NO, NON VIVO A LONDRA

NO, NON VIVO A LONDRA

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Classico esempio delle mie sere al Pub.

Quando dico che sono di Roma, la gente non si capacita che possa essere vero.

All’estero – e con quanto segue mi riferisco soprattutto agli australiani che non sempre possono permettersi un viaggio così lungo – perché è un luogo da sogno per loro, uno che non lasci, una città piena di storia e cultura dove vivono vecchietti con le pecore e la lupara, donne dai fianchi generosi e antichi romani con tanto di scudo. Chissà cosa penserebbero se sapessero che a Piazza di Spagna abbiamo il MC Donald e che compriamo la loro stessa pasta al supermercato.

In Italia invece mi chiedono sempre “ma Roma-Roma?” perché tantissimi dicono di venire dalla mia città pur vivendo nei dintorni.

Lo fanno, probabilmente, per far prima e l’ho capito solo ora che vivo in Scozia, in una città che non tutti conoscono.

Non per nulla, a Maggio, a Roma, mi è capitata questa cosa con il ragazzo del B&B che era un tipo simpatico, che quando mi ha vista al check-in ha esordito con entusiasmo, dicendo: “Si vede che vivi a Londra“. Si riferiva ai miei capelli colorati così ho domandato se fosse o meno un complimento e lui si è affrettato a dire quello che penso anche io, che in UK per certi versi – parecchi – siamo più liberi.

Solo che se seguite questo blog io non vivo a Londra e neanche ci vivrei, sono normalmente ad Aberdeen, 12 ore con il bus.

In quell’occasione ho approfittato per precisare di vivere in Scozia ma le mie parole sono cadute nel vuoto e a quanto pare nel B&B ero la londinese per tutti e Londra l’unico punto di riferimento certo in quello spazio sulla cartina chiamato Regno Unito.

Così quando hanno fatto quattro gocce d’acqua il proprietario mi ha incrociata e detto “come a Londra, eh?”, con lo sguardo sornione di chi ne ha viste tante.

E lì più che a pensare di cantargli che “oltre a Londra c’è di più”, o di dirgli di nuovo che “io vivo in Scozia ed è molto peggio”, la mia testa è partita a ricordare la mia vita precedente, quando quelle quattro gocce romane e gentili erano anche per me un clima da “Londra”.

Perché un romano che ne sa del freddo, dei cieli grigi e delle punte dei piedi sempre bagnate?

Ops, sto parlando di nuovo della Scozia però!

Perché sì, esiste anche quella.

 

 

Se avessi avuto ancora vent’anni, a Londra ci sarei finita di cuore e volentieri ma con l’esperienza dei 35 mi rendo conto che sarebbe una fatica immane e finirei di pagare una eventuale abitazione solo in punto di morte e dopo aver vissuto in una casa condivisa per un decennio (ok, qui ho esagerato). Per questo colgo l’occasione per invitare tutti a considerare la Scozia come possibile meta per il proprio espatrio, per vivere, lavorare o studiare, perché qui siamo lontani dal meraviglioso stress londinese, la qualità della vita è per certi versi più alta e la quotidianità meno complicata e competitiva.

Se il vostro solo intento è di imparare l’inglese, giuro, lo parlano anche qui!

Mano sul cuore, oltre a Londra c’è di più.

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PICCOLI SUCCESSI E TEAM WORKING NELLA CASA CONDIVISA

PICCOLI SUCCESSI E TEAM WORKING NELLA CASA CONDIVISA

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Una metafora.

Le sei-otto persone che vivevano nella casa prima del nostro arrivo hanno condiviso questo appartamento per un anno intero, venendo tutti qui ad Edimburgo per lavorare nella stessa compagnia. Il loro anno è agli sgoccioli e piano piano li stiamo salutando uno alla volta e nuove persone sono in arrivo.

Come detto questa è la mia prima esperienza in una casa condivisa ed ho passato le prime due settimane nella mia comfort zone e ne sono stata lieta. Ho salutato e fatto small talk con i coinquilini che incontravo in cucina dove, rapida, mi facevo un panino o mettevo una busta di riso nel microonde.
Con il mio piatto me ne tornavo su in camera, soddisfatta per il gentile small talk e grata alla porta finalmente chiusa alle mie spalle. Una barriera tra me e lo sporco, una cosa alla quale mi sono abituata in un giorno ma che rimane come fatto.

Diverse persone mi hanno detto che loro non ce la farebbero a vivere con persone che non puliscono, e penso proprio che non sia vero, se lo devi fare lo fai. Io sento di non poter portare rancore e non parlerei di mancanza di rispetto perché i coinquilini vivono qui e sono immersi nello schifo fino al collo anche loro, parlerei piuttosto di qualche fenomeno che si attiva quando delle brave persone si trovano in gruppo e il senso di responsabilità decade.

