Applicando per un Lavoro che potrebbe portarmi lontana da Te

Applicando per un Lavoro che potrebbe portarmi lontana da Te

 

L'attesa di chi è il volo puo' capirla solo chi ha qualcuno dal quale ha voglia di tornare.
L’inquietudine e l’impazienza di chi sta volando per tornare da qualcuno è una emozione che non tutti conoscono e che io non posso spiegare.

Abbiamo litigato un giorno intero ma una volta abbassate le difese ci siamo ritrovati abbracciati sul letto. Lui voleva tornare in Europa per studiare Informatica, io avevo il cuore a pezzi.

Parlai e scrissi per far chiarezza, anche io non volevo accontentarmi dell’uovo oggi se potevo veramente avere una gallina domani.

Quella riflessione mi servì, e presi presto la mia decisione: avremmo lasciato l’Australia per farlo studiare in Europa ma non sarei stata a mantenerlo mentre tornava sui libri, sebbene quella fosse la cosa più ovvia e facile da fare per entrambi.

Mi sarei rimessa a studiare anche io per inseguire e acciuffare il cambiamento anche con le mie, di mani.

Che poi se mi dai un calcio in culo, tu sei l’ingegnere ed io quella che era sposata con un ingegnere“.
Mi ha presa mentre cercavo di scappare dal suo abbraccio, ci siamo pizzicati, rotolati e abbiamo riso di quell’ipotesi.

No, non penso che mio marito mi darà un calcio in culo ma quel pensiero da qualche parte l’ho trovato perché è basato su una realtà che conosco e malgrado io sappia e riconosca la solidità del mio matrimonio, il mio futuro economico non poteva essere solo nelle mani di lui. Come non poteva esser su di lui tutto il peso di noi.

Volevo il mio pezzo di potere, merito e fatica.
La mia indipendenza.

E amarci ancora e di nuovo, da persone libere, senza legacci e disequilibri a tenerci assieme e stretti.

Io non posso immaginare la mia vita senza di lui, non perché non potrei camminare da sola ma perché siamo noi.

È la persona che voglio trovare quando torno a casa, la mia cuccia, il mio uomo ed il mio amico, quello che voglio ancora, che scelgo ancora.
Sogno ad occhi aperti la casa che avremo presto ad Edimburgo dove i nostri lavori ci aspettano, immagino la scrivania, il letto comodo, le vetrate e la città che conosciamo a riderci attorno. Immagino i momenti a letto, stanchi e le chiacchiere dopo una giornata.

Insieme, io e lui, abbiamo costruito tutte queste possibilità che abbiamo oggi e per questo io non posso fermarmi e neanche lui.

Per questo ho preso una decisione e mentre la mia mano cliccava sul form sentivo freddo, avevo paura, ma anche il cuore a mille, come quando capitano le cose belle, quelle che emozionano. Lui era accanto a me, spronandomi a fare la cosa giusta.

Mi sono candidata per una azienda grande e grossa, una che mi piace. L’ho fatto perché il lavoro che vorrei fare non esiste ovunque, potrei non trovarlo ad Edimburgo e di aziende che cercano nuove leve non ce ne sono tante. lo devo provare questa strada, lo devo a me stessa e a noi, che abbiamo lottato tanto per arrivare qui e mai vorrei che ci trovassimo a maledire una scelta fatta per comodo.

Quella mia di cercare lavoro solo dove il lavoro particolarmente buono lo ha già lui.

Una grande azienda di videogiochi ha pubblicato una offerta per un lavoro a due ore da Edimburgo e no, non mi prenderanno, così come non mi prenderà la Pixar in California e altre aziende importanti che non vi direbbero nulla, se ve le nominassi.

Io intanto ci ho provato però, io intanto ci devo provare – e questo me lo porto con me, a definizione di chi sono.

Ho immaginato il dormire sola, separati e mi sono chiesta se ne potrebbe mai valere la pena. Non penso, davvero non lo penso ma devo potermi autorizzare a provare ad avere la carriera che vorrei, a provarci per me.

