10 COSE DA FARE IN GIAPPONE (che non troverete sulle guide)

10 COSE DA FARE IN GIAPPONE (che non troverete sulle guide)

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Vuoi scoprire 10 insolite cose da fare in Giappone?

Ma come la scrivi una guida sulle cose da fare in Giappone se non sei riuscita ad imparare che un terzo dei nomi delle cose che hai visto? E se, in più, sei una di quelle che le guide le prende per avere un’infarinata generale ma poi preferisce perdersi per le stradine?

Il mio mese in Giappone è stato tutto una avventura fatta di camminate lunghissime, cibo sublime, risate e persone buone. In Giappone ho visto delle meraviglie che difficilmente dimenticherò ma una guida seria non sarei in grado di farla, non avrebbe avuto senso stare qui a scrivervi tutto quello che altri hanno scritto nei vari manuali di viaggio. Non sono la persona più adatta per dirvi quale sia il tempio più carino o il posto dove assolutamente fermarsi a mangiare, non ho preso appunti – mi stavo godendo il viaggio – non ho quel tipo di interesse né di memoria.

Quello che oggi invece voglio raccontarvi sono le 10 cose da fare, ma da fare assolutamente in Giappone, senza tirarsi indietro!

SPOILER ALERT: Il vostro viaggio sarà bellissimo!

Iniziamo!

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Godersi un bagno negli Onsen (le vasche pubbliche)

Di questo argomento ho già parlato (Leggi: IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI) ma voglio ripetermi.

In Giappone, i bagni pubblici sono DA PROVARE, una esperienza unica ed un momento di pace, godimento e riflessione.

Superate la vergogna, un culetto lo abbiamo tutti!

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Imparare il Japanenglish

Se non fossi stata in Giappone non ci avere creduto ma i Giapponesi NON parlano inglese sul serio, neanche le quattro parole con le quali noi Italiani spesso ci arrangiamo.

Sono in compenso estremamente cortesi e desiderosi di aiutare:

  • Portandoti FISICAMENTE nel posto che cercavi (esempio: quando ci perdemmo per piu’ di un’ora! nella metro di Osaka).
  • Usando un device elettronico per tradurre in tempo reale
  • Con il linguaggio del corpo

Ho avuto la fortuna di rompere non uno ma DUE cellulari in Giappone e alla fine ero sicura di aver imparato la loro lingua e di capire tutto quello che mi dicevano.

Non so se sia vero ma ad oggi ho ancora un Sony Zen acquistato da qualche parte in quel di Kyoto.

Ordinare da mangiare senza il menu’ inglese

Come detto sopra, in Giappone non tutti parlano l’inglese, anzi pochissimi lo fanno e cosa ancora più bizzarra: diversi locali decidono di NON tradurre il proprio menù.

Come fare ordunque ad ordinare?

Se vi dicessi che esistono delle App per fotografare i kanji ed ottenerne la traduzione non vi racconterei certo nulla di nuovo! Vi inviterei invece, qualora non abbiate allergie e non seguiate diete particolari, ad ordinare alla cieca.

Non sarete delusi, ne sono sicura!

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Conbini a tarda sera (quando le cose vanno in sconto)

Il mio primo pasto in Giappone è stato un onigiri del 7-Eleven, in uno dei conbini (convenient stores) di Osaka: per meno di un euro mi sono portata nello stomaco del riso delizioso e perfettamente condito.

Avrei dovuto riempirci la valigia prima di tornare in Scozia, maledetta me!

Se penso al cibo giapponese inizio a salivare e non posso farci niente, sono come Homer con le ciambelle o il povero cane di Pablov con i campanelli. Vorrei infatti potervi consigliarvi alcuni posti dove ho mangiato in modo incredibile ed altri, veramente pochi, che invece vorrei farvi evitare.

Ma come detto non sono in grado di star qui a fare una guida seria!