Quei meccanismi del tipo “Ho portato l’immondizia fuori per due volte, da oggi me ne frego anche io” o “se Tizio non fa, io allora smetto di fare”. E Tizio magari quel giorno ha avuto una emergenza ed ha lasciato sporco per quello ma ormai il danno è fatto.

Cose così, che poi diventano una cascata di irresponsabilità.

Saranno solo quattro mesi di vita in comune e ci sono cose che non posso cambiare, mi andava bene così. Avevamo già fatto fin troppo sturando e pulendo la doccia con l’acido e facendo lo stesso con il lavandino della cucina, quello bloccato da tre giorni. Non mi sarei messa a pulire gli ambienti comuni. Proprio no, me ne sarei stata in camera mia a mangiare, facendo attenzione alle briciole.

Il mio piano è crollato l’altra sera sono tornata a casa dopo un lungo giro per Edimburgo che ero molto stanca ed ho incontrato in cucina una delle due coinquiline cinesi. Quella sempre sorridente ed entusiasta che, mi era sembrato di capire ma non ci metterei la mano suo fuoco, non gode della stima degli altri coinquilini che invece hanno fatto un bel gruppo affiatato.

La ragazza mi ha chiesto se volessi partecipare al nuovo schema delle pulizie. Mio marito era in camera ma ne avevamo già parlato. No, proprio no. Non crediamo in quello schema, non ci metteremo a pulire per tutti quando è evidente che non sanno metter via neanche piatti, pentole sporche e briciole dopo il loro passaggio. Non staremo a fare i servi perché noi in casa non abbiamo mai cucinato e comunque lasciamo il piano lavoro sempre più pulito di come lo troviamo quando scendiamo a farci un panino o qualcosa al microonde.

Anche la ragazza che avevo di fronte, come tutti gli altri coinquilini prima di noi, aveva detto che avrebbe fatto in modo di buttare la riciclabile che si era accumulata, un metro per tre, prima del nostro arrivo ed io ho pensato che fosse l’ennesima proposta lanciata tanto per dire. Non mi sarei fatta incantare nel pulire la casa per tutti, perché io le pulizie le avrei fatte veramente e sarei stata l’unica scema.

L’unica cosa che avevamo già deciso, con mio marito, era di portare via la riciclabile da noi perché era veramente troppa e poteva attirare delle bestioline.

Alla ragazza cinese il mio discorso stava bene ma tra le righe mi è sembrato di scorgere qualcosa. In primis, il pavimento era stranamente pulito – cosa mai successa in due settimane e poi c’era dell’altro ma non riuscivo a metterlo a fuoco: in generale mi sembrava fosse sinceramente motivata a risolvere il problema della sporcizia.

Sono salita in camera per prendere i cinque pound per le spese comuni e quando sono scesa non c’era piu’ nessuno. Non il nuovo coinquilino inglese, quello arrivato il giorno stesso, non la coinquilina cinese con la sua amica venuta a trovarla, non mio marito sceso per salutare il suo nuovo collega di lavoro.

Erano spariti assieme alla riciclabile e finalmente c’era nuovamente quel pezzo di pavimento che prima era sommerso come in un documentario sugli accumulatori. 

Quell’azione ha scatenato qualcosa e tutti assieme, noi presenti, abbiamo iniziato a pulire da cima a fondo la cucina. Sì, anche l’amica che era venuta a trovare la coinquilina cinese!

Abbiamo buttato una quantità enorme di briciole contenute nel toaster, piombate nel sacco dell’immondizia come quando da bambini si giocava a rovesciare il secchiello e la sabbia fine. Solo che da li’ sono uscite una o due bestioline volanti. Abbiamo pulito superfici e microonde, quello che puzzava ormai di morte e finalmente abbiamo fatto una enorme pila di quelli che sembravano gli intoccabili leftovers, i rimasugli delle persone che avevano vissuto nella casa. Cibi aperti in una casa piena di farfalline e, sembra, in passato, anche di intrepidi topolini.

La pila dei leftovers è qualcosa di incredibile e la presenza della ragazza cinese è stata fondamentale: non saremmo mai stati in grado di capire quali fossero le cose abbandonate e quali no! Il coinquilino inglese ha lasciato un messaggio con un ultimatum “se volete qualcosa da questa pila: ora o mai piu’!” e persino gli altri coinquilini che si sono aggiunti dopo, per cucinare o far finta di pulire, hanno convenuto che i leftovers dovevano finalmente sparire. Un enorme passo avanti, credetemi.

