CILIEGIE AMARE, STORIA DI UNA BADANTE CHE VIVEVA IN ITALIA

CILIEGIE AMARE, STORIA DI UNA BADANTE CHE VIVEVA IN ITALIA

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Liliana Nechita

Il padre di una ragazza disabile che seguivo fremeva per votare sì al Brexit, era un uomo ignorante, lo capivo dal suo modo di entrare nella stanza, dal suo accento estremo e menefreghista.
Io, del resto, ero l’unica straniera a lavorare nella struttura che ospitava suo figlio e non potevo prendere la cosa sul personale ma dentro di me pensavo a tutte le volte che lo mettevo a letto, al suo ragazzo, che c’ero per lui, alle docce che mi fracicavano i piedi, a quando mi chiedeva di girarlo in un certo modo fino alle sue risate quando gli mancava il fiato per qualcosa che dicevo.
Io c’ero per lui e suo padre non si rendeva conto di colpire anche me con quell’odio che sbandierava ad alta voce e su Facebook, senza vergogna.

Ho lavorato come personal carer per quindici mesi, non di più, poi è arrivato il lavoro che aspettavo e l’ho preso. Non senza dolore, che quelli erano diventati i miei ragazzi e ne conoscevo gli spigoli e le coccole. Ne conoscevo la bellezza e le ombre più scure.

“Possiamo fingere che tu sia la mia mamma?”, mi aveva chiesto la mia preferita, cogliendomi impreparata mentre la stringevo forte.

Quando me ne andai erano giorni che mi faceva vedere le stelle perché non ero più li’ 60 ore a settimana e poteva vendicarsi solo così. Riuscii a prendermi due ore solo per noi, lei mi pettinava i capelli ed io le dicevo “Per sempre, ti amerò per sempre, anche se non sarò più qui”.
Piangevo dandole le spalle, lei non lo immaginava.

Le famiglie a volte ci odiavano, eravamo quelli che pulivano il culo ai figli.
Gli serviamo ma la cosa li rendeva folli di rabbia e gelosia.

Ciliegie amare, un libro di Liliana Nechita

Per caso mi sono imbattuta nel bellissimo libro di una donna rumena che racconta il suo lavoro di badante, in Italia. Non ragazzi disabili per lei ma vecchietti.

Poche pagine ed ecco che quelle due o tre persone che hanno cercato di farmi sentire nel posto sbagliato perché immigrata, non sono state nulla al confronto di quello che il mio popolo, il popolo Italiano, ha fatto a questa donna.

E come ci racconta a noi italiani, Liliana Nechita, in un modo che fa male e che a volte fatico a credere, nel quale non mi riconosco perché io non sono così eppure forse lo sono stata.
C’era la signora che le diceva in faccia “voi rumene, venite qui, non pagate la luce, non fate la spesa, consumate tranquillamente tutto ciò di cui avete bisogno, noi paghiamo e vi diamo anche lo stipendio. Dovreste essere riconoscenti!“, mettendole nuovamente nel piatto solo la quantità e la tipologia di cibo che decideva lei, colpendola sul viso peggio di una manata mentre Liliana assisteva suo marito giorno e notte. C’era il vecchietto che la voleva nel letto o l’avrebbe consegnata alla polizia quando ancora la Romania non significava Europa. Non era la sua prima vittima, poteva trattarle da schiave e pensò che ne valesse la pena, di provare a ricattarle.

Erano delle immigrate e si meritavano di esser spremute.

“Ma sai che cosa è strano? L’Italiana dalla quale ha lavorato, era invidiosa che lei partisse. Non sono felici quando noi risolviamo un problema nel nostro paese. No, questo tuo stare nei guai li aiuta perche cosi’ hanno chi comprare. Non puoi staccarti da quel ruolo di domestica per ritornare ad essere moglie e mamma.

