QUATTRO ANNI CHE HO LASCIATO L’ITALIA

QUATTRO ANNI CHE HO LASCIATO L’ITALIA

quattro anni che ho lasciato l'italia, vivere all'estero, faccio come mi pare, emigrare, vivere in australia, vivere in scozia, vivere in aberdeen, vivere ad edimburgo, vivere a melbourn
Quella volta a Malta

Come è iniziata lo sanno tutti gli affezionati, quel giorno di quattro anni fa ho chiuso la porta di casa ma prima ho provato a fare un discorso per i presenti, finendo con il piangere come una bambina senza saper concludere una sola frase che avesse un senso. In bocca singhiozzi, lacrime ed il sapore dell’unico vino superstite nella nostra casa ormai vuota, un Amarone che avevamo comprato per un’altra occasione.

Sull’aereo credo di aver continuato a piangere ma arrivata a Melbourne ridevo, crepavo di freddo e una volta a Carnegie mi ero già abituata alle condizioni di quella casa per nulla come le fotografie. Ero in Australia! La mattina dopo saltavamo di gioia e, voglio dire, era solo il quartiere periferico di Carnegie ma di quell’angolo di mondo ricordo con nostalgia l’odore all’ora di pranzo e come il ragazzo della banca ci avesse accolti:

Come fossimo stati alla fine di una gara, come se avessimo vinto, quando invece era solo l’inizio.

Da allora sono passati quattro anni ed ho fatto tutte le cose che avevo espressamente detto che non avrei fatto:

  • sono andata a vivere dove avevo giurato che non avrei mai messo piede.
  • ho ricominciato a studiare per prendere un’altra laurea nonostante avessi detto “basta”.
  • Sono riuscita a non finire a lavare i piatti o i cessi ma ho avuto comunque a che fare con la cacca quando ad un certo punto ho deciso di lavorare come carer, l’assistente per ragazzi con gravi disabilità.

Ma a parte questo, ero pronta a tutto e penso che la cosa abbia pagato, infine, o che almeno ci abbia fatti arrivare fin qui, oggi, con una distinzione dietro l’altra all’Università ed un lavoro che piace ad entrambi.

Coloro che non vedevano di buon occhio la cosa hanno infine iniziato a non dico capirla, ma rispettarla ed ora che le emozioni sono sbiadite, comprendo più di prima cosa abbia voluto dire sentir pronunciare le parole “lascio il posto fisso al comune e vendo la casa appena comprata e ristrutturata perche’ voglio andare in Australia a lavorare, se va bene, nelle cucine”.

Il punto è che quella che per altri era pazzia per noi era un sogno dovuto – una rinascita necessaria – e questo ci ha portati fino a qui, oggi, con ben pochi rimpianti.

Sono, più o meno, come avrei voluto essere nei miei sogni, anzi a volte mi meraviglio per la mia fortuna. Solo la location è sbagliata e non ho ancora una casa dove ospitare i miei cari che, in quanto esseri umani, hanno dopotutto altri sogni e venire dove vivo io non è proprio tra quelli.

Si sono avverate quelle fantasie distruttive di quelli che ci dicevano di non partire per l’estero?

Ne abbiamo sentite di ogni, avremmo divorziato alla prima difficoltà, poi non ci saremmo riusciti a mantenere, saremmo dovuti tornare a casa con la coda tra le gambe e chiaramente ci avrebbero cacciati dall’Università.
Non è successo nulla di tutto questo e anzi, in certi casi, la negatività mi sembra che sia tornata indietro al mittente e con tanti saluti, che certe frasi non erano mosse da amore, erano casomai auguri, vere e proprie maledizioni e malcelate speranze di vederci fallire e che puoi dire di persone così? Non capiscono neanche i fatti.

Ho mai pensato di tornare in Italia?

Una volta, quando ero appena arrivata ad Aberdeen e pensavo che non ne sarebbe valsa la pena di immolare anni di vita in un posto come quello senza esser certi di riuscire davvero a laurearci. Due volte, ma in quel caso il pensiero era ben diverso, quando realizzai che con il mio lavoro sarei potuta rimanere in Italia a godermi l’estate ancora per un po’, che lavorando da remoto, dal computer, la mia location non avrebbe fatto alcuna differenza per la mia compagnia.