Dopo un paio d’ore eravamo veramente stanchi ma è successo qualcosa dentro di me.

Io non volevo salire in camera.

Volevo continuare a parlare con i coinquilini per conoscerli meglio, lo trovavo piacevole.

La ragazza cinese ci ha offerto un tea del suo paese, uno che fa bene allo stomaco delle donne, costosa bevanda dal sapore deciso e caldo ed ha poi iniziato a cucinare qualcosa per la cena. Qualcuno saprà che l’Asia esercita un forte fascino su di me, così sono andata a curiosare ed il fato ha voluto che anche la mia coinquilina fosse vegetariana.

“Vuoi assaggiare la cucina cinese fatta in casa”?
Bingo!

Abbiamo iniziato a preparare la nostra cena con le poche cose che avevamo disponibili, dell’insalata della scatola, un pomodoro, un avocado e delle fette di pane Irlandese e ci siamo trovati a mangiare tutti assieme – beh, noi due e le due ragazze cinesi – condividendo piatti e racconti.

Ho lavato i piatti volentieri e sono tornata in camera mia che ero piuttosto serena. Un altro limite, mio, è stato superato e porto con me la conferma che il lavoro di squadra paga sempre e nella pancia la gioia di poter smentire ben piu’ di un pregiudizio altrui.

Cina 1, Europa 0.

 

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Situazione cucina comune. Il giorno che arrivammo.
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La situazione della doccia quando arrivammo.
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La situazione della riciclabile il giorno che arrivammo.
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Buongiorno!
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L’immensa pila di leftovers.
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La prima cena insieme. ❤
PERCHE’ VIVERE AD EDIMBURGO?

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Foto dell’ultima giornata fuori passata ad Aberdeen

“Quattro anni qui, Alessio, quattro anni qui io non ce la faccio”.

Questo ho detto a mio marito quando arrivammo ad Aberdeen e invece ce l’abbiamo fatta ma non è stato facile niente.


Ho infilato il piede nella trappola alla colla lasciata a terra per fermare le farfalline della moquette ed ho pensato “benone”. Benone quello più la situazione della sporcizia nella cucina e nel bagno in comune.

Benone.

La mattina dopo non mi fregava più nulla, non della casa condivisa, non della immondizia, non della moquette sporca. La nostra camera è la nostra tana e dalla finestra sogno.

Se scendo in strada mi accorgo che sono sveglia, sono ad Edimburgo e ci vivrò fino a Settembre.

Oggi c’è un sole giallo ed io sono viva in mezzo a persone come me, veloci, sdraiate nei parchi, sorridenti ed educate. Sento lingue da tutto il mondo, riconosco l’Italiana che serve il caffè in un posto carino, riconosco che sono tutti posti carini ed il cibo non avete idea di cosa sia. Qui.

Qui le cose capitano, non le devi neanche cercare. Ci inciampi dentro e poi sta a te decidere cosa fare.

Ci sono state tante giornate fatte di tempo miserabile e non è importato neanche quello, né a me né alla gente di qui che usciva in massa a popolare parchi, strade e locali. Non ci sarà l’estate Italiana ma torno a casa sempre con le guance scottate e rosse.

Edimburgo è vita.

Giro un angolo diverso e trovo ancora vita, ancora locali, ancora verde, ancora gente. Avevo pensato lungamente a come passare la mia estate qui, volevo segnarmi in palestra come l’anno scorso e lo volevo tanto. Ad Aberdeen mi era necessario, era una cosa da fare in una città con pochi stimoli. Qui non posso pensare di andare a chiudermi in palestra quando posso camminare, quando posso uscire. La mia vita in Aberdeen è la mestizia di un giro in centro ed un cinema ed ero ormai così abituata da essermi subito informata sul cinema indipendente più vicino alla casa di Edimburgo.

Il cinema indipendente c’è.

Ma chi vorrebbe mai chiudersi in un cinema a vedere le vite degli altri quando puoi vivere la tua in strada?

 


Quella volta lui mi rispose “Serena, sono già passati due giorni”.

Ora posso dire che sono invece quasi passati quattro anni e va bene così per davvero. Torneremo ad Aberdeen per finire l’Università, ci godremo gli ultimi 8 mesi e saremo poi liberi, con sottobraccio tutto quello per il quale abbiamo lottato tanto.

Questa volta liberi davvero.