Quindi il mio consiglio può solo essere di lasciarvi un posticino nello stomaco, dopo cena, per fare una capatina ai vari conbini e scegliere uno dei prodotti che vanno in sconto perché in scadenza: Proverete cibi nuovi a prezzi imbattibili e tanto glorioso sushi di pesce del giorno.

Karaoke

Il karaoke in Giappone non ha niente a che vedere con il canta tu di Fiorello.
E’ pura, pura follia.
Chiusa la porta, i Giapponesi prendono a ballare come nei video pop di MTV, vanno a ritmo, muovono le mani, danzano come delle star e cantano, deliziosamente.
Una delle sere piu pazze della mia vita.

Sará che non mi drogo?

Purtroppo senza un amico giapponese non sará la stessa cosa quindi cosa state aspettando? Trovatene uno, presto!

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Mangiare un MOCHI per ogni città visitata

In comune con gli Italiani, i Giapponesi hanno qualcosa: l’ossessione per il cibo! In ogni cittá troverete una specialitá diversa e più di tutto vi consiglierei di provare i mochi tipici. Il più buono? Quello di Osaka, ripieno di panna e frutta gelata.

Nelle fermate del treno e della metro troverete tanti negozi pieni di golositá e di scatole di cibo tipiche da portare con voi. PRENDETELE! Non le ritroverete nella città successiva.

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Timbrini

All’inizio del vostro viaggio ricordatevi di portare con voi non solo passaporto e il Japan Rail pass – l’abbonamento che da a noi stranieri il diritto di viaggiare sui treni veloci pagando molto ma molto meno – ma anche un piccolo quadernino bianco!
Vi sarà utile per collezionare i vari timbrini che le varie location mettono a disposizione per i turisti.

Neanche a dirlo: sono uno più bello dell’altro!

A fine viaggio avrete dei ricordi bellissimi e quella piccola prova: siete davvero stati in tutti dei castelli, templi e città! Non era un sogno!

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Comprare un vestito

Un freddo porco dopo giorni da sciogliersi mi beccano ad Agosto nel Nord del Giapponese, in quel di Morioka. Io sono quella con un vestitino senza maniche e la pelle d’oca dal collo in giù.

Non avevo messo in conto di comprarmi un vestito in Giappone dove le ragazze sono tutte super minute ma il Dio dei viaggiatori infreddoliti mi ha presa con sé per mostrarmi la verità: le giapponesi hanno una moda LARGA e comoda, con maglioni, pantaloni e gonne extra large, salopette con zampone d’elefante e così via.

Provo una M pregando gli Dei di cui sopra e infatti va.

Ne esco con uno spolverino peloso color carta da zucchero.
Già immaginavo la gente fermarmi e chiedermi “ma dove hai preso questo capino?” ed io chiosare “ma in Giappone, al nord” (*).

Mio marito invece dice che sembro questo pupazzo dei Muppets.
Onesto.

(*) Cosa effettivamente successa, alla faccia del marito poco fashion!

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Montare un Gundam

Io e mio marito siamo stati due otaku da ragazzi e per questo il Giappone ci è parso subito familiare. Chi ricorda con affetto un cartone animato o un manga qui avrà pane per i suoi denti e scoprirà che Doraemon è come Totò per i napoletani o Verdone per i romani: amatissimo malgrado sia una invenzione degli anni del boh (GLI ANNI SETTANTA!).

In Italia la serie animata Gundam ha fatto solo una capatina ma è considerata la serie con i robottoni per eccellenza per quel che riguarda i modellini da costruire, almeno a giudicare dal numero impressionante di scatole a disposizione nei negozi! Questo vuol dire che invece dei Lego qui troverete centinaia di modellini di robottoni da portare a casa. Il tutto per una decina di euro!

Che siate fan o meno (noi non lo siamo!) è decisamente un regalo diverso da riportare in Italia e montare il robottone è semplicemente una figata!

Se poi siete appassionati di Gundam dovete fare un salto a Odaiba, dove vi aspetterà un robottone alto come una casa!