Ho capito dove sarò tra cinque anni?

No. E se devi decidere dove piantare le tende un viaggio forse non basta e allora vorrei continuare a vivere così, di giro in giro, per almeno altri cinque anni. Fino ai miei quaranta!, mi dico. Non so se sarà possibile, con probabilità rimarremo in UK per prendere il visto permanente e poi chissà se avremo la forza di ributtare tutto per aria, io spero di si ma lo spero oggi e le cose cambiano mentre la vita passa.

Nei miei sogni io continuo a girare fino ai 40 anni ed il problema – se problema vogliamo chiamarlo – è che poi, forse, mi direi che sono ancora giovane e che non voglio smettere di vivere in luoghi diversi, che smetterò invece a 45 o 50 anni. E finirei forse con il non fermarmi mai.

E cosa ci sarebbe di male?

😉

Annunci
UNA DOMENICA DI MAGGIO, CONTROVENTO

UNA DOMENICA DI MAGGIO, CONTROVENTO

Faccio come mi pare, faccio come mi pare blog, expat blog, festa della mamma, festa del papa', daiso australia
Faccia da Rana

Quando era un pulcino, eravamo costretti a vederlo solo via Skype. Mio marito aveva comprato una spugnetta a forma di rana da Daiso, se la metteva davanti alla faccia e faceva finta di essere il signor Faccia di Rana. Mio nipote rideva come un pazzo, guardava a quel personaggio con sospetto, “sarà zio?”, ed aveva iniziato ad usare “faccia di rana” come fosse un insulto.

Era il nostro momento speciale, qualche anno fa, quando eravamo in Australia.

L’anno scorso abbiamo trovato non so che roba a forma di animale e gli abbiamo mandato un video per introdurgli il nuovo Faccia di Rana.
Mio nipote non sapeva di cosa parlassimo.

Per noi è un ricordo dolcissimo che ci torna spesso in mente facendoci sorridere, per lui una memoria persa per sempre.

A volte penso alla prospettiva delle persone che perdono la mano dei propri bambini, mentre crescono, per brevi periodi o per sempre e non dubito che in alcuni momenti non l’abbiano provata a stringere forte ma i figli questo non possono sempre ricordarlo e neppure si potrà per sempre andare avanti grazie alle cose fatte sempre e solo nel passato. Per un genitore, però, certi momenti rimarranno forse per sempre. Crescere un bambino è una sfida ai limiti della sopravvivenza, dicono, ma per certi versi è più facile avere a che fare con la mente di un bambino che stravede per te, non importa cosa, rispetto a quella di un adolescente o di un adulto che qualcosa ha imparato a vederlo, a torto o ragione.

Per chi rimane con i ricordi e deve affrontare freddezza non posso che provare dispiacere, in molti casi e mi si stringe sinceramente il cuore.

Lo stesso, il giorno della festa della mamma io mi strapperei gli occhi leggendo certe frasi piene di quelle che, per me, sono frasi fatte e sciocchezze inenarrabili, quando devo leggere le lodi di tutte le mamme, che sono tutte meravigliose e fatte tutte in un certo modo. Lo stesso vale per la festa del papà, ma si sa, che come ruolo quello viene visto con meno devozione, un padre può essere cattivo, inadatto, incapace in un modo che dovrebbe far ridere (?), una mamma cattiva è un taboo, ne si nega l’esistenza a meno che non accada qualcosa di clamoroso o non si stia parlando, tra mamme, di una terza persona assente ed in quel caso parliamo di un fatto parecchio relativo.

Ma esistono anche loro, le mamme inadeguate, quelle cattive con le sfumature e quelle cattive veramente.

La maternità viene costantemente schifata, le mamme sono a turno considerate e rappresentate come esagerate e stupide – anche da me che una risata su certe battute me la faccio, mea culpa – ma allo stesso tempo vengono pregate come Sante, dimenticando che ci sono persone che non sono degne di questo ruolo, persone che non erano in grado di crescere dei figli ma solo biologicamente adatte a portarli nel mondo. Malgrado questa considerazione la società ci spinge a dire che se sei madre, sei migliore, sei pura in barba a tutto quello che puoi davvero essere.