Non succederà, non mi chiameranno ma gli ho accarezzato la guancia come pensassi che potesse sparire. Lui mi ha preso la testa e detto che come sempre in qualche modo faremo.

Perché così siamo noi.

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CINQUE COINQUILINI DA INCUBO (le gioie della casa condivisa all’estero)

CINQUE COINQUILINI DA INCUBO (le gioie della casa condivisa all’estero)

CINQUE COINQUILINI DA INCUBO, FACCIO COME MI PARE, BLOG DA SEGUIRE, BLOG DA LEGGERE, EXPAT BLOG, VITA IN SCOZIA, VITA ALL'ESTERO, TRASFERIRSI ALL'ESTERO, VIVERE IN UNA CASA CONDIVISA, PERSONAGGI STRANI, PERSONAGGI ASSURDI, SCONOSCIUTI Ci siamo, ancora un mese e tornerò a vivere nella mia comfort zone, a casa mia, dove il bagno lo condivido solo con mio marito e la cucina la trovo come l’abbiamo lasciata uscendo.

Di questa esperienza nella casa condivisa avevo paura ma come tante altre cose, il peggio è immaginare cosa andrà storto perché poi, quando ti trovi nella mischia, non puoi che vivertela e cercare di farlo al meglio.

È un giorno dal cielo grigio in quel di Edimburgo, ho la finestra aperta per far entrare l’aria e sono appena tornata dal bagno dove ho trovato una magnifica sorpresa dorata che mi ha ispirato questo post e ora davvero non sto più nella pelle di cominciare!

Ecco quindi la mia classifica sui cinque coinquilini da incubo e, ve lo dico, uno solo io!

IL PISCIA SUL BORDO

Ho cercato nella mia mente un modo più nobile per descrivere questo individuo che non ha difetti, è simpatico, è alla mano epperò piscia sulla tavoletta del cesso come fosse un soffione da doccia olimpionico.

A parte questa cosuccia, forse un difetto lo ha: deve essere cieco perché quelle macchie dorate non mi sembrano proprio così difficili da notare e pulire via ma cosa posso chiedere ad un essere umano che vuole marcare il suo territorio e sentirsi più vicino al mondo animale che io tanto amo? Go vegan, bro!

IL SERIAL KILLER

Di questa figura mitologica ne avevo sentito parlare da svariati amici, è il coinquilino strano, quello che non ti stupirebbe di trovare sul giornale accusato di qualche efferatezza.

Ai tuoi danni.

Il serial killer vive nelle sue stanze, non parla ma quello che è peggio è che nessuno – o quasi – lo ha mai visto. Se è in bagno non esce finché il corridoio non è stato LIBERATO dalla presenza di altri umani. Se torna a casa corre subito in camera malgrado tu abbia lanciato un “Hello!” dalla cucina.

Dalla porta della sua camera non esce mai un filo di luce e neanche un poco di rumore. Il nulla. Hai provato a bussare in un paio di occasioni, per invitarlo a socializzare ed ha fatto finta di non essere in casa.

Benissimo.

Il serial killer esiste e nel mio caso dovrebbe andarsene via domani, lo ringrazio di cuore per questa emozionante avventura che mi ha portata a chiudermi dietro il catenaccio della porta della stanza.

LA ZOZZA LURIDA

Se per le precedenti categorie ho voluto lasciare un velo di mistero sul sesso dei personaggi, per la zozza lurida ho sentito il bisogno di scoprire le carte.

La zozza lurida lascia la sua tazza con i cereali al lunedì, ed un’altra al martedì e via dicendo fino ad avere un cacatoio al posto del lavandino della cucina.

Anche qui, benone.

GLI SCOPONI

Agli scoponi non importa di avere un letto in legno marcio, loro si ritaglieranno sempre un momento per produrre una melodia a base di gnicgnic, il rumore delle doghe che cigolano nella notte.