Barca tipica

Ad Hozugawa abbiamo potuto provare una delle imbarcazioni tradizionali, pagando un prezzo decisamente NON ragionevole.

Ma lo rifarei.

I paesaggi sono mozzafiato e la natura, lì dove l’uomo non può arrivare con facilità, la fa da padrona. Tra pesci, tartarughe, aironi, uccelli colorati e gru.

In mezzo al fiume potreste essere affiancati da barche di mercanti che lanceranno corde verso la vostra imbarcazione e cercheranno di tentarvi proponendovi spuntini deliziosi e bibite freschissime.

Noi abbiamo provato il percorso in barca di Hozugawa ma avrei voluto avere il tempo di provare anche le navi antiche di Sado.

Una scusa per tornare, presto!

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Fotografare i tombini

Sì in Giappone sono belli anche i tombini per le strade. E le varie città fanno a gara per avere il design più bello. Nella foto il prode Momotaro, nella città di Okayama.

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Hiroshima

Si, lo so. Avevo detto che non avrei parlato di cose troppo conosciute ma devo fare una eccezione per il signor Mito Kosei, che era nel grembo di sua madre il 6 Agosto del 1945 e che ha deciso di dedicare la sua vita per combattere questo tipo di armi.

Lo trovate sotto la Genbaku Dome, la cupola rimasta in parte intatta malgrado l’impatto della bomba atomica.

Preparate stomaco e cuore prima di leggere i documenti che ha preparato per voi.

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Hotel a ore

Leggenda vuole che in Giappone esistano non solo i love hotels, quegli hotel nati per darsi alla pazza gioia, ma anche gli hotel a ore tematici. Cioè con un tema!

Ecco, sembra effettivamente che sia ormai solo una leggenda, perché a quanto pare non sono rimaste che le camere da letto normali, senza l’ambientazione pazza dei decenni passati. Ad Osaka potrete invece ancora trovare un love hotel dal tema “Hello Kitty” ma temo che la cosa da sexy possa trasformarsi presto in un incubo tutto rosa, gattini e cuori!

Per accedere al love hotel avrete a che fare solo con uno schermo, cliccando sul monitor potrete scegliere la stanza che vi piace di più e pagare. Il personale dell’albergo c’è ma vi parleranno solo attraverso una feritoia per far passare la voce e non potranno vedervi.

Quanto ci tengono alla privacy!

Pachinko

Il pachinko è una macchina infernale, e se avrete modo di entrare in una delle centinaia di sale gioco capirete di cosa parlo: DEL RUMORE ATROCE!, un gioco succhia soldi molto amato dai Giapponesi.

Noi abbiamo provato e perso immediatamente circa 10 euro ma attorno a noi qualcuno, e parlo di 2 -3 persone al massimo, aveva cestini pieni e pieni di palline d’argento.

A cosa servono le palline?
Ufficialmente possono essere scambiate con dei premi ma questo genere di business è in mano alla yakuza, la mafia giapponese, e non c’è dubbio che si vincano anche dei soldi.

E che se ne perdano tantissimi altri!

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Ridere come pazzi in un negozio assurdo

Eravamo entrati per comprare un maglietta. Si, lo so, dicono tutti così!
Arrivati al secondo piano ci siamo ritrovati di fronte ogni tipo di sex toy possibile ed immaginabile. Anzi, inimmaginabile che mai avrei pensato di vedere bambole a forma di donna pelouche (di pelo!) con un buco per… ehm. AIUTO!

Da fotografare, dai!

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Aprire un mutuo per mangiarvi un pezzo di frutta

In Giappone la frutta può arrivare a costare decine di euro. No, non la cassa di frutta ma il singolare pezzo.

Noi abbiamo deciso di prendere una pesca da 5 euro ed il sapore era particolarissimo: sapeva di tea!

Che dire. Se siete ricchi provate anche l’uva da 15 euro e fatemi sapere!

