Settembre 2015 – Un Anno

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Accolti.

LUGLIO
Stringo forte mia cognata e mio fratello, nonno mi afferra la mano e dice “se non ti trovi torna“.
Mio nipote cerca di farmi ridere mentre piango come una pazza.
Sapevo avrebbe fatto male ma non sapevo quanto.
Salgo sull’aereo con il cuore a pezzi.
Un viaggio lungo due giorni interi, uno scalo a Doha.
Arriviamo a Melbourne che è notte.
Scopro il freddo, scopro il gelo dell’inverno qui.
Ci innamoriamo già quella prima notte.
Nel letto ci infiliamo con la tuta, per scaldarci un pò.
Mio marito canta “everything is awesome”.
La casa dove viviamo il primo mese casca a pezzi ma la amiamo.
Mangiamo toast con spinaci, guacamole e formaggio da due soldi, per risparmiare.
La maionese è disgustosa.
Internet non va.
Il bagno lurido, condiviso, io che scappo al centro commerciale ogni volta che posso.
Apriamo il conto in banca in 5 minuti, creiamo l’account tasse in 3 e poi la medicare, la tessera della biblioteca.
Le scoperte, il sushi a poco prezzo, il ristorante asiatico che ci brucia lo stomaco, i nostri posti del cuore, i primi di una lunga serie.
Il primo numero australiano sul cellulare, quello di Claudia che mi dice “Benvenuta”.
Il primo colloquio di lui.
Il primo lavoro.
Siamo partiti pensando di non accettare mai il nero.
Poi la paura di non farcela a pagare l’affitto.
Eccolo li’, a lavorare per 13 dollari anziche’ 18.
La sera beviamo mezzo bicchiere di vino a testa, perché la bottiglia intera ci era costata troppo.
I miei 31 anni, torno a casa a mezzanotte dopo un trial di 8 ore, non pagato.
Sono felice.
Mi abbraccia in strada e fa trovare una red velvet di Woolworth, orribile ma indimenticabile.

AGOSTO
Andiamo a vedere i fruitbats, i pipistrelli locali, finalmente immersi nella natura.
Lui cambia lavoro, torna a casa e dice “mi hanno proposto sponsor e di diventare manager“.
Ridiamo increduli, festeggiamo.
La cosa non va minimamente in porto.
Il trasloco più orrendo del mondo.
Con 2 valige, 2 tracolle e almeno 7 buste!
Rotolano fuori i barattoli della Heinz che non compreremo mai più.
Finalmente a Flinder Street, il nostro posto.
Lo studio al secondo piano.
La nostra Casa Australiana.
Taggo noi e “la nostra prima casa Australiana“, certa che ne verranno delle altre, che sarà un crescendo.
Una prova di lavoro da Wendy, che mi verrà a prendere alla stazione, di sua sponte, perché piove e non vuole che io mi bagni.
E’ amore.
Salgo nella sua macchina e le dico che è la prima volta che qualcuno mi viene a prendere per fare un colloquio, sarà la prima delle nostre chiacchierate.
I miei primi 50 dollari guadagnati.
Ho un lavoro, ho un lavoro.
Mai fatto prima ma eccolo, ce l’ho e non è passato neanche un mese.
Sono in regola.
Con il primo stipendio porto fuori mio marito e gli dico di scegliere dal menù senza guardare i prezzi.
Mangiamo una fonduta al cioccolato per due e ci sembra di essere già come gli altri seduti accanto a noi.
Dall’Italia i nostri Amici ci inviano una macchina del caffé con le cialde.
Mi commuovo.

SETTEMBRE
Il lavoro diventa routine e Wendy il mio punto di riferimento.
Le voglio bene, tanto e lei ne vuole a me.
Butto all’aria tutto il ristorante, riorganizzo come se fosse il mio, mi impegno al massimo ed incredibilmente, sono soddisfatta.
Mandano via gli altri camerieri e tengono solo me, mi piace quell’autonomia, mi piace non dover indossare l’apron e poter tenere i capelli sciolti, mi piace poter organizzare.
Mi entra nel cuore Borisa, il cuoco, e lì resta.
Borisa che mi racconta la sua vita da rifugiato scappato dalla Bosnia a 30 anni e con 2 bambini e forse non c’e’ al mondo una persona più onesta e buona di lui.
Mio marito cambia due lavori e cresce professionalmente, guadagnando sempre un poco di più.
Il nero è un ricordo così lontano.