Che sia per questo che il Serial Killer non esce mai dalla sua camera?

Potrebbe.

IL PASSIVO AGGRESSIVO MUNITO DI POST-IT

È tutto un sorrisone quando ti incontra e non alza mai una polemica.

La polemica infatti lui se la lascia dietro, scritta su post-it che attacca qui e lì nella cucina, chiedendo rispetto per le cose comuni e non lesinando di singole/doppie sottolineature e punti esclamativi!!!

IL TIRCHIO

Questo personaggio è il nemico giurato del passivo-aggressivo. Alla richiesta di contribuire con i cinque fottuti pound delle spese mensili, il tirchio farà grandi sorrisi e orecchie da mercante, continuando a lavare i suoi piatti con il detersivo che gli hai pagato tu.

Per il passivo-aggressivo questo smacco vuol dire perdere il sonno (la colpa sarà anche degli Scoponi?) alla ricerca di una vendetta.

Quale cosa migliore di decidere di NON ricomprare la carta igienica se il tirchio non contribuirà alle spese?

È un piano infallibile!

Nel bagno e senza carta, il tirchio non potrà che comprendere il motivo di quella piccola tassa fatta di civiltà necessaria e amore per gli altri membri della casa.

Un centesimo alla volta, il tirchio ha però creato non solo una fortezza economica ma anche un solido modus operandi e nel cuore della notte porterà in bagno UN rotolo di carta igienica sottratto al lavoro, con lo scopo di utilizzarlo ESCLUSIVAMENTE per la pulizia del suo prezioso deretano.

Scacco matto!

Che dire, mai avrei pensato di vivere in una casa dove la carta igienica diventa un problema di stato ma se supero la notte potrò almeno dire addio al Serial Killer e questa è davvero una grande conquista.

Dalla casa condivisa è tutto, a voi la linea!

AFFITTARE CASA AD EDIMBURGO E SOPRAVVIVERE ALLE TRUFFE

AFFITTARE CASA AD EDIMBURGO E SOPRAVVIVERE ALLE TRUFFE

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Un posto bello di Edimburgo

In Australia mi sembrava che gli annunci delle case in affitto me li buttassero in faccia, a secchiate, non è stato invece facilissimo trovare casa ad Edimburgo e per questo motivo sono finita in una sharing house da 10 persone e due soli bagni. Una sistemazione che normalmente non sarebbe la mia prima scelta ma nella quale mi sono velocemente adattata, segno che tutto si può fare.

I siti da utilizzare per trovare un appartamento in affitto immagino li conosciate tutti, qui in UK si parla di Gumtree, Zoopla, Right Move e di molti altri che potrete trovare rapidamente, digitando le parole giuste su Google e compagnia bella. Qualora voleste condividere un appartamento vi suggerirei anche Spare Room e Room Buddies.

Il mio consiglio è quello di dare un’occhiata anche ai gruppi Facebook come per esempio Edinburgh Rent, Rent a Room in Edi, Edinburth Property to Let, il gruppo degli Italiani ad Edimburgo ed il mio preferito (grazie alle admin favolose) che è Italiani in Scozia.

Come affittare casa ad Edimburgo e sopravvivere ad una truffa?

Anche in UK è possibile affittare tramite trattativa con un privato o grazie alla mediazione di una agenzia. Ad Aberdeen sono stata molto fortunata ed ho trovato una casa moderna, con il bidet (!!) e senza carpet ed una landlady con la quale si può davvero parlare. Qui ad Edimburgo è stata la mia prima esperienza con una agenzia che, se seria, può essere veramente utile per affittuario e proprietario. Io non posso lamentarmi: sono venuti a cambiarmi persino la lampadina rotta del bagno e sono presenti con sopralluoghi periodici, per tutelare il proprietario.

Insomma, a me sono andate bene entrambe le esperienze ma è proprio cercando casa ad Edimburgo che mi sono resa conto del numero atroce di scam, ovvero di truffe online. Sono tantissime!