VADO A VIVERE IN UNA CASA CONDIVISA

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Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta in casa nostra, quella di Aberdeen che rimarrà chiusa fino a fine Settembre, aspettandoci. Quella che mi ha ricordato la nostra casa Italiana sin da subito, facendomi stare bene, facendomi venir voglia di tornare a chiamare un’abitazione e non un luogo “casa mia“, un posto dove rilassarmi per davvero.

È un bilocale arredato con gusto e ristrutturato bene, abbiamo la cucina grande, il salone che potrebbe avere qualche decina di centimetri in più ma che è abbastanza per contenere due divani, un tavolo, una madia ed una libreria piena zeppa dei nostri libri. I colori sono neutri come piacciono a me, non quell’orrendo color noce scuro che la fa da padrona all’estero, a terra c’è il parquet, uno di quelli nuovi che non fanno rumore ed in bagno abbiamo il bidet e la doccia moderna.

Adoro l’armadio a muro della camera da letto, con gli specchi sulle ante e anche lì non mancherebbero che una trentina di centimetri per avere una camera perfetta ma a noi, dopotutto, quel letto queen size ci ha obbligati a dormire spesso abbracciati.

Chiamare mio marito per aiutarmi con la tinta mentre sono in bagno, farmi la ceretta nel salone e prendermi la libertà di girare nuda per casa, tutto questo non ci sarà nei prossimi mesi. Non ci sarà la libertà di potersi arrabbiare senza paura di esser sentiti ed in qualche modo giudicati, quella di potersi urlare di andare a fanculo e sbattere qualche porta.

Da lunedì divideremo un appartamento da otto stanze con un numero indefinito di persone ed io non sono entusiasta all’idea, non ho mai diviso la casa con nessuno, se non per un piccolo periodo in Australia e per un periodo ancora più misero a Londra, quando andammo a studiare inglese.

Non so neanche se avremo uno o due bagni, potremmo avere una sola cucina ed io non riesco a pensarmi a cucinare in mezzo ad altre persone e visualizzo me stessa a comprare un pacco di pane bianco e farcirlo per pranzo e cena. Non so immaginarmi in una casa piena di sporco altrui e non so ancora come fare per chiedere a qualcun altro di pulire le tazze dopo aver fatto colazione senza finire con l’essere “la stronza“. Non mi immagino a fare small talk e nell’insieme finisco con il considerarmi una gran brutta persona perché tanti prima o poi hanno vissuto in una sharing house e di solito io mi dico che se ce la fanno gli altri allora ce la farò anche io.

Ma non mi va, per niente.

In ogni caso, da domani scriverò da Edimburgo e lo farò fino a Settembre. 🙂

VIVERE AD ABERDEEN, TERZA CITTA’ DI SCOZIA

VIVERE AD ABERDEEN, TERZA CITTA’ DI SCOZIA

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La street art e’ arrivata ad Aberdeen nel 2017, grazie a Nuart

Questo è uno di quei post che ad un certo punto senti di dover scrivere, soprattutto se tanti Italiani continuano ad arrivare qui, in una città che è ben poco conosciuta fuori.

Iniziamo dalle basi.

Aberdeen è la terza città di Scozia per popolosità, il che non vuol dire nulla perche’ dipende sempre da dove vieni e da come sei abituato. Sappi però che i numeri non sono enormi, Edimburgo fa 495.360 abitanti, Glasgow 598.830 ed Aberdeen 220.420.

Originariamente cittadina di pescatori, con la scoperta del petrolio nel mare del Nord, ha iniziato ad arricchirsi fino a diventare la capitale europea dell’oil & gas. Lo sviluppo è avvenuto a partire dagli anni settanta, portando fin qui su’ lavoratori stranieri, ingegneri, manager e manodopera varia.

Non solo, per i locali iniziava una nuova era, fatta di lavori ben pagati sulle piattaforme e per tutti quei lavori che giravano attorno al mondo dell’oil&gas.

Caduto il prezzo al barile del petrolio, ad oggi la città vive una profonda crisi dalla quale fa fatica a rialzarsi. Negli UK, i lavoratori del settore erano 460.000 3 anni fa, ora 300.000 e nella città di Aberdeen sono previsti altri 5.500 licenziamenti nei prossimi 10 anni (1). A partire dal 2014 il numero di persone che sta richiedendo benefits (aiuti finanziari per disoccupati o famiglie meno abbienti) è raddoppiato (2) ed il valore delle case caduto a picchio. Una bella batosta se si pensa che nel 2012 lo stipendio settimanale medio era di £574.90 e quello del resto della Scozia di appena £497.60 (3).

Perchè venire ad Aberdeen, quindi?

