Londra è stronza

Londra è stronza

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Londra, il mio ultimo viaggio prima del coronavirus

Londra è stronza, incontrare un’amica un evento impossibile, fatto di orari che non coincidono e distanze. Mezzi da prendere e corse isteriche.

Londra è aperta, così aperta che ne vedi contraddizioni e problemi, la diseguaglianza sociale che fa paura, i quartieri divisi manco avessero fatto una linea a terra con il gesso.

Le distanze enormi, che non ti fanno arrivare mai. E allora sali e scendi dalla metro, prima che le porte si chiudano, Oyster perennemente in mano.

Londra mi stanca, fisicamente, mentre vorrei mangiarmela come le cose buone e lei, svicola, si svincola, non vuole accolli.

Non so a cosa pensassi quando da giovane mi sembravano tutti così educati, qui. Non lo sono, hanno fretta, ti sbattono contro perché sembrano sapere dove andare, anche quando sono persi. La bussola in mano, poco tempo da perdere.

Una frenesia che mi fa venire voglia di correre, Londra mi aumenta la fame e fa commuovere, bella in un modo che non avevi previsto, che non immaginavi, che non scorderai.

A Londra vuoi tornare.

Londra è sempre casa, per chi da turista la visita e sogna.

È quel posto dove tutto ti sembra grande, giusto, immenso e possibile. La favola che continua a vendere a tutti quei ragazzi che poi qui arrivano per scoprire che per quel possibile c’è un prezzo da pagare: le case condivise, un cesso da dividere in sei, il lavoro massacrante, i turni da aggiungere anche quando non ti reggi in piedi.

In cambio Londra ti darà tutto quello che ha, incapace di lesinare. Sarà tua anche quella sua luce unica, quando piove e tutto diventa bianco, elettrico. Un bagliore energetico che ti lancia nella mischia, nella vita frenetica di chi ha voglia di spingere, di emergere, di provare.

Londra è casa di tutti quegli Italiani che incontri mentre ordini un caffè, quell’accento che non si lava, che non scorre via malgrado la pioggia.

Che ti ricorda che siamo ovunque, perché di quell’ovunque vogliamo un pezzo.

Perché abbiamo fame.

Se stai pensando di trasferirti a Londra puoi leggere questo post che sarà valido fino al 31 Dicembre 2020, dopodiché la Brexit ci farà uscire dall'Europa e le regole cambieranno. Per venire a Londra avrai probabilmente bisogno di un visto ma potrai ancora trasferirti per imparare l'inglese pagando qualche corso o con un visto lavoro provvisorio. 
Aprile 2017 – Come va veloce la mia vita vivendo all’estero

Aprile 2017 – Come va veloce la mia vita vivendo all’estero

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Un’amica mi raccontava di essere tornata in Italia e di aver percepito che nulla fosse cambiato durante la sua assenza, i suoi amici facevano gli stessi discorsi di sempre e andavano a cenare nei posti che avevano per anni condiviso.
Si stupì nel parlare, durante quegli incontri, di tematiche che aveva sentito affrontare in passato, quasi potendone anticipare le esatte parole.

Lo stesso aveva notato dai titoli dei giornali, dai commenti dei suoi parenti agli episodi di cronaca e dalle trasmissioni in TV.
Tutto sembrava congelato a cinque anni prima.

Lei invece sentiva di aver molto da dire di nuovo, avrebbe voluto essere un fiume in piena, ma si fermò, pensando che non ci fosse la curiosità di sapere chi fosse lei ora.
Le chiacchiere e l’intesa erano intatte finché si trattava, invece, di ricordare il passato che li aveva visti in montagna a sciare o insieme durante l’ora dell’aperitivo.

Eppure nelle vite dei suoi amici c’erano stati matrimoni, nascite e svariati cambiamenti lavorativi ma, si rese conto, forse era proprio la sua presenza ad ancorare tutti al passato.

Mi sono ritrovata un poco nel racconto della mia amica, anzi mi ci sono ritrovata moltissimo e non per gli amici. Infatti, quelli che incontro quando torno in Italia sono gli stessi con cui scambio messaggi settimanalmente, quelli dei quali voglio sapere sempre tutto e che chiedono di me con la stessa puntualità.

Mi ci sono ritrovata perché mi sembra che il tempo vada più veloce da quando vivo all’estero. O meglio, che nelle stesse ore io possa fare di più di quanto non facessi in Italia.

Vivere all’estero mi ha travolto, come le onde del mare che mi colpirono quando ero bambina, in Sicilia.
Quando rimasi sotto l’acqua, sberla dopo sberla senza sapere cosa ne sarebbe stato di me.
Ero incredibilmente lucida, pensando che prima o poi sarei salita a respirare di nuovo o che sarei morta così, per una nuotata incosciente.
Fui fortunata, mi ritrovai di nuovo con il naso fuori dall’acqua, piena di sabbia e sassolini addosso e con il pezzo sopra del costume completamente spostato da quel gran rotolare.
Fu grande la vergogna di aver mostrato quel pezzo di pelle dove, essendo bambina, non c’era proprio niente di niente. Soprattutto enorme fu il sollievo di aver respirato di nuovo, mangiando l’aria.
A pieni polmoni, facendo un gran rumore.

Vivere all’estero è quello che desideravo per me. Mi sento sempre sulle montagne russe ma, a differenza di quella bambina sott’acqua, sono io che ho le redini in mano durante questo folle up and down pieno di svolte improvvise.
È un’emozione essere straniera, a volte smarrita ma più spesso caparbia. E sentire che so dove sto andando e che sto facendo bene. So di tornare a casa alla sera stanca, molto stanca, ma sempre piena di idee e cose che voglio fare, che inizio e che porto a termine con piacere.
Che sento mi porteranno ciò che cerco.

