Quando caschi, ti rialzi

Quando caschi, ti rialzi

Provando le ali, in Giappone

Cinque anni fa, oggi.

Ho detto ad una mia collega di fare attenzione, che per terra era bagnato e sono volata con in mano il vassoio pieno con le posate da portare ai tavoli.

Ho visto tutto nero ed in quel nero solo una scheggia di bianco, l’osso che si rompeva.

Non avevo l’assicurazione da due settimane perché non mi ero mai fatta nulla in vita mia, perché ci stavamo ancora pensando, perché non lo credevamo possibile un passo falso.

Mi sono rotta una caviglia in Australia e con lei ho rotto pure i sogni, piombati per terra come palle che qualcuno aveva lanciato in aria, ormai stufo.

Sono state giornate piene di lacrime, la paura di esser rimessa su un aereo con la gamba ancora rotta o di dover pagare quel passo falso per il resto della vita in un Paese dove da straniero devi pagare pure l’aria, figurarsi l’ospedale privato dove mi avevano portata.

Ho tenuto botta sul momento, cercando di posare per terra il piede tutto storto e sperando in un miracolo che non è arrivato, Shin ha chiamato mio marito e quando è arrivato ho pianto dicendo solo “scusa“.

Non so cosa sarebbe successo se non avessi rotto la gamba ma cinque anni dopo posso dirlo: siamo stati saggi a venire a studiare informatica in Scozia.

Ci volevano disperazione, ovaie e coglioni e noi avevamo tutto questo anche se non lo sapevamo.

A volte si cade, ragazzi, ma un piede alla volta ti rialzi.

La vita è lunga, il riscatto possibile.

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Aprile 2015 – Ricoverata!

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Noi.

Ero da poco uscita dalla prima settimana di formazione in quello che era diventato il mio secondo lavoro e mi sentivo carica come non mai.
Quella mattina di fine Febbraio macinavo kilometri dentro al grande ristorante e lanciavo sorrisi ai miei colleghi, molti dei quali erano piu’ che altro amicI, protagonisti delle mie serate alcoliche e di un viaggio lungo la Great Ocean Road.
Mi sentivo solida e sicura di me.

Stavo per uscire dalla cucina quando ho detto alla mia collega J. di stare attenta, perché si era formata la solita chiazza d’acqua accanto alla postazione del dishwasher.
Credo, ma non sono sicura, di essere riuscita a pronunciare quel be careful per intero.
Prima di scivolare.
Di perdere la percezione del terreno, che si allontanava dai miei piedi, oramai orientati verso l’aria.
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