Immagino che due grosse categorie di persone che possano decidere di salire qui su’ siano (*):

  • Gli expat con lavori legati al petrolio, perché sì, le estrazioni sono crollate ma c’è ancora molto da mandare avanti per mantenere tutto in piedi.
  • Gli studenti Europei, quelli che ad _oggi_ possono ancora contare su una istruzione universitaria gratuita (Leggi come studiare gratuitamente in Scozia).

Le esigenze di queste due categorie non potrebbero essere più diverse, i primi forse guarderanno alle scuole, i secondi alla vita notturna e alla possibilità di fare lavoretti.

Iniziamo quindi dal lavoro.
Se ne trova qui, malgrado la crisi?

La mia esperienza mi dice che sì, di lavoro mi sembra che se ne trovi ancora molto ma nuovamente dipende da dove vieni e da cosa sei disposto a fare.
Siti come Gumtree e Indeed hanno decine di nuovi annunci di lavoro ogni giorno.
La paga minima è di 7.83 pound l’ora per i maggiori di 25 anni ed era 7.50 sono l’anno scorso, segno che ci provino ad andare un minimo avanti con l’inflazione.
Personalmente non ho mai visto nessuno pagare in nero, diversamente da quello che accadeva in Italia o in Australia.

E la qualità della vita?

Il centro può essere riassunto nella strada principale, Union Street, quattro corsie da meno di un kilometro e mezzo con attorno negozi di vario tipo. Nel sono anno 2017, 40 negozi su questa via hanno chiuso e appena 24 hanno provato ad alzare di nuovo le serrande. Se a questi numeri aggiungiamo i negozi che hanno chiuso prima del 2017 e che sono ancora sfitti (4), è facile capire che le cose non stiano proprio andando benissimo. Le stradine laterali invece sono piuttosto graziose.

Forse proprio a causa della crescita veloce avvenuta per l’oil&gas e per il fatto che la città abbia solo ospitato il via vai di gente che veniva da fuori, Aberdeen non è una città con un centro o anche solo una piazza principale attorno alla quale possa ruotare la vita della gente, è piuttosto una specie di strada statale con (pochi) negozi tutti uguali a destra e sinistra.

Per la vita notturna le teorie sono varie, abbiamo i casinò, abbiamo i pub, ci sono tante orride catene ma anche squisiti ristoranti con la cucina che chiude molto prima delle 22.
Dipende dalla persona che sei e dalle cose che ti piace fare.

A proposito di vita, anche qui come nel resto della Scozia, la sanità è gratuita, si è quindi esonerati dal pagamento di qualsiasi visita medica o medicinale prescritto. Fa eccezione il dentista che però costa veramente poco come raccontai sulla mia pagina Facebook.

Quanto costa vivere ad Aberdeen?

Quando torno in Italia mi sembra tutto molto più economico ma in effetti direi che gli stipendi qui siano ben bilanciati con il costo della vita stessa.

CASA

Come forse avrai capito, i prezzi qui possono variare in un attimo, quando arrivammo nel 2014 le case costavano molto più di oggi, che un bilocale a 30 minuti dalla città puoi pagarlo 450-550 pound o vivere in centro con qualcosa in più.
Per una stanza tutta inclusa in centro si parla di 400-500 pound al mese.

Se non sei uno studente alla casa devi aggiungere il costo della council tax, una sorta di IMU che varia a seconda della categoria dell’abitazione e può costare fino ad un massimo di 1136,47£, da saldare in 10 rate.

La tassa sulla televisione esiste anche qui ma se non hai l’apparecchio puoi chiedere l’esenzione e basta compilare un form su internet. Semplicissimo!

ELETTRICITA’

Mi viene da dire che l’elettricità qui sia cara ma è pur vero che l’abitazione va riscaldata per molti mesi, solitamente da settembre ad aprile e questo ha un costo.
Un bilocale con due persone può costare, a trimestre, 200 pound in estate e più di 400 in inverno se il riscaldamento è elettrico.

TELEFONO

Gli abbonamenti per il telefono di casa hanno spesso l’opzione per chiamare in Italia compresa nel prezzo o acquistabile per un piccolo costo aggiuntivo (5 pound).
Si passa dai prezzi assolutamente competitivi di Talk Talk alla stabilità di BT, sta a voi, le cifre sono attorno ai 15 pound per la prima compagnia e attorno ai 25 per la seconda.

Per il cellulare si parla di altri 20 pound al mese ma le offerte cambiano di continuo.

RISTORANTE

Mangiare fuori costa non costa poco ma nulla da strapparsi i capelli, diciamo che è difficile mangiare e bere _bene_ con meno di 40 pound ma qui si aprirebbe un mondo: dipende da te e da quello che ti piace fare. Street food ne vedrai molto ma molto poco e fino a poco tempo fa non avevamo neanche una pizzeria degna di questo nome, ne ha aperto una molto buona e con prezzi competitivi altrimenti i prezzi sono quelli che sono ed una margherita poco digeribile la puoi pagare anche 14 pound.

