche, siamo diventate noi, forse genuinamente alla ricerca di una foto bella, forse, e questo mi preoccupa, incapaci ed impossibilitate ad accettarci pienamente per quelle che siamo.

Sono per la libertà più pura, se le foto ritoccate ti rendono felice: falle! Mi terrorizza invece l’idea che in molti casi i filtri siano aggiunti come necessaria difesa contro un mondo che ci reputa sempre sbagliate e non ci sono scuse per far sentire inadeguata un’altra persona, per annientare un sorriso.

Per spiegarvi meglio voglio raccontarvi delle mie paure, per cominciare, così che il dito io possa puntarmelo contro.

Ho realizzato e scritto altrove che già da qualche anno io non cresco più, invecchio piuttosto. Tre anni fa e’ arrivata una ruga in mezzo agli occhi e prima dell’estate ho visto delle piccole linee sotto gli occhi e le ho trovate odiose. Le macchie sulla pelle sono aumentate, sono ingrassata e dimagrita tante volte, lasciando qui e lì piccoli segni che rimarranno, inutile fingere che non sia così.

Pensavo che per me sarebbe stato diverso – crescere fino ad invecchiare, intendo – non avevo realizzato che anche il mio corpo sarebbe cambiato tanto in fretta, che la palpebra dell’occhio avrebbe avuto una consistenza così diversa ed in così poco tempo.
Avevo un’amica che mi diceva “goditi i 20, che a trenta sarà tutto diverso“, io non le credevo. Erano solo 10 anni, dopotutto, quelli che ci dividevano. Ora invece so che aveva ragione, i venti spariscono in un attimo, portando via molto e aggiungendo tanto altro.

Io non uso filtri ne’ ritocchi, e’ vero, ma della società sono comunque spesso vittima quando metto in pratica certi meccanismi per realizzare uno scatto che mi piaccia e lo faccio senza neanche pensarci. Sposto il braccio per non far vedere la rotondità del fianco, piego le gambe per farle più snelle, ed ecco che le mie foto sono tutte uguali, cambiano solo i vestiti.

Queste cose non le cerco consapevolmente, sono dentro di me, da qualche parte le ho viste e qualcuno ce le ha messe. Io ce le ho fatte rimanere.

Pur con dei difetti, ci tengo ad essere me, ho iniziato a pubblicare anche le foto nelle quali oggi non mi piaccio perché domani mi piaceranno eccome e persino quando mi sono sposata e sapevo che avrei avuto gli occhi di tutti addosso (orrore), provai fastidio nel farmi fare la tinta per coprire qualche capello bianco, io non volevo proprio. Avrei preferito sposarmi con il mio colore di capelli naturali, non con quello proposto dalla modella sulla scatola. Non fui abbastanza ferma da impormi per quella sciocchezza e ancora mi dispiace, se ci penso, anche se la differenza di colore era davvero minima.

Di questa società continuo ad esser vittima perché se mi guardo con gli occhi di chi non mi ama, ecco che prenderei in mano l’elenco telefonico alla ricerca di un chirurgo che possa fermare il tempo. Altro che modificare il colore dei capelli!

Sono immersa nella nostra cultura dai piedi fino alla punta della testa e avevo tutte queste cose per la testa quando ho pensato che non era certo la prima volta che altre donne mi vedevano nuda.

In palestra capita, per esempio ed io malgrado i discorsi di cui sopra sono una donna confidente e non ho mai avuto problemi a mostrarmi nuda di fronte a nessuno.

Ma in Giappone, dentro a quell’onsen la situazione era un pelino diversa.

Sarebbe stata la mia prima volta da occidentale in mezzo ad un mucchio di giapponesi che, nella mia mente, erano minuscole e perfette, magre e aggraziate, proprio come nelle riviste. Sarei stata quella da sbirciare, la diversa, quella grossa ed in più con capelli rosso fuoco ed un tatuaggio abbastanza grande sulla spalla, tutte cose che i Giapponesi notano, notano eccome.