Uno immaginerebbe una truffa avvenire di nascosto, invece gli annunci vengono pubblicati alla luce del sole, sotto gli occhi degli admin che non possono controllare e/o sapere tutto e sotto gli occhi del team di Facebook e di quello di Gumtree.

Un consiglio? Se sentite odore di bruciato, scappate dalla trattativa e prendetevi del tempo per analizzare meglio la situazione e non fatevi MAI convincere a spedire del denaro per vedere un appartamento, che poi è anche il punto quattro della mia mini guida su come affittare casa ad Edimburgo e sopravvivere alle truffe:

  1. Campanello d’allarme se la casa è bellissima e con un prezzo fuori mercato.‌
  2. Se il proprietario inizia a dire cose tipo “sento che posso fidarmi di te, faremo le pratiche senza vederci perché io non sono ad Edimburgo al momento ma all’estero per lavoro”.

  3. Se il proprietario cita Gesù o Dio, lo so, è stupido ma è ricorrente. Si fingono brave persone e pensano che mostrandosi devoti possano passare per onesti. Assurdo.
  4. Se vogliono i soldi senza farvi vedere l’appartamento. no, ragazzi, non ci sono ragioni per accettare questo! Non spedite soldi per vedere un appartamento, nè una caparra nè tantomeno l’intero importo di una o più mensilità.

  5. ‎Se vi contattano per linkarvi un annuncio di un appartamento che sì, esiste veramente. Peccato che loro non siano veramente i proprietari! In questi casi basta contattare i numeri sotto all’annuncio originale e verificare.
  6. Se il profilo Facebook vi sembra insolito, con molti contatti che vivono in paesi molto poveri.

  7. Se l’inglese di chi scrive è pessimo.
  8. Se il proprietario non può farvi avere il suo numero di telefono britannico, adducendo scuse varie e fantasiose.

  9. Se il proprietario ha un profilo Facebook pubblico ma nessuna interazione con i suoi numerosissimi amici virtuali, aggiunti probabilmente solo per sembrare più credibile.
  10. Se il proprietario sottolinea da subito la sua posizione professionale. Perché mai qualcuno dovrebbe iniziare una mail dicendoti di essere un importante CEO? Fino a prova contraria sei TU quello che dovrebbe dare delle garanzie ad un proprietario. Quindi perché ?? Perché è un truffa, ecco perché. 😉

Spero questa guida possa esservi utile e no, non credo che questo elenco valga solamente in UK, credo anzi che possa valere in tutto il mondo. Per il resto, vi lascio come approfondimento al caro Joe Lycett che ha qualcosa da raccontarvi in merito. 😉

Video credits: @Joe Lycett

PICCOLI SUCCESSI E TEAM WORKING NELLA CASA CONDIVISA

PICCOLI SUCCESSI E TEAM WORKING NELLA CASA CONDIVISA

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Una metafora.

Le sei-otto persone che vivevano nella casa prima del nostro arrivo hanno condiviso questo appartamento per un anno intero, venendo tutti qui ad Edimburgo per lavorare nella stessa compagnia. Il loro anno è agli sgoccioli e piano piano li stiamo salutando uno alla volta e nuove persone sono in arrivo.

Come detto questa è la mia prima esperienza in una casa condivisa ed ho passato le prime due settimane nella mia comfort zone e ne sono stata lieta. Ho salutato e fatto small talk con i coinquilini che incontravo in cucina dove, rapida, mi facevo un panino o mettevo una busta di riso nel microonde.
Con il mio piatto me ne tornavo su in camera, soddisfatta per il gentile small talk e grata alla porta finalmente chiusa alle mie spalle. Una barriera tra me e lo sporco, una cosa alla quale mi sono abituata in un giorno ma che rimane come fatto.

