Dicembre 2014 – La Mia Italia

Dicembre 2014 – La Mia Italia

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Quando vivevo in Italia.

Vivo in un Paese che sembra disegnato apposta per me, ve l’ho mai detto?
Se non l’ho gia’ fatto, allora ve lo dico ora.
Adoro l’Australia.
E’ stata la mia scelta piu’ azzeccata e batte persino l’operazione per correggere la miopia. 😀

Non per questo pero’ ho scordato il mio Stivale, alto e forse un poco démodé.
E d’altronde come potrei se lì ho lasciato i miei affetti ed i miei ricordi piu’ cari?

Diciamoci tutta la verità.
Non è facile la vita di un Italiano all’estero perché tutti attorno a te vogliono celebrare la tua “nobile” provenienza, fatta di storia, cultura e cibo.

Quando mi dicono “Ah, l’Italia! Me la immagino piena di sole e di gente tranquilla e semplice, che prende il sole seduta fuori dalle caffetterie” io sgrano gli occhi e penso “ma davvero credi questo di quella che era casa mia?”
Non te starai a sbaglia’?? 😀
Io mi ricordo che stavamo tutti esauriti e di corsa, me in primis, e che il Colosseo lo guardavo solo al TG.

Così ho capito l’inghippo!
E’ che l’Italia devi adorarla come un amante che saluti sulle scale, non sapendo quando avrai l’occasione per afferrarlo e sentirlo di nuovo, sotto le tue dita.
Con passione e lacrime, con sentimenti esagerati e folli.
Con una data di scadenza.
Perché poi lo sai che tornerai alla vita di sempre.
Fatta di sospiri, certo, ripensando ai momenti vissuti insieme e volati via.

Pensa che bello, ho realizzato, se mi svegliassi turista australiana in Italia!
Ancora più bello se la giornata fosse fatta di 48 ore e non di 24.
Ancora più bello se fossi a Roma!

Alla mattina ci sarebbe il sole, di questo ne sono sicura.
Roma in questo raramente delude e se lo fa, allora non prendere la metro o la macchina.
Murati in casa e accenditi Sky.

Ma non divaghiamo.

Mi sveglio e c’è il sole, dicevo, così esco dal mio Hotel e non ho che l’imbarazzo della scelta per la colazione.
Mi immagino i cornetti gonfi di crema pasticcera, di un giallo intenso e peccaminoso, spolverati di zucchero a velo sulla crosticina croccante.
Le doughnut a Roma le chiamano bombe perché sono fatte per esplodere in bocca, cariche di farcitura.
Lo zucchero non puo’ che rimanere sulle labbra dopo ogni morso e lo ritrovi agli angoli della bocca dopo ore, a ricordarti quel peccato di gola da 600-650 calorie.
Ao’, la colazione e’ importante e lo dicono i ricercatori.

Il caffè costa solo 90 centesimi, in Austalia lo pago 3,90 dollaroni!
Seduta mi gusto il mio cappuccino e gli italiani mi sembrano così buffi.
Li vedo entrare nel bar uno dopo l’altro, corpi frenetici che agguantano tazzine colme di caffeina bollente e che neanche ne gustano l’aroma unico, ingollando quel liquido nero manco fossero povere oche massacrate per il fois gras.
E vogliamo parlare della velocità dei baristi?

A colazione finita sono carica per girare la Città.
Finalmente sto calpestando il suolo di ROMA, dopo averla tanto sognata!

Aspetto l’autobus per il centro ed il sole scotta sul mio cappellino da turista_ammazza_sesso.
Quando finalmente il bus arriva, succede una cosa strana a cui non voglio dare peso: tutti mi spintonano per correre dentro al vagoncino.
Incurante di quello strano episodio, salgo per ultima.
Malgrado gli appunti presi la sera prima interrogando google dal wi-fi dell’albergo, ho sempre paura di perdermi e di sbagliare direzione.
L’autista non risponde al mio saluto e mi chiama “Signò”.
Al rientro dalla vacanza ricorderò con nostalgia tutti i “Signò” ricevuti e anche della venditrice di Campo de’ Fiori, che mi ha chiamata “bella” quando le ho comprato una rosa.