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Potrei stare qui a parlarvi di molto altro, dai Ryukan ai bastoncini della fortuna che vi consiglio di acquistare nei templi, dai massaggi giapponesi alla possibilità di indossare lo yukata per un giorno. Oppure dirvi di visitare Nara (per farvi mordere il sedere dai suoi splendidi e viziatissimi cervi) o di vedere il Godzilla di Shinjuku. Potrei consigliarvi il corso di cucina che ho fatto ad Osaka ma per tutte queste cose avete le guide!

Lo so, avevo detto solo 10 cose da fare in Giappone ed invece sono tante di più.

Ma andateci voi nel paese del sol levante a cercar di fare i precisi: non si può! Le cose belle sono ovunque e le vorrete avere e provare tutte.

Quindi?
Vi ho incuriosito un pochino?

Qualsiasi sia il vostro stile di viaggio vi consiglierei di leggere le guide, segnarvi le mete predilette, iniziare a sognarle e finalmente godervi il Giappone. Senza lesinare su nulla, cercando di vivere una esperienza serena ed autentica.

E’ un paese che vi rimarrà tra i ricordi più belli.

Ve lo prometto!

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NO, NON VIVO A LONDRA

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Classico esempio delle mie sere al Pub.

Quando dico che sono di Roma, la gente non si capacita che possa essere vero.

All’estero – e con quanto segue mi riferisco soprattutto agli australiani che non sempre possono permettersi un viaggio così lungo – perché è un luogo da sogno per loro, uno che non lasci, una città piena di storia e cultura dove vivono vecchietti con le pecore e la lupara, donne dai fianchi generosi e antichi romani con tanto di scudo. Chissà cosa penserebbero se sapessero che a Piazza di Spagna abbiamo il MC Donald e che compriamo la loro stessa pasta al supermercato.

In Italia invece mi chiedono sempre “ma Roma-Roma?” perché tantissimi dicono di venire dalla mia città pur vivendo nei dintorni.

Lo fanno, probabilmente, per far prima e l’ho capito solo ora che vivo in Scozia, in una città che non tutti conoscono.

Non per nulla, a Maggio, a Roma, mi è capitata questa cosa con il ragazzo del B&B che era un tipo simpatico, che quando mi ha vista al check-in ha esordito con entusiasmo, dicendo: “Si vede che vivi a Londra“. Si riferiva ai miei capelli colorati così ho domandato se fosse o meno un complimento e lui si è affrettato a dire quello che penso anche io, che in UK per certi versi – parecchi – siamo più liberi.

Solo che se seguite questo blog io non vivo a Londra e neanche ci vivrei, sono normalmente ad Aberdeen, 12 ore con il bus.

In quell’occasione ho approfittato per precisare di vivere in Scozia ma le mie parole sono cadute nel vuoto e a quanto pare nel B&B ero la londinese per tutti e Londra l’unico punto di riferimento certo in quello spazio sulla cartina chiamato Regno Unito.

Così quando hanno fatto quattro gocce d’acqua il proprietario mi ha incrociata e detto “come a Londra, eh?”, con lo sguardo sornione di chi ne ha viste tante.

E lì più che a pensare di cantargli che “oltre a Londra c’è di più”, o di dirgli di nuovo che “io vivo in Scozia ed è molto peggio”, la mia testa è partita a ricordare la mia vita precedente, quando quelle quattro gocce romane e gentili erano anche per me un clima da “Londra”.

Perché un romano che ne sa del freddo, dei cieli grigi e delle punte dei piedi sempre bagnate?

Ops, sto parlando di nuovo della Scozia però!

Perché sì, esiste anche quella.

 

 

Se avessi avuto ancora vent’anni, a Londra ci sarei finita di cuore e volentieri ma con l’esperienza dei 35 mi rendo conto che sarebbe una fatica immane e finirei di pagare una eventuale abitazione solo in punto di morte e dopo aver vissuto in una casa condivisa per un decennio (ok, qui ho esagerato). Per questo colgo l’occasione per invitare tutti a considerare la Scozia come possibile meta per il proprio espatrio, per vivere, lavorare o studiare, perché qui siamo lontani dal meraviglioso stress londinese, la qualità della vita è per certi versi più alta e la quotidianità meno complicata e competitiva.