Diverse persone mi hanno detto che loro non ce la farebbero a vivere con persone che non puliscono, e penso proprio che non sia vero, se lo devi fare lo fai. Io sento di non poter portare rancore e non parlerei di mancanza di rispetto perché i coinquilini vivono qui e sono immersi nello schifo fino al collo anche loro, parlerei piuttosto di qualche fenomeno che si attiva quando delle brave persone si trovano in gruppo e il senso di responsabilità decade.

Quei meccanismi del tipo “Ho portato l’immondizia fuori per due volte, da oggi me ne frego anche io” o “se Tizio non fa, io allora smetto di fare”. E Tizio magari quel giorno ha avuto una emergenza ed ha lasciato sporco per quello ma ormai il danno è fatto.

Cose così, che poi diventano una cascata di irresponsabilità.

Saranno solo quattro mesi di vita in comune e ci sono cose che non posso cambiare, mi andava bene così. Avevamo già fatto fin troppo sturando e pulendo la doccia con l’acido e facendo lo stesso con il lavandino della cucina, quello bloccato da tre giorni. Non mi sarei messa a pulire gli ambienti comuni. Proprio no, me ne sarei stata in camera mia a mangiare, facendo attenzione alle briciole.

Il mio piano è crollato l’altra sera sono tornata a casa dopo un lungo giro per Edimburgo che ero molto stanca ed ho incontrato in cucina una delle due coinquiline cinesi. Quella sempre sorridente ed entusiasta che, mi era sembrato di capire ma non ci metterei la mano suo fuoco, non gode della stima degli altri coinquilini che invece hanno fatto un bel gruppo affiatato.

La ragazza mi ha chiesto se volessi partecipare al nuovo schema delle pulizie. Mio marito era in camera ma ne avevamo già parlato. No, proprio no. Non crediamo in quello schema, non ci metteremo a pulire per tutti quando è evidente che non sanno metter via neanche piatti, pentole sporche e briciole dopo il loro passaggio. Non staremo a fare i servi perché noi in casa non abbiamo mai cucinato e comunque lasciamo il piano lavoro sempre più pulito di come lo troviamo quando scendiamo a farci un panino o qualcosa al microonde.

Anche la ragazza che avevo di fronte, come tutti gli altri coinquilini prima di noi, aveva detto che avrebbe fatto in modo di buttare la riciclabile che si era accumulata, un metro per tre, prima del nostro arrivo ed io ho pensato che fosse l’ennesima proposta lanciata tanto per dire. Non mi sarei fatta incantare nel pulire la casa per tutti, perché io le pulizie le avrei fatte veramente e sarei stata l’unica scema.

L’unica cosa che avevamo già deciso, con mio marito, era di portare via la riciclabile da noi perché era veramente troppa e poteva attirare delle bestioline.

Alla ragazza cinese il mio discorso stava bene ma tra le righe mi è sembrato di scorgere qualcosa. In primis, il pavimento era stranamente pulito – cosa mai successa in due settimane e poi c’era dell’altro ma non riuscivo a metterlo a fuoco: in generale mi sembrava fosse sinceramente motivata a risolvere il problema della sporcizia.

Sono salita in camera per prendere i cinque pound per le spese comuni e quando sono scesa non c’era piu’ nessuno. Non il nuovo coinquilino inglese, quello arrivato il giorno stesso, non la coinquilina cinese con la sua amica venuta a trovarla, non mio marito sceso per salutare il suo nuovo collega di lavoro.

Erano spariti assieme alla riciclabile e finalmente c’era nuovamente quel pezzo di pavimento che prima era sommerso come in un documentario sugli accumulatori. 

Quell’azione ha scatenato qualcosa e tutti assieme, noi presenti, abbiamo iniziato a pulire da cima a fondo la cucina. Sì, anche l’amica che era venuta a trovare la coinquilina cinese!