Liliana che dalla Romania è scappata per la fame ed è solo girando quelle pagine che scopro che sì, in Europa si può ancora avere quella fame, nulla per cena che del tea.  Liliana non mangiava che una volta ogni due giorni per nutrire le figlie, si era scordata come masticare e voleva solo chiudere gli occhi e sparire. Attorno a lei i bambini non avevano le scarpe, condividevano un solo pennarello per colorare e si incontravano in gruppi di studio attorno all’unico libro disponibile. La vicina di casa piangeva perché non c’era più pane, lo zucchero era da centellinare e la fila per prendere le medicine da fare all’alba o nel cuore della notte.

Sareste rimasti in Romania a sentir crepare la speranza o avreste provato a cercar fortuna in Italia, pur non conoscendo nessuno?

Cio’ che mi angoscia adesso è l’apparente mancanza di futuro e sorriso. Qui, nella famiglia in cui lavoro, ho tutto. Lavoro e spedisco i soldi a casa. Non ho niente. Non sogno nulla. Aspetto solo che passi la giornata. Ma, ahimè, ne inizia un’altra. […] Ho i tic nervosi. Tutto è programmato da lungo tempo in funzione delle loro necessità, non delle mie. In bagno vado la mattina e alle quattordici. Poi la sera.

Manda i soldi in Romania, Liliana, che non bastano mai e manda pacchi ogni due mesi
Potrebbe limitarsi ai soldi ma vuole sapere di esserci ancora, di esistere, vuole preparare i pacchetti e sentire per telefono se il maglione è giusto, se il fermaglio piace.
Dall’altra parte qualcuno può bere la cioccolata calda grazie a lei, alla sua reclusione volontaria nella casa di qualche vecchietto.

La mattina della vigilia di Natale ho spedito i soldi a casa. Per il cibo, la legna, etc.
– Grazie mille, mamma! Come faremo senza di te!
Si! Ho pianto, mi facevano pena i miei figli, ho ringraziato Dio per il mio lavoro qui. Qualche giorno fa ho spedito dei pacchi. Panettoni, maglioncini, pigiami, cioccolata, pannolini per il mio nipotino, giocattoli (gli ho mandato un treno elettrico), shampoo e calze. Mi hanno detto:
– Mamma, qualsiasi cosa tu ci spedisca, va bene, qui non abbiamo nulla. Tutti i soldi li spendiamo per la spesa! –

Liliana, che appena arrivata in Italia per un soffio non dorme per strada, come altri migranti come lei, quelli che al mattino alle 6 vedi in fila aspettare qualcuno che dia loro un lavoretto.
Liliana, che non ha un soldo ma è abituata alla fame e tace e se troverà una mano amica sarà solo quella di un prete e di altri immigrati come lei, come quelli che fecero una colletta per farla mangiare.

Liliana, che in un attimo sono passati quattro anni, una mamma di settant’anni in Romania, i bambini ancora li’ ma con il pranzo finalmente in tavola.

È lontana, è straziata e manca ma questa situazione non fa dopotutto comodo a tutti? Persino il presidente della Romania, Băsescu (2004 – 2014) continuerà per anni a dire ai suoi cittadini di rimanere all’estero ancora per cinque anni, cinque anni almeno, e continuare a spedire i soldi per costruire case e industrie.

Liliana resterà?

 

Il libro di Liliana Nechita è disponibile su IBS, Hoepli e Amazon, fatevi questo regalo.
Vi aprirà la mente.

Questa è la storia di tanti rumeni e non solo, pensiamoci prima di aprire bocca.

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Ciliegie Amare, un Libro da Leggere.