Non posso dire che la pulizia delle cucine e la qualità delle materie prime siano sempre eccezionali qui ad Aberdeen, se hai un amico che lavora in un ristorante ti consiglio di chiedere. Ma questo è un altro discorso.

SUPERMERCATO

Aberdeen, lo scoprirai vivendoci, non ha un vero e proprio mercato. Si’, un mercato ci sarebbe ma non ha gli stands per frutta e verdura, solo il macellaio e dei ristoranti e negozi etnici.
Per questo motivo per avere verdure di qualità potrai rivolgerti alle varie farm (ti posso consigliare questa, per dirne una) o per forza di cose dovrai comprare tutto cio’ che ti serve nei vari supermercati, i classici Asda, Tesco, Sainsbury’s e Aldi.

La qualità delle verdure è scarsa ma al di là delle considerazioni personali, questi sono i prezzi di alcuni alimenti base:

  • pane bianco in cassetta: £1.00
  • pane tipo baguette: £1.20
  • 2 litri di latte: £1.75
  • 12 uova free range: £1.85
  • 6 bottiglie da 1 litro acqua San Pellegrino: £5.00
  • 6 bottiglie da 1 litro e mezzo di acqua locale: £2.00
  • 220gr pomodorini: £1.35
  • melanzane:  £0.70 cadauna
  • 2 chili e mezzo di patate: £1.65
  • 400gr carne manzo: £3.70

Un servizio da non perdere è la consegna a casa della spesa, se non hai la macchina è veramente una salvezza. Il prezzo varia a seconda della fascia oraria, io la pago 1 pound.

RAPPORTI UMANI

Gli Aberdonians che ho incontrato mi sono sembrate per lo più brave persone, calorose ed umane. L’accento li fa sembrare tutti dei gran caciaroni ma in realtà non tutti parlano in modo così incomprensibile e rumoroso. In ogni caso, ti abituerai in fretta.

I drivers dei bus sono gentili, sono gentili gli addetti della banca così come i cassieri del supermercato. Un saluto ed una calda accoglienza ti aspetterà quasi sempre, indipendentemente da come sei vestito o da quanti anni hai.

In una città piccola come Aberdeen e con non troppi stimoli, c’è chiaramente un altro lato della medaglia. Ho visto ragazzi molto giovani perdersi completamente tra alcool e droghe e senza bere rimangono, ai miei occhi perlomeno, un po’ assopiti.

IL CLIMA

Non ti far convincere da chi dice che il clima non è importante, è vero che per tutti è diverso ma la mancanza di sole incide moltissimo e qui la temperatura media è di poco sotto ai 10 gradi per quasi tutto l’anno.
Non esiste estate, non come quella che pensi tu, esistono giornate a volte non fredde con picchi sotto i 20 gradi. Lo scorso anno la massima, in estate, è stata di 18 gradi, 14 la media.

In una città costruita, nel suo centro, quasi interamente da grigio granito, non è proprio una festa svegliarsi la mattina quando è buio o piove a catinelle. Aberdeen la chiamano la grey city, non a caso, anche se diranno che è per il granito. 😉

Se gli inverni ci si sveglia con il buio e si esce dal lavoro che è di nuovo buio, in estate le giornate sono molto lunghe e c’è luce fino a tarda notte. La cosa ha i suoi pro sull’umore!

Aberdeen è piuttosto ventosa e piove parecchio ma in compenso nevica poco se pensiamo al resto del paese.

La città ha la fortuna di avere una spiaggia poco lontana dal centro ma ho visto ben poche persone provare a farsi il bagno.

COLLEGAMENTI

L’aeroporto di Aberdeen al momento non ha un collegamento diretto verso alcuna città Italiana. Per questo motivo tornare in Italia, per esempio a Roma, vuol dire affrontare un viaggio di circa 10 ore e prepararsi a pagare tariffe che hanno poco a che vedere con i viaggi low cost.

I taxi sono facili da acciuffare, eccetto al venerdì e sabato sera e durante alcuni giorni dell’anno in particolare. Non c’è ancora Uber.

I bus sono costosi, un biglietto giornaliero costa 4 pound (3.50 per gli studenti) ma il particolare peggiore è che a mezzanotte le corse si interrompono. C’è qualche bus notturno ma non collega tutta la città.


Vivere ad Aberdeen?