Se il vostro solo intento è di imparare l’inglese, giuro, lo parlano anche qui!

Mano sul cuore, oltre a Londra c’è di più.

9 POSTI DOVE MANGIARE AD ABERDEEN. IL DECIMO DITEMELO VOI!

9 POSTI DOVE MANGIARE AD ABERDEEN. IL DECIMO DITEMELO VOI!

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Dove mangiare ad Aberdeen?

Dopo aver dato un’occhiata alla attuale classifica di Trip Advisor relativa ai ristoranti di Aberdeen, ho deciso di dire la mia perché no, non è possibile che le catene siano ai primi posti e le realtà indipendenti ben più in basso!

Nel nostro primo anno qui abbiamo entrambi lavorato nelle cucine e visto il brutto (e ce n’era veramente tanto) ed il bello di diversi locali che non citerò, per esser super partes. Lo stesso farò,  per motivi simili, con i ristoranti Italiani o presunti tali di qui.

Quindi ecco i miei locali preferiti, in ordine rigorosamente alfabetico:

Bev’s Bistro, 123 Holburn St, paga il fatto di essere leggermente fuori mano dal centro che tanto piace agli Aberdonians. Il locale invece è una piccola chicca con 3 grandi tavoli e qualche posto a sedere alla vetrina, uno spazio grande abbastanza per accogliere il via vai di lavoratori che escono per pranzo. Il cibo è fresco, preparato sul momento e semplicemente squisito grazie alla professionalità e all’esperienza di Bev e Alan.
Il classico pranzo con sandwich e zuppa viene riscritto dai proprietari di questo locale, con gusti ottimi, ingredienti di prima scelta ed un pane fatto in casa che merita l’assaggio. Bev apre a pranzo ed ha una selezione pazzesca di torte e prodotti gluten free grazie all’attenzione di Alan.

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Zuppa di Pomodoro e Sandwich

 

Foodstory, 13-15 Thistle St, quando mi sembra che qui le verdure non abbiamo alcun sapore ecco che questo locale riesce sempre a farmi ricredere.
Non è solo il cibo a farla da padrona da Foodstory ma anche l’arredamento, quasi di fortuna eppure elegante e fatato. Il personale è sempre gentile e alla mano malgrado il via vai di gente.
Pezzi forti, non solo la lasagna che mi ha fatta ricredere più e più volte sul mio odio per la versione con le sole verdure ma anche le insalate che sono ben bilanciate, colorate, buone e quasi festose.
Gli ingredienti sono di prima scelta ed il locale è famoso per il suo impegno verso la comunità che qui può riunirsi e non per niente Foodstory è diventato il cardine per diverse attività culturali e ricreative.

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Lasagna con insalata a scelta

 

JW Sushi, 75 Huntly Street, è un sushi place dal quale uscire fuori sazi, infatti qui si lavora molto su qualità E quantità. Le porzioni sono generose, il gusto ottimo e anche qui la fantasia non manca come vedrete una volta preso in mano il menu’.
Hats off per i due proprietari, due ragazzi nella loro ventina, che portano avanti il proprio sogno e regalano ad Aberdeen una piccola perla per quanto concerne la giovane imprenditoria.

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Sushi per due

 

Madame Mew’s, Unit 11 – Aberdeen Market, è una istituzione per un pranzo buono ed economico. Un piatto di curry thailandese costa 6.50 sul nuovo menu’ e con una deliziosa bibita – consiglierei l’iced green tea con latte condensato – si pagano meno di 10 pound per un pranzo ottimo.
La location è quella che è, il mercato di Aberdeen, e poco si presta ad una occasione galante ma funziona molto bene per fare due chiacchiere in compagnia di fronte ad un piatto buono ed abbondante.
Le verdure utilizzate sono fresche ed il tempo di attesa tra un piatto e l’altro racconta una cucina assemblata sul momento, non riscaldata.