Intanto pero’ sono ancora di fronte all’autista che non parla una parola di inglese.
Faccio per tradurre con il mio vocabolarietto aperto tra le dita ma quello mi ha già risposto!
Credo.
Credo di iniziare a comprendere l’italiano perché dai suoi segni capisco che sì, sono sull’autobus giusto.
“Ce l’ho fatta!” penso tra me e me.
Non ho tempo di gongolare che il bus inchioda e mi fa cadere come un sacco di patate.
Mi rialzo, con grande dignità, ammettiamolo, e mi sembra che nessuno mi abbia notata.

Meglio cercare di sedermi o finirò per terra al prossimo strattone.
I posti però sono tutti presi, quindi mi aggrappo con due mani alla maniglia piu’ vicina e stringo forte.
Non mi sentivo così in pericolo di vita da quella sera in taxi in Egitto.

Scendo a Piazza Venezia e dico, SONO A PIAZZA VENEZIA!
Il sole mi acceca, ma non posso far altro che pensare a dove sono.
Solo che il traffico mi inquieta, nessuno si ferma nonostante le strisce pedonali e con questi presupposti non ce la farò mai ad attraversare.
Sbucano macchine dappertutto ma proprio lì in mezzo al casino si erge La Big Typing Machine, che sulle guide chiamano Milite Ignoto.
Sono incantata.

Ne avro’ mai abbastanza di questa Citta’ piena di Meraviglia?

A scendere dal bus eravamo in tanti e tutti hanno attraversato la strada mentre io ero persa in fantasticherie sugli uomini in divisa che piantonano, a decine, la piazza.
Tolgo il cappellino_anti_sesso_da_turista e rimangono solo i miei capelli tutti acciaccati.
Il sole mi prende a sberle la testa.
No, non ne vale la pena di morire in terra straniera, per questa volta.

Accanto a me è rimasta solo una vecchina tutta curva, con una enorme borsetta della spesa, di quelle munite di rotelle.
Le macchine continuano a correre per la rotonda, ignorandoci.
Faccio per alzare la mano in direzione delle guardie, quando ecco un miracolo.
La signora anziana scatta in mezzo al traffico ed io inizio a seguirla, facendomi ignobilmente scudo del suo corpo e della sua incredibile verve da pronipote di centurioni.
Pronipote di linea diretta, ne sono certa.

Arrivo a Via del Corso e non mi sembra vero.
L’ho sognata così tanto, l’ho vista in TV e nelle riviste.
L’ho amata senza neppure conoscerla ed ora siamo solo io, lei e appena un altro centinaio di persone.
Incollo il naso sulla vetrina di un negozio di pelletteria, tra un monomarca di abbigliamento e l’altro.
Penso di comprare un portafoglio di pelle viola, ne respiro l’odore e mi convinco della sua pregiatezza ed unicità, indubbiamente è fatto a mano, unico nel suo genere.

Non faccio a tempo a bearmi dell’acquisto che fuori dal negozio vedo la mia prima gitana!
E’ piuttosto in carne, ha una gonna variopinta ed i capelli lasciati crescere senza un taglio preciso.
Sono lunghi e bruciati dal sole.
Fa parte di un gruppo di 4 donne e quando passano per le strade tutti mettono la mano per controllare il portafogli.
Io scatto una fotografia!

Roma è così grande ed io ho così poco tempo.
Per i suoi vicoli arrivo a Piazza Navona, il Pantheon e la Fontana di Trevi.
Scatto una fotografia ad ogni pezzo di muro, ad ogni finestra, ad ogni negozietto.
Mi accovaccio per fotografare i Sampietrini, bellissimi ciottoli posati sul lastricato come a celebrare l’autenticità del popolo Italiano.

Il sole è così caldo, ci vorrebbe un gelato.
Sulla mia guida consigliano Giolitti, così prendo un cono piccolo e provo a dire “doppia panna”, come ho sentito fare ad un italiano solo il giorno prima.
Funziona!
Riempiono il cono di deliziosa panna bianca e la frutta nel mio gelato e’ un sapore ancora presente, pulsante.
Riconosco il latte, la panna ed immagino la frutta che viene scelta e tagliata.
Vorrei mangiare gelato per sempre, prendendo il sole per questi vicoli divini.

Qualcuno esce dai negozi con una fetta di pizza, che poi non è una fetta ma una cosa che in Italia chiamano trancio.
Puoi scegliere quanta pizza vuoi ed eccola lì, ritagliata per te con la mozzarella che cola fino a sporcare l’incarto bianco.
Unta e Divina.
E’ possibile avere di nuovo fame?