OTTOBRE
Lasciamo il cellulare sul tavolo di un locale e quando torniamo a cercarlo seduto al nostro posto c’e’ un nuovo avventore.
Il vostro cellulare? L’ho consegnato immediatamente al cassiere, lo trovate lì“, dice sorridente.
Un pomeriggio sono al lavoro ed un cliente mi viene incontro, vuole scusarsi di una battuta fatta il giorno prima.
E’ passato solo per scusarsi.
Scatta l’allarme antincendio in piena notte e ne approfittiamo per portare le banane ai possums dei Treasure Garderns.
Solo qui, solo qui, ci ripetiamo.
Al lavoro rispondo al telefono per prendere le ordinazioni e divento ogni giorno più sicura di me.
Il mio primo bonus, trovato in busta paga, inaspettatamente.
XOXO come descrizione.

NOVEMBRE
Il nostro primo viaggio in macchina, la nostra prima guida a sinistra.
Io mi rifiuto, provo solo nel parcheggio e rido.
Hanging rock, meta quasi spirituale, una formazione rocciosa che percorriamo a piedi lungo un facile sentiero.
Ci perdiamo nella natura, piove e ci nascondiamo nell’insenatura naturale di quella assurda montagna.
C’è il sole.
Ci arrampichiamo su un sasso enorme e lui si addormenta.
A casa di amici mai visti prima, la cara Barbara ed il suo Nigel, che ci aprono la loro casa in campagna.
C’e’ il festival della musica, sembra New Orleans, in strada la gente prende uno strumento e suona per noi e per tutti.
Sono timida come non mai ma la compagnia fantastica, ognuno ha piatto diverso e puoi quasi immaginarne una storia.
Mangiamo insalate buonissime con quinoa ed il terribile coriandolo.
Vorrei una vita così un giorno, di nuovo piena di amici per casa, sempre aperta all’altro.
Mi addormento in una stanza che urla Umbria e mi sveglio al suono dei pappagallini, che scambio per galline e galli.
Mi prendono come arredatrice, mi propongono un ufficio tutto mio.
Il titolare ciancica il pollo a bocca aperta, mentre mi parla.
La cosa non va in porto.

DICEMBRE
Mi rassegno ad un Natale diverso, non ho comprato i regali e non ho lo sgabuzzino pieno di pacchi e pacchetti da nascondere ai nipoti.
Non ho neanche una sgabuzzino in realtà.
Progettiamo una lasagna cotta al microonde e da portare in spiaggia, che qui è estate.
Arriva un invito, il primo di una lunga serie, per un party degli orfani, per tutti quelli che sono lontani da casa.
Portiamo una cassa piena di bottiglie di Corona, beviamo dal pomeriggio fino a tardi e per la prima volta chiacchiero con semi-sconosciuti parlando di me.
Conosco Chloe, la mia dolcissima amica Coreana.
La punto, la voglio.
So che saremo amiche.
Ci veniamo incontro, superando la vergogna di una lingua non madre, per raccontarci finalmente.
Torno a casa con il cuore che scoppia.
Mando video ai miei affetti, parenti e amici Italiani, riprendo la mia felicità sperando che arrivi.
Capodanno sul fiume Yarra, corro da lui con il mio vestito più bello e gli orecchini di New York, facciamo festa tutti insieme nel suo locale.
Regaliamo la pizza agli homeless con la faccia da fumatori di Crack.

GENNAIO
Giornate di caldo afoso come non ne ho mai viste, sento un phon sparato direttamente in faccia, per soffocarmi.
Non trovo lavoro, per gli Italiani sarà anche Gennaio ma qui è come l’agosto Australiano.
Faccio diversi trials, non pagati.
Mi offrono 12 dollari l’ora sotto casa.
Rifiuto, me ne danno 100 in mano per la giornata di prova.
Mi faccio duemila accuse, non trovo lavoro perché sono io?
Inizio a correre da sola, lungo il fiume Yarra, alla sera, prima che mio marito torni a casa.
Scopro il mio respiro, la sera fresca di Melbourne, le luci nel fiume, il cuore che batte e si stabilizza.
Mi piace.
Trovo lavoro.
Ci imbattiamo in una mostra d’arte con vino gratis che scorre a fiume.
Adoro questa città.
Intervisto una donna meravigliosa, che mi scalda il cuore.