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Curry rosso

 

Manchurian, 136 Causewayend, la cucina cinese mi manca, mi manca quella, sicuramente non autentica, che mangiavo in Italia. Qui, lo saprete, il gusto è piuttosto diverso ma in questo locale ho trovato dei piatti molto buoni e delle porzioni decisamente abbondanti.
E’ il mio posto cinese qui ad Aberdeen, apprezzando anche il fatto di poter andare a far la spesa nel negozio orientale subito acconto al locale, che è rifornitissimo.

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Spaghetti cinesi alla piastra

 

Rendezvous at Nargile, 106-108 Forest Avenue, è il locale che aspettavo qui ad Aberdeen. Tanti piattini dal sapore eccezionale, tanta varietà e la possibilità di continuare a chiacchierare all’infinito grazie al lungo orario di apertura. Se come me avete nostalgia delle melanzane cotte a puntino, ecco il posto che fa per voi, una cucina turca che ha molto in comune con la tradizione del nostro sud.
Il persona è professionale e la cucina deliziosa.

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Vezir, una selezione di tanti piattini “Meze”

 

Rishi’s, 210-212 George Street, è il mio ristorante indiano preferito con una menzione speciale per il loro Gobi 65 (cavolfiore) che è decisamente squisito nonche’ il migliore mai assaggiato qui ad Aberdeen. Buono anche il pane naan ed il curry, per il quale c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Il personale è cortese ed il menu’ pranzo vantaggioso.

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Esempio di pranzo a prezzo fisso.

 

Yatai, 53 Langstane Pl, è il locale nel quale amo andare per una serata romantica o per parlare con le mie amiche Italiane. Da poco aperto sia a pranzo che a cena, è il posto ideale per ritrovare l’odore del Giappone grazie all’enorme piastra a vista.
I ramen sono eccezionali e di estrema bonta’ è lo spiedino di funghi con burro e miso paste. Il menu’ cambia spesso, segno che manager e cucina continuano ad avere passione per quello che fanno.

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Ramen di verdure.

 

Yorokobi by CJ, è il sushi place per eccellenza, una cucina non banale ed una grande attenzione ai particolari disposti nel piatto. Durante la settimana è il posto ideale nel quale cenare ed il menu’ early bird favorisce chi vuole mangiare presto e pagare un pochino meno.
Non saprei quale sushi consigliare di più, decisamente il caterpillar roll è un regalo che vorrete fare spesso al vostro palato ma anche il bibimbap (tradizione coreana) è incredibile e da provare.

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Caterpillar Sushi.

 

Questi erano i miei locali preferiti. I vostri? 🙂

 

 

 

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

IMMERSA NELLE VASCHE DEGLI ONSEN CON LE DONNE GIAPPONESI

Negli onsen con le donne Giapponesi

Negli onsen con le donne Giapponesi.

Ho un rapporto di amore e odio con i socials, in un certo senso sono il mio pane quotidiano ma di contro é qui che vedo brutture che mai avrei immaginato possibili, dal sessismo al bullismo, dall’omofobia alla mera stupidità, quella dichiarata con tanto di nome e cognome.

E’ a causa di internet che di recente ho realizzato che non sono state solo le riviste a dirci come essere o apparire, sorridere, bere, mangiare o mettere gambe e braccia per apparire più magre, spingendoci, in qualche caso, ad ammalarci.
Non sono state sole riviste, quelle che per anni abbiamo tacciato di volerci rendere insicure, a proporci modelli inarrivabili ed irreali perché poi, quando ne abbiamo avuta la possibilità, siamo state anche noi, tra di noi e con noi stesse, a contribuire allo stesso gioco.

Dai commenti sciocchi e velenosi che, purtroppo, sembrano non mancare mai, anche passati i sedici anni di età a quel primo filtro che riduceva nasi e rughe sparando sul viso una luce candida. Dalla prima App che ingrandiva gli occhi e definiva lo sguardo fino all’uso di Photoshop per ridurre l’umano fianchetto.