Malgrado i miei timori i bagni pubblici giapponesi, gli onsen, sono stati una esperienza quasi mistica, di piena sorellanza.

Quando entri nella sala termale non hai con te che un pezzo di sapone e altri piccoli prodotti da bagno, nessuna barriera dietro la quale poterti difendere, nascondere o schermarti.
Dovrai sedere su uno sgabello che, nel mio caso, mi é stato lanciato da una enorme matrona giapponese mezza claudicante che, notato il mio smarrimento e seppur senza una parola, é stata una grande alleata. L’ho trovata bellissima, con la pelle cadente, le mosse pratiche, gli occhi tranquilli.

Una volta seduta ho visto il mio corpo piegato di fronte ad uno specchio enorme. Con cura estrema ne ho pulito centimetro dopo centimetro, passando la saponetta alla maniera giapponese, che prevede lunghe sedute da 30 minuti necessarie a strofinare via anche l’ultima cellula di pelle vecchia.

Passati i primi attimi mi sono abituata a quell’aria umida e bianca e sebbene non volessi passare per irrispettosa o indiscreta, ho alzato gli occhi e sono stata accecata non dal vapore ma dal colore candido, unico, emanato dai corpi delle donne giapponesi.
Che ho amato, come sorelle.
Ed invidiato nella loro spontaneità quando, in gruppi di amiche e parenti, si raccontavano, ridendo, dentro le grandi vasche calde, i sederi uno accanto all’altro. Completamente a loro agio, malgrado la nudità, malgrado quel contatto fisico!

Avrei voluto essere una di loro ma non potrei immaginarmi a far lo stesso con le mie amiche, mi sentirei in imbarazzo, mentre per loro sembrava così facile e naturale.

Ho sorriso alle mamme che portavano con sé i bambini, maschi o femmine, introducendoli in quella cultura così bella, quella che ci mette nudi, tutti uguali, tutti veri, uno accanto all’altro, a rilassarci senza paura né pensieri, spiaggiati su un grosso masso o sulle sedute naturali delle vasche.
Godendo semplicemente del tempo che scorre e dei corpi che ci sono in qualche modo stati dati per provare piacere e benessere.

Una donna allattava di fronte a tutte, completamente beata e nuda come poteva essere Eva, attorno a noi camminavano donne bellissime di tutte le età. C’erano quelle alte e slanciate con un poco di pancetta – di quella che non va via neanche con la palestra, quelle con il seno svuotato da un bimbo o due. C’erano le grandi obese, c’erano le basse e le minuscole, le muscolose, quelle con il fisico a pera, quelle con i seni enormi e quelle con l’ombelico in fuori. C’erano seni e pubi di ogni tipo, sembianza e forma e andava bene così. Alcune anziane avevano una pelle grinzosa che precipitava sotto le braccia e urlava “nonna”, la nonna che ami e che vuole che mangi, che vuole che tu stia bene.

E’ stata una scorpacciata di vita, vera e autentica, senza filtri né schermi mentali, senza risatine né occhiatacce ed io potendo le avrei abbracciate tutte, dalla prima all’ultima.

E’ stata una esperienza che non so descrivere a parole ma stare vicina a tutti quei corpi femminili, semplicemente bellissimi ma imperfetti, a volte vecchi, decrepiti, cadenti, magri, secchi, slanciati, tonici, diversi, semplicemente diversi… mi ha fatto bene, mi ha ricordato la bellezza intrinseca dell’essere umano.

Ho amato ogni versione possibile della donna e sono uscita di lì con rinnovato amore per tutte noi, con amore per il mio corpo, del quale mi ero presa tanta cura e che, malgrado i suoi difetti, risultava veramente splendido, arrossato dal vapore e rilassato come era, dal calore dalle acque calde termali.

Rivestendomi, mi sono sorpresa a sorridere al mio riflesso allo specchio, pensando.

Ma che bello é, essere donna?