Ci sono altri posti da vedere, così prendo un altro autobus e arrivo al Colosseo.
Qualcuno entra senza fare la fila, sbucando dai lati.
Forse si saranno rivolti ad un’agenzia migliore della mia?
Ma che importa quando attorno a me ci sono dei gladiatori vestiti da antichi Romani??

Inizio a fotografarli da lontano finché non si accorgono di me e con un bellissimo sorriso mi propongono di fare una foto assieme.
Accetto volentieri quel colpo di fortuna.
Loro sì che parlano un perfetto inglese e vogliono sapere tutto di me e da dove vengo!
Dall’Australia, dico, dall’altra parte del mondo.
Mi sa che siamo diventati amici perché mi raccontano dello zio emigrato anni prima e di come stia bene a Sydney!
Alla fine dico loro “grazie” e sono così orgogliosa di quel mio buon italiano.
Sono deliziata da me stessa.

Loro rispondono “50 euro”.
Mi sa che non siamo proprio diventati amicissimi.
Gesticolando riesco a trattare sul prezzo e la spunto per 20.

Finalmente il Colosseo.

E poi ancora una fila, questa volta di quasi due ore, per vedere i Musei Vaticani e finalmente la cappella Sistina.
Perdo un tacco tra i Sampietrini.
Lancio una brutta parola in mezzo a tutta quell’Antichità e poi mi pento della mia bassezza.
Per strada si sente solo il mio tacchettino di metallo.

Acciuffo una metropolitana ed arrivo al Parco degli Acquedotti in cui mi sembra di rivivere una scena de La Grande Bellezza e finalmente mi sento nel posto giusto della Terra.
Tolgo le scarpe, mi sdraio sul prato della pineta e vedo il sole tramontare tra i pini, mentre in silenzio mi immergo in quell’odore fresco e buono, fatto di alberi maestosi ed erba verde e morbida.

La mia giornata di 48 ore e’ finita ed il tempo e’ volato via, come se fossero state solo 24.
Mi siedo ad un tavolo all’aperto ed ordino un “aperitivo”, una cosa mai vista prima ma che somiglia ad un brunch, solo fatto sul tardi.
Questa cosa nel bicchiere si chiama Spritz e prometto a me stessa di googlare la ricetta una volta tornata a casa.
Voglio berlo ancora e ancora.

Tornando in Albergo realizzo di aver assoluto bisogno della colla per aggiustare il tacco delle scarpe, ma ormai sono le 21 passate!
Alla reception mi informano che i supermercati ed i centri commerciali rimangono aperti fino alle 23.
Se non e’ questa la civiltà!
In Australia i negozi chiudono alle 17, dopodiché rimangono aperti solo i 7/11.

Aspetto la metropolitana e scendo a San Giovanni dove trovo una SMA ancora aperta, proprio come dicevano!
Fotografo tutti i formaggi sugli scaffali.
Ma quanti ne hanno??
Vorrei mordere tutto per farmi un’idea dei sapori.
Le caciotte sapranno di Cheddar Vintage?

Solo di mozzarella credo che abbiano 10-15 marche diverse.
Vado in cassa con la colla e qualche prodotto must-to-have da riportare a casa: pesto, pesto rosso (wow! Cosa sara’?), spaghetti, caffe’ ed una scatola di alluminio contenente biscottini Gentilini e con sopra scritto “ROMA”.
Mi viene nostalgia dell’Italia solo a tenerla in mano.
E’ quasi l’ora di chiusura e davanti a me ci sono tanti clienti con carrelli pieni di roba da mangiare.
Qualcuno prima di me bisticcia con la commessa, ma non capisco cosa si dicono.
Arriva il mio turno, così la saluto e lei risponde appena, sembra triste.
Ma soprattutto: non mi prepara la busta!
Me ne accorgo solo quando ho finito di pagare, cosi’ il cliente successivo inizia a sbuffare finché non libero la cassa dalle mie cose.
Dio, che figuraccia!

Saluto di nuovo e scappo via.