Possibilità dopo possibilità, le foto da copertina, quelle irrealistiche, siamo diventate noi, forse genuinamente alla ricerca di una foto bella, forse, e questo mi preoccupa, incapaci ed impossibilitate ad accettarci pienamente per quelle che siamo.

Sono per la libertà più pura, se le foto ritoccate ti rendono felice: falle! Mi terrorizza invece l’idea che in molti casi i filtri siano aggiunti come necessaria difesa contro un mondo che ci reputa sempre sbagliate e non ci sono scuse per far sentire inadeguata un’altra persona, per annientare un sorriso.

Per spiegarvi meglio voglio raccontarvi delle mie paure, per cominciare, così che il dito io possa puntarmelo contro.

Ho realizzato e scritto altrove che già da qualche anno io non cresco più, invecchio piuttosto. Tre anni fa e’ arrivata una ruga in mezzo agli occhi e prima dell’estate ho visto delle piccole linee sotto gli occhi e le ho trovate odiose. Le macchie sulla pelle sono aumentate, sono ingrassata e dimagrita tante volte, lasciando qui e lì piccoli segni che rimarranno, inutile fingere che non sia così.

Pensavo che per me sarebbe stato diverso – crescere fino ad invecchiare, intendo – non avevo realizzato che anche il mio corpo sarebbe cambiato tanto in fretta, che la palpebra dell’occhio avrebbe avuto una consistenza così diversa ed in così poco tempo.
Avevo un’amica che mi diceva “goditi i 20, che a trenta sarà tutto diverso“, io non le credevo. Erano solo 10 anni, dopotutto, quelli che ci dividevano. Ora invece so che aveva ragione, i venti spariscono in un attimo, portando via molto e aggiungendo tanto altro.

Io non uso filtri ne’ ritocchi, e’ vero, ma della società sono comunque spesso vittima quando metto in pratica certi meccanismi per realizzare uno scatto che mi piaccia e lo faccio senza neanche pensarci. Sposto il braccio per non far vedere la rotondità del fianco, piego le gambe per farle più snelle, ed ecco che le mie foto sono tutte uguali, cambiano solo i vestiti.

Queste cose non le cerco consapevolmente, sono dentro di me, da qualche parte le ho viste e qualcuno ce le ha messe. Io ce le ho fatte rimanere.

Pur con dei difetti, ci tengo ad essere me, ho iniziato a pubblicare anche le foto nelle quali oggi non mi piaccio perché domani mi piaceranno eccome e persino quando mi sono sposata e sapevo che avrei avuto gli occhi di tutti addosso (orrore), provai fastidio nel farmi fare la tinta per coprire qualche capello bianco, io non volevo proprio. Avrei preferito sposarmi con il mio colore di capelli naturali, non con quello proposto dalla modella sulla scatola. Non fui abbastanza ferma da impormi per quella sciocchezza e ancora mi dispiace, se ci penso, anche se la differenza di colore era davvero minima.

Di questa società continuo ad esser vittima perché se mi guardo con gli occhi di chi non mi ama, ecco che prenderei in mano l’elenco telefonico alla ricerca di un chirurgo che possa fermare il tempo. Altro che modificare il colore dei capelli!

Sono immersa nella nostra cultura dai piedi fino alla punta della testa e avevo tutte queste cose per la testa quando ho pensato che non era certo la prima volta che altre donne mi vedevano nuda.

In palestra capita, per esempio ed io malgrado i discorsi di cui sopra sono una donna confidente e non ho mai avuto problemi a mostrarmi nuda di fronte a nessuno.

Ma in Giappone, dentro a quell’onsen la situazione era un pelino diversa.

Sarebbe stata la mia prima volta da occidentale in mezzo ad un mucchio di giapponesi che, nella mia mente, erano minuscole e perfette, magre e aggraziate, proprio come nelle riviste. Sarei stata quella da sbirciare, la diversa, quella grossa ed in più con capelli rosso fuoco ed un tatuaggio abbastanza grande sulla spalla, tutte cose che i Giapponesi notano, notano eccome.