La vita sta andando ad una velocità esagerata, le cose che succedono – anzi, le cose che faccio accadere – mi sembrano gigantesche, quasi a voler recuperare quanto mi rammarico di non aver fatto prima.

Ho traslocato un numero insensato di volte da quando vivo all’estero. La prima volta non pensavamo di poterci permettere il taxi e abbiamo trascinato un quantitativo incredibile di pesi con le lacrime agli occhi, intenerendo qualche passante e arrivando a destinazione con borsoni che si erano completamente lacerati per il gran trascinare. Lasciando uscire e rotolare a terra degli odiosi barattoli della Heinz, cibo per poveri che vorrei fosse bandito da casa mia ma che, mio marito, che si sente come uno uscito dalla guerra, continua a comprare.

Il ricordo dei muscoli dolenti non mi ha ancora abbandonato e dopo ogni trasloco avrei voluto avere meno cose con me. Invece eccomi qui, quasi tre anni dopo, con tutti i miei possedimenti a farmi compagnia in un bilocale graziosissimo. Con i miei troppi vestiti e la consapevolezza che presto traslocherò di nuovo, via da questo Paese per chissà dove, e dovrò rimettere tutta la mia vita dentro 30 enormi pacchi per poi ritirare fuori ogni cosa. Ripetendo tutto questo per non so ancora quante volte prima di trovare una casa che sia, non dico per sempre, ma almeno per un poco.

Lavori, ne ho cambiati veramente tanti. Non che in Italia vivessi proprio una vita professionale di routine, ma almeno riuscivo a stare nella stessa azienda tre anni, fosse anche solo per fare un briciolo di carriera.

All’estero, nel mio estero, i tempi sono stati diversi. Vuoi per esigenze legate al visto o per la facilità di trovare ogni volta qualcosa di meglio. Vuoi perché sapevo di volere di più e non mi sono voluta accontentare di posti che non erano per me.
Mi sono buttata, come non mai, per sopravvivenza certo, ma anche per desiderio di imparare, di provare e vivere di più, di integrarmi.
Sono stata cameriera in cinque ristoranti diversi poi di nuovo arredatrice per due giorni interi (!!). Ho fatto un provino per doppiare (un sogno realizzato per la me stessa ragazzina), poi chef (!!!) e mistery shopper in un paio di occasioni. Ho lavorato come assistente a disabili gravi per più di un anno e finalmente ho trovato un lavoro nel mio settore.

Per quanto riguarda gli amici poi, non ne parliamo. Ci sono quelli che vivono in Italia e che non sono secondi a nessuno. Secondi però non sono neanche quelli che all’estero sono stati il mio punto di riferimento durante questi anni, senza i quali non ci sarebbero state le risate, le esperienze e le confidenze delle quali avevo bisogno.
Senza di loro non ci sarebbero stati gli accenti tutti diversi ed i miei pregiudizi sarebbero ancora tutti intatti, privandomi di quel calore e di quei gesti che tanto mi hanno aiutata durante questa strada.

Prima di partire avevo le mie vacanze in qualche località esotica ad Agosto ed il mio week-end all’estero al primo ponte disponibile, come succedeva ogni anno.
Da quanto sono andata via ho preso un numero insensato di aerei, ma ben pochi per andare davvero in vacanza.
Ho invece trascinato la valigia per salutare persone che prima avevo sotto gli occhi ogni giorno, riempiendola di cibi che una volta erano pane quotidiano.
In volo mi sono fatta piccola durante le turbolenze, ho pianto ed ho dormito, esausta. Tornando verso Aberdeen mi sono, ogni volta, sentita di perdere qualcosa ma anche di tornare a casa mia.

Di cose successe ho perso il conto. Perché, se ricominci da capo, lo fai per davvero. Partendo dalle minuzie, dalle cose che credevi scontate. Impari di nuovo a parlare, a muoverti in un contesto sconosciuto, assaggiando sapori e cose mai viste prima.

E soprattutto di sliding doors, in questo mio estero, quante ce ne sono state!
Ho pensato che avrei potuto fare di tutto, ricominciare e provare ad essere ogni cosa, a volte anche solo perché potevo sognarlo e volevo lanciarmi, senza competenza alcuna.
Saremmo, io e mio marito, potuti essere un sacco di cose. Eravamo sul punto di studiare qualcosa che non ci piaceva solo per poter rimanere in Australia e appena arrivati lì abbiamo sognato di poter aprire un ristorante. Dentro al nostro piccolo letto, pensavamo agli allestimenti, alle pareti e al menù.
In quei sogni diventavamo ricchi alla svelta, evitandoci anni di travaglio. Avremmo potuto assumere mio fratello e tutta la sua famiglia per portarli via con noi, spianandogli la strada, realizzando così quello che è il desiderio di tanti che emigrano e non dimenticano cosa è veramente importante.

Prima ancora volevamo fare gli elettricisti (!!) e ancora prima far fruttare le nostre lauree Italiane.

Come esseri umani non abbiamo molto tempo a disposizione e alla fine non si può essere tutto ma, ecco, la mia vita è davvero cambiata vivendo all’estero.
Ho visto i miei passi come impronte colorate sul terreno, muoversi timidi ma pieni di speranza, poi correre all’impazzata, battere a terra spazientiti e camminare, tanto.
Arrampicandosi dove sembrava ci fossero divieti.

Prendendo un percorso che non sarebbe mai stato se fossi rimasta in Italia dove, probabilmente, ora cenerei negli stessi locali di sempre, mi lamenterei del mio lavoro e organizzerei le mie vacanze dal 10 al 20 di Agosto.
E andrebbe bene così.

Ma quella persona non sono più io e questo l’ho imparato vivendo all’estero.

Serena, Scozia