Abbiamo buttato una quantità enorme di briciole contenute nel toaster, piombate nel sacco dell’immondizia come quando da bambini si giocava a rovesciare il secchiello e la sabbia fine. Solo che da li’ sono uscite una o due bestioline volanti. Abbiamo pulito superfici e microonde, quello che puzzava ormai di morte e finalmente abbiamo fatto una enorme pila di quelli che sembravano gli intoccabili leftovers, i rimasugli delle persone che avevano vissuto nella casa. Cibi aperti in una casa piena di farfalline e, sembra, in passato, anche di intrepidi topolini.

La pila dei leftovers è qualcosa di incredibile e la presenza della ragazza cinese è stata fondamentale: non saremmo mai stati in grado di capire quali fossero le cose abbandonate e quali no! Il coinquilino inglese ha lasciato un messaggio con un ultimatum “se volete qualcosa da questa pila: ora o mai piu’!” e persino gli altri coinquilini che si sono aggiunti dopo, per cucinare o far finta di pulire, hanno convenuto che i leftovers dovevano finalmente sparire. Un enorme passo avanti, credetemi.

Dopo un paio d’ore eravamo veramente stanchi ma è successo qualcosa dentro di me.

Io non volevo salire in camera.

Volevo continuare a parlare con i coinquilini per conoscerli meglio, lo trovavo piacevole.

La ragazza cinese ci ha offerto un tea del suo paese, uno che fa bene allo stomaco delle donne, costosa bevanda dal sapore deciso e caldo ed ha poi iniziato a cucinare qualcosa per la cena. Qualcuno saprà che l’Asia esercita un forte fascino su di me, così sono andata a curiosare ed il fato ha voluto che anche la mia coinquilina fosse vegetariana.

“Vuoi assaggiare la cucina cinese fatta in casa”?
Bingo!

Abbiamo iniziato a preparare la nostra cena con le poche cose che avevamo disponibili, dell’insalata della scatola, un pomodoro, un avocado e delle fette di pane Irlandese e ci siamo trovati a mangiare tutti assieme – beh, noi due e le due ragazze cinesi – condividendo piatti e racconti.

Ho lavato i piatti volentieri e sono tornata in camera mia che ero piuttosto serena. Un altro limite, mio, è stato superato e porto con me la conferma che il lavoro di squadra paga sempre e nella pancia la gioia di poter smentire ben piu’ di un pregiudizio altrui.

Cina 1, Europa 0.

 

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Situazione cucina comune. Il giorno che arrivammo.
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La situazione della doccia quando arrivammo.
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La situazione della riciclabile il giorno che arrivammo.
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Buongiorno!
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L’immensa pila di leftovers.
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La prima cena insieme. <3
PERCHE’ VIVERE AD EDIMBURGO?

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Foto dell’ultima giornata fuori passata ad Aberdeen

“Quattro anni qui, Alessio, quattro anni qui io non ce la faccio”.

Questo ho detto a mio marito quando arrivammo ad Aberdeen e invece ce l’abbiamo fatta ma non è stato facile niente.


Ho infilato il piede nella trappola alla colla lasciata a terra per fermare le farfalline della moquette ed ho pensato “benone”. Benone quello più la situazione della sporcizia nella cucina e nel bagno in comune.

Benone.

La mattina dopo non mi fregava più nulla, non della casa condivisa, non della immondizia, non della moquette sporca. La nostra camera è la nostra tana e dalla finestra sogno.

Se scendo in strada mi accorgo che sono sveglia, sono ad Edimburgo e ci vivrò fino a Settembre.

Oggi c’è un sole giallo ed io sono viva in mezzo a persone come me, veloci, sdraiate nei parchi, sorridenti ed educate. Sento lingue da tutto il mondo, riconosco l’Italiana che serve il caffè in un posto carino, riconosco che sono tutti posti carini ed il cibo non avete idea di cosa sia. Qui.

Qui le cose capitano, non le devi neanche cercare. Ci inciampi dentro e poi sta a te decidere cosa fare.

Ci sono state tante giornate fatte di tempo miserabile e non è importato neanche quello, né a me né alla gente di qui che usciva in massa a popolare parchi, strade e locali. Non ci sarà l’estate Italiana ma torno a casa sempre con le guance scottate e rosse.