Son sicura che persino il genitore peggiore oggi o per la festa del papà, starà condividendo una frasetta su quanto sia importante l’amore di una mamma, che di mamma ce ne è una sola e via dicendo. Che il papà è un eroe e ti proteggerà sempre.

Pur riconoscendo e credendo fermamente che non tutti dovrebbero procreare, in certi periodi della vita o per sempre, oggi voglio concentrarmi sulle sfumature e provare a pensare ai ricordi che devono avere i genitori, maschi e femmine che siano, quando non rimangono loro che quelli, per errori, scelte sbagliate, malintesi o sfortune capitate, da entrambe le parti.

Perché è vero che non basta ciò che è stato fatto quando si era piccoli ma è anche vero che senza importanti parti di memoria è più facile essere definitivi, dire “sempre” e dire “mai”.

Una sola cosa la so, se avrò dei figli vorrò ricordarmi che nulla è garantito e che vale la pena di non perdere di vista quella mano, durante il cammino, per non finire a vivere di ciò che poteva essere e ricordi. Per i miei nipoti voglio continuare ad esserci anche quando sarà difficile, quando non sarà più possibile vederli sorridere per un giocattolo ricevuto o un pomeriggio al cinema. Quando mi manderanno a fanculo o si chiuderanno a riccio, senza rispondermi. Quando avrò sbagliato e calpestato loro i piedi. Spero di potermi ricordare della promessa fatta oggi e mettere da parte tutto per continuare ad esserci per loro.

In quel caso, poterli accompagnare e vederli crescere sarà la mia festa.

IL MIO TERZO ANNO DI UNIVERSITA’

IL MIO TERZO ANNO DI UNIVERSITA’

Faccio come mi pare, faccio come mi pare blog, studiare in scozia, universita' in scozia, studiare ad aberdeen, trasferirsi all'estero, vivere in europa, expat
Nuart 2018, Aberdeen

Era il nostro primo giorno di Università, la classe si svuotava velocemente e sembrava che tutti avessero finito in pochi minuti il laboratorio di JavaScript.

Mi sentivo una povera scema.
Ad averci anche solo voluto provare, ad averci creduto alla mia età e ad aver lasciato l’Australia per quel suicidio assistito.

Arrivò alle nostre spalle un professore, uno di quelli che fecero la differenza, e ci chiese di noi.
Gli risposi che mi sentivo stupida, se ne erano andati tutti e noi due eravamo ancora lì, come due vecchi salami.

“The harder you practice, the luckier you get”, disse lui.

Poche settimane dopo scoprimmo che la maggior parte dei nostri colleghi i laboratori non li finiva in pochi minuti, bensì li saltava a piè pari e senza più guardare gli altri decidemmo di metterci il nostro.

Stasera ho consegnato il penultimo coursework di questo terzo anno, ho le lacrime agli occhi per la felicità, il cuore che scoppia per l’emozione.
Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta!

E’ la fine del terzo anno, il degree year, questo vuol dire che tecnicamente la terza laurea ce la siamo già presa, che ce l’abbiamo garantita.
Resteremo ancora un anno per conseguire il nostro honours e scalpito, perché tutto questo si realizzi presto e proprio così come avevamo tanto sperato.

Intanto però ora lo so.

La scommessa è stata vinta.

ODDIO, HO QUASI QUARANT’ANNI (ED UNA CRISI ESISTENZIALE?)

ODDIO, HO QUASI QUARANT’ANNI (ED UNA CRISI ESISTENZIALE?)

Ho quasi quarant'anni, faccio come mi pare, facciocomemipare, harry ti presento sally, 40 anni, quaranta anni, blog
When Harry Met Sally = Uno dei miei Comfort Movie

Quando ero una ragazzina c’era questa prozia che veniva a pranzare dai nonni tutte le domeniche, si mangiavano dei buonissimi tortellini alla panna e nonno prendeva sempre i mignon, le pastarelle piccole che qui non troveresti neanche a pagarle oro.

La prozia in questione aveva una vocetta simpatica, un baffone sul mento ed una passione per Beautiful, del quale però diceva di non apprezzare le “scene di letto” che secondo me poi erano le migliori.
Raccontava spesso degli anni passati al paese ed una volta andata a vivere in una struttura per anziani iniziò a raccontare anche della sua vita lì, tirando spesso in ballo gelosie tra lei ed una terza signora che a suo dire era invidiosa e cattiva.