Malgrado i miei timori i bagni pubblici giapponesi, gli onsen, sono stati una esperienza quasi mistica, di piena sorellanza.

Quando entri nella sala termale non hai con te che un pezzo di sapone e altri piccoli prodotti da bagno, nessuna barriera dietro la quale poterti difendere, nascondere o schermarti.
Dovrai sedere su uno sgabello che, nel mio caso, mi é stato lanciato da una enorme matrona giapponese mezza claudicante che, notato il mio smarrimento e seppur senza una parola, é stata una grande alleata. L’ho trovata bellissima, con la pelle cadente, le mosse pratiche, gli occhi tranquilli.

Una volta seduta ho visto il mio corpo piegato di fronte ad uno specchio enorme. Con cura estrema ne ho pulito centimetro dopo centimetro, passando la saponetta alla maniera giapponese, che prevede lunghe sedute da 30 minuti necessarie a strofinare via anche l’ultima cellula di pelle vecchia.

Passati i primi attimi mi sono abituata a quell’aria umida e bianca e sebbene non volessi passare per irrispettosa o indiscreta, ho alzato gli occhi e sono stata accecata non dal vapore ma dal colore candido, unico, emanato dai corpi delle donne giapponesi.
Che ho amato, come sorelle.
Ed invidiato nella loro spontaneità quando, in gruppi di amiche e parenti, si raccontavano, ridendo, dentro le grandi vasche calde, i sederi uno accanto all’altro. Completamente a loro agio, malgrado la nudità, malgrado quel contatto fisico!

Avrei voluto essere una di loro ma non potrei immaginarmi a far lo stesso con le mie amiche, mi sentirei in imbarazzo, mentre per loro sembrava così facile e naturale.

Ho sorriso alle mamme che portavano con sé i bambini, maschi o femmine, introducendoli in quella cultura così bella, quella che ci mette nudi, tutti uguali, tutti veri, uno accanto all’altro, a rilassarci senza paura né pensieri, spiaggiati su un grosso masso o sulle sedute naturali delle vasche.
Godendo semplicemente del tempo che scorre e dei corpi che ci sono in qualche modo stati dati per provare piacere e benessere.

Una donna allattava di fronte a tutte, completamente beata e nuda come poteva essere Eva, attorno a noi camminavano donne bellissime di tutte le età. C’erano quelle alte e slanciate con un poco di pancetta – di quella che non va via neanche con la palestra, quelle con il seno svuotato da un bimbo o due. C’erano le grandi obese, c’erano le basse e le minuscole, le muscolose, quelle con il fisico a pera, quelle con i seni enormi e quelle con l’ombelico in fuori. C’erano seni e pubi di ogni tipo, sembianza e forma e andava bene così. Alcune anziane avevano una pelle grinzosa che precipitava sotto le braccia e urlava “nonna”, la nonna che ami e che vuole che mangi, che vuole che tu stia bene.

E’ stata una scorpacciata di vita, vera e autentica, senza filtri né schermi mentali, senza risatine né occhiatacce ed io potendo le avrei abbracciate tutte, dalla prima all’ultima.

E’ stata una esperienza che non so descrivere a parole ma stare vicina a tutti quei corpi femminili, semplicemente bellissimi ma imperfetti, a volte vecchi, decrepiti, cadenti, magri, secchi, slanciati, tonici, diversi, semplicemente diversi… mi ha fatto bene, mi ha ricordato la bellezza intrinseca dell’essere umano.

Ho amato ogni versione possibile della donna e sono uscita di lì con rinnovato amore per tutte noi, con amore per il mio corpo, del quale mi ero presa tanta cura e che, malgrado i suoi difetti, risultava veramente splendido, arrossato dal vapore e rilassato come era, dal calore dalle acque calde termali.

Rivestendomi, mi sono sorpresa a sorridere al mio riflesso allo specchio, pensando.

Ma che bello é, essere donna?