Detto tutto ciò, pensi che potrebbe essere la città che fa per te? Con me la Scozia è stata generosa, mi ha dato la possibilità di studiare gratuitamente e di trovare un buon lavoro ad Edimburgo. Se non fosse stato per l’università però non sarei durata qui ad Aberdeen, non è il mio posto nel mondo ed ho trovato monotone tante delle mie giornate in questa città: trovo triste avere poche cose da fare dopo il lavoro, specie in inverno quando è sempre buio.
Per me cerco una città più grande e più viva ma siamo tutti diversi, so per certo che molte famiglie qui si trovano molto bene, soprattutto i bambini a scuola.

Come detto consiglierei a qualcuno di venire qui se avesse in mano una buona offerta di lavoro o per l’università, altrimenti raccomanderei un week end per dare un’occhiata e fidati del tuo istinto. Mi sembra il minimo.

In bocca al lupo!

(*) Mi aspetto di essere smentita, ho conosciuto personalmente due ragazzi che son venuti a vivere 
qui per lavorare come camerieri ed uno di questi si è trovato anche molto bene. Non reputando 
la città particolarmente attraente vi consiglierei di guardarvi anche altrove, se non avete un 
lavoro ben pagato o l'Università che vi aspetta vi direi che la Gran Bretagna è grande: non 
esiste solo Londra e men che meno solo Aberdeen.

Note: 
(1) Scotsman.com
(2) Financial Times
(3) Scotjobsnet
(4) Evening Express
IL MIO TERZO ANNO DI UNIVERSITA’

IL MIO TERZO ANNO DI UNIVERSITA’

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Nuart 2018, Aberdeen

Era il nostro primo giorno di Università, la classe si svuotava velocemente e sembrava che tutti avessero finito in pochi minuti il laboratorio di JavaScript.

Mi sentivo una povera scema.
Ad averci anche solo voluto provare, ad averci creduto alla mia età e ad aver lasciato l’Australia per quel suicidio assistito.

Arrivò alle nostre spalle un professore, uno di quelli che fecero la differenza, e ci chiese di noi.
Gli risposi che mi sentivo stupida, se ne erano andati tutti e noi due eravamo ancora lì, come due vecchi salami.

“The harder you practice, the luckier you get”, disse lui.

Poche settimane dopo scoprimmo che la maggior parte dei nostri colleghi i laboratori non li finiva in pochi minuti, bensì li saltava a piè pari e senza più guardare gli altri decidemmo di metterci il nostro.

Stasera ho consegnato il penultimo coursework di questo terzo anno, ho le lacrime agli occhi per la felicità, il cuore che scoppia per l’emozione.
Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta!

E’ la fine del terzo anno, il degree year, questo vuol dire che tecnicamente la terza laurea ce la siamo già presa, che ce l’abbiamo garantita.
Resteremo ancora un anno per conseguire il nostro honours e scalpito, perché tutto questo si realizzi presto e proprio così come avevamo tanto sperato.

Intanto però ora lo so.

La scommessa è stata vinta.

9 POSTI DOVE MANGIARE AD ABERDEEN. IL DECIMO DITEMELO VOI!

9 POSTI DOVE MANGIARE AD ABERDEEN. IL DECIMO DITEMELO VOI!

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Dopo aver dato un’occhiata alla attuale classifica di Trip Advisor relativa ai ristoranti di Aberdeen, ho deciso di dire la mia perché no, non è possibile che le catene siano ai primi posti e le realtà indipendenti ben più in basso!

Nel nostro primo anno qui abbiamo entrambi lavorato nelle cucine e visto il brutto (e ce n’era veramente tanto) ed il bello di diversi locali che non citerò, per esser super partes. Lo stesso farò,  per motivi simili, con i ristoranti Italiani o presunti tali di qui.

Quindi ecco i miei locali preferiti, in ordine rigorosamente alfabetico:

Bev’s Bistro, 123 Holburn St, paga il fatto di essere leggermente fuori mano dal centro che tanto piace agli Aberdonians. Il locale invece è una piccola chicca con 3 grandi tavoli e qualche posto a sedere alla vetrina, uno spazio grande abbastanza per accogliere il via vai di lavoratori che escono per pranzo. Il cibo è fresco, preparato sul momento e semplicemente squisito grazie alla professionalità e all’esperienza di Bev e Alan.
Il classico pranzo con sandwich e zuppa viene riscritto dai proprietari di questo locale, con gusti ottimi, ingredienti di prima scelta ed un pane fatto in casa che merita l’assaggio. Bev apre a pranzo ed ha una selezione pazzesca di torte e prodotti gluten free grazie all’attenzione di Alan.