Pensavo di non aver fame, ma passando davanti ai ristoranti inizia a brontolarmi lo stomaco.
Non voglio entrare per una cena, eppure mi ritrovo a guardare un menu’ appeso fuori da una Trattoria.
Il proprietario si accorge di me e mi invita ad entrare.
Ma a che ora chiudono le cucine in Italia?
In Australia dopo le 21:30 iniziamo a cacciare fuori tutti gli avventori.

Il proprietario ride e dice che qui si esce per mangiare tardi!
In effetti i clienti continuano ad entrare anche dopo il mio arrivo.
Ordino un antipasto pieno di parole intraducibili tra le quali riconosco solamente “prosciutto e mozzarella” e mi arriva un vassoio enorme.
Per 13 euro.
Potremmo mangiarci in tre!
Il prosciutto, mi spiegano, e’ tagliato a mano e sul momento.
La mozzarella viene da Paestum ed è di bufala.
Le olive sono verdi e dolci, così come il miele che mi propongono di versare sui formaggi assieme alle marmellatine di fico.
Assaggio un arancino di riso dal cuore filante e chiudo gli occhi per memorizzare il sapore di quel ripieno.

Non credo di poter mangiare altro quando noto il pane nel cestino.
E’ solo dello stupidissimo pane, accidenti!
E allora perche’ se lo prendo in mano scrocchia?
Perche’ odora di buono??
Gli do un morsetto.

Non resisto.
Le metto nel piatto a raccogliere l’olio dell’insalatina di pachino e rucola e lo mangio così.

Arriva la pasta cacio e pepe e davvero non posso dare che una forchettata, ma…quanto e’ buona??
Chiedo una take away bag ed il proprietario urla “busta per il cane” al cameriere che, pronto, accorre con una vaschetta d’alluminio.

Faccio per chiedere il conto e niente, non c’è verso di poter andar via.
Il proprietario insiste per offrirmi una sambuca, un limoncello e un gambrinus.
Decido per il limoncello di cui ho tanto sentito parlare ed ecco il bicchierino pieno di liquido giallo, gelato e buono.
Fatto in casa, dice il proprietario.
E non può che essere così.

Ne compro una bottiglia e mi chiedo come farò con la dogana.

Con i miei sacchettini arrivo in albergo.
Finalmente faccio una doccia calda e con i capelli bagnati mi affaccio alla finestra che guarda su una strada non troppo trafficata.
Domani andro’ a Porta Portese e non vedo l’ora.

Non sarebbe bello vivere per sempre qui?

 

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Una Bella Giornata.

Io da qua non schiodo.
Sono però quella che, in un’ottica meramente scientifica, potremmo definire l’Expat Sfigata.
Quella che al paese suo era pure abbastanza ben piazzata, con il congiuntivo sempre al posto giusto ed una conoscenza piuttosto ampia delle regole base della società. Bravissima a scrivere lettere formali.
Bravissima a contattare questo o quello, a risolvere quelli che a Roma chiamiamo gli “impicci”.
Mi facevo pure il 730 da sola!Ma in soldoni non ero una scienziata neanche in Italia e manco a dire che sono brava in qualcosa, tipo, chessò… il découpage.
Che in Italia non esiste la meritocrazia e allora vado in Australia e divento leader del settore.
No, io niente découpage.
Manualità zero.
Sono un’intellettualona di quelle che leggono Fabio Volo e le biografie su Platinette e Rocco Siffredi e che le consigliano pure! 😀
Quindi avrete capito che no, non sono manco intellettuale ma piuttosto una che si emoziona facilmente davanti ai programmi trash di Sky e che non perde una puntata di Teen Mom su Mtv.

Sono più average che più average non si può.
Anzi in Australia sono pure un (bel) pochetto sotto la media.

Sono ancora una straniera e lo sarò per almeno altri 10 anni, diciamocelo.
Perché l’inglese mi sono impuntata e l’ho studiato pagando la scuola privata di tasca mia, ma non è proprio la mia lingua madre e certi giorni mi esprimo ancora come Mami di Via col Vento.Sono arrabiata? Sono triste? Sono sotto stress? Ecco che esce fuori la Mami che c’è in me.
“PERCHÈ TU CATTIVO?”, chiedo.
E mi immagino con la gonnona ed il fiocco in testa, a cercar di salvare le tende da quella pazza isterica di Scarlett.
Alla carica Mami prende il sopravvento del mio cervello, quella donnona perennemente basita fa le scarpe alla maestrina che ero, quella che invece oramai se la dorme della grossa, sotterrata da montagne di “who am I?” e “cosa ho fatto???”.