In quel periodo della mia vita pensavo ad una mia amica-nemica – eravamo ragazzine, ve lo ricordo – negli stessi termini, era ella invidiosa di me e cattiva!
Mi meravigliai quindi, e lo ricordo come fosse ieri, quando realizzai che i problemi della prozia novantenne erano così simili ai miei da teenager_con_un_filo_di_tette.
Come era possibile?

Sono passati tanti, troppi, anni e qualche giorno fa mi trovavo a lavorare sul target di un mio webcomic (sì, ho un fumetto online) ed impostando il campione di riferimento sceglievo il range che va dai 16 fino ai 40 anni.

Fino a 40 anni perché dopo parliamo di persone adulte, adulti veri, ed i fumetti come i miei non vanno mica piu’ bene, no?

Una pietra mi è caduta in testa quando ho realizzato che tra 5 anni (e mezzo) avrò anche io quarant’anni e tutto mi sento tranne che una donna adulta!

È perché non hai figli, mi griderà contro una esagitata dal fondo della sala.

Si, può darsi ma è un po’ come la mia prozia, non raggiungi la luminosa saggezza dopo i 90, non diventi maturo come un morbido avocado dopo aver portato un bambino nel mondo, almeno a far caso alle schiocchezze che sento dire in giro da madri e padri.

In passato guardavo agli adulti con gli occhi a cuore ma ho cambiato idea crescendo, prima erano il mio mito e frequentavo amici più grandi di me perché mi sentivo grande anche io e in quelle relazioni mi sentivo validata e confermata in quanto tale, in quanto adulta, orgogliosa di essere abbastanza matura da poter stare in mezzo a loro, benedetta.

Quante tranvate, invece.
Gli adulti, lo dico spesso, sono stati invece la mia delusione piu’ grande.

Questo non ha fermato lo scorrere del tempo e mentre ero distratta sono diventata una adulta anche io, senza raggiungere alcun tipo di rivelazione o nirvana.
Ho quasi quarant’anni, tutto è diverso, mi dico, ma ben poche cose son cambiate e ben poco son cambiata io. Sono meno bianco/nero, meno fragile, meno timida ma sempre simile a quella che ero e non me ne pento.

Certo pero’, ho davvero quasi quarant’anni, sono a metà della mia vita e la cosa mi coglie alla sprovvista e fa un po’ paura.

Chissà cosa penserò di me se sarò abbastanza fortunata da arrivare a cinquanta, forse mi dirò solo che la vita è un soffio e questo, in effetti, me l’avevano detto e lo sapeva anche la mia prozia.

 

9 POSTI DOVE MANGIARE AD ABERDEEN. IL DECIMO DITEMELO VOI!

9 POSTI DOVE MANGIARE AD ABERDEEN. IL DECIMO DITEMELO VOI!

faccio come mi pare, faccio come mi pare blog, vivere all'estero, vivere in australia, vivere in europa, vivere in america, expat, expat blog, mangiare ad aberdeen, italiani ad aberdeen, aberdeen

Dopo aver dato un’occhiata alla attuale classifica di Trip Advisor relativa ai ristoranti di Aberdeen, ho deciso di dire la mia perché no, non è possibile che le catene siano ai primi posti e le realtà indipendenti ben più in basso!

Nel nostro primo anno qui abbiamo entrambi lavorato nelle cucine e visto il brutto (e ce n’era veramente tanto) ed il bello di diversi locali che non citerò, per esser super partes. Lo stesso farò,  per motivi simili, con i ristoranti Italiani o presunti tali di qui.

Quindi ecco i miei locali preferiti, in ordine rigorosamente alfabetico:

Bev’s Bistro, 123 Holburn St, paga il fatto di essere leggermente fuori mano dal centro che tanto piace agli Aberdonians. Il locale invece è una piccola chicca con 3 grandi tavoli e qualche posto a sedere alla vetrina, uno spazio grande abbastanza per accogliere il via vai di lavoratori che escono per pranzo. Il cibo è fresco, preparato sul momento e semplicemente squisito grazie alla professionalità e all’esperienza di Bev e Alan.
Il classico pranzo con sandwich e zuppa viene riscritto dai proprietari di questo locale, con gusti ottimi, ingredienti di prima scelta ed un pane fatto in casa che merita l’assaggio. Bev apre a pranzo ed ha una selezione pazzesca di torte e prodotti gluten free grazie all’attenzione di Alan.