 

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39 pensieri su “CILIEGIE AMARE, STORIA DI UNA BADANTE CHE VIVEVA IN ITALIA

  1. Mamma mia. Sono contenta che esista questo libro, anche se forse come spesso accade le persone che avrebbero più bisogno di leggerlo sono proprio quelle meno disposte a farlo. Anni fa, all’estero, il mio ragazzo conobbe un coetaneo ucraino la cui madre, tempo dopo, venne in italia a cercare lavoro da badante. La ospitò la nonna del mio ragazzo per i primi giorni. Solo che questa nonna, che pure sarebbe una persona religiosa e caritatevole, la faceva sempre sentire in colpa di tutto. Alla fine il mio ragazzo e suo padre se la presero loro in casa per un mese, finché non trovò un posto di lavoro. Era più sollevata ma mi chiedevo come dovesse sentirsi a vivere sul divano altrui, a uscire al mattino presto e mettersi in fila, cosa sarebbe successo dopo, se anche lei sarebbe incappata in ricatti di questo tipo. Fanno una vita di m. e se non fosse per loro (e per i carer in generale, bellissimo dove parli della tua esperienza) tante famiglie sarebbero spacciate.

    1. Ho conosciuto una badante russa in Italia, avra’ 60 anni e segue due vecchietti un po’ piu’ grandi di lei. Non credo avra’ mai diritto alla pensione (o almeno lei mi ha detto cosi’) e se le venisse un acciacco per lei sarebbe finita.
      Mi diceva che ora vogliono fare una leggere per non farle lavorare giorno e notte ma avere due persone ma… chi puo’ permettersi due persone? Gia’ una costa cara. 🙁
      Che tristezza per tutti!

      Un pensiero per il tuo papa’ e per voi.

      1. Mio papà ha due badanti, uno per la settimana e uno per i fine settimana. Fortunatamente con la sua pensione riesce a coprire stipendi, ferie, tredicesime, contributi ecc, altrimenti non so come faremmo. Hanno diritto alla pensione se hanno abbastanza anni contributivi, se invece tornano al loro paese, i contributi versati possono essere rimborsati facendone richiesta. Comunque per quanto riguarda la pensione stendiamo un velo pietoso anche per noi che non siamo stranieri in Italia!!!!

    1. Grazie anche a te, non conosco l’autrice ma sto provando a contattarla per dirle tutti i commenti positivi che ha ricevuto qui e su facebook. 🙂

  2. sconvolgente questo libro, ma necessario a noi italiani per comprendere. Purtroppo quelli che lo leggeranno sono quelli che già sanno, i sensibili, gl’insensibili faranno spallucce se qualcuno gliene parla.
    comunque ho molto apprezzato le tue righe iniziali dove racconti la tua di esperienza: “Le famiglie a volte ci odiavano, eravamo quelli che pulivano il culo ai figli.” è un’osservazione acuta, semplice e quanto mai vera.
    ml

    1. Sul primo punto, hai ragione. Questo post ha ricevuto dei commenti vergognosi, non per le cose che ho scritto ma proprio per la storia e la provenienza geografica della signora.

      Sul secondo invece, ti rigrazio, a volte era piuttosto evidente come cosa. Pensavano sempre che non facessimo abbastanza ma quando lo facevamo erano invidiosi della relazione creatasi.

      Deve essere un dolore enorme.

      1. se mi posso permettere, penso che avresti dovuto lasciarli i commenti vergognosi: le parole offensive, i concetti abominevoli, si ritorcono contro chi li pronuncia se restano lì visibili nel tempo

  3. Profondo rispetto per chi fa questo mestiere e hai ragione bisogna pensare prima di aprire bocca. Sicuramente questo libro potrebbe aprire la mente a molte persone se solo fossero disposte a capire.