Sono partita da Roma sapendo di dover ricominciare e ricominciare veramente.
Non tipo che cambio l’utenza del telefono e compro uno zerbino nuovo perché andrò a vivere in un altro quartiere.
Noi abbiamo chiuso la porta di quella che era casa, certi di non tornare.

Abbiamo organizzato il nostro espatrio in un anno e nonostante il grande lavoro di preparazione alcune cose continuano a non essermi chiare. Le stesse che prima erano invece così evidenti e cristalline.
Per esempio adesso non capisco più se sto parlando o meno con un idiota.
Prima lo capivo subito.
Adesso la scema sono io!
Mi sembrano tutti così intellettuali, con il loro inglese perfetto da lingua madre.Ogni tanto ho un flash! “Mi sa che questo è un cretino!” Raramente è però una certezza di quelle lampanti. Al massimo rimane un dubbio.

Ci sono dei momenti nella vita in cui vorrei solo dire “perché non muori gonfio?” alla persona che ho di fronte.
Nella mia lingua ero così brava ed immediata nel reagire alle offese utilizzando la parola e solo la parola, rigirandoti contro la frittata e trovando la scappatoia perfetta.
Non e’ più così, sono una Expat Sfigata, appunto.

Qui non ci sono più i miei punti di riferimento.
Non vendono il Chilly verde.
Ho trovato un detergente intimo della Felce Azzurra e odora di dopobarba da maschio d’altri tempi. Non ha senso.
Se ho fame non posso farmi un trancio di pizza al taglio con le patate e il rosmarino.
Bianca.
Con il sale grosso sopra.
Ed un filo d’olio.
Mmm.
Non posso, qui non c’è.
Forse è meglio così! 😀

Che poi un rametto di rosmarino al Coles costa 3,50 dollari, quando in Italia me lo regalava la Signora del banco sotto casa.

Devo imparare tutto da capo!
A Melbourne sono riuscita a farmi riprendere dall’autista del bus perché stavo in piedi anziché seduta!
Ao’, io vengo da Roma.

Ho imparato presto a dire “NO coriander” per non finire col il vomitare la zuppa e questo è un bel passo avanti.
O no?
Si trattava di sopravvivenza della specie.

Tutto è cambiato mentre io sono rimasta quella di prima, settata per un altro Paese. Tra l’altro qui hanno le gambe sode e lunghe e camminano scalze.
Io non sono proprio così.

Sono partita determinata a conquistare questa parte di mondo con la mia bandierina.
Ho fatto delle amicizie nuove e sono qui da soli 5 mesi.
I due passi fuori li faccio solo con altri italiani però.
Ero partita determinata ad integrarmi con la gente di qui ma niente.
Per adesso gli Australiani ridono alle mie battute ma da qui ad uscire per una birra o un BBQ… No, anche no.
Sarebbe come uscire con la nonna sorda.

“What? Cosa hai detto”?
Sorda ma una cifra simpatica.

Insomma, io da qui non schiodo.

È qui che voglio vivere, crescere, investire ed invecchiare.
Sono più felice come straniera qui che come cittadina in Italia.

Non si torna indietro, non lo prendo neanche lontanamente in considerazione.
È qui che sogno di potermi integrare.
La mia gente, lo sento, è qui.

Mi scende una lacrima quando vedo le vecchine/volontarie che spiegano la strada ai turisti, o quelle nelle biblioteche e nei musei.
Sempre disponibili, sempre in prima linea.
Mi piace il senso della comunità che si respira a Melbourne e ancora di più nei piccoli suburbs dove l’intera area è invitata a condividere e socializzare.
Dove c’è sempre un motivo per uscire di casa e far festa tutti insieme.

Mi piacerebbe avere una casa come la loro, come gli Australiani, ed un portico dove invitare amici per bere una birra e parlare per tutta la notte.
Scacciando gli insetti e sentendomi grata per aver costruito così tanto.
Sogno di poter vivere in questo Paese con un visto che mi renda uguale agli altri e non più ospite.
È un processo che richiederà tanto impegno e tanto tempo ma non per questo il mio desiderio di integrazione deve restare così a lungo inappagato.