FEBBRAIO
Inizia con un viaggio per la Great Ocean Road, 3 giorni di oceano blu, koala, canguri ed emozioni pazzesche.
Il primo viaggio in macchina con Amici, noi, Lora dalla Francia, Shino dal Giappone e Han dalla Korea del Sud.
Scattiamo foto in posa, dividiamo pranzi e colazioni e sento di essere ad un passo da ciò che voglio per me.
Lavoro nel fish and chips più cool della città, almeno ai miei occhi.
Maltrattata ma con 2 colleghi deliziosi, italiani e folli.
Ogni sera parliamo italiano almeno con un avventore perché in Australia tutti hanno una nonna calabrese.
Finalmente un secondo lavoro, nel mio ristorante preferito, dove lavorano molti dei miei amici.
Mi guardo da fuori e vedo che sono soddisfatta, ho la vita che volevo e sto crescendo tantissimo, ho tanti amici, due lavori, il conto in banca che sale e questo è solo l’inizio.
Scivolo sul pavimento del ristorante e torno quella che sono, straniera in un paese che ha le sue regole per quelli come noi.
Mi salva l’assicurazione.
Non piango per il dolore della gamba rotta o della caviglia fracassata.
Piango perché so che ho perso.
In Ospedale mi arriva l’amore sottoforma di amici in visita e sono tanti, di cioccolatini, fiori e biglietti d’auguri.
Provo la sanità Australiana e funziona.
Sì, ne avrei fatto a meno.

MARZO
Torno a casa dopo due settimane di ospedale ed una operazione fantascientifica, dopo aver finalmente provato l’epidurale e le punture nella pancia.
Che gioia.
Torno a casa e sono sola perché non voglio nessuno in casa, che improvvisamente vedo per quella che è: minuscola, senza un divano e con una finestra che da su un muro.
Un mese lunghissimo.
Più passa e più capisco che sto perdendo, tempo, serenità.
Ero in mezzo alla gente, ero per le strade di Melbourne.
Non ci sono più.
Esco solo spinta in carrozzella, la gamba all’inzio fa un male cane, si gonfia, pesa.
Parte l’amico Shin, parte anche Carlo, la nostra Scimmietta.
Salto il festival di Marzo a cui tanto volevo andare, con le giostre, salto tante uscite.
Mi dico che avrò tempo l’anno prossimo.
Iniziamo a parlare con gli studen agents per rimanere qui, per impiantarci come avevamo progettato il giorno che abbiamo chiuso per l’ultima volta la porta della casa Italiana.
Cambio il gesso con un plaster azzurro che metto su tutto, specialmente al cinema per vedere Cenerentola.

APRILE
Ancora ferma in casa.
Senza gesso.
Riesco a stare su due piedi ma non posso in alcun modo muovere un passo.
La gamba è avvizzita, senza muscolo, mi sorregge appena.
I primi passi.
Con le gambe larghe, come una rana, mi sento ridicola e sciancata ma non mi importa.
Dopo 60 giorni cammino un poco.
Esagero, il piede diventa una zampogna.
Insisto.
Ce ne andiamo?
Cosa??
Provo dolore, mi viene da piangere, mi brucia la gola e non posso crederci.
La mia Australia, la mia casa in divenire.
Lasciamo tutto per accettare l’offerta universitaria di lui in Scozia.
Avevo appena trovato un bagnoschiuma che mi piacesse!
Non posso crederci.
Non lo accetto.
Poi abbasso le difese, lui le sue.
Parliamo a lungo, non avrei voluto la vita del ristorante per lui né per noi.
Rimpiango però di non aver potuto vivere Melbourne per due mesi interi, ferma in casa aspettando di guarire.
E’ fine mese quando per la prima volta sono in piedi da sola, mi commuovo.
Siamo a cena da Elena e Giggione, sbracati sul loro divano.
La nostra amica Shino ci lascia per tornare in Giappone, ci stringiamo dicendo “I love you“.
Penso che forse se ne stanno andando tutti ed è il segno che è stato solo un anno.
Vengo presa all’università scozzese, vengo presa anche io.
Mi ero candidata per gioco.
Un’altra laurea?
E’ questo quello che voglio?
La prima notte non dormo con quel pensiero in testa.