  4. ciao.. ho letto questo post tutto d’un fiato. Sai io sono una mamma e allo stesso tempo ho fatto da badante per ben 5 anni a mia suocera. io le ho lavato il culo fino all’8 mese di gravidanza per non metterla in una struttura protetta, successivamente delle oss sono entrate nella mia vita e con loro un lungo faticoso cammino sia psicologico che fisico fino all’ultimo suo respiro. In questo lunghissimo cammino oltre ai capelli bianchi che piano piano spuntavano sulla mia testa ho avuto modo di conoscere tante oss, perché parliamoci chiaro, chi resiste a fare un lavoro così? io stessa mi sono dovuta fare le ossa e infilare i guanti quando quelle di cuore non potevano venire e al loro posto le fredde e nullafacenti si tiravano indietro. Nel mio percorso alla fine solo una ha avuto il coraggio di tenermi la mano e accompagnarci fino alla fine. Solo una. e con lei io ho imparato tante cose ma prima di tutto il RISPETTO per ogni essere vivente, per la SUA DIGNITA’. per questo consiglio a tutti coloro che non lo hanno di fare questa esperienza. forse capiranno. scusa il papiro ma me lo hai tirato fuori.

    1. Sai quanti colleghi DISGUSTOSI ho avuto? Non avrebbero dovuto tenersi caro neanche un pesce rosso e invece supportavano ragazzi e anziani. Una cosa vergognosa, quindi ti capisco profondamente.

      Tanta stima per la persona che ti ha aiutata, spero il karma vi ripaghi.

  5. Lettura molto interessante. Argomento molto spinoso in Italia quello delle badanti straniere, specialmente al sud. Grazie della recensione

  6. Credo che questa problematica dolorosa trova spazio nell’inerzia e nel vuoto creato nel comparto dalla società attuale. La situazione precaria e dolorosa va di pari passo con il dolore e la sofferenza delle famiglie che richiedo l’aiuto delle badanti, un aiuto purtroppo non disciplinato. Sarebbe molto più semplice creare strutture o cooperative che fanno incontrare domanda e offerta nel rispetto della dignità umana di malati e badanti. Quando crescerà la nostra società?

    1. Sai che qui I disabili che seguivo erano incentivati a lasciare la casa familiare? Se lo facevano avevano dei bonus.

      Potevano vivere da soli in certi condomini con un paio di carers per turno oppure in veri e propri istituti con 1 assistente personale. Sono molto piu’ tutelati.

      Non so come funzioni per gli anziani ma insomma, in Scozia forse sono piu’ attenti e non lasciano la miseria da sola.

  7. Ho conosciuto molte di queste donne e le loro storie sarebbero tutte da raccontare, quanto dolore e quanta forza in ognuna di loro. Una lettura che sicuramente non mi farò mancare.

  8. Ho avuto modo di conoscere diverse badanti che accudivano i miei nonni, e sono persone che si sacrificano molto, tutto per mandare avanti le loro famiglie sparse in tutto l’est Europa. Sono persone che meritano tanto rispetto.

  9. Quanta verità in questo racconto amaro! Non siamo nessuno per trattare le persone come schiavi e senza rispetto! Anche noi siamo emigrati all’estero per un periodo e sentirti escluso non è per niente bello😢

  10. Questo post mi ha commosso. Quando mio figlio era piccolo, un giorno andammo in un ristorante e una cameriera dell’est ci avvicinò per regalare una sorpresa dell’ovetto kinder al bambino. Ci disse che le ricordava suo figlio: da due anni lo vedeva solo per foto o lo sentiva per telefono due volte la settimana. Lo aveva lasciato a casa con la nonna quando aveva solo 6 mesi per venire in Italia a lavorare. Ci si è stretto il cuore e quasi piangevo. Non potevo neanche immaginare il dolore e lo strazio di una madre che deve lasciare il suo bambino per andare a lavorare all’estero. Anche se questo voleva dire farlo mangiare e sopravvivere. Non l’ho più vista. Spero che abbia potuto tornare a casa o ricongiungersi con il suo bambino.

  11. Giuro che mi hai fatto emozionare a leggere questo tuo articolo.
    Domani sera ho il mio incontro mensile con il mio club di lettura e ne parlerò. E poi ti farò sapere.
    Grazie del suggerimento.

  12. Mi ha commosso questo post. Ci sono persone che si prendono cura dei nostri cari e noi sappiamo così poco di loro. Leggerò il libro.

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