Edimburgo è vita.

Giro un angolo diverso e trovo ancora vita, ancora locali, ancora verde, ancora gente. Avevo pensato lungamente a come passare la mia estate qui, volevo segnarmi in palestra come l’anno scorso e lo volevo tanto. Ad Aberdeen mi era necessario, era una cosa da fare in una città con pochi stimoli. Qui non posso pensare di andare a chiudermi in palestra quando posso camminare, quando posso uscire. La mia vita in Aberdeen è la mestizia di un giro in centro ed un cinema ed ero ormai così abituata da essermi subito informata sul cinema indipendente più vicino alla casa di Edimburgo.

Il cinema indipendente c’è.

Ma chi vorrebbe mai chiudersi in un cinema a vedere le vite degli altri quando puoi vivere la tua in strada?

 


Quella volta lui mi rispose “Serena, sono già passati due giorni”.

Ora posso dire che sono invece quasi passati quattro anni e va bene così per davvero. Torneremo ad Aberdeen per finire l’Università, ci godremo gli ultimi 8 mesi e saremo poi liberi, con sottobraccio tutto quello per il quale abbiamo lottato tanto.

Questa volta liberi davvero.

VADO A VIVERE IN UNA CASA CONDIVISA

VADO A VIVERE IN UNA CASA CONDIVISA

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Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta in casa nostra, quella di Aberdeen che rimarrà chiusa fino a fine Settembre, aspettandoci. Quella che mi ha ricordato la nostra casa Italiana sin da subito, facendomi stare bene, facendomi venir voglia di tornare a chiamare un’abitazione e non un luogo “casa mia“, un posto dove rilassarmi per davvero.

È un bilocale arredato con gusto e ristrutturato bene, abbiamo la cucina grande, il salone che potrebbe avere qualche decina di centimetri in più ma che è abbastanza per contenere due divani, un tavolo, una madia ed una libreria piena zeppa dei nostri libri. I colori sono neutri come piacciono a me, non quell’orrendo color noce scuro che la fa da padrona all’estero, a terra c’è il parquet, uno di quelli nuovi che non fanno rumore ed in bagno abbiamo il bidet e la doccia moderna.

Adoro l’armadio a muro della camera da letto, con gli specchi sulle ante e anche lì non mancherebbero che una trentina di centimetri per avere una camera perfetta ma a noi, dopotutto, quel letto queen size ci ha obbligati a dormire spesso abbracciati.

Chiamare mio marito per aiutarmi con la tinta mentre sono in bagno, farmi la ceretta nel salone e prendermi la libertà di girare nuda per casa, tutto questo non ci sarà nei prossimi mesi. Non ci sarà la libertà di potersi arrabbiare senza paura di esser sentiti ed in qualche modo giudicati, quella di potersi urlare di andare a fanculo e sbattere qualche porta.

Da lunedì divideremo un appartamento da otto stanze con un numero indefinito di persone ed io non sono entusiasta all’idea, non ho mai diviso la casa con nessuno, se non per un piccolo periodo in Australia e per un periodo ancora più misero a Londra, quando andammo a studiare inglese.

Non so neanche se avremo uno o due bagni, potremmo avere una sola cucina ed io non riesco a pensarmi a cucinare in mezzo ad altre persone e visualizzo me stessa a comprare un pacco di pane bianco e farcirlo per pranzo e cena. Non so immaginarmi in una casa piena di sporco altrui e non so ancora come fare per chiedere a qualcun altro di pulire le tazze dopo aver fatto colazione senza finire con l’essere “la stronza“. Non mi immagino a fare small talk e nell’insieme finisco con il considerarmi una gran brutta persona perché tanti prima o poi hanno vissuto in una sharing house e di solito io mi dico che se ce la fanno gli altri allora ce la farò anche io.

Ma non mi va, per niente.

In ogni caso, da domani scriverò da Edimburgo e lo farò fino a Settembre. 🙂