IL MIO TERZO ANNO DI UNIVERSITA’

IL MIO TERZO ANNO DI UNIVERSITA’

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Nuart 2018, Aberdeen

Era il nostro primo giorno di Università, la classe si svuotava velocemente e sembrava che tutti avessero finito in pochi minuti il laboratorio di JavaScript.

Mi sentivo una povera scema.
Ad averci anche solo voluto provare, ad averci creduto alla mia età e ad aver lasciato l’Australia per quel suicidio assistito.

Arrivò alle nostre spalle un professore, uno di quelli che fecero la differenza, e ci chiese di noi.
Gli risposi che mi sentivo stupida, se ne erano andati tutti e noi due eravamo ancora lì, come due vecchi salami.

“The harder you practice, the luckier you get”, disse lui.

Poche settimane dopo scoprimmo che la maggior parte dei nostri colleghi i laboratori non li finiva in pochi minuti, bensì li saltava a piè pari e senza più guardare gli altri decidemmo di metterci il nostro.

Stasera ho consegnato il penultimo coursework di questo terzo anno, ho le lacrime agli occhi per la felicità, il cuore che scoppia per l’emozione.
Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta!

E’ la fine del terzo anno, il degree year, questo vuol dire che tecnicamente la terza laurea ce la siamo già presa, che ce l’abbiamo garantita.
Resteremo ancora un anno per conseguire il nostro honours e scalpito, perché tutto questo si realizzi presto e proprio così come avevamo tanto sperato.

Intanto però ora lo so.

La scommessa è stata vinta.

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ODDIO, HO QUASI QUARANT’ANNI (ED UNA CRISI ESISTENZIALE?)

ODDIO, HO QUASI QUARANT’ANNI (ED UNA CRISI ESISTENZIALE?)

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When Harry Met Sally = Uno dei miei Comfort Movie

Quando ero una ragazzina c’era questa prozia che veniva a pranzare dai nonni tutte le domeniche, si mangiavano dei buonissimi tortellini alla panna e nonno prendeva sempre i mignon, le pastarelle piccole che qui non troveresti neanche a pagarle oro.

La prozia in questione aveva una vocetta simpatica, un baffone sul mento ed una passione per Beautiful, del quale però diceva di non apprezzare le “scene di letto” che secondo me poi erano le migliori.
Raccontava spesso degli anni passati al paese ed una volta andata a vivere in una struttura per anziani iniziò a raccontare anche della sua vita lì, tirando spesso in ballo gelosie tra lei ed una terza signora che a suo dire era invidiosa e cattiva.

In quel periodo della mia vita pensavo ad una mia amica-nemica – eravamo ragazzine, ve lo ricordo – negli stessi termini, era ella invidiosa di me e cattiva!
Mi meravigliai quindi, e lo ricordo come fosse ieri, quando realizzai che i problemi della prozia novantenne erano così simili ai miei da teenager_con_un_filo_di_tette.
Come era possibile?

Sono passati tanti, troppi, anni e qualche giorno fa mi trovavo a lavorare sul target di un mio webcomic (sì, ho un fumetto online) ed impostando il campione di riferimento sceglievo il range che va dai 16 fino ai 40 anni.

Fino a 40 anni perché dopo parliamo di persone adulte, adulti veri, ed i fumetti come i miei non vanno mica piu’ bene, no?

Una pietra mi è caduta in testa quando ho realizzato che tra 5 anni (e mezzo) avrò anche io quarant’anni e tutto mi sento tranne che una donna adulta!

È perché non hai figli, mi griderà contro una esagitata dal fondo della sala.

Si, può darsi ma è un po’ come la mia prozia, non raggiungi la luminosa saggezza dopo i 90, non diventi maturo come un morbido avocado dopo aver portato un bambino nel mondo, almeno a far caso alle schiocchezze che sento dire in giro da madri e padri.

In passato guardavo agli adulti con gli occhi a cuore ma ho cambiato idea crescendo, prima erano il mio mito e frequentavo amici più grandi di me perché mi sentivo grande anche io e in quelle relazioni mi sentivo validata e confermata in quanto tale, in quanto adulta, orgogliosa di essere abbastanza matura da poter stare in mezzo a loro, benedetta.

Quante tranvate, invece.
Gli adulti, lo dico spesso, sono stati invece la mia delusione piu’ grande.

Questo non ha fermato lo scorrere del tempo e mentre ero distratta sono diventata una adulta anche io, senza raggiungere alcun tipo di rivelazione o nirvana.
Ho quasi quarant’anni, tutto è diverso, mi dico, ma ben poche cose son cambiate e ben poco son cambiata io. Sono meno bianco/nero, meno fragile, meno timida ma sempre simile a quella che ero e non me ne pento.

Certo pero’, ho davvero quasi quarant’anni, sono a metà della mia vita e la cosa mi coglie alla sprovvista e fa un po’ paura.

Chissà cosa penserò di me se sarò abbastanza fortunata da arrivare a cinquanta, forse mi dirò solo che la vita è un soffio e questo, in effetti, me l’avevano detto e lo sapeva anche la mia prozia.

 

HO FATTO COME MI PARE

HO FATTO COME MI PARE

Roma, Natale 2017.

Per cominciare questo nuovo capitolo ho dovuto per forza di cose pensare a ciò che è stato fino ad ora, alle esperienze fatte nei quattro anni che mi hanno vista vivere in Australia prima ed in Scozia poi.

Rileggendo le pagine del mio vecchio blog non ho potuto fare a meno di emozionarmi perché davvero noi siamo partiti da migranti, senza nessuno ad aspettarci a braccia aperte ed in pochi giorni ci siamo conquistati un lavoro, una casa e piano-piano degli amici ed una vita come la volevamo noi.
Avevamo mille paure, mille domande ma ce l’abbiamo fatta fino a qui.

Ho riletto di tutte le cadute, di tutte le giornate andate storte e di tutte le cose che mi sono state dette prima della partenza o peggio ancora di quelle che nessuno voleva dirmi e non ho stretto i pugni ne’ serrato la mascella perché non sono piu’ sulla difensiva.

Io ce l’ho fatta, la scommessa che avevo fatto con me stessa l’ho vinta già da tempo e nulla di tutto questo sarebbe stato possibile se avessi dato ascolto a chi mi amava tanto da non volermi far andare via e a chi non mi amava affatto e sperava solo che si spezzasse il mio sogno ed io con lui.

Sono passati quattro anni, rimango una migrante che ha lottato tanto ma che ha anche goduto di benefici enormi, quali l’essere cittadina Europea per nascita e figlia del mondo nel cuore.
Ho avuto dei momenti no, sono stata disperata e certe volte senza speranze, ho avuto paura tante volte ma dentro di me lo sapevo che stavo costruendo qualcosa di bello.
Che stavo andando da qualche parte.

Mi chiamo Serena, ho 34 anni, un marito che amo e mi vuole bene, un bilocale bellissimo anche se non è nostro, una nuova laurea quasi sotto il braccio ed un lavoro che adoro.
Mi sono successe tante cose belle e alcune di queste le ho fatte succedere proprio io.

Ho fatto come mi pare e sono stata ricompensata.

Da qui il nome del blog che mi accompagnerà, spero, nel viaggio verso un posto da chiamare casa.
Posto che pensavamo di aver trovato in quel di Melbourne ma più vivi la vita in un certo modo più inizi a guardare alle cose, alle tue idee, con mente aperta, occhi lucidi e nuove prospettive.

Ed il bello di questo lunghissimo viaggio è anche questo.