Prezzo Economico, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount SOLO ONLINE, BYOB OK
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, bev's bistrot
Zuppa di Pomodoro e Sandwich

 

Foodstory, 13-15 Thistle St, quando mi sembra che qui le verdure non abbiamo alcun sapore ecco che questo locale riesce sempre a farmi ricredere.
Non è solo il cibo a farla da padrona da Foodstory ma anche l’arredamento, quasi di fortuna eppure elegante e fatato. Il personale è sempre gentile e alla mano malgrado il via vai di gente.
Pezzi forti, non solo la lasagna che mi ha fatta ricredere più e più volte sul mio odio per la versione con le sole verdure ma anche le insalate che sono ben bilanciate, colorate, buone e quasi festose.
Gli ingredienti sono di prima scelta ed il locale è famoso per il suo impegno verso la comunità che qui può riunirsi e non per niente Foodstory è diventato il cardine per diverse attività culturali e ricreative.

Prezzo Medio, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount OK, BYOB OK
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen (4)
Lasagna con insalata a scelta

 

JW Sushi, 75 Huntly Street, è un sushi place dal quale uscire fuori sazi, infatti qui si lavora molto su qualità E quantità. Le porzioni sono generose, il gusto ottimo e anche qui la fantasia non manca come vedrete una volta preso in mano il menu’.
Hats off per i due proprietari, due ragazzi nella loro ventina, che portano avanti il proprio sogno e regalano ad Aberdeen una piccola perla per quanto concerne la giovane imprenditoria.

Prezzo Economico, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount SOLO DETERMINATI GIORNI, BYOB OK LA SERA
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, JW sushi
Sushi per due

 

Madame Mew’s, Unit 11 – Aberdeen Market, è una istituzione per un pranzo buono ed economico. Un piatto di curry thailandese costa 6.50 sul nuovo menu’ e con una deliziosa bibita – consiglierei l’iced green tea con latte condensato – si pagano meno di 10 pound per un pranzo ottimo.
La location è quella che è, il mercato di Aberdeen, e poco si presta ad una occasione galante ma funziona molto bene per fare due chiacchiere in compagnia di fronte ad un piatto buono ed abbondante.
Le verdure utilizzate sono fresche ed il tempo di attesa tra un piatto e l’altro racconta una cucina assemblata sul momento, non riscaldata.

Prezzo Economico, Vegan NO, Gluten Free NO, Student Discount NO, BYOB NO
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, Madame Mew's
Curry rosso

 

Manchurian, 136 Causewayend, la cucina cinese mi manca, mi manca quella, sicuramente non autentica, che mangiavo in Italia. Qui, lo saprete, il gusto è piuttosto diverso ma in questo locale ho trovato dei piatti molto buoni e delle porzioni decisamente abbondanti.
E’ il mio posto cinese qui ad Aberdeen, apprezzando anche il fatto di poter andare a far la spesa nel negozio orientale subito acconto al locale, che è rifornitissimo.

Prezzo Medio, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount NO, BYOB NO
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, (2)
Spaghetti cinesi alla piastra

 

Rendezvous at Nargile, 106-108 Forest Avenue, è il locale che aspettavo qui ad Aberdeen. Tanti piattini dal sapore eccezionale, tanta varietà e la possibilità di continuare a chiacchierare all’infinito grazie al lungo orario di apertura. Se come me avete nostalgia delle melanzane cotte a puntino, ecco il posto che fa per voi, una cucina turca che ha molto in comune con la tradizione del nostro sud.
Il persona è professionale e la cucina deliziosa.

Prezzo Medio, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount NO, BYOB NO
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, rendezvous narghile
Vezir, una selezione di tanti piattini “Meze”

 

Rishi’s, 210-212 George Street, è il mio ristorante indiano preferito con una menzione speciale per il loro Gobi 65 (cavolfiore) che è decisamente squisito nonche’ il migliore mai assaggiato qui ad Aberdeen. Buono anche il pane naan ed il curry, per il quale c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Il personale è cortese ed il menu’ pranzo vantaggioso.