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Zuppa di Pomodoro e Sandwich

 

Foodstory, 13-15 Thistle St, quando mi sembra che qui le verdure non abbiamo alcun sapore ecco che questo locale riesce sempre a farmi ricredere.
Non è solo il cibo a farla da padrona da Foodstory ma anche l’arredamento, quasi di fortuna eppure elegante e fatato. Il personale è sempre gentile e alla mano malgrado il via vai di gente.
Pezzi forti, non solo la lasagna che mi ha fatta ricredere più e più volte sul mio odio per la versione con le sole verdure ma anche le insalate che sono ben bilanciate, colorate, buone e quasi festose.
Gli ingredienti sono di prima scelta ed il locale è famoso per il suo impegno verso la comunità che qui può riunirsi e non per niente Foodstory è diventato il cardine per diverse attività culturali e ricreative.

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Lasagna con insalata a scelta

 

JW Sushi, 75 Huntly Street, è un sushi place dal quale uscire fuori sazi, infatti qui si lavora molto su qualità E quantità. Le porzioni sono generose, il gusto ottimo e anche qui la fantasia non manca come vedrete una volta preso in mano il menu’.
Hats off per i due proprietari, due ragazzi nella loro ventina, che portano avanti il proprio sogno e regalano ad Aberdeen una piccola perla per quanto concerne la giovane imprenditoria.

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Sushi per due

 

Madame Mew’s, Unit 11 – Aberdeen Market, è una istituzione per un pranzo buono ed economico. Un piatto di curry thailandese costa 6.50 sul nuovo menu’ e con una deliziosa bibita – consiglierei l’iced green tea con latte condensato – si pagano meno di 10 pound per un pranzo ottimo.
La location è quella che è, il mercato di Aberdeen, e poco si presta ad una occasione galante ma funziona molto bene per fare due chiacchiere in compagnia di fronte ad un piatto buono ed abbondante.
Le verdure utilizzate sono fresche ed il tempo di attesa tra un piatto e l’altro racconta una cucina assemblata sul momento, non riscaldata.

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Curry rosso

 

Manchurian, 136 Causewayend, la cucina cinese mi manca, mi manca quella, sicuramente non autentica, che mangiavo in Italia. Qui, lo saprete, il gusto è piuttosto diverso ma in questo locale ho trovato dei piatti molto buoni e delle porzioni decisamente abbondanti.
E’ il mio posto cinese qui ad Aberdeen, apprezzando anche il fatto di poter andare a far la spesa nel negozio orientale subito acconto al locale, che è rifornitissimo.

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Spaghetti cinesi alla piastra

 

Rendezvous at Nargile, 106-108 Forest Avenue, è il locale che aspettavo qui ad Aberdeen. Tanti piattini dal sapore eccezionale, tanta varietà e la possibilità di continuare a chiacchierare all’infinito grazie al lungo orario di apertura. Se come me avete nostalgia delle melanzane cotte a puntino, ecco il posto che fa per voi, una cucina turca che ha molto in comune con la tradizione del nostro sud.
Il persona è professionale e la cucina deliziosa.

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Vezir, una selezione di tanti piattini “Meze”

 

Rishi’s, 210-212 George Street, è il mio ristorante indiano preferito con una menzione speciale per il loro Gobi 65 (cavolfiore) che è decisamente squisito nonche’ il migliore mai assaggiato qui ad Aberdeen. Buono anche il pane naan ed il curry, per il quale c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Il personale è cortese ed il menu’ pranzo vantaggioso.

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Esempio di pranzo a prezzo fisso.

 

Yatai, 53 Langstane Pl, è il locale nel quale amo andare per una serata romantica o per parlare con le mie amiche Italiane. Da poco aperto sia a pranzo che a cena, è il posto ideale per ritrovare l’odore del Giappone grazie all’enorme piastra a vista.
I ramen sono eccezionali e di estrema bonta’ è lo spiedino di funghi con burro e miso paste. Il menu’ cambia spesso, segno che manager e cucina continuano ad avere passione per quello che fanno.

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Ramen di verdure.

 

Yorokobi by CJ, è il sushi place per eccellenza, una cucina non banale ed una grande attenzione ai particolari disposti nel piatto. Durante la settimana è il posto ideale nel quale cenare ed il menu’ early bird favorisce chi vuole mangiare presto e pagare un pochino meno.
Non saprei quale sushi consigliare di più, decisamente il caterpillar roll è un regalo che vorrete fare spesso al vostro palato ma anche il bibimbap (tradizione coreana) è incredibile e da provare.

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Caterpillar Sushi.


Questi erano i miei locali preferiti. I vostri? 🙂