Trasferirsi in Islanda: documenti, costo della vita e consigli di un’italiana

Vivere in Islanda da italiana: la storia di Elisa, da operaia in Irlanda a insegnante di lingue nel Paese del ghiaccio

Trasferirsi all’estero può cambiare molto più della propria carriera. A volte significa scoprire una versione di sé che in Italia non aveva mai avuto spazio per emergere.

È quello che è successo a Elisa, italiana che dopo un’esperienza in Irlanda si è trasferita in Islanda, dove oggi lavora come insegnante di inglese e italiano. Un percorso iniziato quasi per caso e proseguito fino a costruire una nuova vita in uno dei Paesi più affascinanti e particolari d’Europa.

In questa intervista racconta cosa significa vivere in Islanda, quanto costa trasferirsi, com’è avere un compagno islandese e quali sono le difficoltà che gli italiani devono conoscere prima di fare questo passo.

Perché lasciare l’Italia per vivere all’estero?

Prima di partire, Elisa lavorava già come insegnante di inglese in Italia e, sulla carta, aveva una vita soddisfacente.

Ma sentiva che mancava qualcosa.

“La mia vita era praticamente lavoro, famiglia, lavoro, famiglia. C’è stato un punto in cui non mi è più bastato.”

Un periodo di studio a Dublino le permette di conoscere una versione diversa di sé.

“A Dublino ho scoperto un’altra Elisa. In Italia sono sempre stata timida e introversa. Mi è piaciuta di più quella Elisa.”

Così decide di trasferirsi vicino a Dublino, iniziando la sua esperienza all’estero.

Come si vive in Islanda?

Dopo gli anni trascorsi in Irlanda, Elisa decide di trasferirsi in Islanda, pur senza aver mai visitato il Paese prima.

Una scelta che oggi sconsiglia agli altri.

“Mi sono trasferita in Islanda senza esserci stata prima, cosa che non consiglio. Però a me è andata bene.”

Ad affascinarla sono soprattutto la natura e la qualità delle relazioni umane.

“Mi sono innamorata veramente di questo Paese.”

Cascate, vulcani, eruzioni vulcaniche e paesaggi mozzafiato sono parte della vita quotidiana.

Ma anche gli islandesi hanno sorpreso Elisa.

Contrariamente allo stereotipo dei nordici freddi e distaccati, ha trovato persone introverse ma aperte al dialogo e a conversazioni profonde.

“Una volta che fai tu il primo passo, trovi persone molto stimolanti.”

Com’è avere un fidanzato islandese?

Una delle curiosità che Elisa riceve più spesso riguarda la sua relazione con un ragazzo islandese.

Secondo lei, una delle differenze più grandi rispetto all’Italia riguarda la parità di genere.

“Qui funziona abbastanza come una squadra. Dove non arriva uno, arriva l’altro.”

Non esistono aspettative rigide sui ruoli maschili e femminili e la comunicazione è fondamentale.

“Se voglio qualcosa devo comunicarlo e devo dirlo. Qui non esiste il ‘che cos’hai?’ ‘Niente’.”

Grazie a questa relazione, Elisa racconta di essere cambiata molto anche nel modo di affrontare i conflitti.

“Litighiamo veramente pochissimo. I disaccordi li risolviamo parlando.”

Parità di genere in Islanda: cosa c’è di diverso?

L’Islanda viene spesso citata come uno dei Paesi più avanzati al mondo per uguaglianza tra uomini e donne.

Elisa conferma che la mentalità è diversa.

“Generalmente si vedono le persone come persone, non come donne o uomini.”

Anche il sistema scolastico contribuisce a trasmettere valori più equilibrati.

A scuola si imparano attività pratiche senza distinzioni di genere.

“Si impara a cucinare, a cucire, a intagliare il legno. Pensando a un futuro con dei figli mi fa dire: voglio che crescano qua.”

Quanto costa vivere in Islanda?

Uno degli aspetti che preoccupano maggiormente chi sogna di trasferirsi riguarda il costo della vita.

L’Islanda è sicuramente un Paese caro.

Tuttavia, secondo Elisa, la situazione è meno drammatica rispetto a quella vissuta in Irlanda.

“Con uno stipendio medio qui si riesce bene o male ad andare avanti. In Irlanda avevo molto più la sensazione di avere l’acqua alla gola.”

Le bollette sono relativamente basse grazie all’energia geotermica.

Gli affitti sono aumentati negli ultimi anni, ma risultano ancora più accessibili rispetto a Dublino.

Naturalmente è necessario imparare a gestire il proprio budget e modificare alcune abitudini.

“Facevo molti acquisti online. Questa è una cosa che ho eliminato quasi del tutto.”

Trasferirsi in Islanda: quali documenti servono?

Anche se l’Islanda non fa parte dell’Unione Europea, aderisce allo Spazio Economico Europeo e all’area Schengen.

Per gli italiani il trasferimento è relativamente semplice.

“Non servono visti né procedure particolari.”

Chi arriva senza un lavoro deve dimostrare di avere risorse economiche sufficienti per almeno tre mesi e stipulare un’assicurazione sanitaria privata valida per i primi sei mesi.

Secondo Elisa, l’ostacolo principale non è tanto la burocrazia quanto trovare casa dall’Italia.

“Trovare alloggio prima di partire non è facilissimo.”

Una volta arrivata, ha ottenuto il codice fiscale islandese in appena un giorno.

“È stato molto più veloce di quello che pensassi.”

È necessario imparare l’islandese?

Molti lavori possono essere svolti in inglese, ma conoscere l’islandese aiuta enormemente nell’integrazione.

Elisa stessa sta studiando la lingua.

“Il consiglio è di non aspettare di avere un islandese perfetto per iniziare a usarlo.”

Anche con un livello base prova a utilizzarlo nella vita quotidiana.

“Tratto le lingue un po’ come uno sport: più ti alleni e migliori saranno i risultati.”

Secondo lei, l’errore più grande è aspettare la perfezione.

Vale la pena trasferirsi in Islanda?

Per Elisa la risposta è sì.

L’Islanda le ha permesso di costruire una vita più in linea con i propri valori, trovare un equilibrio diverso e vivere relazioni basate sulla comunicazione e sulla parità.

Ma il suo consiglio è chiaro.

Informarsi bene, visitare il Paese e prepararsi economicamente prima di partire.

Perché trasferirsi all’estero può essere una straordinaria opportunità, ma richiede anche consapevolezza e capacità di adattamento.

“Più ti alleni e migliori saranno i risultati.”

Una frase che, in fondo, vale non solo per le lingue, ma anche per la vita all’estero.

L’intervista completa la trovi qui:

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