Prezzo Medio, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount NO, BYOB NO
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, Rishis
Esempio di pranzo a prezzo fisso.

 

Yatai, 53 Langstane Pl, è il locale nel quale amo andare per una serata romantica o per parlare con le mie amiche Italiane. Da poco aperto sia a pranzo che a cena, è il posto ideale per ritrovare l’odore del Giappone grazie all’enorme piastra a vista.
I ramen sono eccezionali e di estrema bonta’ è lo spiedino di funghi con burro e miso paste. Il menu’ cambia spesso, segno che manager e cucina continuano ad avere passione per quello che fanno.

Prezzo Medio-Alto, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount NO, BYOB NO
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, yatai
Ramen di verdure.

 

Yorokobi by CJ, è il sushi place per eccellenza, una cucina non banale ed una grande attenzione ai particolari disposti nel piatto. Durante la settimana è il posto ideale nel quale cenare ed il menu’ early bird favorisce chi vuole mangiare presto e pagare un pochino meno.
Non saprei quale sushi consigliare di più, decisamente il caterpillar roll è un regalo che vorrete fare spesso al vostro palato ma anche il bibimbap (tradizione coreana) è incredibile e da provare.

Prezzo Medio-Alto, Vegan OK, Gluten Free OK, Student Discount NO, BYOB NO
TripAdvisor

Faccio come mi pare blog, dove mangiare ad aberdeen, mangiare ad aberdeen, locali ad aberdeen, mangiare bene aberdeen, Yorokobi Aberdeen)
Caterpillar Sushi.


Questi erano i miei locali preferiti. I vostri? 🙂

 

 

 

HO FATTO COME MI PARE

HO FATTO COME MI PARE

Roma, Natale 2017.

Per cominciare questo nuovo capitolo ho dovuto per forza di cose pensare a ciò che è stato fino ad ora, alle esperienze fatte nei quattro anni che mi hanno vista vivere in Australia prima ed in Scozia poi.

Rileggendo le pagine del mio vecchio blog non ho potuto fare a meno di emozionarmi perché davvero noi siamo partiti da migranti, senza nessuno ad aspettarci a braccia aperte ed in pochi giorni ci siamo conquistati un lavoro, una casa e piano-piano degli amici ed una vita come la volevamo noi.
Avevamo mille paure, mille domande ma ce l’abbiamo fatta fino a qui.

Ho riletto di tutte le cadute, di tutte le giornate andate storte e di tutte le cose che mi sono state dette prima della partenza o peggio ancora di quelle che nessuno voleva dirmi e non ho stretto i pugni ne’ serrato la mascella perché non sono piu’ sulla difensiva.

Io ce l’ho fatta, la scommessa che avevo fatto con me stessa l’ho vinta già da tempo e nulla di tutto questo sarebbe stato possibile se avessi dato ascolto a chi mi amava tanto da non volermi far andare via e a chi non mi amava affatto e sperava solo che si spezzasse il mio sogno ed io con lui.

Sono passati quattro anni, rimango una migrante che ha lottato tanto ma che ha anche goduto di benefici enormi, quali l’essere cittadina Europea per nascita e figlia del mondo nel cuore.
Ho avuto dei momenti no, sono stata disperata e certe volte senza speranze, ho avuto paura tante volte ma dentro di me lo sapevo che stavo costruendo qualcosa di bello.
Che stavo andando da qualche parte.

Mi chiamo Serena, ho 34 anni, un marito che amo e mi vuole bene, un bilocale bellissimo anche se non è nostro, una nuova laurea quasi sotto il braccio ed un lavoro che adoro.
Mi sono successe tante cose belle e alcune di queste le ho fatte succedere proprio io.

Ho fatto come mi pare e sono stata ricompensata.

Da qui il nome del blog che mi accompagnerà, spero, nel viaggio verso un posto da chiamare casa.
Posto che pensavamo di aver trovato in quel di Melbourne ma più vivi la vita in un certo modo più inizi a guardare alle cose, alle tue idee, con mente aperta, occhi lucidi e nuove prospettive.

Ed il bello di questo lunghissimo viaggio è anche questo.