Come diventare ghostwriter negli Stati Uniti: il percorso di un’italiana nell’editoria americana
Si può costruire una carriera come ghostwriter negli Stati Uniti partendo dall’Italia? La storia di Brunella dimostra che sì, anche se il percorso è tutt’altro che lineare.
In questa intervista racconta come, dopo aver lasciato l’Italia per inseguire un futuro internazionale, sia arrivata a lavorare nell’editoria americana, collaborando con autori, agenti letterari e case editrici di primo piano. Oggi dirige una propria agenzia di ghostwriting specializzata nel mercato statunitense.
La sua esperienza offre molti spunti a chi sogna di trasferirsi all’estero, lavorare nel settore editoriale o trasformare la scrittura in una professione.
“Sapevo che avrei dovuto lasciare l’Italia”
Fin da giovane Brunella aveva la convinzione che, per costruire la carriera desiderata, sarebbe stata costretta a trasferirsi all’estero.
Per questo ha pianificato ogni scelta con largo anticipo.
Ha studiato Lingue e Letterature Comparate all’Università L’Orientale di Napoli, scegliendo inglese e giapponese. La seconda lingua non è stata una scelta casuale: cercava qualcosa che la distinguesse dagli altri studenti e che potesse aprirle opportunità internazionali.
Quella decisione si è rivelata fondamentale.
L’Erasmus in Olanda cambia tutto
Grazie allo studio del giapponese ottiene una borsa Erasmus presso l’Università di Leiden, nei Paesi Bassi.
L’esperienza è così positiva che decide di non tornare in Italia per la laurea magistrale.
A Leiden consegue addirittura due specializzazioni contemporaneamente, una in Storia Americana e una in Letteratura Americana.
Non solo.
Durante gli studi fonda anche Vox, il primo giornale in lingua inglese dedicato agli studenti internazionali dell’università, un progetto che esiste ancora oggi.
L’amore e la vita da moglie di un militare americano
Nel frattempo conosce un militare dell’aeronautica americana.
La coppia si sposa, ma la vita militare porta con sé continui trasferimenti.
Dopo un periodo nel Regno Unito, dove Brunella lavora come insegnante d’inglese dopo essersi specializzata all’Università di Cambridge, arriva un trasferimento improvviso nei Paesi Bassi.
È il momento più difficile.
Nonostante i titoli di studio e l’esperienza, non riesce a trovare lavoro perché le scuole cercano insegnanti con un livello madrelingua di olandese.
Per la prima volta si sente senza un’identità professionale.
Come è diventata ghostwriter
La svolta arriva grazie a un semplice consiglio del marito.
“Perché non inizi a scrivere?”
Brunella comincia a pubblicare online articoli dedicati alla storia e alla letteratura americana, costruendo un portfolio.
Dopo poche settimane succede qualcosa di inaspettato.
Una donna legge i suoi articoli e le propone di aiutarla a scrivere la propria autobiografia.
Brunella vola a Los Angeles.
È il suo primo incarico come ghostwriter.
Da quel momento il passaparola fa il resto.
Un progetto porta al successivo, fino ad arrivare a collaborare con importanti agenti letterari e con grandi case editrici americane.
Che cosa fa davvero un ghostwriter?
Molti pensano che il ghostwriter sia semplicemente uno scrittore che lavora nell’ombra.
Secondo Brunella, invece, la scrittura è solo una parte del lavoro.
La competenza più importante è saper ascoltare.
Un ghostwriter deve:
- comprendere la personalità del cliente;
- osservare il linguaggio del corpo;
- cogliere il modo in cui quella persona parla;
- entrare in empatia senza perdere il necessario distacco emotivo.
Solo così è possibile scrivere un libro che sembri davvero raccontato dalla voce dell’autore.
Dalla libera professione alla propria agenzia
Nel 2019 decide di mettersi in proprio.
Nasce così un’agenzia specializzata esclusivamente in ghostwriting ed editing per il mercato americano.
L’obiettivo è raccontare le storie della comunità militare americana, un mondo che conosce molto bene grazie alla propria esperienza personale.
Durante la pandemia la richiesta di libri aumenta enormemente.
Sempre più persone decidono di raccontare la propria storia e l’agenzia arriva ad avere una lista d’attesa di oltre due anni.
Per mantenere elevata la qualità del servizio, Brunella inizia a formare personalmente nuovi ghostwriter ed editor, supervisionando ancora oggi tutti i progetti.
Vivere negli Stati Uniti: rifarebbe la stessa scelta?
Guardando indietro, Brunella non ha dubbi.
L’Italia rimane il luogo delle sue origini e degli affetti, ma ritiene che trasferirsi all’estero sia stata la scelta giusta per costruire la carriera che desiderava.
Oggi vive negli Stati Uniti, lavora nell’editoria americana e continua ad aiutare autori a trasformare le loro storie in libri.
La sua esperienza dimostra come una carriera internazionale possa nascere da una combinazione di studio, determinazione, capacità di adattarsi ai cambiamenti e, soprattutto, dalla disponibilità a cogliere opportunità impreviste.
Guarda l’intervista completa
Nel video Brunella racconta molti altri dettagli del suo percorso: dagli anni trascorsi tra Italia, Olanda e Regno Unito fino alla nascita della sua attività negli Stati Uniti. Se stai pensando di trasferirti all’estero, lavorare nell’editoria o semplicemente vuoi conoscere una storia professionale fuori dal comune, questa intervista offre numerosi spunti e consigli pratici.