Così tra i propositi dell’anno nuovo c’è il mettermi in gioco in prima persona.
Provare a fingermi una di loro, spronarmi a far parte di questa comunita’, mettendo il mio tempo a disposizione degli altri, esattamente come le vecchine in Biblioteca.
Dando qualcosa a questa comunità che mi ha dato la possibilità di godermi questa Working Holiday Experience come la chiamano loro, questa Possibilita’ Pazzesca, come la chiamo io.

Sono cosi’ finita a donare il sangue al Donor Centre della Croce Rossa, quello in Bourke Street, segnalato per tutta la citta’ con una marea di cartelli, segno che (anche) qui e’ una cosa seria, che coinvolge e abbraccia proprio tutti e non solo i piu’ sensibili e attenti.

Il Donor Centre era pieno di vita e colori, tra impiegati, volontari e poster motivazionali deliziosi.
E’ stato bello essere accolti da tutti quei sorrisi, sommersi da tante informazioni utili.
Il primo grazie me l’ha sussurrato la ragazza seduta alla reception, che sta qui ogni giorno dalle 7 alle 18, proprio per favorire la raccolta degli appuntamenti.

Un po’ meno bello e’ stato ritrovarsi il dito bucherellato da una pazza esagitata.
Che mi ha fatto ripetere 3 volte lo spelling del mio nome perche’ era una di quelle che MACHITICAPISCETORNAALPAESETUO.
Pure nel volontariato una un po’ stronza capita, eh. 😀

Ma cosa mi importa quando leggo che il 34% del sangue donato viene utilizzato per aiutare i pazienti malati di Cancro e che con UNA sola donazione posso concorrere a salvare ben TRE vite?

L’esperienza in se’ e’ stata bellissima, mi hanno coccolata come se fosse una giornata in Spa, con le infermiere che si alternavano per farmi stare rilassata e comoda, per chiedere come stesse andando.
Sdraiata sul mio comodo lettino ho incrociato lo sguardo di un business man e di uno studente, scorgendo sui loro visi gentilezza ed onesta’ e sorridendo di rimando.

Al termine della donazione ho potuto scegliere tra una miriade di snacks, calde tortine farcite e milkshake.
Con il ragazzo addetto alla caffetteria che mi consigliava di bere ancora un po’ di acqua e di rimanere seduta, di rilassarmi assieme agli altri donatori, leggendo i giornali messi a disposizione di tutti.

E’ stato davvero bello, anche se ho passato il resto della giornata con un mal di testa fortissimo che pero’ ho gia’ dimenticato e archiviato! 🙂 Mi sono sentita bene, di un bene che conta, quello nella pancia che ci rende felici, e questo nonostante la spossatezza fisica.

Tornero’ quanto prima a far parte di quel gruppo eterogeneo di uomini, donne, anziani, giovani, colori e lingue diverse.

Lo so che non mi regaleranno la Cittadinanza per una singola donazione e che comunque rimango una Expat Sfigata ma so anche che voglio mettercela tutta per integrarmi. E che questi sono tutti passetti verso il mio Sogno.

Dicembre 2015 – Quando le Parole sono Sassi

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Non sarebbe più facile dire “mi manchi”?
Risponderei “A me manchi di più”.

Ci state pensando ormai da tanto tempo e forse non avete mai riflettuto tanto su una scelta prima d’ora.
Ed è anche giusto, qui si sta parlando di lasciare un Paese, l’Italia e di andare all’estero.
Per viverci.

Siete spaventati.
Siete euforici.

La prima volta che ne avete parlato, gli amici non vi hanno creduto.
Vi han guardato come se fosse un’idea passeggera, una di quelle cose che si dicono quando al lavoro non va troppo bene e la birra scioglie la lingua, scioccamente.

Ma non è così, ormai è una decisione.

Contate i giorni.
Acquistate il biglietto e leggete e rileggete mille volte il vostro nome, controllate i dati del vostro passaporto e la destinazione.
E’ fatta.
Sta succedendo?!

Il più delle volte pagato il biglietto si parte.

Vorreste parlare di quello che sentite, del dolore che provate pensando a tutto quello che lasciate, della paura ma anche della felicità che avete nella pancia quando iniziate a sentire che mai scelta nella vostra vita è stata più giusta.
Mai scelta nella vita è arrivata nel momento più giusto. Read more