MAGGIO
Trovo il dado per fare la minestra, ma allora esiste!
Su Skype con i miei migliori amici Italiani, Rosa beve caffe’ da una tazzina ed io urlo per l’emozione!
Niente racconta l’Italia più di avere una tazzina in casa, noi non ne abbiamo qui, solo 2 mugs gigantesce in cui l’espresso nuota.
Supero il test IELTS, ultimo scoglio per entrare all’Università Scozzese.
Mi dico, Serena, un giorno potrai dire di aver vissuto a Roma – ROMA! – di esserti sposata nella Basilica più bella della tua città, di essere poi andata a Melbourne per assaporare il senso della vita e di essere tornata in Europa per studiare, per rimetterti in gioco.
Sarò solo l’inizio e poi tornerai qui.
Continuo a zoppicare di brutto e ancora mi chiedo se tornerò mai a camminare normalmente, vittima delle mie paure infantili.
Salutiamo la nostra amica, Lora, di fronte ad un caffe’ di Brunetti.
Le prometto che MAI e poi MAI rimetterò piede in un locale che adoro, perché il proprietario non l’ha più richiamata dopo un appuntamento.
Sorridiamo tanto.
30 anni di mio marito.
Lo conosco da quando ne aveva 16 ed eccoci qui, innamorati come due scemi, a festeggiare di fronte ad una lasagna ed una cheesecake.
Iniziamo a trovare le scarafaggi dentro casa.
La prima volta quasi mi sento male ma purtroppo diventerà una costante e anche questa è l’Australia.
Non vedo l’ora di lasciare questa casa e per la prima volta penso “Fortuna che me ne vado in Scozia!!“.
Ma non ci credo tanto.
Vengo operata di nuovo.
Tremo come la prima volta, per il freddo e la paura.
Anestesia generale, questa volta mi intubano e non mi piace.
Mi tolgono, finalmente, la vite impiantata nella caviglia.
Mi dicono “unica cosa, oggi non bere“.
Festeggio la fine di quella serie di operazioni con una caraffa di mojito.
Esco di casa ogni giorno ed ogni sera.
Voglio vivere, vivere.
Vivere questa città che sto per lasciare.
Zoppico, arranco ma sono fuori.

GIUGNO
Tengo una lista delle cose che voglio fare e vedere ed inizio a spuntare via tutto.
Scopro di non aver più paura del futuro, non da quando ho lasciato l’Italia.
Ed è strano perché sono più precaria che mai.
Ma andandomene ho scoperto che posso farcela ovunque, che le cose altrove funzionano come voglio io.
Vado a cena con i miei amici ogni volta che posso, andiamo al cinema, a bere, a passeggiare.
Mi mancano già da morire.
Avevo creato qualcosa di così bello.
Il mio giro di Amici, da ogni parte del mondo.
Rivedo Edda, la signora che avevo intervistato tempo prima, la mia nonna Australiana.
Giriamo a braccetto per la città, ci raccontiamo e piango leggendo il suo biglietto d’addio.
Sarà il primo di una lunga serie.
Conosco Ilaria, un’amica di Mimma, e mentre parliamo mi rendo conto di avere di fronte una persona fantastica, che mi capisce, sa cosa ho passato per venire qui perchè ha mollato tutto ciò che aveva anche lei.
Vorrei avere più tempo, vorrei stare qui a parlare fino a far crescere questa amicizia, nutrirla, portarla avanti.
Condivideremo invece solo qualche caffè ed un prosecco.
Salgo sulla torre Eureka ed ho le vertigini.
Il nostro primo BBQ da soli, tra salsicce (vegetariane!) e marshmallows da carie.
Tre anni di matrimonio e guarda dove siamo e quanti siamo felici.
Ogni tanto parliamo della nostra avventura che sta per concludersi e ci commuoviamo.
“Siamo stati proprio bene qui…” e mi viene il magone.
Andrà mai via?
Finalmente voliamo a Sydney, ospiti dai nostri amici, appena sposati.
Acquistiamo due felpe di Bondi Beach per scaldarci durante il primo giorno di Università a Settembre.
Un ultimo viaggio per vedere i pinguini di Philip Island, ridiamo e ci innamoriamo dell’Australia, ancora di più se possibile.
La mia lista di cose da fare è stata tutta depennata.
Ho salutato tutti gli amici, ho pianto e riso.

Porto via così tanto da questa esperienza.

Porto via la consapevolezza che un’altra vita è possibile, che non era solo un sogno di due Italiani scontenti.
Che ho preso la decisione giusta lasciando l’Italia, non mi sono mai guardata indietro semplicemente perché ero fottutamente felice.
Chiudo la valigia, chiudo la porta della nostra casa qui.
Lascio la mia vita qui.

Sull’aereo piango, le lacrime non si fermano e mi dispero per tutto ciò che perdo.

Non è facile.
A presto Australia.
Grazie di tutto, sei stata generosa e calda come non avremmo potuto sperare.
Questo è un sacrificio ma lo facciamo con convinzione, perché necessario.

Perché è da te che vogliamo tornare.

Serena, Scozia

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4 pensieri su “Settembre 2015 – Un Anno

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